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LUIGI MULARGIA

Nato a Olbia nel 1924 e residente a Bonorva (Sassari), si arruolò nella Marina Militare nel 1941, presso la base di La Maddalena. Frequentò la scuola CEMM di Venezia, poi, dal settembre 1942 al febbraio 1943, prestò servizio presso la torpediniera T/7 quindi fu imbarcato sulla nave ausiliaria “Cattaro” dal 25 febbraio 1943.

  Dopo l’armistizio, nel vano tentativo di trovare un imbarco per la Sardegna, giunse in Versilia, dove entrò in contatto con Gino Lombardi, con cui condividerà le vicende della lotta partigiana nelle file dei “Cacciatori delle Apuane”Cadde in combattimento sul Monte Gabberi il 18 aprile 1944.  

Così ricorda le circostanze della sua morte il partigiano Lido Lazzeri, che si trovava vicino a lui durante il combattimento:

   “Stavo al di sopra della posizione dov’erano  Mulargia e i due mongoli (due disertori tedeschi di origine asiatica) quando mi vidi molto vicini repubblichini che salivano e quasi era arrivati sul colle; cercai di sparare con lo sten, che si inceppò, come del resto avveniva spesso. Così mi gettai dietro a una roccia e avendo delle bombe a mano, ne gettai dall’altra parte della roccia verso il ripido sentiero; i lanci fermarono la loro avanzata e cominciai ad udir gridare forse perché qualcuno era rimasto ferito, ma io dalla posizione non potevo vedere. Continuai ancora, poi cercai di scendere dove era il sardo che, in piedi, si dava da fare per sparare con il mitra Beretta; lo esortai a non esporsi troppo, ma egli incurante del pericolo sembrava raggiante per aver fatto il vuoto davanti a sé, coadiuvato dai mongoli. Scesi più in basso dove erano Consani, Lombardi ed altri che non riuscivano a tenere quelli che salivano dalla Pietralunga e che arrivavano da diverse direzioni. Lalle (= Aldo Berti nda) era in altra posizione e pensai che anche là facesse abbastanza caldo. Fu allora che Mulargia venne colpito , ma riuscì a gridare:”Fuggite, per me è finita, mettetevi in salvo”. Il resto lo sappiamo. Il mongolo, piangendo, quando fummo nel bosco disse:”Luigi è kaput” .

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