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Sant'Anna di Stazzema

La strage di Sant'Anna di Stazzema
Giovanni Cipollini - Sant’Anna di Stazzema: fantasie, menzogne e
realtà sulla strage del 12 agosto 1944
La strage di S.
Anna di Stazzema
(dal volume "Sui sentieri
delle Alpi Apuane per riscoprire il cammino dell'uomo", di Marco
Marando
Documenti Processo del Tribunale di La Spezia |
Cristiane Kohl
Articolo della giornalista tedesca Cristiane Kohl pubblicato in
tedesco sul Suddeutsche Zeitung e in italiano da “la Repubblica”
il 29 ottobre 1999
Franco Giustolisi
STRAGI NAZIFASCISTE / PER LA PRIMA VOLTA LA VERITA' SU
COLPEVOLI E INSABBIAMENTI
S. Anna di STAZZEMA. Fossoli.
Cefalonia. Spunta il registro degli orrori. Con i nomi degli
assassini celati per 50 anni. In nome della ragion di Stato
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Approfondimenti
Le responsabilità
della strage di Sant’Anna di Stazzema
Nel 1994, in
occasione della richiesta di estradizione dall’Argentina del criminale
nazista Erick Priebke, furono rinvenuti
695 fascicoli relativi alle
stragi nazifasciste, occultati all’interno del cosiddetto “Armadio della
Vergogna”, la cui vicenda costituisce una delle pagine più infami della
storia dell’Italia repubblicana. Ben 415 contenevano i nomi dei
responsabili e precise indicazioni dei reparti che le avevano
perpetrate.
Nel 1995 diversi
fascicoli vennero trasmessi alla Procura Militare di La Spezia, tra cui
il n. 1976 e il n. 2163 del Registro Generale, entrambi relativi alla
strage di Sant’Anna di Stazzema; il primo comprendente i documenti delle
indagini compiute dalle autorità italiane nel 1945-46, il secondo gli
atti della Commissione d’inchiesta statunitense, poi consegnati al
Governo Italiano alla fine del 1946.
Grazie alla
documentazione contenuta in questi fascicoli, già nell’immediato
dopoguerra sarebbe stato possibile perseguire penalmente alcuni degli
autori della strage, ma, proprio in conseguenza al loro occultamento, la
strage di Sant’Anna non fu inserita tra i capi d’imputazione a carico
del feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle truppe tedesche
in Italia, processato a Venezia da una Corte militare britannica nel
febbraio 1947.
Per le vibranti
proteste dei sindaci e dei parlamentari della Versilia, fu inviato ad
indagare sulla vicenda un ufficiale del Servizio Investigativo
Britannico (SIB), che raccolse diverse testimonianze, poi utilizzate nel
processo a carico del generale Max Simon, comandante della 16ª SS
Panzergrenadier “Reichsführer”, celebrato presso la Corte Militare
Alleata di Padova nel maggio 1947.
Riconosciuto
colpevole per le stragi di Sant’Anna di Stazzema, Vinca, Bardine San
Terenzo e Marzabotto, il 27 giugno Simon fu condannato a morte. Dopo la
commutazione della pena in ergastolo, il criminale nazista, grazie ad
una serie di condoni e riduzioni di pena, fu scarcerato nel 1955.
Nel corso del
processo Simon cominciarono ad emergere pesanti responsabilità nelle
stragi del Maggiore Walter Reder, uno dei principali collaboratori di
Simon e comandante del 16° SS Panzer Aufklarüng Abteilung.
Consegnato alle
autorità italiane dagli Alleati, Reder fu processato dal Tribunale
militare di Bologna nell’autunno del 1951, relativamente alle stragi di
Sant’Anna di Stazzema, Bardine San Terenzo, Vinca e Marzabotto. Il 31
ottobre l’imputato fu condannato all’ergastolo, tranne che per l’eccidio
Sant’Anna di Stazzema, per il quale fu assolto “per insufficienza di
prove” e, nel 1954, “per non aver commesso i fatti”. Recluso nel carcere
militare di Gaeta, Reder fu graziato nel 1985 e poté rientrare in
Austria, dov’è morto nel 1991.
Nel 1996 la procura
Militare di La Spezia, competente territorialmente, riprese le indagini
sulla tragedia del 12 agosto 1944, ma fu nel 1999 che avvenne la svolta
fondamentale nella ricerca della verità, grazie all’indagine
giornalistica di Christiane Kolh ed alle ricerche del dottor Carlo
Gentile presso gli archivi tedeschi, che permisero l’individuazione di
alcuni ufficiali e militari autori della strage, appartenenti al II°
battaglione del 35 reggimento, comandato dal capitano Anton Galler,
deceduto in Spagna nel 1995.
Sul piano giudiziario
l’accelerazione decisiva avvenne nel 2002 con la nomina del nuovo
Procuratore Militare di La Spezia, dottor Marco De Polis, che,
avvalendosi del nucleo di Polizia Giudiziaria coordinato dal tenente
colonnello dei Carabinieri Roberto D’Elia, ha svolto un’intensa
attività investigativa in Italia e in Germania, allacciando rapporti di
fattiva collaborazione con la Procura Militare di Stoccarda.
Finalmente, il 2
dicembre 2003 ebbe luogo la prima udienza per il rinvio a giudizio di
Gerhard Sommer, Alfred Schöneberg, Heinrich Schendel, Ludwig Heinrich
Sonntag, Georg Rauch e Werner Bruss, tutti ufficiali e sottoufficiali
del II° battaglione del 35° reggimento. Nell’occasione, si costituirono
parte civile la regione Toscana, la Provincia di Lucca, Il Comune di
Stazzema e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il 20 aprile 2004
iniziò il processo che, in seguito all’unificazione di altri
procedimenti, ha visto sul banco degli imputati anche altre quattro
ex-SS, Alfred Concina, Karl Gropler, Richter Horst e Ludwig Göring.
Finalmente, Il 22
giugno 2005, il Tribunale Militare di la Spezia pronunciò la
sentenza
con la condanna all’ergastolo per i dieci imputati, poi confermata in
Appello, e, in via definitiva, dalla Cassazione l’otto novembre 2007.
Indubbiamente, a compiere il massacro di Sant’Anna di Stazzema furono le
SS, ma pesanti responsabilità gravano anche sui fascisti. Infatti, come
hanno affermato alcuni superstiti, individui con il volto coperto, che
si esprimevano in italiano, addirittura in dialetto versiliese,
guidarono i tedeschi lungo i sentieri della vallata, che solo persone
della zona potevano conoscere.
Persone della zona
furono viste e riconosciute mentre trasportavano delle munizioni al
seguito dei tedeschi, che li avevano catturati; molti furono uccisi la
mattina stessa, altri, invece, rilasciati. Su alcuni di questi nacque il
sospetto che avessero collaborato volontariamente con le SS. Agli
inquirenti furono segnalati anche altri nominativi di presunti
collaborazionisti, ma gli elementi raccolti non furono sufficienti a
dimostrare la loro colpevolezza.
Le responsabilità
dei fascisti nei massacri dei civili non si limitarono a quelle, già
gravi, di delatori e guide, in quanto furono parte attività in diversi
crimini, come la Brigata Nera Apuana a Vinca e Bergiola, la Decima Mas a
Guadine e a Forno, la Brigata Nera di Lucca a Camaiore e in Garfagnana.
Sant’Anna di Stazzema : la
conservazione della memoria
“Dal giorno successivo alla
strage ci fu un fuggi-fuggi generale – ricorda
Enio Mancini, superstite da sempre attivamente impegnato nella
conservazione della memoria della strage- Le
grotte naturali sparse nei boschi intorno a Sant’Anna, le gallerie delle
vicine miniere e i pochi metati, rimasti in piedi, furono i ricoveri di
fortuna dove noi superstiti rimanemmo fino alla Liberazione della
Versilia. Di giorno si rimaneva rintanati nei nostri ricoveri di fortuna
e la notte uscivamo alla ricerca di qualcosa che ci permettesse, alla
meglio, di sopravvivere. Dopo il 20 settembre, con l’arrivo degli
Alleati, si fece ritorno in paese, in quelle poche case rimaste
miracolosamente in piedi o in quelle solo parzialmente distrutte. Si
sviluppò, nella zona, un’epidemia di tifo dovuta ai cadaveri non
rinvenuti ed alle carcasse degli animali rimasti insepolti, epidemia che
fece purtroppo altre vittime, ma bisognava andare avanti, bisognava
sopravvivere. Si incominciò alla meglio a rattoppare le nostre case per
superare i rigori dell’imminente inverno mentre intorno a noi, sulla
vicina Linea Gotica, si udiva ancora il frastuono della guerra, il
rumore cupo delle cannonate.
Arrivò finalmente la primavera del
1945 e con essa la fine del conflitto. La ricostruzione del paese ebbe
allora una netta accelerazione. Furono tagliati i castagni più idonei
per ricavare travi, travicelli e tavole, riattivate le fornaci, retaggio
di una tradizione secolare dei nostri paesi montani, e si andò nella
cava d’ardesia, vicino Stazzema, per rifornirci delle piastre per
ricoprire i tetti. Il tutto veniva portato a spalla perché il mulo
sarebbe stato un lusso non sostenibile.
Dal 1945 ci fu, nel paese, l’esigenza
di cancellare i segni più evidenti del dramma che si era appena
consumato. Vennero stuccati i fori dei proiettili sulla facciate delle
case e sui luoghi teatro della strage, venne malamente riverniciato
l’interno della chiesa dove erano evidenti i segni del ferro e del fuoco
e vennero tolte e poi distrutte le canne dell’organo che erano state
mitragliate dai nazisti. Era, forse, l’esigenza di un oblio terapeutico
per poter riprendere, per quanto possibile, una vita normale. Ma c’era
anche l’esigenza di dare una degna sepoltura alle vittime”.
I Santannini si riunirono in un
Comitato spontaneo, poi aderirono all’Associazione Nazionale Vittime
Civili di Guerra per cercare di ottenere dalle istituzioni i mezzi per
onorare degnamente i caduti e nel 1948 fu inaugurato il monumento
ossario sul Colle di Cava, opera dell’architetto Tito Salvatori.
“Molte belle parole dai
rappresentati delle istituzioni, - prosegue il
racconto di Mancini- ma poi niente fino all’anno successivo -
Nel 1949 il paese ebbe l’energia elettrica, ma alla palificazione
dovettero provvedere i paesani. Niente pertanto di gratuito, tutto era
una faticosa conquista. A Sant’Anna si chiedeva giustamente di più. La
conservazione della memoria per noi significava, oltre al riconoscimento
morale della concessione della medaglia d’oro al valor militare e alla
visita a Sant’Anna del Capo dello Stato, anche la ricerca e
l’individuazione dei colpevoli. Si chiedeva che finalmente Sant’Anna
fosse tolta dall’isolamento dal resto della Versilia per non costringere
i pochi superstiti, così come fu, ad emigrare nella piana e coloro,
parenti e cittadini, che volevano recarsi a rendere omaggio al Sacrario
a percorrere, per almeno due ore, la difficile e faticosa mulattiera.
Per ottenere questi risultati ci furono manifestazioni di protesta
civile quali l’occupazione simbolica del Palazzo comunale e il rifiuto
delle schede elettorali che furono rispedite al Ministero degli Interni”
Dovevano passare quasi venti anni, poiché la strada arrivò nel 1967.
Nel 1971 i superstiti e i familiari
delle vittime ritennero opportuno costituirsi in un’associazione
autonoma, " S.Anna di Stazzema - 12.8.1944", più nota come
“’Associazione Martiri di Sant’Anna:“ Le motivazioni che ci spinsero
a renderci autonomi rispetto alla benemerita Associazione Nazionale
Vittime Civili di Guerra furono dettate da esigenze di praticità, ma,
soprattutto dal fatto che le vittime di Sant’Anna, secondo noi, erano
qualcosa di diverso rispetto alle vittime civili, dato che erano state
purtroppo oggetto di un’azione di guerra premeditata, studiata ed
eseguita brutalmente. Tanto è vero che a chi ne fece richiesta fu
concesso lo status di patriota”.
Lo stesso anno, dopo ripetute richieste
dei superstiti e dell’A.N.P.I., di parlamentari e autorità versiliesi,
al Comune di Stazzema fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare
per la Versilia, consegnata dal Presidente del Consiglio, on. Emilio
Colombo, con la seguente la motivazione: “Vittima degli orrori
dell’occupazione nazista, insigne, per tributo di sofferenze, fra i
Comuni della Regione, riassume, nella strage di 560 fra i suoi cittadini
e rifugiati di Sant’Anna, il partigiano valor militare ed il sacrificio
di sangue della gente di Versilia che, in venti mesi di asperrima
resistenza all’oppressione, trasse alla guerra di Liberazione il fiore
dei suoi figli, donando alle patrie libertà la generosa dedizione di
2.500 partigiani e patrioti, il sacrificio di 200 feriti e invalidi, la
vita di 118 caduti in armi, l’olocausto di 850 trucidati. Tanta virtù di
popolo assurge a luminosa dignità di simbolo, nobile sintesi di valore e
di martirio di tutta la Versilia, a perenne ricordo e monito”. Versilia,
settembre 1943 - aprile 1945.
Ma ci sono anche altre medaglie che
testimoniano il contributo significativo dato dalla Versilia alla Lotta
contro il Nazifascismo: le medaglie d’Oro al Valor Militare conferite ai
partigiani Manfredo Bertini, Marcello Garosi, Amos Paoli, Vera Vassalle
e ai militari Antonio Cei, Inigo Campioni, Vincenzo Fusco; le medaglie
d’Oro al Valor Civile a don Libero Raglianti, don Innocenzo Lazzeri, don
Fiore Menguzzo, Genny Bibolotti Marsili, Milena Bernabò (vivente), che,
gravemente ferita, riuscì a salvare da una casa in fiamme tre bambini
sopravvissuti alla strage del 12 agosto’ 44; la Medaglia d’Argento al
Valor Civile al chierico Renzo Tognetti.
Nel 1970 La Regione Toscana proclamò
Sant’Anna di Stazzema “Centro Regionale della Resistenza”, il primo di
una serie di provvedimenti adottati dalle istituzioni regionali per
valorizzare Sant’Anna e il suo patrimonio storico-morale, tra cui,
particolarmente importante,
E’ la legge n.39 del 12 agosto 1991, che
ha istituito il Comitato per le Onoranze ai Martiri di Sant’Anna di
Stazzema e reso possibile l’ inaugurazione del Museo Storico della
Resistenza nei locali ristrutturati dell’ex-scuola elementare.
Visitato annualmente da migliaia di
persone e molte scolaresche, il Museo ospita molteplici iniziative per
la conservazione della memoria, la diffusione di una cultura di pace e
di tutela dei diritti umani e civili, nel cui ambito sono stati
allacciati rapporti di collaborazione e d’amicizia con istituzioni,
associazioni, scuole e cittadini tedeschi, che numerosi visitano i
luoghi della strage Da segnalare l’iniziativa promossa dai musicisti
Horst e Maren Westermann che da alcuni anni organizzano concerti in
Italia e in Germania per la ricostruzione dell’antico organo della
chiesa, distrutto il giorno della strage. Tra le numerose personalità
hanno reso omaggio alle vittime dell’eccidio , i Presidenti della
Repubblica Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi
.
Doveroso è ricordare il costante
sostegno che la Regione Toscana ha assicurato a tutte le iniziative
promosse dal Comitato Onoranze e la significativa presenza, al fianco
dei superstiti e dei familiari delle vittime, durante tutte le fasi del
processo, in particolare nelle persone del Vicepresidente del Consiglio
Enrico Cecchetti e dell’Assessore Marco Montemagni, il cui impegno è
andato ben oltre quello istituzionale.
Infine, come riconoscimento dei valori
storici e morali che Sant’Anna rappresenta per l’Italia intera, il
Parlamento Italiano ha istituito a Sant’Anna di Stazzema il Parco
Nazionale della Pace
con la legge n.381 dell’11 dicembre 2000,
proposta alcuni anni prima dall’on. Carlo Carli, che ha svolto un ruolo
determinante anche nell’iter procedurale per al concessione delle
onorificenze al valor civile a persone legate alla tragica giornata del
12 agosto 1944.
I
criminali nazisti
Generale Max Simon

prigioniero di guerra
Scheda personale del prigioniero di Guerra nel Campo di Prigionia
speciale n.11 Generale Max Simon
NAME:
SS-Gruppenführer und Generalleutnant der Waffen-SS Max
Simon
PW NO: B33423
RANK: SS-Gruppenführer und Generalleutnant der Waffen-SS
CAPTURED: Schwendt / Tirol
DATE: 6th May 1945
PERSONAL
DATE OF BIRTH 6 January 1899
PLACE OF BIRTH: Breslau
DATE OF DEATH: 1 February 1961
PLACE OF DEATH: Dortmund
NATIONALITY: German
RELIGION: Atheist
OCCUPATION: Civil Servant
HEIGHT: 190 cm
WEIGHT: 89kg
HAIR COLOUR: Grey
EYE COLOUR: Grey Blue
NEXT OF KIN: US Zone
NSDAP-No.: 1 359 576
SS-No.: 83 086
Promotions (included):
Commands &
Assignments:
-
World
War I: Served as a corporal in Leib-Kürassier-Regiment Großer
Kurfürst (Schlesisches) Nr. 1.
-
1919:
Freikorps service in Silesia against the Poles.
-
1920-1929: Served as a sergeant in the Reichswehr in Cavalry
Regiment 16.
-
1929: Separated from the Army.
-
1 May 1933: Joined the SS.
-
1934:
Assigned to the Concentration Camp Inspectorate.
-
9
November 1934: Commander of the SS guard unit at Sachsenburg
concentration camp.
-
15
September 1935: Transferred to SS-Totenkopf-Standarte [Death's Head
Regiment] 1 "Oberbayern."
-
1 May 1937: Commander of I./SS-Totenkopf-Standarte
1 "Oberbayern."
-
10
July 1937: Appointed commander of SS-Totenkopf-Standarte 1 "Oberbayern"
[Simon's unit was used for "police duties" (i.e., rounding up Polish
Army stragglers and murdering political leaders, priests,
intellectuals and Jews) during the invasion of Poland in the rear
area of the advancing German Army.].
-
October 1939-26 February 1943: Commander of SS-Totenkopf Infantry
Regiment 1 of SS-Totenkopf Division [saw combat in the Western
Campaign of 1940 and in Russia from June 1941].
-
8 July 1941: Wounded in Russia.
-
June
1942-October 1942: Delegated with the leadership of SS-Panzer
Grenadier Division "Totenkopf" in Russia.
-
26 February 1943-16 October 1943: Commander of
SS-Panzer Grenadier (later Panzer) Division "Totenkopf" in Russia.
-
16
October 1943-24 October 1944: Commander of 16th SS-Panzer
Grenadier Division "Reichsführer-SS" in Italy and Hungary.
-
20
October 1944-8 May 1945: Commanding General, XIII SS-Army Corps on
the Western and Southwestern Fronts.
-
Known POW Camp transfers
Postwar Prosecution:
-
A
veteran of the pre-war concentration camp system, Max Simon's name
became linked to war crimes as early as 1943. In November of that
year, a Russian military tribunal sentenced him to death in
absentia for his alleged role in the killing of 10,000 Russian
civilians in the vicinity of Kharkov in the summer of 1943.
-
After
the war, the British indicted Simon as a war criminal for his
complicity in the September 1944 massacre of Italian civilians at
Marzabotta (estimates ranged from 300 to over 2,000 dead) in
reprisal for partisan activity. Following his interrogation in the
United Kingdom, Simon returned to Italy where a British military
tribunal sentenced him to death. The sentence however was later
commuted, and Simon was released in 1954 from Werl prison in
Germany.
-
In
October 1955, a German court in Ansbach tried Simon for an incident
that occurred in the German town of Brettheim on 7 April 1945. On
that date, Simon ordered the courts martial and hanging of three
citizens of the town who had disarmed some local Hitler Youth
members to keep them from fighting U.S. troops. Twice acquitted of
the charge (the court ruled he had been following a legal order),
Simon died before the start of a third trial.
Decorations & Awards:
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Knight’s Cross of the Iron Cross: 20 October 1941, SS-Oberführer,
Commander of SS-Totenkopf Infantry Regiment 1.
-
Oakleaves (No. 639): 28 October 1944, SS-Gruppenführer und
Generalleutnant der Waffen-SS, Commander of the 16th SS-Panzer
Grenadier Division “Reichsführer-SS.”
-
German
Cross in Gold: 9 October 1944, SS-Gruppenführer und Generalleutnant
der Waffen-SS, Commander of the 16th SS-Panzer Grenadier Division
“Reichsführer-SS.”
-
Iron
Cross, 1st Class (1939): 2 October 1939.
-
Prussian Iron Cross, 2nd Class (1914): 1918.
-
1939
Bar to the Prussian Iron Cross, 2nd Class: 13 September 1939.
-
Medal
for the Winter Campaign in Russia 1941/1942 (“East Medal”): 13 July
1942.
-
Cross
of Honor for Combatants 1914-1918
-
Silesian Eagle, 1st Class
-
Silesian Eagle, 2nd Class
-
Danzig Cross, 1st Class
-
Danzig Cross, 2nd Class
-
Commemorative Medal of 13 March 1938
-
Commemorative Medal of 1 October 1938 with Prague Castle Bar
-
Demyansk Shield: 31 December 1943.
-
Infantry Assault Badge in Bronze
-
Wound
Badge in Black – World War II award
-
German National Sports Badge in Silver
-
SA Sports Badge in Bronze
-
Totenkopf [Death’s Head] Ring of the SS
-
Honor
Sword of the Reichsführer-SS
-
Hungarian Order of Merit, Officer’s Cross: 1939.
-
Mentioned in the Wehrmachtbericht [Armed Forces Communiqué]: 21 July
1944.
Walter Reder

Nato nel 1915 a
Freiwaldau, nella Slesia Austriaca, in seguito Cecoslovacchia, da
Rodolfo, industriale, e da Francesca Ludwig. Trasferitosi con i genitori
a Vienna, frequenta il Ginnasio e l’Accademia Commerciale. Nel 1934, si
trasferisce a Monaco di Baviera per entrare nelle SS. Al termine del
corso per allievi ufficiali presta servizio nelle unità della Divisione
Totenkopf presso il lager di Dacau, dove sono detenuti gli oppositori
antinazisti.
Prende parte
all’occupazione della Cecoslovacchia, poi combatte in Francia e sul
fronte Russo, partecipando a rastrellamenti e operazioni contro la
popolazione, ricevendo diverse decorazioni in “tali eroiche azioni”.
Rimasto ferito in
Ucraina, presso Charcov nel marzo del 1943, dopo la convalescenza
trascorsa a Vienna, nel maggio 1944 chiede e ottiene di essere assegnato
alla 16 SS Panzergrenadier Division, assumendo il comando del 16
battaglione Esplorante con il grado di maggiore.
Partecipa ai
combattimenti lungo il litorale toscano, dal fiume Cecina all’Arno, poi,
dalla fine di luglio alla metà di settembre, svolge un ruolo di primo
piano nell’organizzazione e nell’effettuazione delle stragi di civili
nelle province di Lucca, Pisa e Massa Carrara.
Dopo il
trasferimento della Divisione sull’Appennino Emiliano, dal 29 settembre
al 5 ottobre 1944, svolge un ruolo di primo piano nelle stragi di civili
avvenute nel territorio di Marzabotto, Grizzana e Monzuno.
Dislocato successivamente nel settore del fronte tra Lugo di Romagna
e Alfonsine, vi resta fino al febbraio 1945, quando la 16 Divisione è
trasferita in Ungheria, nei pressi del Lago Balaton. Dopo un periodo di
degenza in ospedale in seguito ad un incidente automobilistico, rientra
in servizio e si arrende agli americani in Austria l’8 maggio 1945.
Internato in campo di
prigiona a Salisburgo, nel settembre 1947 viene consegnato come
“criminale di guerra” dagli Americani agli Inglesi, poi estradato in
Italia nel maggio 1948, nel carcere militare di Bologna.
Processato presso il
tribunale Militare di Bologna nel 1951, viene condannato all’ergastolo
per le stragi di Bardine San Terenzo, Valla, Vinca e Marzabotto, mentre
è assolto per quella di Sant’Anna di Stazzema.
Detenuto nel carcere
militare di Gaeta, viene graziato nel 1980 e, quindi, scarcerato nel
1985, tra l’indignazione e le proteste dei superstiti e dei familiari
delle vittime e delle Associazioni della Resistenza. Rientrato in
Austria, muore nel 1991.
Capitano Anton
Galler

Nato nel 1915 a
Marktl, bei Lilienfeld, piccolo centro del Wienerwald, a poca distanza
di Vienna e Sankt Pölten, da famiglia di modeste condizioni, a 16 anni
inizia a lavorare presso un fornaio di Amstetten.
Subito dopo entra
nelle formazioni della destra austriaca filotedesca, poi nell’Hitlerjugend
e nelle SS austriache, e per la sua intensa attività politica è
costretto a rifugiarsi in Germania nel 1933.
Per circa un anno
presta servizio presso l’opera di soccorso SS “Dachau”, poi, fino
all’aprile 1936, è soldato nel II battaglione Standarte “Deutschland”;
ammesso alla scuola ufficiali di Braunschweig, consegue la nomina a
sottotenente nella primavera del 1937.
Assegnato
all’amministrazione di polizia delle SS, dal 1939 è impegnato nella
“ripulitura dei riconquistati territori della Slesia dell’est da
elementi e bande criminali, nell’evacuazione di ebrei e polacchi,
nell’insediamento dei tedeschi all’estero e nella protezione di pulizia
militare di quei territori”. Alla fine del 1943 viene assegnato alla 16ª
SS Panzergrenadier division con il grado di capitano.
Durante la
permanenza in Italia, comanda il II battaglione del 35 reggimento,
effettuando la strage di Sant’Anna di Stazzema ed altri crimini verso
la popolazione.
Catturato dagli
Alleati alla fine del conflitto, non subisce alcun procedimento penale e
muore da tranquillo pensionato in un villaggio turistico in Spagna nel
1993.
S. Anna - La memoria
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La Domenica degli Italiani, 9 dicembre 1945
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1945, fossa comune sulla piazza della chiesa
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Fossa comune sulla piazza della chiesa
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Sant'Anna, 1° anniversario della strage
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Sant'Anna, 1° anniversario della strage
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1948, traslazione delle salme all'ossario
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La Chiesa di Mulina devastata dai nazisti
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Località Vaccareccia, case bruciate
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Sant'Anna, 1944, distruzioni alla Vaccareccia
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S. Anna - Il paese oggi
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Sant'Anna e la vallata di Valdicastello
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Sant'Anna, tratto della Via Crucis
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Sant'Anna, l'ossario
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Sant'Anna, Ossario. Scultura di Vincenzo Gasperetti
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Sant'Anna, ossario, lapide con l'elenco delle vittime
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Sant'Anna, ruderi alla Vaccareccia
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S. Anna - Manifestazioni
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Sant'Anna, 1971, visita del Presidente del Consiglio, on. Emilio Colombo
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29 settembre 1982, visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini
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12 agosto 1996, visita del ministro degli interni on. Giorgio Napolitano
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29 aprile 1998, visita a Sant'Anna del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro
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25 aprile 2000, Sant'Anna, visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
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12 agosto 2004, visita dei ministri degli interni tedesco e italiano
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