News

Mese Settembre 2009

26 settembre 2009 - Commemorati Alberti e Ricci

26 settembre 2009 - Resistenza nuovo ordine

25 settembre 2009 - In ricordo dei caduti per la pace

25 settembre 2009 - Eccidio di S.Tommaso

24 settembre 2009 - Anniversario dell'eccidio fascista

24 settembre 2009 - Medaglia d'oro a Matera

24 settembre 2009 - Per non dimenticare l'eccidio di Acqui

24 settembre 2009 - Libro sugli internati militari

24 settembre 2009 - Napolitano celebra Bobbio

22 settembre 2009 - Si commemorano tre partigiani

22 settembre 2009 - L'eccidio nazista di Matera

21 settembre 2009 - Anna la partigiana di Dronero

20 settembre 2009 - Bacchiocchi presidente Anpi

19 settembre 2009 - Gli Alpini ricordano Vian

19 settembre 2009 - Commemorazione di Boves

19 settembre 2009 - Battiato ricorda Monte Sole

18 settembre 2009 - L'aeroporto di Hitler diventerà un parco

18 settembre 2009 - Una medaglia per Ducceschi

18 settembre 2009 - Delegazione a Cefalonia

17 settembre 2009 - Addio al comandante Nardo

17 settembre 2009 - Liberazione di Pietrasanta

17 settembre 2009 - E' morto il comandante Frio

17 settembre 2009 - E' morto lo studioso Jahnke

16 settembre 2009 - Il Coni contesta Uits

16 settembre 2009 - E' morto Corrado Vezzoni

16 settembre 2009 - Vernio ricorda la liberazione

16 settembre 2009 - La liberazione di Massarosa

15 settembre 2009 - La provincia snobba i partigiani

15 settembre 2009 - L'estrema destra sbarca in Val d'Aosta

14 settembre 2009 - Parte civile per la strage di Morello

13 settembre 2009 - Tenerano non dimentica

13 settembre 2009 - Forno ricorda Tito

12 settembre 2009 - Eccidio di Teverola

12 settembre 2009 - Eccidio di Pietralta

12 settembre 2009 - Inaugurato il parco dei martiri

11 settembre 2009 - Eccidio di Barletta

11 settembre 2009 - Commemorati i caduti di Triora

11 settembre 2009 - Eccidio dimenticato

11 settembre 2009 - 12 settembre 1943: Mussolini liberato

10 settembre 2009 - La commemorazione di "Virgola"

10 settembre 2009 - E' morto Tito Iacovacci

10 settembre 2009 - Inaugurato il parco dedicato ai martiri

10 settembre 2009 - L'eroico sacrificio di Modesta

09 settembre 2009 - Napolitano ricorda l'8 settembre

09 settembre 2009 - Si ricordano le vittime di Cancello Arnone

09 settembre 2009 - Commemorati due partigiani

09 settembre 2009 - La Liberazione, oggi al buio

08 settembre 2009 - Sui 29 martiri guerra aperta

08 settembre 2009 - Riabilitati i disertori dal nazismo

08 settembre 2009 - Festa dell'ANPI

08 settembre 2009 - Resistenza e nuova coscienza civile

07 settembre 2009 - Morto Enrico Massara

06 settembre 2009 - Battaglia di Montegrande: commemorazione

06 settembre 2009 - Interpellanza per Flavio Walter Bertone

06 settembre 2009 - Nessuna spia l'attacco fu solo un caso

06 settembre 2009 - Proposte per non dimenticare

06 settembre 2009 - Una via dedicata alla Buffalo

06 settembre 2009 - Gaetano Lamberti e il sacrificio della Manifatttura

06 settembre 2009 - Salvate la Vaccareccia

05 settembre 2009 - Il sindacato alla Malga Lunga

05 settembre 2009 - Galliani deve dimettersi

05 settembre 2009 - Liberazione di Vinci

05 settembre 2009 - Il veterano Hairston a Sommocolonia

05 settembre 2009 - Farneta ricordo della strage

04 settembre 2009 - L'ANPI contro la manifestazione nazifascista

04 settembre 2009 - Inchiesta su neonazisti

03 settembre 2009 - Anniversario omicidio Dalla Chiesa

03 settembre 2009 - Partigiano per sempre

03 settembre 2009 - Sfregiata la targa dell'Anpi

03 settembre 2009 - Omaggio alle eroine della Resistenza

03 settembre 2009 - Cascina celebra la Liberazione

03 settembre 2009 - Liberazione di Torino dai francesi

03 settembre 2009 - Eccidio dei 29 partigiani di Figline

03 settembre 2009 - Resistenza e nuova coscienza civile

01 settembre 2009 - Polemica cerimonia dell'eccidio di Fucecchio

01 settembre 2009 - Liberazione di Sesto Fiorentino

01 settembre 2009 - Liberazione di Fiesole

01 settembre 2009 - Si ricorda il sacrificio di 7 partigiani

01 settembre 2009 - E' morto Vincenzo Tonelli

01 settembre 2009 - Eccidio dei martiri di Crescentino

 


Copparo, commemorati Alberti e Ricci

Il sindaco Rossi in un momento della commemorazione dell'Eccidio di Silvano Alberti e Idris Ricci

Copparo, 26 settembre 2009 - . Ieri si è ricordato l’eccidio di Silvano Alberti e Idris Ricci, fucilati dai nazifascisti il 25 settembre del 1944, alla presenza del sindaco Nicola Rossi, del Comandante dei Carabinieri, capitano Luciano Saltarelli, dei parenti delle vittime e dei rappresentanti delle associazioni partigiane, carabinieri in congedo e associazioni combattenti; tra i parenti anche l’attuale giudice di pace dell’Associazione dei Comuni Idris Ricci, cugino di secondo grado del partigiano ucciso.

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DALLA RESISTENZA UN NUOVO ORDINE DEMOCRATICO

Roma, 26 settembre 2009 - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia in memoria dei Martiri dell'Eccidio del Grappa del 1944, ha inviato al Sindaco di Bassano del Grappa, Stefano Cimatti, un messaggio in cui sottolinea come dal sacrificio di tanti martiri della resistenza sia nato il nuovo ordine democratico.
' La Citta' rinnova oggi il ricordo della eroica e dura stagione della Resistenza -scrive Napolitano-, quando per affermare gli ideali di liberta' l'intero territorio vicentino fu teatro di una lotta sanguinosa che non risparmio' la popolazione civile e nella quale furono scritte pagine di eroismo e sacrificio. Da questa terra generosa, che custodisce intatta la memoria dei tanti caduti per la nascita di un nuovo ordine democratico, si rinnova il monito a non dimenticare gli orrori della guerra e a rafforzare la consapevolezza dell'irrinunciabile aspirazione alla liberta' e dell'insostituibile valore della pace da tutelare attraverso il dialogo, la tolleranza e la coesione sociale. Forte della sua tradizione patriottica, Bassano del Grappa e' chiamata a tramandare, specialmente ai giovani, le idealita' e i valori che animarono le scelte di allora e che costituiscono le fondamenta del nostro ordinamento repubblicano''.

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IN RICORDO DEI CADUTI PER LA PACE E LA DEMOCRAZIA

Zoom Foto

BASSANO 25 settembre 2009 - Bassano, città medaglia d'oro al valore militare per meriti nella guerra di liberazione, a 65 anni dall'eccidio del Grappa ricorderà domani, assieme alle associazioni partigiane, combattentistiche e d'arma, i numerosi caduti per la pace e la democrazia in Italia e nel mondo.
Il programma della cerimonia di commemorazione prevede alle 9 la riunione delle autorità e dei partecipanti in Municipio e di seguito la partenza del corteo per il viale dei Martiri, con deposizione di una corona d'alloro al monumento dei Caduti situato in piazza Garibaldi.
Alle 9.30 è in programma la deposizione di una corona di alloro alla lapide dedicata ai "Martiri della libertà" e la celebrazione della messa.
Diversamente dagli anni scorsi, il saluto del sindaco Stefano Cimatti e il discorso ufficiale, che quest'anno sarà tenuto dall'avvocato scrittore Mario Dalla Palma (testimone diretto dell'eccidio), non si terrà al teatro Astra, ma al Castello degli Ezzelini.
Lo spostamento è dovuto al fatto che l'Astra non si può utilizzare: l'agibilità era stata prorogata fino allo scorso 15 settembre, ma per rinnovarla sarebbe stato necessario affrontare degli interventi molto onerosi da parte del Comune e quindi antieconomici, anche in considerazione del numero contenuto di giornate di utilizzo da parte del Comune e del fatto che la stagione teatrale è stata spostata al teatro Remondini.
In caso di maltempo il discorso sarà tenuto in sala Da Ponte al Centro giovanile.

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Cesena, domenica la commemorazione dell’eccidio di S. Tommaso

CESENA, 25 settembre 2009 - Domenica 27 settembre si terrà una cerimonia commemorativa per ricordare, a 65 anni dalla morte, le vittime dell'eccidio di S. Tomaso, avvenuto il 29 settembre 1944. L 'iniziativa è promossa dall'Amministrazione Comunale di Cesena, unitamente all'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea e si svolgerà presso il cippo collocato al Km. 2,250 di Via S. Tomaso. Nell'occasione sarà scoperta la nuova lapide commemorativa collocata alla base del cippo in sostituzione di quella distrutta da vandali nei mesi scorsi. Infatti, Amministrazione Comunale e l'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea, condannando l'atto riprovevole, hanno ritenuto doveroso intervenire con sollecitudine per ripristinare l'integrità del monumento. L'eccidio di San Tomaso è uno degli episodi più efferati avvenuto nel nostro territorio durante il passaggio del fronte. Sotto i colpi dei nazi-fascisti caddero: i fratelli Augusto e Primo Ridolfi, coloni a S. Tommaso, rispettivamente di 48 e 53 anni, il figlio di quest'ultimo Amedeo di 25 anni, Giuseppe Piraccini di 44 anni, Armando Vicini di 30 anni, Ubaldo Farabegoli, di appena 18 anni. Erano stati arrestati due giorni prima, il 27 settembre, in seguito al ritrovamento di armi nei pressi dell'abitazione della famiglia Ridolfi. Riconosciuti tutti come partigiani della 29° Brigata Gap, furono giustiziati alla mezzanotte del 29 settembre a colpi di mazzetta alla nuca e gettati in una fossa comune. Particolarmente tragico il destino di Armando Vicini che, stando alla perizia medica eseguita sul suo corpo, non fu ucciso dal colpo alla testa, ma morì soffocato nella tomba improvvisata. La cerimonia di domenica prossima si svolgerà secondo il seguente programma: alle ore 9 sarà celebrata una messa, alle ore 10,30 sarà deposta una corona d'alloro.   Seguirà il saluto dell'assessore Maura Miserocchi in rappresentanza del Comune di Cesena e della presidente dell'Istituto Storico per della Resistenza e dell'Età Contemporanea. Infine, ci sarà l'intervento commemorativo del professor Mario Guidazzi. Esprimendo ferma condanna di fronte a questo atto riprovevole, l'Amministrazione Comunale di Cesena e l'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea hanno ritenuto che fosse loro doveroso impegno morale intervenire con sollecitudine per ripristinare l'integrità del monumento. E' convinzione delle istituzioni che i monumenti abbiano un valore simbolico nella conservazione della memoria di quanti, durante il periodo dell'occupazione nazi-fascista, persero la vita per la libertà.

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Anniversario dell'eccidio fascista

BASSANO DEL GRAPPA, 24 settembre 2009 - L'Anpi e le associazioni Avl e 26 Settembre si apprestano, con commozione e rinnovato dolore, a ricordare il sessantacinquesimo anniversario dell'eccido del 26 settembre 1944.
«Non è una commozione senza consapevolezza ed analisi, non è un dolore senza indignazione e condanna, è un dolore con perdono, ma un perdono vigile, con amare constatazioni sull'attualità politica, con lo stesso stile della speranza forte, coraggiosa e indomita di coloro che furono partigiani. Una commozione, un dolore, un perdono senza vigilanza spirituale e razionale sarebbero pochezza morale e civile - sostiene Giuseppe Pettenuzzo, presidente dell'Anpi - durante la cerimonia commemorativa, organizzata il 26 settembre dall'amministrazione comunale, daremo un riconoscimento al lavoro svolto per gli studi sulla resistenza nel Bassanese. «Organizzaremo un corteo per la sera di domenica 27 settembre - continua - con raduno dei partecipanti alle 20 davanti alla lapide con i nomi degli impiccati e dei fucilati in viale dei Martiri, con breve sosta per la recita di alcuni brani letterari; il corteo poi s'inoltrerà per viale Venezia dove ad ogni albero portante il nome del partigiano ucciso sarà deposto un lumino acceso».
«Il ritorno ancora per viale Venezia, poi Bgt Basilicata e viale dei Martiri, sempre deponendo un lumino. All'inizio alcuni ex partigiani, dopo l'accensione di torce, accenderanno lumini che bambini deporranno ai piedi della lapide; per i bambini un'esperienza, che sarà emozione e gioco, ma fonte di interrogativi e domande nel prosieguo della vita; saranno accesi anche lumini che giovani deporranno poi ai piedi degli alberi. Non porteremo bandiere, striscioni o altri segni di riconoscimento; il corteo sarà silenzioso, forte esperienza spirituale, testimonianza. È aperto a tutti coloro che vorranno partecipare».
Domani alle 20,15 sarà proiettato nella sala "Martinovich" del Centro giovanile il film "Miracolo a Sant'Anna", che ricostruisce il massacro avvenuto nell'estate del 1944 a Sant'Anna di Stazzema (Lucca). Si vuol contribuire al dibattito sui valori della resistenza offrendo il punto di vista di un afroamericano Spike Lee che, l'anno scorso, ha presentato al Festival di Venezia il suo filmato.

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MEDAGLIA D'ORO A CITTA' PER RESISTENZA A NAZISMO

MATERA, 24 settembre 2009 - Matera "e' stata la prima citta' del Mezzogiorno d'Italia ad insorgere nel 1943 contro le truppe di occupazione tedesca. Indignati dai soprusi perpetrati dall'esercito nazista, gruppi di cittadini materani insorsero contro i tedeschi e combatterono con coraggio ed ardimento. Si tratto', in quei giorni, di una presa di coscienza popolare che apparteneva a tutta la comunita' materana e non a singoli cittadini". E' il testo di una lettera con cui i senatori Guido Viceconte, Cosimo Latronico, Egidio Digilio e i deputati Vincenzo Taddei, Giuseppe Moles e Donato Lamorte si rivolgono al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo che alla citta' sia conferita la Medagli d'oro al valor civile.

"Per ritorsione contro la popolazione -rilevano i parlamentari del Pdl in una lettera- le truppe naziste giustiziarono ventuno materani prima di abbandonare la citta', dove il 22 settembre entrarono gli Alleati. Nel 1966, in virtu' del grande sacrificio e del tributo di sangue versato dalla comunita', alla citta' dei sassi e' stata conferita la Medaglia d'Argento al Valor Militare. L'encomiabile virtu' civile e il coraggio dei materani, che insorgendo contro gli oppressori li indussero ad abbandonare la citta' prima dell'arrivo degli alleati, meritano un ulteriore e doveroso riconoscimento". "Interpreti del comune apprezzamento dei cittadini materani e in memoria riconoscente di coloro che sono caduti per la Patria chiediamo, pertanto, che la richiesta che il sindaco, come gia' annunciato, le fara' ufficialmente in occasione della Sua prossima visita in Basilicata prevista per i giorni 1 e 2 ottobre, di insignire Matera della Medaglia d'oro al valor civile riceva il Suo gradimento e la Sua benevolenza. Si tratta -concludono i parlamentari Pdl- di una richiesta che rientra a pieno titolo nel percorso della memoria che la citta' di Matera ha assunto come impegno per tenere vivo, soprattutto nelle giovani generazioni, l'amore per i valori della pace, della liberta' e della giustizia che fondano l'esperienza della Resistenza e la nostra Repubblica".

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66 anni per non dimenticare l'Eccidio della Divisione Acqui

VERONA, 24 settembre 2009 - Cerimonia in ricordo dell'Eccidio della Divisione Acqui, questa mattina sui Bastioni in Circonvallazione Oriani. A 66 anni dallo sterminio di oltre diecimila militari italiani, per mano dei soldati tedeschi, è ancora forte la commozione per uno dei fatti più tragici della storia italiana. Alla manifestazione erano presenti i superstiti e gli studenti di tre scuole veronesi

Le note del silenzio, la commozione dei sopravvissuti e dei familiari di chi è caduto. Le corone depositate sotto il più grande monumento italiano in ricordo dell’eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia, durante la seconda guerra mondiale. Istanti di un ricordo che da 66 anni rimane vivo nella memoria. Tra il 12 e il 26 settembre del 1943 oltre 10 mila soldati dell’esercito italiano, proprio della Divisione Acqui, vennero trucidati dai tedeschi, per non essersi arresi, per non aver consegnato le armi, in seguito all’armistizion dell’8 settembre del 43. Una tragedia che rimane nella storia del paese, funestata dal secondo conflitto mondiale. Sui bastioni tra Porta Nuova e Porta Palio, in Circonvallazione Oriani numerosi hanno voluto “non dimenticare” quell’eccidio. Alla cerimonia, organizzata dal comune e dall’associazione nazionale divisione Acqui, hanno partecipato i superstiti, e chi non ha potuto esserci perché morto durante quei tragici fatti, è stato rappresentato dai familiari. Non sono mancate anche autorità politiche e delle forze dell’ordine, tra cui il prefetto Perla Stancari, il questore Vincenzo Stingone e il presidente del Consiglio Provinciale Antonio Pastorello. Significativa la presenza di studenti veronesi. Agli alunni delle scuole medie Betteloni, si sono aggiunti anche quelli del Messedaglia e del Ferraris. Perché soprattutto passi attraverso i giovani il ricordo di oltre 10 mila innocenti, morti per la Patria.

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Libro sugli Internati Militari Italiani

24 settembre 2009 - Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 centinaia di migliaia di militari italiani furono disarmati dai tedeschi e posti di fronte ad una drammatica scelta: continuare la guerra sotto le insegne nazifasciste o essere deportati nei campi di concentramento? La gran parte di loro – circa 650 mila, tra cui 30 mila ufficiali e 200 generali – rifiutarono di continuare a combattere al fianco dei tedeschi e scelsero di non aderire alla Repubblica di Salò. La conseguenza del loro “no” fu la deportazione e l'internamento nei lager nazisti, non come prigionieri di guerra ma con lo status fino ad allora sconosciuto di IMI, Internati Militari Italiani, voluto da Hitler per sottrarli alla Convenzione di Ginevra e sfruttarli liberamente.
Questa pagina sconosciuta della seconda guerra mondiale, della guerra civile tra italiani tra il 1943 e il 1945, della Resistenza e della Guerra di liberazione italiana ed europea, è stata a lungo trascurata e dimenticata nel dopoguerra. Ora torna a rivivere in un libro che la ricostruisce e la racconta attraverso la voce e gli occhi dei protagonisti, grazie a centinaia di lettere (sottoposte a censura e talvolta mai recapitate) e diari (spesso clandestini) scritti nei lager in quei drammatici giorni, rimasti fino ad ora inediti e “sepolti” in archivi pubblici, privati e di famiglia. Il libro è “Gli Internati Militari Italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943- 1945” , di Mario Avagliano e Marco Palmieri (Einaudi) e contiene anche gli scritti di diversi internati campani.
I diari e le lettere degli IMI, inquadrati da una corposa introduzione storica, sono raccolti in nove capitoli, dal viaggio in tradotta verso i lager al ritorno a casa dei sopravvissuti, con un’appendice di foto e disegni dai campi. Ne emerge un affresco quanto mai nitido e dettagliato della vita (e della morte) nei campi di concentramento nazisti. Una sorta di storia “dal vivo” e “in presa diretta” della fame, del freddo, del lavoro coatto, delle violenze, dei crimini di guerra e degli altri avvenimenti che costarono la vita a circa 50 mila internati e segnarono per sempre tutti gli altri. Come nel caso del sergente di Avellino Domenico Tulimiero, che il 4 ottobre 1943 rischia la vita sotto un bombardamento e annota nel suo diario: “l’allarme aereo ci sveglia di soprassalto. Scendiamo immediatamente e nel tempo più breve, ma già volteggiano nel cielo gli aerei nemici sotto l’intensa azione dei riflettori e lo scoppiettio dei proiettili della contraerea”. O del tenente salernitano Giuseppe Volpe, che dopo aver resistito ai tedeschi sull’isola di Corfù, viene internato in un lager dove è ridotto a mangiare – come scrive – “la sbobba di cavoli e rape, una fetta di pane con la margarina. Ecco tutto. Dalle 12 poi sino alle 11 del giorno dopo, un solo pensiero, una sola speranza: che venga presto l’ora delle patate”.
Dagli stratagemmi per aggirare la censura e le riflessioni segrete sui taccuini di fortuna (dalle minuscole agendine tascabili alla carta igienica tenuta insieme con lo spago) emerge inoltre come la scelta di non aderire – compiuta in massa da una generazione nata e cresciuta sotto il fascismo – fu un vero atto di resistenza (il segretario del partito comunista Alessandro Natta, ex internato, parlò di “altra resistenza” ma il suo libro fu rifiutato nel 1954 e pubblicato solo quarantadue anni dopo da Einaudi), che contribuì al riscatto dell’Italia e degli italiani verso la democrazia e la libertà. Un esempio emblematico è quello del campo di Biala Podlaska in Polonia, dove solo un centinaio di ufficiali decisero di resistere ad oltranza alle durissime condizioni di vita, tra cui il sottotenente napoletano Donato Esposito (al cui diario si deve anche la cronaca dettagliata della battaglia che si svolse intorno al campo di Wietzendorf, dove furono riuniti gli ufficiali italiani nelle ultime fasi della guerra).
“La rivendicazione della Resistenza antifascista – come scrive lo storico Giorgio Rochat nella prefazione del volume – si è ridotta per decenni al dibattito politico sulla guerra partigiana. Negli ultimi anni registriamo il recupero di una dimensione più ampia. Contiamo la resistenza contro i tedeschi delle forze armate all'8 settembre. Poi la guerra partigiana e la deportazione politica e razziale nei lager di morte. La partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna anglo-americana in Italia. E infine la resistenza degli Imi nei lager tedeschi: le centinaia di migliaia di militari che invece della guerra nazifascista scelsero e pagarono la fedeltà alle stellette della patria. Tutti avevano ragione di sentirsi traditi dal re e da Badoglio, che li avevano abbandonati senza ordini agli attacchi tedeschi. Ciò nonostante, una grande maggioranza di questa massa di sbandati preferì la fedeltà alle stellette e la prigionia nei lager”.
In seguito a questa scelta gli IMI andarono incontro – “volontariamente”, come scrisse nel suo diario clandestino Giovannino Guareschi, l’autore di Don  Camillo e Peppone all’epoca giovane sottotenente, a venti mesi di prigionia, lavoro coatto, sofferenze e morte. Altri duecentomila (ai quali è dedicato un capitolo) fecero invece la scelta opposta e decisero di aderire alla Repubblica Sociale, per motivazioni ideologiche, ma anche per paura, ricatto, incertezza e confusione. L’esperienza dei lager riguardò (e segnò) anche alcuni tra i più importanti esponenti della cultura, dell’arte, della politica e delle professioni del dopoguerra, di cui nel libro sono contenuti diversi scritti inediti dell’epoca (come l’attore Gianrico Tedeschi, i senatori Paolo Desana e Carmelo Santalco, lo storico Vittorio Emanuele Giuntella, il manager d’industria Silvio Golzio, l’intellettuale cattolico Giuseppe Lazzati, il pittore Antonio Martinetti, il caricaturista Giuseppe Novello, il filosofo Enzo Paci, il musicista Mario Pozzi, gli scrittori Roberto Rebora, Mario Rigoni Stern e Giovannino Guareschi).
Il libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri riporta in piena luce, attraverso gli scritti dei protagonisti, questa pagina importante di storia italiana.

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NAPOLITANO celebra Bobbio nel centenario della nascita

Torino, 24 settembre 2009 - Sara’ un discorso del Capo dello Stato Giorgio Napolitano ad aprire i lavori, il prossimo 15 ottobre, al Teatro Regio di Torino, del convegno internazionale “Dal Novecento al Duemila. Il futuro di Norberto Bobbio”, in occasione delle celebrazioni del Centenario della nascita del filosofo torinese. E’ quanto ha annunciato, oggi, nel corso della giunta comunale, l’assessore alla cultura Fiorenzo Alfieri, componente, insieme al sindaco Chiamparino, del Comitato nazionale per le celebrazioni istituito dal Ministero per i Beni e le attivita’ culturali. Diversi gli approfondimenti, nel corso del convegno, in programma dal 15 al 17 ottobre, affidati a studiosi di fama: “Gli ideali di Bobbio: bilanci e prospettive”, “il diritto nel declino dello Stato”, “il futuro della politica”, “l’incidenza di Bobbio sulla cultura del nostro tempo”. Dalla meta’ di ottobre e fino a meta’ gennaio sara’, inoltre, allestita nei locali dell’Archivio di Stato di Torino, una rassegna policentrica sul tema “Bobbio e il Novecento”. Si tratta di una mostra, realizzata sotto l’Alto patronato del Quirinale, che mira a ricostruire la figura dello studioso nel suo mondo, soffermandosi, in particolare, sulla rete di relazioni intrattenute con i cosiddetti “amici di una vita”, tra cui figurano alcune delle personalita’ piu’ rilevanti della vita culturale italiana del secolo scorso. Il nucleo centrale riguarda gli anni della formazione, lo storico liceo D’Azeglio, l’universita’, l’antifascismo e il Partito d’Azione ed il periodo immediatamente successivo della nascita e del consolidamento della Repubblica. La rassegna sara’ affiancata da 55 pannelli, che saranno esposti sotto i portici del centro, “Bobbio e il suo mondo”, che propongono immagini del filosofo e degli amici a lui piu’ cari, da Ginzburg ad Agosti, Mila, Pavese, Einaudi, Antonicelli, Foa, Levi, Galante Garrone. Tra la prossima primavera e l’inverno 2010 saranno poi in programma le “Lezioni Norberto Bobbio” sul tema dell’Italia civile e la settimana sull’Elogio della mitezza. Le lezioni del 2010 costituiscono il seguito di un percorso intrapreso nell’autunno del 2004, quando sull’onda dell’emozione suscitata dalla scomparsa di Bobbio, era stato organizzato un ciclo di incontri nei teatri cittadini. In collaborazione con il Teatro Stabile di Torino sara’ allestito uno spettacolo, che sara’ accompagnato da lezioni e seminari. Infine, dal prossimo gennaio al dicembre 2012, si lavorera’ per la pubblicazione dell’edizione critica integrale dell’opera del filosofo. Questa sezione comprende l’acquisizione in formato digitale degli studi in vista della pubblicazione on line dell’opera omnia, il reperimento dei testi mancanti della bibliografia, la pubblicazione dell’inventario dell’Archivio Norberto Bobbio, la catalogazione del nucleo di libri conservati nello studio del professore, rimasto intatto dopo la sua morte, avvenuta il 9 gennaio 2004.

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Si commemorano i tre partigiani uccisi nell’ottobre del ‘44 in Largo Castaldi

FELTRE, 22 settembre 2009 - Il 5 ottobre è una data importante per la memoria dei feltrini. In quel giorno del 1944, le truppe naziste che occupavano la città ed il territorio circostante dettero vita ad un massiccio attacco alle formazioni partigiane asserragliate sulle Vette feltrine e contemporaneamente lanciarono un imponente rastrellamento in città e nelle fabbriche. Tre giovani resistenti (Schenal, Castellan e Vendrame) furono uccisi in Largo Castaldi e 114 feltrini furono deportati nel lager di Bolzano ed in altri più tristemente famosi, come Flossenburg e Mauthausen. A ricordo dei tre martiri è stata collocata, a suo tempo, sulla porta d’accesso al Centro storico di Feltre, nota come Porta Imperiale, una lapide commemorativa. L’Amministrazione, come negli anni passati, desidera ricordare quanto avvenuto ed anche per favorire al massimo la partecipazione degli studenti, in modo che il ricordo di quegli avvenimenti sia condiviso, conosciuto e perpetuato anche dalla giovani generazioni, ha pensato di anticipare le celebrazioni in Largo Castaldi a venerdì 2 ottobre, con inizio alle ore 10.30. Il programma definito per la commemorazione prevede l’indirizzo di saluto da parte del Sindaco, Sen. Gianvittore Vaccari, la rievocazione storica a cura del Rag. Gianni Faronato, Presidente dell’ANPI, con lettura di testimonianze, una riflessione religiosa di Mons. Giulio Antoniol, Arciprete della Concattedrale, l’esecuzione dell’Inno Nazionale ad opera del Coro della Scuola Primaria di Feltre – Farra e la deposizione di una corona d’alloro sulle lapidi a ricordo dei Deportati e dei Caduti.

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MATERA ha ricordato il 21 settembre 1943. L'eccidio nazista

MATERA, 22 settembre 2009 - Sono trascorsi 66 anni, ma il 21 settembre per Matera non è mai una giornata come le altre. Infatti fu proprio nella giornata di oggi, che 66 anni fa, la popolazione materana si ribellò all'oppressione esercitata dall' esercito nazista. Per ritorsione contro la popolazione i tedeschi ammazzarono 21 materani prima di abbandonare la città e lasciare il campo libero alle forze canadesi che entrarono a Matera la mattina del 22 settembre. Un tributo alla causa di liberta è quello che questa mattina a partire dalle ore 10:00 è stato ricordato dalla città di Matera e dal suo Sindaco Emilio Nicola Buccico. L'occasione ha consentito al sindaco di Matera di parlare del vile attentato di Kabul dove hanno perso la vita sei militari italiani; della situazione politica nazionale e locale con particolare riferimento all'accoglienza dei migranti e della ospitalità nei loro confronti. Buccico ha annunciato che il primo e il due ottobre il Presidente della Repubblica Napolitano sarà a Matera, sarà quella la circostanza per rinnovare la richiesta di assegnare la medaglia d'oro al valore civile alla città die sassi, proprio per i fatti del 21 settembre 1943.

Il comunicato stampa diffuso dal Comune di Matera

“Chiederò al presidente della Repubblica Napolitano, in occasione della sua visita a Matera il 1° ottobre, che la città di Matera venga insignita della medaglia d’oro al valore civile per i tragici fatti accaduti il 21 settembre 1943” . Lo ha ribadito fortemente il Sindaco di Matera Emilio Nicola Buccico nel corso dell’intervento di questa mattina in piazza Vittorio Veneto, in occasione del sessantaseiesimo anniversario del 21 settembre. “E’ un momento di devozione e omaggio verso coloro che sono caduti per la patria – ha aggiunto Buccico -. A loro e ai loro familiari va un tributo, che oggi, secondo una presa di coscienza che appartiene all’intera comunità materana, merita il giusto riconoscimento della medaglia d’oro, dopo quella d’argento al valore militare. La tragica coincidenza con i drammatici fatti di Kabul deve indurci alla riflessione: la scomparsa di sei nostri figli per una missione di pace in un teatro di guerra deve indurre ad un cambiamento di metodologia: bisogna vincere la povertà del territorio afgano per eliminare le sofferenze e i disagi. Oggi, i processi di integrazione sono incessanti, ma l’identità non ha carte geografiche. In tal senso, noi gente del Sud dobbiamo far sentire la nostra voce: dobbiamo dire no all’immigrazione clandestina, ma sì al diritto di asilo, che è un diritto naturale, per superare le disegueglianze in uno spirito collaborativo. In un giorno in cui l’Italia si ritrova unita – ha concluso il Sindaco -, si avverte la necessità che anche la politica, in ambito nazionale quanto locale, riprenda il suo primato di eticità e vinca i beceri trasformismi”. 

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Anna la partigiana di Dronero

"I tedeschi e con loro i fascisti, non dimentichiamolo, incendiarono anche Cartignano"

TORINO, 21 settembre 2009 - Se per Marcel Proust l´infanzia aveva la consistenza di una madeleine, per Anna Aimar ha il profumo di un dolce confezionato con acqua all´essenza di arancio. Aveva nove anni quando lasciò la valle Maira e la natia Roccabruna e, varcate le Alpi, si trasferì con la famiglia a Grasse ove per la prima volta assaggiò quel dolce. Lì sarebbe rimasta per più di 10 anni.
Seguiva i passi già percorsi da molti valligiani che tra le vigne e gli olivi della Francia meridionale cercavano una vita migliore. Erano emigrazioni definitive e in alcuni casi anche solo temporanee. Anche la famiglia Aimar conosceva queste trasferte periodiche, molto diverse tra loro: il padre nei mesi invernali, la madre subito dopo la gravidanza quando, affidato il nato a persone di fiducia, andava da balia in una famiglia borghese di Grasse. «Con il suo latte forse cedeva anche un po´ d´affetto pensando alla prole rimasta a Roccabruna», sospira oggi la figlia Anna.
Grasse era allora famosa per la produzione di profumi e offriva la speranza di un lavoro e una vita decorosi ai valligiani alpini. Molti cominciarono a pensare seriamente di trasferirvisi, tra questi anche gli Aimar che erano alla ricerca di un clima più salutare per la piccola Anna affetta da una persistente bronchite. Detto fatto. Nel 1929 la famiglia (i genitori e i tre figli) fecero il grande passo. «Mi ricordo - dice Anna - che appena arrivai a Grasse fui colpita dall´intensità dei profumi che aleggiavano nelle vie cittadine, così forti e persistenti da impregnare i vestiti». La madre trovò lavoro nella fabbrica di profumi della famiglia presso la quale era stata balia e, per un certo periodo, domestica. Poco più che bambina anche Anna cominciò a lavorare nel tempo libero. «All´alba, prima che il sole sorgendo facesse chiudere il fiore, andavo a raccogliere il gelsomino. Ore intere per raccoglierne, quando andava bene, mezzo etto da vendere alla fabbrica dove lavorava mia madre».

Rientrata momentaneamente a Roccabruna nella primavera 1940, la famiglia Aimar il 10 giugno fu sorpresa dalla dichiarazione di guerra alla Francia che rese impossibile il ritorno a Grasse. Fu l´inizio di cinque anni turbinosi che Anna inizialmente visse tra il borgo natio, Dronero e Torino ove era domestica. Dopo i primi bombardamenti sul capoluogo la vista di un albergo in fiamme in piazza Carlo Felice la convinse a tornare dalla famiglia in val Maira. Qui la famiglia Aimar, ormai ridotta alle sole donne (Anna, la sorella e la madre), sopravvisse pascolando mucche e coltivando quel po´ di patate e grano che danno le pendici montane.
Nel settembre 1943 queste vallate furono le prime ad accogliere i soldati della dissolta IV armata che, dopo l´armistizio, disseminò uomini e drammi in tutto il basso Piemonte. «Era un fiume in piena - ricorda Anna -; toscani, veneti, meridionali che cercavano vanamente di tornare a casa». Fu l´inizio del movimento partigiano che potè divenire forte e radicato solo grazie al sostegno della popolazione civile. Per fiaccarlo i tedeschi e con loro i fascisti, «è bene non dimenticarlo» precisa Anna, non esitarono a ricorrere alla violenza più brutale come quando, a monito, nel luglio 1944 incendiarono Cartignano e San Damiano Macra. Questa violenza nel marzo dello stesso anno raggiunse anche la casa di Anna ove, riuniti una cinquantina di valligiani affinché assistessero, i nazifascisti uccisero tre persone, un uomo, una donna e un ragazzo. E poiché, come dissero sprezzantemente gli autori del misfatto, «noi non tocchiamo le carogne», spettò alle donne del posto spostare e comporre le salme quando, dopo alcuni giorni, arrivò un falegname che fabbricò le casse da morto.
Anna parteggiò per la Resistenza. Ebbe un´immediata simpatia per i garibaldini ove erano assenti le distinzioni spesso presenti in altre formazioni ove il comandante mangiava altezzosamente in disparte. Si innamorò di uno di loro. A fine guerra sarebbe divenuto suo marito.
Si giunse così alla Liberazione che nel suo racconto ha i toni della piccola storia di paese. «Pensi che il neo sindaco di Dronero non voleva affacciarsi al balcone del municipio perché era senza cappello». E mostrarsi a capo scoperto sarebbe stato un´intollerabile mancanza di rispetto verso le istituzioni e i concittadini. Altri tempi, tempi di cui Anna Aimar non si smette di parlare, rievocandoli per chi non li ha vissuti o preferisce rimuoverli. «E continuerò a farlo finché avrò fiato».

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Castelfidardo: Elisa Bacchiocchi presidente Anpi

Ingegnere, meno di trent'anni, preparata, attiva, donna. Questo, a grandi linee, é il pofilo con cui é stata presentata Elisa Bacchiocchi neo presidente della neonata sezione ANPI di Castelfidardo.

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CASTELFIDARDO, 20 settembre 2009 - Elisa risponde a pieno titolo a quello che é nelle intenzioni dell'organizzazione, ovvero che siano le nuove generazioni a condurre l'ANPI di qui in avanti,meglio ancora se donne. Questo per rendere parziale giustizia a quelle tante donne inermi trucidate dalla furia del regime prima e nazifascista poi, ma é anche un onore al merito di quelle tante donne che sono state protagoniste della Resistenza e della storia politica di questo Paese come Tina Anselmi, Nilde Iotti tanto per fare degli esempi. In una sala consiliare colma, alla presenza del sindaco Soprani, dei presidenti regionale e provinciale dell'ANPI Re e Bianchinini, del presidente di Osimo Duranti, Elisa Bacchiocchi si é fatta carico della responsabilità di condurre una sezione che ha tutte le prorogative per fare bene. Sono già più di venti gli iscritti che immediatamente hanno dato la loro adesione ed altri ne stanno arrivando. Al vuoto che incombe sulle giovani generazioni, vuoto in cui s'inseriscono vecchi rigurgiti o falsi valori, le famiglie, le istituzioni, la scuola in primis, ma anche l'ANPI, sono chiamati a colmarlo facendo conoscere ai giovani i nostri principi, i principi che animano la Costituzione nata dalla Resistenza e dall'Antifascismo, principi questi hanno reso questo Paese un paese civile, democratico, libero, e unito. E proprio la parola unità é stata il motivo trainante della serata. Non a caso per la data di costituzione della sezione fidardense é stata scelta quella del 18 settembre. Centoquarantanove anni or sono, proprio in questa città, si compiva un pezzo di quella grande epopea per l'unità nazionale e che terminerà solo con il primo conflitto mondiale. Una coincidenza voluta quella del 18 settembre (1860/2009), a ribadire il concetto che l'Italia moderna, quella che noi conosciamo, si é formata con due grandi eventi: il Primo ed il Secondo Risorgimento italiano.
A suggello di questa unione ideale, per bocca del presidente regionale Re, l'ANPI ha proposto al Sindaco Soprani una conferenza nazionale, nel quadro del 150° dell'Unità d'Italia, sulle strette connessioni che intercorrono tra i due momenti storici, proposta accolta con calore dalla sala quanto dal primo cittadino di Castelfidardo. La sala ha rivolto pure un caloroso abbraccio a Elisa Bacchiocchi quando, ricevendo il tricolore dell'ANPI della sezione portole da un anziano partigiano, l'ha riposta sull'asta portabandiera, a confermare quel passaggio ideale generazionale che fa sì che l'ANPI e i valori che rappresenta e difende, hanno un futuro, e continuano ad essere una prospettiva e una speranza per questo Paese. La stessa speranza che Elisa ha donato al vecchio partigiano Valdimiro Paolini, recandogli visita il giorno appresso.
Nella sala, prima dell'omaggio e augurio della Fondazione Ferretti, alla presidente dell'assemblea Duranti, é pervenuto un documento ufficiale a firma del Comandante del Corpo d'Armata inglese in Italia Gen. Alexander, che attesta la propria gratitudine ai partigiani e, nel caso specifico, al cittadino di Castelfidardo Carini ,presente in sala, che con la sua presenza applaudita conferma la propria disponibilità a donare la propria esperienza nelle circostanze che si prospetteranno da qui in avanti. Un "in bocca al lupo" a Elisa Bacchiocchi, ai democratici, ai liberali e antifascisti fidardensi che si sono già uniti e si uniranno a lei nell'ANPI. Un grazie di cuore a Lorella Pierdominici, Amorino Carestia,Cesare Campanari, che più di ogn'altro hanno voluto questa sezione e a Marta Monaci e Katia Senigagliesi, che accompagneranno anch'esse l'ANPI in questo doveroso compito.

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GLI ALPINI RICORDANO VIAN

CUNEO, 19 settembre 2009 - Cerimonia in ricordo di Ignazio Vian questo pomeriggio presso la caserma del 2° Reggimento Alpini a lui intitolata a Cuneo, in frazione San Rocco Castagnaretta. La cerimonia fa parte degli avvenimenti organizzati per ricordare il 60esimo anno dell’Associazione Partigiana Ignazio Vian e l’eccidio di Boves. Nato a Venezia nel 1917, Vian assunse il comando di 150 partigiani sulle alture della Bisalta per rispondere alla minaccia tedesca dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Un anno più tardi, il 19 settembre, la formazione guidata da Vian si sarebbe scontrata duramente con le SS comandate dal Maggiore Joachim Peiper che avrebbe poi dato ordine di dare fuoco a Boves, uccidendo 32 civili incolpevoli e radendo al suolo 44 case. La Brigata comandata da Vian continuò incessante la guerriglia contro l’esercito tedesco raggiungendo la val Corvaglia. Nell’aprile del 1944, il comandante partigiano cadde in mano dei nazifascisti. Venne ripetutamente torturato perché rivelasse nomi e luoghi della Resistenza, ma non cedette. Nel timore di non poter più resistere, dopo settimane di torture, si svenò nel carcere. Fu curato e tre mesi dopo l'arresto, quando a malapena riusciva a reggersi in piedi, i nazifascisti lo impiccarono a un albero nel centro di Torino, con Battista Bena, Felice Bricarello e Francesco Valentino.
Per il suo comportamento Vian meritò la medaglia d’oro alla Reistenza. La commemorazione organizzata dall’Associazione 'Ignazio Vian' è proseguita alla Certosa di Chiusa Pesio, dove è stata deposta una corona di fiori in memoria dei caduti con l’attesa partecipazione del Procuratore Capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli.

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Da oggi le commemorazioni dell'eccidio del 1943

BOVES, 19 settembre 2009 - Intenso e sentito come tutti gli anni il programma, tra oggi e domani, per ricordare la rappresaglia del 1943 delle SS di Peiper su Boves. Sono coinvolti Comune (Assessorato alle manifestazioni e Assessorato alla cultura), Parrocchia (con nuova 'veglia notturna di preghiera' in San Bartolomeo, per ricordare i due preti morti quel giorno, il parroco don Bernardi ed il suo curato don Ghibaudo, ivi inclusa presentazione, a cura di monsignor Aldo Martini e di don Martino Pellegrino, di ricerca a cura degli ex-sindaci Piergiorgio Peano e Luigi Pellegrino, questa sera alle 20.30, edita da Primalpe Costanzo Martini, 'Testimoni di verità e libertà'), Scuole (lavoro delle classi V a e B in collaborazione con Sandro Gastinelli, presentato al Borelli, domani mattina, alle 10.30 circa, 'Scuola Aperta Dossier: dal 19 settembre 1943 alla Scuola di Pace')... La posa delle corone ai Sacrari avrà luogo domani mattina dalle 9.30, prima della celebrazione ufficiale, alle 10, all'Auditorium Borelli, la Messa in ricordo delle vittime in Parrocchiale è fissata alle 18.30 di questa sera. Oggi alle 16.45 vi sarà concerto al Borelli della nota pianista Alessandra Rosso (già protagonista di varie iniziative benefiche, a Boves e Cuneo), accompagnata dal clarinetto di Paolo Montagna (ricco programma di musiche, da Mozart a Donizetti, a Rossini a Saint-Saens). Nella introduzione don Aldo Benevelli ricorderà i sacerdoti bovesani che sostennero la Resistenza. Durante il concerto vi sarà nuovo omaggio ad altro prete locale, don Franco Martini, parroco in Alta Valle Stura, scomparso nel 2006 (travolto da slavina).

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OGGI BATTIATO RICORDA MONTE SOLE

Franco Battiato

MARZABOTTO, 19 settembre 2009 - L’eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 sulle colline della provincia di Bologna, nel quadro di un’operazione di rastrellamento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana ‘Stella Rossa’.Nella frazione di Casaglia di Monte Sole la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa di Santa Maria Assunta, raccogliendosi in preghiera: irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il sacerdote, don Ubaldo Marchioni, e tre anziani. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 195 vittime, di 28 famiglie diverse tra le quali 50 bambini.Fu l’inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno; le truppe si mossero all’assalto delle abitazioni, delle cascine, delle scuole. La violenza dell’eccidio fu inusitata. Fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, dopo sei giorni di violenze, il bilancio delle vittime civili si presentava spaventoso: oltre 800 morti. Alla fine dell’inverno, fu ritrovato sotto la neve anche il corpo decapitato del parroco, Giovanni Fornasini.A 65 anni da quel tragico settembre del 44, quest’anno la strage di Montesole verrà commemorata con un evento speciale: infatti è stato chiamato per l’occasione Franco Battiato che, con la sua poetica e delicata musica e con pratiche meditative, creerà magia, misticismo e riflessione in ricordo dei terribili eccidi tedeschi.Al Poggiolo di Monte Sole di Marzabotto, oggi pomeriggio alle 15:30, l’artista canterà tre brani per onorare le vittime: “Ombra della luce”, “Haiku” e “Sacre sinfonie del tempo”.“Chiederemo al pubblico il silenzio e l’immobilità, per imitare il silenzio e l’immobilità, dei morti. Un’esperienza di morte fatta da vivi”, spiega don Arrigo Chieregatti (associazione Dialoghi). “Vorremmo che i presenti non applaudissero nemmeno – precisa Chieregatti – affinché il suono e le parole penetrino in profondità”.Maura Pozzati, assessore alla Cultura della Provincia di Bologna, sottolinea in primo luogo il titolo dell’evento: Concerto e meditazione nella consapevolezza degli eccidi di ieri e di oggi. “Alle arti – spiega Pozzati – spetta non soltanto il compito di ricordare ma anche quello di denunciare, per esempio coniugando concerto e meditazione”.

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Berlino, l’aeroporto di Hitler diventerà un parco pubblico.

Tempelhof

BERLINO, 18 settembre 2009 - Tempelhof sarà un’area verde dove passeggiare, prendere il sole, fare il picnic o girare in bicicletta. L’annuncio è arrivato qualche giorno fa dopo che per mesi si era discusso sui vari progetti per il recupero e la riconversione dell’area dismessa come scalo aereo. I progetti C’era chi aveva immaginato di aprirvi un gigantesco centro commerciale, chi aveva pensato ad un quartiere a luci rosse, chi immaginava un’arena per concerti all’aperto e chi una clinica medica per i vip, dotata di piste di atterraggio per i voli privati. L’architetto Jakob Tigges, docente del Politecnico di Berlino, aveva addirittura progettato di innalzarvi una montagna alta mille metri con tanto di rifugi e piste da sci. Ma tra le molteplici proposte, quella che sembrava più concretamente realizzabile, era la costruzione di un area residenziale con palazzine di lusso e tanti negozi. Un’opzione questa contestata vivacemente da molti cittadini di Berlino che hanno dato vita all’iniziativa «Tempelhof per tutti», animata da esponenti della Linke e dei Verdi, decisi a battersi con ogni mezzo contro i tentativi di speculazione edilizia e contro l’uso commerciale dell’ex aeroporto. Durante la scorsa estate non erano mancate manifestazioni di protesta e scontri con le forze dell’ordine. Il punto è che Tempelhof non è un aeroporto come gli altri. Quella struttura, con i suoi marmi algidi e monumentali, rappresenta per la memoria storica dei berlinesi qualcosa di irrinunciabile. Non solo è stato l’aeroporto di Hitler, quello che il nazismo aveva eletto a scalo simbolo del regime, ma è stato soprattutto l’aeroporto del «ponte aereo». Lì atterrarono gli aerei inglesi e americani che dal giugno 1948 al maggio 1949 rifornirono la città di viveri e medicinali consentendole di resistere al blocco deciso dai sovietici. Tempelhof è diventato un simbolo della guerra fredda, un’icona della lotta per la libertà. Ecco perché quando l’amministrazione cittadina ha decretato per ragioni economiche la chiusura dello scalo si è scatenata una potente mobilitazione con tanto di petizione per mantenerlo in funzione e referendum popolare (che ha avuto molti consensi, ma non il quorum). Il sogno si avvera Adesso la decisione è presa. Là dove c’erano hangar, piste di decollo e uffici, ci sarà un’enorme distesa d’erba, un’oasi di pace nel mezzo della città, aperta a tutti e facilmente raggiungibile con la metropolitana o in bicicletta. E con i suoi oltre 300 ettari di superficie, quello di Tempelhof sarà addirittura il parco cittadino più grande di Berlino, superiore in ampiezza perfino al Tiergarten. La riconversione della struttura avverrà gradualmente e se ne prevede la conclusione definitiva tra otto anni. Ma i lavori di bonifica sono iniziati e già dal prossimo maggio dovrebbero sparire le recinzioni che attualmente delimitano il perimetro dell’ex scalo aereo.

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Da "Il Giornale di Barga" del 5 settembre 2009 riportiamo l'articolo:

UNA MEDAGLIA D'ORO PER IL COMANDANTE PARTIGIANO DUCCESCHI

BARGA, 18 settembre 2009 - Durante la cerimonia che ha visto la visita del veterano della Buffalo Joseph Hairston a Sommocolonia, era presente anche la figlia del comandante partigiano Manrico Ducceschi. Il suo gruppo di partigiani fu protagonista anche della tragica battaglia di Sommocolonia.
Nell'occasione ci ha parlato di una iniziativa che sta seguendo e che punta a fare insignire il padre della Medaglia d'Oro al Valor Militare. Per far questo è necessario raccogliere diverse firme e chi volesse partecipare può consultare il sito che vi indichiamo sotto e seguire tutte le indicazioni del caso.
Manrico Ducceschi - conosciuto con il nome di battaglia "Pippo" -è stato un comandante partigiano italiano.
L'8 settembre 1943, lo trovò a Tarquinia, allievo ufficiale del V Rgt. Alpini. Riuscì a sottrarsi alla cattura e a fare ritorno nella sua città, ove entrò in relazione con ex compagni di studi, militanti dei gruppi Giustizia e Libertà di Firenze, vicini al Partito d'Azione, dandosi successivamente alla macchia per partecipare alla Resistenza italiana con il nome di battaglia di "Pontito" prima e di "Pippo" successivamente. Già a metà settembre costituì la prima "Brigata Rosselli" e, stabilito il quartier generale alle Tre Potenze, assorbì alcune formazioni minori del Pistoiese e della Lucchesia. Il 16 marzo 1944 la formazione assunse la denominazione ufficiale di "Esercito di Liberazione Nazionale -XI Zona Patrioti" con caratterizzazione dichiaratamente apartitica ed operante fra la Garfagnana , la valle della Lima, la Valdinievole e la Montagna Pistoiese.
Un
a delle operazioni principali della formazione fu l'intercettazione al Passo dell'Abetone del Contrammiraglio giapponese Toyo Mitunobu che permise di raccogliere documenti importanti per le successive operazioni belliche degli Alleati nel Pacifico.
Grazie agli ottimi rapporti mantenuti con gli Alleati, tramite agenti dell'OSS paracadutati, la formazione poté ricevere alcuni rifornimenti con aviolanci. Dopo l'arrivo degli Alleati della V Armata, dall'ottobre 1944, la formazione, inquadrata in forma di reparto regolare ed organico, sarà denominata "Battaglione Autonomo Patrioti Italiani Pippo", e con divise ed equipaggiamento americano, fu destinata al controllo di ben 40 chilometri di fronte, in corrispondenza della "Linea Gotica", dalla Garfagnana all'Appennino Pistoiese, contrastando valorosamente le forze tedesche ed alcuni contingenti delle Divisioni "Italia", "San Marco" e "Monterosa" della RSI. Dopo lo sfondamento della "Linea Gotica", la formazione affiancò le truppe Alleate nell'avanzata e con esse, spesso precedendole, partecipò alla liberazione di Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Lodi, entrando quindi in Milano e arrivando fino al confine svizzero. Rientrata trionfalmente in Toscana, il 6 di giugno del 1945, all'Abetone, alla presenza di ufficiali alleati, la formazione fu infine sciolta con l'onore delle armi.
Alla fine della guerra, il Comandante partigiano Pippo fu insignito della Bronze Star Medal al valor militare da parte degli Alleati, ma non ebbe alcun riconoscimento né da parte delle organizzazioni partigiane, nè da parte dello Stato Italiano. Per rimediare a questa grave dimenticanza è nata l'iniziativa "Una Firma per Pippo": raccogliamo tutti insieme le firme necessarie per richiedere la concessione di una Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.
A tal fine si può scaricare dal sito web dedicato a Manrico Ducceschi www.manricoducceschi.it l'apposito modulo di raccolta, stamparlo, compilarlo, farlo girare, raccogliendo firme tra amici, parenti e conoscenti interessati all'iniziativa, e infine contattare l'indirizzo di posta elettronica info@manricoducceschi.it per le modalità di invio. 

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DELEGAZIONE A CEFALONIA PER 66* ANNIVERSARIO ECCIDIO

Bari, 18 settembre 2009 - Una delegazione ufficiale del Consiglio regionale e dell'Associazione Consiglieri della Puglia sara' a Cefalonia da martedi' 22 a giovedi' 24 per commemorare il 66* anniversario della strage compiuta dai tedeschi nel settembre 1943. Guidata da Gianmario Zaccagnino, in rappresentanza dell'Ufficio di presidenza e da Giuseppe Abbati, Angelo Rossi e Gino Ferlicchia la missione pugliese onorera' la memoria dei militari italiani caduti nei combattimenti e nella successiva rappresaglia operata dai nazisti nella quale furono uccisi oltre cinquemila soldati della divisione Acqui. Mercoledi' 23, in particolare, e' prevista alle 10,30 una cerimonia ad Argostoli, nel corso della quale, alla presenza delle autorita' locali, verra' scoperta una lapide, fatta incidere dalla Regione Puglia.

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Addio al comandante "Nardo", simbolo della Resistenza di Parma

PARMA. 17 settembre 2009 - E' morto Leonardo Tarantini. Un personaggio-simbolo della storia di Parma e della Resistenza che portò alla Liberazione della città. 

Come capo di stato maggiore, anzi, il "comandante Nardo"  fu proprio tra coloro che pianificarono il piano per ridare a Parma la libertà nell'aprile del 1945.Aveva 89 anni. 

Era poi stato per tanti anni presidente dell'ANPI, e ne era tuttora presidente onorario.Sabato dalle 8,30 alle 11,30 ci sarà la camera ardente nella sede ANPI di piazzale Barbieri, poi il corteo funebre.

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19 settembre, Pietrasanta:  65° anniversario della Liberazione di Pietrasanta

Pietrasanta, 17 settembre 2009 - L’Amministrazione Comunale e l’ANPI sezione “Gino Lombardi” , sabato 19 settembre, organizzano  una cerimonia commemorativa, che si svolgerà secondo il seguente programma. Ore 9,30: concentramento delle autorità, delle associazioni e dei cittadini in piazza dello Statuto. Deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti Ore 10,00: Teatro Comunale, proiezione per gli studenti delle scuole superiori cittadine del documentario “Inside Buffalo” di Fred Kuworrnu, dedicato al sacrificio dei soldati afroamericani della 92^ Divisione di Fanteria “Buffalo”durante la Campagna d’Italia (1944-45).

18-19 settembre 1944, la Liberazione di Pietrasanta

Nel tardo pomeriggio del 18 settembre 1944, dopo un combattimento al Baccatoio, presso il cimitero urbano, nel quale resta ferito il partigiano Luca Bigi, una ventina di partigiani della “Bandelloni” e due carri armati americani entrano in città, dove, all’imbrunire, giunge anche una pattuglia americana, di cui fanno parte pure dei volontari italiani aggregati alle truppe statunitensi, proveniente dalla via Aurelia. Nella notte arriva l’intera formazione e, la mattina successiva, i reparti del 434° battaglione di fanteria americano, mentre il 435° si attesta a Fiumetto e lungo il viale Apua. Truppe inglesi del 37° e 47° reggimento occupano Capezzano e Capriglia: la città è finalmente libera. Per ricordare l’evento,  l’ANPI sezione  “Gino Lombardi”, il PD, PdCI, RC e la Fondazione DS , con l’adesione dell’ARCI, organizzano il concerto “Resistenza- Canzoni, letture e testimonianze della lotta partigiana” della band Yo Yo Mundi, originaria di Acqui Terme (AL). Nata alla fine del 1988, nel suo percorso musicale ha spaziato dal combat folk alla canzone d'autore e negli anni ha allargato i suoi orizzonti artistici a contaminazioni con altre arti quali il cinema, il teatro e la letteratura. Protagonisti di tour musicali in Italia e all’estero, dal 2005 gli Yo Yo Mundi presentano anche lo spettacolo  La Banda Tom e altre Storie Partigiane, dedicato alla banda partigiana trucidata dai nazi-fascisti il 15 gennaio del 1945 a Casale Monferrato, da cui nascono prima un miniCD omonimo, poi un album dal vivo e un dvd intitolati “Resistenza con le immagini della serata e le testimonianze di partigiani raccolte dal regista del documentario Matteo Bellizzi.

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Camera ardente in Cgil per il partigiano "Frio"

PIACENZA. 17 settembre 2009 - Camera ardente allestita nel salone Nelson Mandela della Cgil, per il partigiano Antonio Venturati mancato lunedì scorso a 85 anni. "Frio", questo il suo nome di battaglia, era un operaio di fonderia e nel 1956 aveva aiutato nella ricostruzione della Camera del Lavoro. Il difficile clima post guerra di Liberazione, la sua militanza nel sindacato che gli costò il lavoro all'Arsenale, lo spinsero a cercare fortuna, insieme alla moglie, in Francia come tanti piacentini dell'epoca. Ma il legame con la sua città non è mai venuto meno nell'arco degli anni: sabato mattina le sue ceneri e quella della moglie, scomparsa lo scorso anno, saranno disperse nel Po, luogo che gli avevi fatti incontrare da ragazzi. L'orazione civile è stata tenuta da Mario Cravedi, presidente provinciale Anpi, con interventi di Giuseppe Genesi, responsabile Cgil per l'Arsenale e dall'assessore alla Salute Giovanna Palladini. Presenti anche Gianni Copelli, segretario territoriale Cgil, e Carla Antonini, direttrice dell'istituto storico della Resistenza.

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E' MORTO JAHNKE, STUDIOSO DELLA RESISTENZA TEDESCA AI NAZISTI

Berlino, 17 settembre 2009 - Lo storico tedesco Karl Heinz Jahnke, che ha portato alla luce molte pagine sconosciute della resistenza tedesca al regime di Hitler, e' morto a Rostock all'eta' di 75 anni. Professore di storia tedesca contemporanea all'Universita' di Rostock, dove ottenne la cattedra nel 1967, Jahnke e' stato uno dei principali studiosi del nazionalsocialismo e al tempo stesso uno dei protagonisti del rinnovamento storiografico dell'accademia del suo paese.

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ANPI SCRIVE A PETRUCCI (CONI) SU COMPORTAMENTO PRESIDENTE UITS

Roma, 16 settembre 2009 - Lettera dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia al presidente del Coni, Giovanni Petrucci, per richiamarne l'attenzione sul comportamento di Ernfried Obrist, presidente nazionale dell'Uits, l'Unione italiana tiro a segno, in una vicenda che l'Anpi definisce "sconcertante oltre che grave sotto il profilo del rispetto dei princi'pi e delle norme che permeano la nostra Carta Costituzionale"."Il giorno 25 aprile, anniversario della Liberazione -scrive l'Anpi- Ernfried Obrist, presidente Nazionale dell'UITS (Unione italiana tiro a segno), ente pubblico posto sotto la vigilanza del ministero della Difesa e riconosciuto dal Coni, si faceva riprendere fotograficamente, nei locali del tiro a segno di S. Arcangelo di Romagna (Rimini), in atteggiamento di evidente consonanza con degli individui che indossavano le divise della Waffen-SS, imbracciando anche armi, le famigerate squadre militari tedesche autrici, tra le altre, delle stragi di Marzabotto e di S. Anna di Stazzema". "Si tratta -scrive ancora l'Anpi nella lettera al presidente del Coni Petrucci- di un gesto gravemente offensivo della memoria delle migliaia di vittime innocenti dei crimini di guerra nazisti, oltre che di un palese reato di apologia di nazismo. La vicenda e' balzata sulle cronache locali e nazionali, grazie anche alla presa di posizione dell'Anpi di S. Arcangelo, sostenuta dal Comitato provinciale Anpi di Rimini, della denuncia del sindaco di S. Arcangelo e di una interrogazione parlamentare a firma dell'onorevole Manuela Ghizzoni che non ha ancora avuto risposta. Ad aggravare ulteriormente il tutto e' il comportamento dello stesso Presidente Obrist che -conclude l'Anpi- si trincera dietro 'leggeri' atteggiamenti autoassolutori francamente inaccettabili. Tra l'altro lo stesso dichiara di avere manifestato le sue scuse all'Anpi, attese invano, atto che conferma l'intenzionalita' oltraggiosa".

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Oggi funerali di Corrado Vezzoni, combattente per la Libertà

Stazzema, 16 settembre 2009 - Oggi pomeriggio, alle 15, presso la chiesa parrocchiale di Pontestazzemese si terranno i funerali Corrado Vezzoni,  combattente della Libertà, classe 31 dicembre 1924, deceduto nelle prime ore della giornata di ieri  dopo una lunga malattia che sull’ultimo lo aveva allettato.  Fu giovane partigiano nel gruppo di Aristdemo Pierotti, nome di battaglia “Pelle”, allogato presso la Fania , vicino agli alpeggi di Pruno e Cardoso. Ogni anno, in occasione del 25 Aprile, anche quando  l’avanzare dell’età  lo aveva  costretto a stare fra le mura domestiche, esponeva il tricolore dal terrazzo della sua abitazione a Pontestazzemese. Il 13 maggio1985 ricevette a firma del  Ministro della Difesa Giovanni Spadolini  e del Presidente della Repubblica  Sandro Pertini il Diploma d’onore  come combattente per la libertà d’Italia. Alcune sue preziose testimonianze  sulla vita partigiana e sul Gruppo di Aristodemo Pierotti, seppure rilasciate  in forma orale, sono state raccolte da un suo nipote ed inserite nel dossier Martiri di Mulina di Stazzema. Nel Gruppo di Aristodemo Pierotti militarono anche partigiani della prima ora, uomini che avevano aderito ai Cacciatori delle Apuane del compianto comandante partigiano Gino Lombardi, come il partigiano Giuseppe Turba. La salma di Corrado Vezzoni sarà tumulata nel cimitero di Pontestazzemese. Sono state rispettate le sue volontà: di morire a casa, che i suoi funerali fossero celebrati dal precedente parroco di Pontestazzemese, don Paolo Formiconi., e che il suo corpo riposasse nella terra. È annunciata anche la presenza della bandiera partigiana della sezione Anpi Gino Lombardi di Pietrasanta e una delegazione della sezione. Corrado Vezzoni è morto a pochi giorni della celebrazione del 65° anniversario della  Liberazione  della Versilia.

Giuseppe Vezzoni

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Vernio ricorda la Liberazione

VERNIO, 16 settembre 2009 - Si aprirà sabato alle 17 lo storico portone di Palazzo Bardi a San Quirico di Vernio per l’anniversario della Liberazione, con letture animate, accompagnate da musica dal vivo e ispirate a episodi avvenuti in Valbisenzio durante la Seconda guerra mondiale. I testi sono tratti da “La direttissima ferita” della serie i tascabili della Memoria. Lo spettacolo si intitola “Memorie dalla linea gotica. Le donne di Turbola. Storie di vita di guerra ed emozioni in musica”. Le voci recitanti sono di Barbara Fiaschi e Massimo Ramazzotti, accompagnati da Marcello Becattini alla chitarra e Carlotta Vettori al flauto. Saranno presenti il sindaco Cecconi e il vice Lucarini. Alla fine dello spettacolo aperitivo per tutti gli intervenuti a base di prodotti tipici locali. La partecipazione è libera. Per informazioni si può contattare Rossella (cell. 3355312904) o Sandra (3355312981).

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Massarosa: una cerimonia per il 65° anniversario della liberazione

MASSAROSA, 16 settembre 2009 - Il Comune di Massarosa ha organizzato per giovedì 17 settembre alle 18.15 una cerimonia e una tavola rotonda per commemorare il 65° anniversario della liberazione della città, ricordando la figura del partigiano Gianluca Spinola.  L'amministrazione comunale, in collaborazione con l'Anpi - sezione Viareggio, Camaiore e Massarosa, ha organizzato per giovedì 17 settembre 2009, una cerimonia commemorativa per ricordare il 65° anniversario della liberazione di Massarosa. Alle 18,15 ci sarà la deposizione di una corona d'alloro ai piedi della lapide in piazza G.M. Taddei a cui seguirà, nella sala consiliare, un approfondimento sulla figura di Gianluca Spinola curato dal professor Stefano Bucciarelli dell'Istituto Storico della Resistenza-deputazione di Viareggio e da Ludovica Antonini. "Abbiamo voluto focalizzare l'attenzione su figure locali della resistenza iniziando da Gianluca Spinola, con l'intento di proseguire nei prossimi mesi, con incontri nelle scuole su altre figure importanti come Ciro Bertini, Giancarlo Taddei, Don Del Fiorentino e Anna Rosa Nannetti, sopravvissuta alla strage di Marzabotto- spiega l'assessore alla cultura Riccardo Rolle - per dare ai ragazzi la possibilità di approfondire alcune delle pagine più importanti della nostra storia".

Gianluca SPINOLA era figlio del marchese Luigi e della contessa Luisa Elia.
Dopo la licenza liceale fu arruolato nell'Arma di cavalleria, prima alla Scuola di Pinerolo e poi, da tenente, nel Reggimento Guide a Parma. Mandato in Africa negli Squadroni Spahis, fu impegnato sulla frontiera tunisina e poi su quella cirenaica, dove combatté negli Squadroni corazzati.
Rimpatriato per malattia e assegnato ai reparti corazzati della scuola di Civitavecchia, fu colto dall'armistizio mentre si trovava nei pressi di Firenze. Spinola cominciò subito la Resistenza. percorrendo la Val di Sieve a bordo della sua autoblinda, tendendo imboscate ai mezzi tedeschi che passavano sulla via Aretina. La sua base era una vasta tenuta agricola di suoi famigliari, dalla quale Spinola (in contatto con i partigiani delle Brigate Garibaldi "Spartaco Lavagnini" e "Guido Boscaglia") muoveva contro i nazisti.
L'attacco a una colonna motorizzata tedesca, che causò ingenti perdite al nemico, fu fatale a Gianluca Spinola e ad altri tre partigiani (Francesco Piredda, Franco Stucchi Prinetti e Vittorio Vargiu), che erano con lui. Portati nel Mastio di Volterra, i quattro furono atrocemente torturati e, due giorni dopo (proprio mentre si compiva la strage dei 77 minatori di Niccioleta), portati a Castelnuovo ed eliminati dai tedeschi.
Una lapide ne ricorda il sacrificio a Castelnuovo.

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LA PROVINCIA SNOBBA I PARTIGIANI

 

TREVISO, 15 settembre 2009 - Pian del Cansiglio - La Provincia diserta il raduno dei partigiani in Cansiglio: ieri, al tradizionale raduno organizzato annualmente dalle associazioni partigiane del trevigiano, bellunese e pordenonese in ricordo del rastrellamento nazi-fascista del 1944 mancava solo la Provincia di Treviso.Un'assenza che ha scatenato una dura reazione di Luca De Marco, consigliere provinciale di Sinistra e Libertà, che la ritiene ingiustificata: “quella del 13 settembre è la più importante celebrazione che si tiene in provincia a ricordo della lotta di Liberazione”. Ieri in Cansiglio erano presenti numerosi sindaci delle tre province, presente pure una rappresentanza della Provincia di Belluno, ora anch’essa a guida leghista. Ma per la Provincia di Treviso non era presente né il gonfalone né il Presidente o qualche assessore in rappresentanza dell’Ente, come invece era sempre accaduto negli anni precedenti. A giustificare l’assenza del Gonfalone dalla Provincia motivi di ristrettezze economiche. La Provincia di Treviso fa sapere, infatti, che "non è sta concessa la presenza dell’emblema provinciale per le difficoltà amministrative del momento legate al vincolo del Patto di Stabilità". "L’amministrazione provinciale non può concedere ai propri dipendenti ulteriori straordinari fuori dal servizio regolare - precisa lo staff del Presidente Muraro - Comunque è disponibile a concedere, come ha sempre fatto, il Gonfalone istituzionale qualora ci sia del personale in divisa che possa ‘scortarlo’ secondo le regole protocollari". "Premesso che le ristrettezze economiche non giustificano comunque l’assenza del presidente o di un suo delegato - commenta De Marco - non si capisce come una incombenza di modesta entità come l’invio del Gonfalone possa mettere in difficoltà le casse provinciali, dato che la Provincia sta per inaugurare una costosissima nuova sede al Sant’Artemio e, nelle ultime settimane, sta raggranellando risorse destinate ad altri impieghi per finanziare una martellante quanto inutile campagna pubblicitaria per rèclamizzare il trasferimento nella nuova sede”.

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L'estrema destra sbarca in Val d'Aosta

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AOSTA, 15 settembre 2009 - C'è un'aria molto tesa nella politica in Val d'Aosta che nemmeno la bellezza delle montagne riesce a stemperare. Il centrosinistra e una parte della società civile è preoccupata per l'apertura nelle regione di una sezione di Casa Pound Italia, il netowrk di centri sociali di estrema destra a stampo fascista.

"Noi associazioni, Partiti, movimenti e cittadini antifascisti  - si legge in un comunicato diffuso stamattina alle agenzie - esprimiamo viva preoccupazione rispetto all'annunciata apertura in Valle d'Aosta di una sezione di Casa Pound".  "La riteniano - si legge nell'appello - un'offesa al nostro ordinamento repubblicano e democratico, frutto del sacrificio della Resistenza antifascista. Casa Pound è un'associazione che ha chiari riferimenti nell'ideologia mortifera del Fascismo, propone la riscrittura della nostra Costituzione, inneggia a Mussolini e solidarizza con l'ex terrorista nero Luigi Ciavardini. Ci appelliamo alle istituzioni, affinchè garantiscano il rigoroso rispetto della legalita' repubblicana, considerati i problemi all'ordine pubblico dovuti all'apertura in altre citta' di sedi di Casa Pound". L'apertura di una sezione di militanti di estrema destra ha messo in subbuglio gli esponenti di centrosinistra e di sinistra tanto da scrivere: "Ci appelliamo a tutti coloro che si riconoscono nella Costituzione italiana e nello Statuto della Regione autonoma Valle d'Aosta, affinche' si attivino per la difesa e la promozione dei valori e dei principi della democrazia e dell'antifascismo".  L'appello è stato firmato da: Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d'Aosta, da Ida Desandre' (partigiana sopravvissuta al campo di concentramento di Bergen Belsen), e da Anpi, Arci, Acli, Legambiente, Partito della Rifondazione Comunista, Associazione Valdostana Loris Fortuna, Vda Vive, Partito dei Comunisti Italiani, Movimento Verdi Alternativi, Giornalisti contro il razzismo VdA, Comitato amici del Viale della Pace, Partito Democratico, Italia dei Valori, Renouveau Valdotain, Arci-Gay, Sinistra Valdostana.

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COMUNE PARTE CIVILE PER STRAGE DI MORELLO

Il consiglio comunale approva l'ordine del giorno all'unanimità

SESTO FIORENTINO, 14 settembre 2009 - Il Comune di Sesto Fiorentino è pronto a costituirsi parte civile nel procedimento penale relativo all’“eccidio del Lunedì di Pasqua” del 10 aprile 1944. Il Consiglio comunale, nell’ultima seduta, ha infatti approvato all’unanimità l’ordine del giorno della giunta che consentirà al Comune di prendere parte all’eventuale processo per la strage nazista nella quale furono trucidati sette civili sestesi in località Ceppeto, sul Monte Morello. Tempi e modalità del procedimento penale, negli ultimi giorni, potrebbero essere tuttavia cambiati: il procuratore presso il Tribunale militare di Verona Marco de Paolis ha appreso la notizia del decesso di Gustav Brandt, sottotenente d’ordinanza della divisione corazzata “Hermann Göering”, nei confronti del quale aveva emesso una richiesta di rinvio a giudizio. La probabile estinzione del procedimento a causa della morte dell’uomo non ha fatto venir meno la possibilità di dare finalmente un nome ai responsabili della strage di Morello. Secondo quanto ha reso noto lo stesso De Paolis, esiste infatti un ulteriore filone di inchiesta, attualmente in corso di svolgimento, a carico di altri appartenenti alla divisione corazzata “Hermann Göering” e relativo anch’esso all’“eccidio del Lunedì di Pasqua”. “Qualora se ne presentino le condizioni giuridiche – si legge nell’atto approvato dal Consiglio – si ritiene un doveroso atto di responsabilità civica, oltreché di ristabilimento della memoria storica nei confronti di quanti perirono nel cosiddetto “eccidio del Lunedì di Pasqua”, dei loro familiari e di quanti altri siano stati vittime di eccidi nazifascisti dei quali a tutt’oggi non siano stati assicurati alla giustizia i responsabili, la costituzione del Comune di Sesto Fiorentino quale parte civile nel procedimento eventualmente instaurato all’esito dell’inchiesta attualmente in corso di svolgimento”. “Sono molto contento – ha commentato il sindaco Gianni Gianassi – che un atto che esprime il desiderio di giustizia e il rispetto per la memoria dei civili uccisi sia stato approvato all’unanimità dall’assemblea cittadina”.
L’episodio di violenza nel quale persero la vita sette civili sestesi di età compresa tra i 38 e i 18 anni nella zona di Monte Morello fu aggravato – secondo quanto specificano gli atti del procedimento – dalla crudeltà e dalla premeditazione, nonché dal fatto che le vittime erano cittadini non belligeranti, i quali non prendevano parte alle operazioni militari.

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Tenerano non dimentica

Commemorazione delle vittime della strage nazista del 1944

FIVIZZANO, 13 settembre 2009 - Dopo Mommio, San Terenzo e Vinca, con la commemorazione del 65º anniversario dell’eccidio di Tenerano, stamani si chiudono le celebrazioni per le vittime delle stragi naziste nell’estate 1944. Il programma: alle 9 ricevimento delle autorità; 10 Messa in suffragio ai caduti; 10,30 commemorazione ufficiale tenuta da Mimmo Colonnata, delegato dal sindaco Paolo Grassi alla “Conservazione della memoria alle stragi nazi-fasciste”.
Questo il racconto del parroco Edoardo Farinelli, tratto dal libro “Per non dimenticare” su quanto accade il 13 settembre 1944 nella località di Tenerano: «I diabolici nemici, dopo aver bruciato quasi tutte le case del paese il 24 agosto, tornarono accompagnati da conosciuti...i quali avevo più volte benedetto; quel giorno mitragliarono l’intera famiglia di Pietro Antoniotti, composta dai genitori Pietro e Isolina, dal figlio Adriano e dalla sua sposa Laura con una bambina di due anni e mezzo. E le crudeltà quel giorno proseguirono con l’agghiacciante strage di un’altra famiglia, quella di Mario Furfori, la moglie Santina con quattro figli, il maggiore di 14 anni e il piccolo di soli 6 mesi e il babbo della sposa, Agostino».

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Forno ricorda il partigiano Tito

MASSA, 13 settembre 2009 - Manifestazione a Forno in onore di Tito. L’appuntamento è per questa mattina davanti alla casa socialista alle 10.30. Più tardi verrà depositata anche una corona nel luogo dove Marcello Garosi è morto. Dopo le recenti polemiche su Marcello Garosi “Tito”, comandante partigiano morto a Forno nell’eccidio del 13 giugno 1944 ad opera dei nazi-fascisti, nella casa socialista, si sono riuniti gli abitanti della frazione e altre associazioni partigiane.
L’assemblea ha ritenuto non corrispondenti al vero le dichiarazioni riguardanti Tito e le sue responsabilità relative agli scontri con i fascisti ad Altagnana del maggio e i fatti di Forno del giugno 1944, «anche perché è risaputo che Garosi si comportò con saggezza e moderazione, e per tali qualità era stato scelto a comandare le formazioni apuane dal Cln. Durante l’occupazione di Forno ai fascisti locali non fu fatta alcuna vessazione, anche il segretario del fascio di Colonnata non fu toccato. Chi accusa Tito sta condannando anche Ciro Siciliano, medaglia d’oro al merito civile, maresciallo comandante la stazione dei cc, che morì lo stesso giorno; e don Vittorio Tonarelli, parroco del paese in quei tempi, medaglia d’argento al merito civile, che si prodigò enormemente per salvare donne e bambini (a lui morto in questi giorni va il ricordo amichevole di molti paesani); entrambi questi eroi furono, infatti, dalla parte dei partigiani. L’Anpi, la Fivl , il Comune di Massa, la Provincia di Massa Carrara, dovrebbero intervenire quindi formalmente, denunciando chi le ha espresse, o producendo atti formali di condanna».

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66° anniversario dell'eccidio di Teverola

Sabato mattina, alle ore 11, nel cimitero comunale, sarà celebrato il 66esimo anniversario della morte dei 14 carabinieri e due civili uccisi dai nazisti a Teverola il 13 settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale.

 TEVEROLA, 12 settembre 2009 - Un evento organizzato dall’Ispettorato regionale dell’Associazione nazionale carabinieri, retto dal generale Domenico Cagnazzo, e dal Reparto territoriale dei carabinieri di Aversa, guidato dal tenente colonnello Francesco Marra. Saranno presenti i commissari straordinari del Comune. Una corona d’alloro sarà deposta al monumento in via Roma, che ricorda il sacrificio dei cosiddetti “martiri di Teverola”.

Era il 12 settembre 1943, quando i tedeschi incendiarono l’Ateneo di Napoli, saccheggiarono le abitazioni attigue e, sotto gli occhi degli abitanti del rione Porto, fatti appositamente radunare, trucidarono un marinaio che aveva lanciato bombe contro di loro. Quindi attaccarono la stessa caserma della stazione Porto. I 14 carabinieri della stazione, incuranti della schiacciante superiorità avversaria e pur consci di non poter ricevere alcun aiuto, reagirono con bombe a mano e con mitra. I tedeschi risposero al fuoco rabbiosamente. I carabinieri, esaurite le munizioni, furono circondati, sopraffatti e catturati. L’autocarro che trasportava i 14 militari dell’Arma sostò prima presso un campo di concentramento nei pressi di Aversa, poi raggiunse, durante la mattina del 13 settembre, la località “Madama Vincenza” nel Comune di Teverola. Alle 15, i carabinieri vennero condotti a piedi in un vallone, ai margini del quale erano piazzate quattro armi automatiche. Assieme a loro due cittadini di Casaluce, anch’essi condannati alla morte perché rifiutatisi di collaborare con le truppe tedesche. Due lunghe raffiche furono l’epilogo del tragico episodio. Subito dopo, uno dei nazisti, armato di pistola mitragliatrice, infierì sui morti e sugli agonizzanti, sparando all’impazzata. Alla memoria dei 14 carabinieri verrà concessa la medaglia d’argento al valor militare. Le salme dei valorosi militari riposano ora a Teverola, in un’unica tomba, voluta, dopo la liberazione, dall’unanime consenso degli abitanti teverolesi.

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Cerimonia per il 65° anniversario dell’Eccidio di Pietralta

Nell’occasione sarà inaugurato il monumento restaurato dedicato ai martiri

Montorio al Vomano, 12 settembre 2009 - Lo scorso 17 Aprile ricorreva il 65° anniversario dell’“Eccidio di Pietralta” dove caddero combattendo, per mano dei nazifascisti, due giovani partigiani di Montorio al Vomano, Giuseppe Valentini e Donato Di Giammarco, oltre a sei montenegrini e a due slavi agli ordini del capitano Mirko Jovanovic.

La Provincia di Teramo, che ha ottenuto la Medaglia d’Oro al Merito Civile nel 2005 per le battaglie che la propria comunità ha combattuto per la liberazione, ed il Comune di Montorio al Vomano celebreranno i caduti per la libertà (considerato che è stato impossibile farlo nella data della ricorrenza a causa del terremoto) con una cerimonia in programma domenica 13 settembre, alle ore 10, a Pietralta, nel comune di Valle Castellana, ed alla quale parteciperanno il Presidente, Valter Catarra, ed il Presidente del Consiglio, Mauro Martino.

“Nell’occasione – annuncia il Presidente del Consiglio, Mauro Martino – sarà inaugurato il monumento restaurato dedicato ai martiri. La nostra volontà è quella di celebrare il ricordo dei caduti del 17 aprile 1944 con il pensiero rivolto a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà”.

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INAUGURAZIONE DEL PARCO IN ONORE DEI MARTIRI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA

ROMA, 12 settembre 2009 - CENNI STORICI: Il Forte Bravetta è posto fra via Aurelia e via Portuense, fu realizzato su un'area di circa undici ettari (10,6 per l'esattezza). Situato nel XVI Municipio, ricade all'interno della riserva naturale Valle dei Casali. Destinato dal Pgr del 1962 a zona G4 (case unifamiliari con giardino), con il nuovo Pgr, a seguito dell'istituzione della riserva naturale, è classificato "Parco Istituito". La sua edificazione iniziò nel dicembre 1877 e terminò nel gennaio 1883. Costo complessivo: poco più di un milione di lire e con un'indennità di esproprio di 46mila lire. Denominato inizialmente "Casetta Mattei", proprio perchè realizzato a ridosso della strada consorziale di Casetta Mattei, costituiva il vertice sud-occidentale della cintura dei Forti. Dista circa tre chilometri dal Gianicolo, identificata nel sistema difensivo come "cinta di sicurezza", a sud-ovest rispetto a Porta San Pancrazio, mentre la distanza dal Forte Aurelia Antica (in asse a nord) è di 2.250 metri e dal Forte Portuense (a sud-est in posizione arretrata) di 2.350 m . Forte Bravetta, che dall'inizio del secolo era adibito a poligono di tiro per le reclute dell'Esercito, durante il regima fascista fu utilizzato come luogo di esecuzione delle sentenze di morte emesse dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato e dal Tribunale ordinario. Durante il periodo bellico (1940-1943), in particolare, molte e di diverse nazionalità furono le persone fucilate davanti al terrapieno per spionaggio o per provata intelligenzacon il nemico. Con l'occupazione militare tedesca della città (10 settembre 1943 - 3 giugno 1944) il Forte fu impiegato come luogo di esecuzione delle sentenze di morte emesse anche dal Tribunale Militare di Guerra germanico. Forte Bravetta divenne così parte significativa della storia di Roma, delle sue battaglie per la libertà, e luogo simbolo della resistenza romana, dove furono uccisi Fabrizio Vassalli, Guido Rattoppatore, Renato Traversi, Romolo Iacopini, don Giuseppe Morosini, Enzio Malatesta e Augusto Latini, solo per citarne alcuni.

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66° ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DEI VIGILI URBANI E DEI NETTURBINI

BARLETTA, 11 settembre 2009 - La mattina di domenica 12 settembre 1943, truppe tedesche, appoggiate dalla Prima Divisione Paracadutisti comandate da Walter Gericke, occuparono Barletta, giustiziarono dieci vigili urbani e due netturbini seminando terrore, morte e distruzione sulla popolazione inerme e atterrita.
Barletta, città Medaglia d’Oro al Valor Militare e al Merito Civile, onorata anche dall’assegnazione della Medaglia di Bronzo alla memoria di Addolorata Sardella che, coraggiosamente con Lucia Corposanto, soccorse il vigile Francesco Paolo Falconetti, ricorderà quei tragici avvenimenti.
In particolare, il Comune di Barletta, attraverso l’Archivio della Resistenza e della Memoria/Forum Associazioni per la Cultura , promuove incontri ai quali presenzierà il Sindaco, ing. Nicola Maffei.

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20 settembre commemorazione dei caduti in valle

Ponte di Loreto

TRIORA, 11 settembre 2009 - Si terrà domenica 20 settembre a Triora, località Loreto, la commemorazione dei caduti partigiani e civili della Valle Argentina. Si tratta di un incontro organizzata dall'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) sezione Arma - Taggia - Valle Argentina.
Si tratta dell'annuale raduno dei partigiani e civili caduti nella Valle Argentina nel periodo 1943-1945 ed in memoria dell'eroico Comandante della II Divisione Felice Cascione Vittorio Guglielmo 'Vittò, medaglia argento al Valore Militare.
L'inizio della commemorazione inizierà alle ore 9.30 con il raduno dei partecipanti presso la Chiesa di Loreto. Alle ore 10 sarà officiata la Santa Messa di suffragio celebrata da Don Antonio Robu. Successivamente sarà deposta la corona al monumento. Infine si terrà il saluto del sindaco di Triora Marcello Lanza e l'orazione ufficiale dell'avvocato Massimo Corradi. All'appuntamento parteciperà il Coro della Valle Argentina.

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Eccidio, anniversario dimenticato

NOLA, 11 settembre 2009 - Dieci italiani giustiziati per ogni tedesco ucciso. Fu questa la spietata quanto folle rappresaglia ordinata dai gerarchi nazisti dopo che l’8 settembre del 1943 l’Italia si era chiamata fuori dalla II guerra mondiale. E anche la città di Nola, all’epoca sede del 12° e prima ancora del 48° Reggimento di artiglieria dell’esercito, fu costretta a pagare questo drammatico dazio. Nel caos di quei giorni (lo smarrimento delle forze armate italiane, il massiccio sbarco degli Alleati a Salerno e la dura controffensiva dei nazisti) i militari di stanza a Nola decisero di opporsi agli ordini tedeschi di resa. L’armistizio tra l’Italia e gli eserciti Alleati era stato dichiarato da meno di quarantotto ore quando un soldato della Wehrmacht rimase ucciso in seguito ad uno scontro a fuoco con i militari nolani che si erano rifiutati di consegnare loro le armi. Fu in seguito a questo episodio che una divisione tedesca attaccò la caserma Principe Amedeo, meglio nota come il “ 48” , dalla sigla dell’omonimo reggimento, e disarmò le truppe. La rappresaglia nazista portò all’immediata fucilazione di dieci ufficiali italiani in Piazza d’Armi. Era l’11 settembre 1943. Il fatto, passato alla storia come “eccidio di Nola”, non rimase purtroppo isolato. La rappresaglia, infatti, stroncò in tutta Italia numerose vite nel corso di due lunghissimi anni. Ma la strage nolana, di cui ora ricorre il 66° anniversario, è considerata come una delle più gravi compiute nel meridione durante il conflitto. Dopo quei fatti, tra l’altro, l’esercito tedesco ebbe via libera per marciare verso Napoli e la guerra si inasprì ulteriormente. Eppure l’episodio è poco noto e scarsamente commemorato: non c’è ancora in città una strada o anche un’iscrizione che richiami alla memoria quanto accaduto. Restano, però, nei libri e sulla rete le testimonianze e i nomi dei protagonisti di questa storia. Così come è restata faticosamente in piedi la caserma del ’48, teatro di quei drammatici giorni nolani.

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12 settembre 1943: Mussolini liberato

ROMA, 11 settembre 2009 - Metà settembre 1943. L 'Italia è sotto una cappa di piombo. I tedeschi si muovono da padroni nelle città morte e scatenano la caccia all'uomo. Il Paese vive un convulso agitarsi di gente abbandonata a se stessa. In pochi giorni è stato spaccato in due tronconi, sotto due diverse occupazioni militari, quella tedesca al centro-nord e quella anglo-americana nell'estremo sud. Tutto è sovvertito e stravolto. L'Italia è un caos di sbandati che respirano polvere di calce e dormono sotto le scale e nei cortili, di profughi che affannosamente scendono dal nord o risalgono dal sud in cerca delle case e delle famiglie, di strade ingorgate dalle colonne militari, di tedeschi che rubano, depredano e uccidono, di gente che ha fame e tenta di mangiare, di disperati che cercano un posto qualsiasi per nascondersi e sparire, dei primi reparti militari che, fuggiti con le armi, si arrampicano sui sentieri delle montagne.

Achtung! Achtung!
La storia cammina in fretta e non risparmia le sorprese. Mussolini è prigioniero del re e di Badoglio in un albergo sul Gran Sasso, a Campo Imperatore. Si considera un uomo finito. Un mese prima, alla Maddalena, ha posto questa dedica sul libro di una giovane ammiratrice: "Mussolini, defunto". Il 12 settembre, dai microfoni nazisti arriva una notizia-bomba: «Achtung! Achtung! Il quartier generale del Fuehrer comunica che il duce è stato liberato». Un'operazione ardita compiuta dai paracadutisti tedeschi, ma con una dinamica farsesca, gli alianti che scendono come furie mentre il sole straccia le nubi, il comandante della scorta italiana che va incontro ai camerati nazisti con una bottiglia di vino rosso per brindare e Mussolini che, affacciato a una finestra, vede i parà armi in pugno e chiede se sono inglesi. «No eccellenza, sono tedeschi», gli rispondono. «Questa non ci voleva proprio», è il suo commento, che dice tutto, come la smorfia di disappunto che accompagna la battuta. Nella farsa della sua "liberazione" in quella domenica incredibile è forse lui l'unica persona onesta e illusa, nella speranza che gli attaccanti di una difesa inesistente siano fascisti, disposti a mettere a repentaglio la vita per il loro Capo.

La sceneggiata
Poi è tutta una sceneggiata, fatta di macchine fotografiche, di flash, dell'intrusione di Skorzeny, l'uomo di Hitler, di tutti che fanno a gara per farsi immortalare accanto a quell'uomo dalla faccia stravolta, il fantasma del duce dell'impero, che china il capo, rientra nella storia e firma la propria condanna a morte. Rinasce il fascismo, il duce torna tale, suo malgrado. Hitler si prende cura di lui, fin troppo. Molti lo credevano morto e invece il 14 Mussolini è a Rastenburg, dal Fuehrer. Quando scende dall'aereo nel sole lungo dell'autunno, ha una faccia che fa paura, con gli occhi vuoti, lucidi, da vecchio, il collo avvizzito, il volto floscio e giallo, gli abiti che gli cascano addosso. Comincia l'ultimo capitolo di una storia che è vicina al capolinea e che si concluderà davanti ai mitra spianati dei partigiani il 28 aprile 1945. Hitler gli parla da padrone. Mussolini tace, il suo rapporto con il Fuehrer è quello del parente povero. I bei tempi di Palazzo Venezia sono ormai lontani. Ora è un uomo stanco che sta per diventare servo.

Il testamento politico di Mussolini da oggi si può leggere sul web

TORINO 11/09/2009 - "E' risaputo che, quando fu arrestato a Dongo, Mussolini aveva presso di sé una grossa busta di cuoio contenente preziosi documenti. Essi erano tali da interessare la storia degli ultimi anni. Ma - almeno fino a questo momento - la storia li ignora. Forse debbono considerarsi perduti, perché quella busta scomparve, né risulta sia stata mai ritrovata...Mussolini aveva molte cose da dire. I giornali, i testimoni, le numerose interviste con partigiani del tempo, sono concordi nel riferire ciò che il Capo della Repubblica Sociale avrebbe detto ai suoi carcerieri: "Voglio parlare un'ultima volta al mondo, prima di morire. Sono stato tradito nove volte. La decima, sono stato tradito dai tedeschi. E' noto che egli non ebbe modo di parlare come desiderava e voleva. Quali pensieri gli facevano invocare quest'ultimo colloquio con gli uomini? Li ignoravamo fino a ieri. Oggi non più. E non perché siano stati ritrovati i documenti che Mussolini portava con sé nella famosa busta di cuoio prima dell'arresto; ma perché è venuto alla luce quello che si può a giusto titolo chiamare il testamento di Mussolini".
Così scriveva l'autore della prefazione del libro "IL TESTAMENTO POLITICO DI MUSSOLINI", Ed. Tosi, Roma, 1948. Oggi, la prima parte di quel testamento, pubblicata sul proprio sito dal Centro Studi e Documentazione sul periodo storico della Repubblica Sociale Italiana,è consultabile da tutti sul web gratuitamente.

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La commemorazione di “Virgola”

LAVAGNA 10 settembre 2009 - I Comuni di Sestri Levante e Lavagna, d’intesa con l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani ricordano Eraldo Fico, “Virgola”. L’omaggio al comandante della divisione Coduri avverrà domenica, nel cinquantesimo anniversario dalla sua scomparsa, al Circolo Virgolo di Santa Margherita di Fossa Lupara, di Sestri Levante. La cerimonia inizierà alle 10.30 con i saluti del presidente dell’Anpi sestrese, Daniele Massa, “Lucifero”, del sindaco sestrese, Andrea Lavarello, del vicepresidente provinciale dell’Anpi, Massimo Bisca. Si parlerà della lotta di Liberazione sul territorio del Tigullio e alle 12, alla presenza dei familiari di “Virgola”, ci sarà la messa a dimora di un castagno, pianta simbolo della Resistenza. Alle 12.30 pranzo al Circolo Virgola (0185/480253, obbligatoria la prenotazione), alle 16 canzoni partigiane e non solo a cura dei giovani dell’Anpi di Sestri Levante nell’ambito dell’iniziativa “Fischia ancora”. Alle 17 considerazioni in memoria di Eraldo Fico a cura dello storico locale Giorgio “Getto” Viarengo sul tema “Il cappotto di Virgola”. Il comandante sarà ricordato anche a Lavagna, sempre domenica, dalle 9.30, con una cerimonia commemorativa nel corso della quale il sindaco, Giuliano Vaccarezza, collocherà una pianta d’olivo nei giardini intitolati a “Virgola”.

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E' morto Tito Iacovacci, eroe della Resistenza

partigiani

SAVONA, 10 settembre 2009 - E' mancato Tito Iacovacci. Tanta gente oggi neppure sa chi sia, ma Tito fu un protagonista, a Savona, dagli anni della Resistenza fino agli anni '80.
Un protagonista umile e schivo, che si poneva sempre un passo indietro rispetto agli altri, considerandosi unicamente un amanuense. eppure era immensamente capace di riflessioni approfondite, di analisi corrette, di suggerimenti efficaci. Perchè era profondamente colto, pregno di quella cultura che si costruisce nel confronto continuo con la vita e con gli uomini.
Ed era capace di servizio ai "piccoli", come per tanto tempo fece presso la chiesa di S.Raffaele al Porto, con Don Mario Genta, alla Stella Maris, dove si accoglievano e si intrattenevano i marittimi che cercavano un po' di calore, un po' di amicizia, qualcosa che in qualche modo ricordasse loro l'atmosfera di casa.
Figlio di operai, operaio lui stesso all'ILVA, fu membro delle SAP. Profondo studioso del Mondo del Lavoro, visse in perenne fedeltà con esso e con il Movimento Operaio.
"Lo conobbi, verso la fine degli anni '50 nelle A.C.L.I. savonesi di cui fu per decenni segretario provinciale. Quando, negli anni '60 e '70, assunsi la presidenza del Movimento, i miei rapporti con lui si strinsero ancor più, divennero quotidiani, ma soprattutto divennero un continuo confronto di idee, un perenne scavare nelle problematiche del Mondo del Lavoro e nella grande fatica di essere insieme fedeli a quel mondo e fedeli alla Chiesa di cui ci sentivamo indiscutibilmente parte. Erano gli anni del Concilio Ecumenico, gli anni di Papa Giovanni XXIII e poi di Paolo VI, gli anni di Kennedy e di Kruscev, gli anni del Maggio Francese, dell
autunno caldo, del colpo di stato di Pinochet. Gli anni della Gaudium et Spes, delle grandi encicliche come la Pacem in terris e la Populorum progressione. Anni di nuove speranze, di grandi utopie di giustizia e di libertà, di ricerca di un'autentica dimensione sociale e politica per i credenti che insieme volevano essere fedeli al Vangelo e servitori degli umili. Anni in cui pareva possibile lavorare in politica liberi da ideologie ingessate e da integralismi dogmatici, anni di intenso impegno e servizio nella Chiesa, nel Mondo del Lavoro, nella società tutta. Malgrado le avversità, malgrado gli ostracismi, malgrado le incomprensioni e le ostilità.
Quanti confronti con Tito e con gli amici delle ACLI, don Nanni Ricci, Guido Trucco, il prof. Marino, Paolo, Giuan, Franco, Davide, Costantino, Mario, Kiki, Agostino, Pino, Domenico, Giuliana, Dino, Silvio, Giampietro, Natale, Franco ancora, Mino, John e tanti, tanti altri. Quanta pena quella notte in cui invano attendemmo una buona notizia sulla sorte del giovane Franco Pardini, scomparso in mare dalla nave Etna.
Quanti incontri nei circoli della provincia, quelli più attivi nel politico e nel sociale e quelli più umili, che Tito benevolmente chiamava 'circoli ACLI-vino'. Egli tutti conosceva, a lui tutti si rivolgevano per un consiglio, una spiegazione, un incoraggiamento.
E quanti ritorni a casa in piena notte, dopo una visita a Giustenice, a Casanova, ad Albenga S.Giorgio, a Carbuta, a Millesimo, a Ellera, continuando a discutere e a cercare. Oggi Tito non c'e' più, con lui è scomparso un frammento importante della mia vita; sento dentro un'enorme nostalgia per un tempo più autentico e più pulito ormai dissolto e sento un grande magone per un vero amico, un saggio amico perduto. Il mio abbraccio a Mariuccia, Franco e Mauro e a tutti gli amici di un tempo, quelli che ancora incontro e quelli che ormai ci hanno lasciato, quelli con cui, insieme a Tito, ho vissuto le utopie", ricorda Mimmo Filippi.

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INAUGURATO A FORTE BRAVETTA IL PARCO IN ONORE DEI MARTIRI DELL'OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA

ROMA, 10 SETTEMBRE 2009E’ stato un giorno importante per la città di Roma. L'inaugurazione del parco e la sua titolazione alle vittime del nazifascismo, restituisce dignità e decoro ad un luogo simbolo della lotta per la libertà e la democrazia. La Provincia , insieme al Municipio e a tutte le associazioni a partire dall'A.N.FI.M e dall'ANPI, promuoverà, coinvolgendo i giovani e le scuole, tutte quelle attività a sostegno della memoria dei tragici fatti avvenuti in questo luogo.

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L’eroico sacrificio di Modesta raccontato in un libro

La staffetta partigiana fu uccisa dai tedeschi insieme al figlioletto di tredici mesi che stava allattando al seno

PISTOIA, 10 settembre 2009 - Stasera alle 21 alla Casa del popolo di Bonelle (via Bonellina 235), si terrà l’anteprima nazionale del libro “Quel giorno di inizio estate”, autore Mauro Meschini, sulla storia di Modesta Rossi, partigiana aretina medaglia d’oro al valore militare. L’evento, patrocinato dalla Regione Toscana, dal Comune e dalla Provincia di Pistoia è organizzato dal circolo in collaborazione con la sezione Anpi “S. Fedi”, l’Arci di Pistoia e il Club culturale “La Viaccia”.
Durante la serata i figli di Modesta sopravvissuti - trasferitisi a Pistoia negli anni ’50 - porteranno la loro testimonianza, i giovani del circolo leggeranno alcuni passi del libro, sarà proiettato il film-documentario girato e prodotto sui luoghi dell’eccidio e si ascolteranno le canzoni partigiane con il gruppo “D’Altro Canto”. Per informazioni è possibile telefonare al numero 0573.380291 o visitare il sito www.losnodo.net
Chi era Modesta Rossi. Nata a Bucine (Arezzo) nel 1914, uccisa a Solaia di Monte San Savino (Arezzo) il 26 giugno 1944, medaglia d’oro al valore militare alla memoria. Edoardo Succhielli (Renzino) - comandante della formazione partigiana nella quale operava Dario Polletti, marito di Modesta - in un libro sulla Resistenza fra l’Arno e la Chiana , pubblicato nel 1979, parla così della giovane partigiana: “... al primo posto dovrei collocare la nostra contadina, cuoca animatrice, staffetta, portatrice di armi e di sorrisi”.
Modesta Rossi, nonostante fosse madre di cinque figli piccoli (il maggiore aveva sette anni), si era dedicata con tutto il suo impegno alla Resistenza, quando il marito aveva raggiunto i partigiani. Nel giugno del 1944, quando i tedeschi scatenarono feroci rastrellamenti in Val di Chiana, giunsero anche alla casa dei Polletti. Sorpresa nella sua abitazione mentre accudiva ai bambini, Modesta rifiutò di dare informazioni ai rastrellatori sul marito e gli altri partigiani.
La giovane donna teneva in braccio il bambino più piccolo, di tredici mesi. Furono uccisi, lei e il figlioletto, a colpi di pugnale. Il corpo di Modesta, col bimbo ancora al seno, fu poi ritrovato - con quelli di altre quattro vittime - in una capanna data alle fiamme.

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150 dell'Unità d'Italia: «Siamo alla vigilia, io spero, dell'inizio dell'attività celebrativa»

Napolitano ricorda l'8 settembre
« La Resistenza ci ha ridato dignità»

Il capo dello Stato alle celebrazioni a Porta San Paolo: «Continuità con le battaglie del Risorgimento»

Giorgio Napolitano  depone una corona di fiori a Porta San Paolo (Graffiti Press) ROMA, 09 settembre 2009 - La guerra di Liberazione fu combattuta «per ridare dignità, indipendenza e libertà all’Italia», tutti «valori fondamentali». Queste le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a margine della cerimonia a Porta San Paolo per celebrare l'8 settembre 1943, data dell'annuncio dell'armistizio che segna anche l'avvio della Resistenza a Roma contro l'occupazione delle truppe naziste.

LA RESISTENZA E IL RISORGIMENTO - Il capo dello Stato ricorda la Resistenza e sollecita l'avvio delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unita d'Italia . Fra le due cose, spiega non c'è soluzione di continuità. «Anche nella sua essenzialità, la cerimonia di oggi è molto significativa», ha detto Napolitano dopo aver deposto una corona di fiori a Porta San Paolo, a Roma, dove ebbe luogo il primo episodio della resistenza contro i nazisti e fascisti. Quindi il capo dello Stato si è soffermato a commentare i numeri delle vittime di quella lotta: 87mila, secondo la lapide che si trova nel vicino parco della Resistenza. «Contano molto le cifre dei caduti», spiega, specificando che «tanti furono i partigiani, e tanti furono i militari che morirono per ridare indipendenza, libertà, dignità» al Paese. Questi sono «i valori fondanti» della Nazione ed è necessario «sottolinearlo oggi che siamo alla vigilia, spero, dell'inizio dell'attività celebrativa per il 150esimo dell'Unità nazionale». C'è «continuità tra le battaglie del risorgimento» e la nascita dello Stato democratico. Pronunciando la parola «spero», Napolitano ha calcato il tono della voce.

LA RUSSA - La data dell’8 settembre può essere ricordata «come un momento fondante dell’unità d’Italia e del nostro stare insieme» ha voluto sottolineare Ignazio La Russa , durante il suo intervento a Porta San Paolo. «Questa è l’occasione per affidare al futuro il ricordo del sacrificio di chi si immolò per contribuire alla crescita libera della patria», ha aggiunto il ministro della Difesa. «Qui non ci fu un solo italiano che combattè al fianco dei tedeschi». Coloro che combatterono l’8 settembre del 1943 furono, spiega La Russa , «uniti dalla comune volontà di conservare l’integrità del territorio nazionale contro la barbara invasione tedesca» ha insistito il ministro spiegando che si trattò «di un miracolo che si ripetè 15 giorni dopo con il sacrificio indimenticato di Salvo D’Acquisto».

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Cancello Arnone ricorda le vittime dell’eccidio

CANCELLO ARNONE, 09 settembre 2009 - “Lo scopo è quello di ricordare soprattutto le 104 vittime del 9 settembre 1943, che hanno impreziosito con il loro sangue la comunità di Cancello ed Arnone”. Lo ha affermato Pasqualino Emerito, sindaco di Cancello ed Arnone, alla vigilia della manifestazione per la celebrazione del sessantaseiesimo anniversario dell’eccidio in programma oggi.
“Sarà celebrata – ha continuato il sindaco Emerito - la forza di volontà di un popolo che, risorto dalle ceneri del dopoguerra, si è riproposto in una sana competizione con le comunità viciniori, elevando lo stile di vita di un intero territorio, proponendosi sempre più come popolo tra i più generosi e laboriosi”. La manifestazione prevede alle ore 19 il raduno in Piazza Municipio, alle 19.30 sarà proiettato un filmato tratto dall’archivio storico dell’Istituto Luce, sulla comunità cancellese dal 1920 in poi. Successivamente sono in programma gli indirizzi di saluto delle autorità presenti, con la deposizione di una corona di alloro e l’inaugurazione di una stele intitolata agli eroi di Nassirya.

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Si commemorano Giovanni Rossi, comandante partigiano e il Generale Ugo Ferrero

MODENA, 09 settembre 2009 - “E’ un momento commemorativo semplice ma di alto valore simbolico e memoriale quello che ci apprestiamo a celebrare sabato prossimo, e attraverso il quale intendiamo restituire memoria storica ed umana alla figura, nel corso degli anni poi dimenticata e rimossa a livello storiografico, del sassolese Giovanni Rossi, tra i primi comandanti delle formazioni partigiane operanti nel nostro appennino”. “Non a caso – prosegue il Sindaco – abbiamo voluto scegliere una data, quella del primo sabato a ridosso del 9 Settembre, ovvero del 66mo anniversario della battaglia del Palazzo Ducale che in quei giorni del 1943, dopo l’otto settembre, vide proprio da Sassuolo e dal coraggio del Generale dell’Esercito Ugo Ferrero, a capo della guarnigione di stanza nel Palazzo che resistette alle divisioni tedesche, l’originarsi della Resistenza nella provincia di Modena…”Sarà Romano Levoni, ex partigiano, soprannominato “Balilla” che da anni è impegnato a ricordare la figura di Giovanni Rossi, a rievocare le gesta e la figura di questo Comandante partigiano eliminato, tragicamente, a tradimento, da altri elementi delle formazioni partigiane, nei primi mesi del 1944, per dissensi interni nel movimento partigiano.

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Berti: nel 1944 la Liberazione , oggi il buio

Il sindaco in piazza della Resistenza parla di “Medioevo incivile”

PISTOIA, 09 settembre 2009 - Si è svolto ieri mattina in piazza della Resistenza l’omaggio della città alla lotta partigiana, che portò alla definitiva liberazione della città. Il sindaco Renzo Berti, ricordando i giorni di festa, la calorosa accoglienza dei partigiani e delle forze alleate all’indomani della liberazione di Pistoia, l’8 settembre del 1944, si è domandato ed ha domandato ai presenti dove sia andata a finire la gente di quei giorni.
«È il buio di questi giorni il frutto di quella vittoria? - ha incalzato il sindaco - Qual è la coerenza tra quelle pagine, quel coraggio e quei sacrifici e questa sorta di medioevo incivile in cui stiamo ricadendo?».
Ricordando poi le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo cui esiste un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione della Resistenza, ha citato un passo di Italo Calvino: “Dietro il milite delle brigate nere più onesto, più buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono”.
Il sindaco ha infine rammentato la figura di Maria Tasselli, cittadina pistoiese che, nel tentativo di sottrarre la propria figlia, incinta di otto mesi, alla furia nazista, il 12 settembre del 1943 venne uccisa contro un muro insieme ad altri cinque cittadini pistoiesi, Gino Puglia e Alfio Puglia, Ivo Bovani, Dino Chiti e Lino Lotti.
Il programma delle celebrazioni in ricordo della Liberazione di Pistoia promosso dal Cudir, proseguirà nei prossimi giorni. Domani alle 21, alla Casa del popolo di Bonelle, l’Arci Pistoia, il circolo Arci Bonelle e la sezione Anpi Silvano Fedi presenteranno al pubblico il libro di Mauro Meschini “Quel giorno di inizio estate”, che narra la vicenda di Modesta Rossi, partigiana aretina, uccisa insieme al figlio di tredici mesi e ad altre persone nella strage nazista del 29 giugno del 1944 di Solaia.
Sabato 12 settembre alle 11, sarà intitolata a Maria Tasselli, una delle vittime della strage di civili in piazza San Lorenzo (12 settembre del 1943), la nuova area di collegamento tra via Marino Marini e via di Collegigliato. La sera, alle 21 in piazza San Lorenzo, il gruppo teatro Circolo Garibaldi e la compagnia teatrale di Pontelungo presenteranno il recital in due tempi “Accadde in San Lorenzo. Guerra, pace vita, morte, libertà nella poesia popolare pistoiese”.

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Sui 29 martiri guerra aperta

Mazzoni: «Commemorazione trasformata in comizio»,

PRATO, 08 settembre 2009 Martiri di Figline, commemorazione tra le polemiche. Bordate contro il presidente Anpi Ennio Saccenti accusato dall’onorevole Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale Pdl «di aver traformato la commemorazione in un comizio politico contro il governo Berlusconi». Centrosinistra che ribatte, difende Saccenti, dà dell’arrogante a Mazzoni, l’accusa di voler mettere a tacere «posizioni diverse e dissonanti». Baruffa a distanza, tiri di mortaio incrociati. I fatti. Corteo col Gonfalone del Comune con sindaco e assessori del centrodestra a seguito, un po’ dietro l’esercito del centrosinistra (circa duemila persone), con un enorme striscione con su scritto: «Partigiani», centinaia di bandiere del Pd e altrettanti fazzoletti rossi al collo, distribuiti dall’Anpi. Insomma una manifestazione di sinistra. Non annacquata. Proprio di sinistra. E alla quale non manca nessuno: tutti i consiglieri comunali Pd con il capogruppo Massimo Carlesi, l’ex segretario pd Benedetta Squittieri, i consiglieri provinciali, presidente Lamberto Gestri in testa, i big: Andrea Lulli, Gianni Del Vecchio, Antonio Napolitano, Manuele Marigolli, Adriano Benigni e tanti tantissimi militanti. Tutti in piazza per dire “ci siamo”. Prima l’inno nazionale e poi un grando coro con “Bella ciao”. I problemi iniziano col discorso di Saccenti che ricorda i 29 martiri ma aggiunge: «Non sarebbero entusiasti del tipo di vita sociale, politica e culturale che stiamo vivendo». Afferma i valori di libertà, pace e democrazia ma precisa che «tutti i cittadini sono preoccupati del clima politico conflittuale che sta vivendo il nostro paese e anche la nostra città», parla di non violenza e tolleranza, in un passaggio accenna alla poca utilità dei militari per garantire legalità e sicurezza e difende a spada tratta la libertà d’informazione. A quel punto Riccardo Mazzoni, evidentemente, non ne può più e se ne va accompagnato dal consigliere regionale Alberto Magnolfi e dal presidente della circoscrzione Centro Massimo Taiti. Bloccati dal vicensindaco Goffredo Borchi gli assessori Giorgio Silli e Aldo Milone. Bipartisan, almeno così è stato colto, l’intervento del sindaco Roberto Cenni che afferma che quel martirio «è nel dna della città e che i sacrifici ai quali furono sottoposti i nostri padri sono stati ben più aspri e pesanti di quelli che dobbiamo affrontare noi oggi».
 La furia di Mazzoni scoppia: «Ancora una volta una cerimonia istituzionale - scrive in un comunicato - che dovrebbe segnare un momento di memoria condivisa viene grossolanamente strumentalizzata da una parte sola». Parla di «spudoratezza» e «basse argomentazioni politiche» di Saccenti «che a nome dei 29 martiri ha seminato odio, livore, falsità arrivando a denunciare un inesistente clima di intimidazione». Scatenato anche il centrosinistra. Il gruppo comunale Pd parla di «inaccettabile violenza istituzionale» di Mazzoni, «tesa, sull’esempio del capo Berlusconi, a intimorire e mettere a tacere». Stigmatizza «l’assenza di rispetto mostrata dal deputato della Repubblica quando si è allontanato dalla piazzetta di Figliene prima dell’intervento del sindaco». E ricordano, approposito di bandiere e simboli «i saluti romani e le bandiere nere con la croce celtica in piazza del Comune il giorno della vittoria di Cenni». Vicino all’Anpi pratese il coordinamento della mozione Bersani di Prato che definisce «parole astiose e deformate» quelle di Mazzoni. «Evidentemente - affermano - Mazzoni non sopporta punti di vista e letture storiche diverse da quelle edulcorate e scolorite di chi vorrebbe riscrivere la storia recente d’Italia magari equiparando partigiani e repubblichini». E concludono: «Tutti hanno potuto vedere che al sindaco non è stato teso nessun agguato». Controreplica al volo di Mazzoni: «Io sto e sono sempre stato dalla parte di chi la libertà l’ha conquistata. Non accetto lezioni di antifascismo».
 E mentre i Socialisti riformisti, anche loro, tirano le orecchie al presidente Anpi, è lo stesso Saccenti a intervenire: «Chi non è capace di ascoltare e rispettare le opinioni altrui è senz’altro antidemocratico. L’Anpi - conclude Saccenti - è un soggetto politico e come tale ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e al rispetto altrui».

Le frasi “incriminate” del presidente Anpi

PRATO. Le frasi “incriminate” del presidente Anpi Ennio Saccenti. «I 29 martiri non sarebbero entusiasti del tipo di vita sociale, politica e culturale che stiamo vivendo. Certo che la conquista di libertà, il clima di pace nel quale stiamo vivendo da oltre 60 anni, sono valori per i quali si batterono e sarebbero contenti di vederli realizzati». E ancora: «Noi dell’Anpi ma credo tutti i cittadini che hanno a cuore la pace e la democrazia, siamo preoccupati del clima politico conflittuale che sta vivendo il nostro Paese ma anche la nostra città».
«Noi non siamo per il “volemose tutti bene” perchè in politica le differenze ci sono, ed è un bene perchè la politica è il sale della democrazia. Ma una cosa è il confronto anche aspro sulle scelte da compiere in economia, ambiente, sullo sviluppo, sul lavoro, un’altra è la ricerca sistematica e continua della distruzione dell’avversario, usando tutti i mezzi leciti e qualche volta anche poco leciti».

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Riabilitati i disertori del nazismo

BERLINO, 08 settembre 2009 - La Germania cancella con un colpo di spugna, dopo quasi 65 anni, le condanne inflitte ai disertori dai tribunali nazisti, giudicati dal regime «traditori di guerra». Il Parlamento tedesco ha approvato oggi una legge che prevede la riabilitazione generale di questi ex soldati. La legge, appoggiata da tutti i partiti, mette la parola fine alla lunga battaglia di coloro che, durante il nazismo, si rifiutarono di obbedire ad Adolf Hitler. Si tratta dell’unico gruppo di vittime della dittatura che non è ancora stato riabilitato appieno, anche se - nel 2002 - il Bundestag ha concesso la riabilitazione ad alcuni di loro su base individuale. Durante il regime quasi 100mila disertori vennero incarcerati, 30mila dei quali condannati a morte e, di questi, circa 20mila vennero giustiziati. Anche se gran parte delle vittime del Terzo Reich è stata riabilitata nel corso degli anni, la questione dei disertori è rimasta aperta fino ad oggi. La spinta principale verso una soluzione è arrivata nel 2006 dalla sinistra estrema, che però ha sempre trovato forti resistenze da parte dei cristiano-sociali. «All’epoca non appoggiavamo gli sforzi per riabilitare i traditori di guerra», ha commentato Norbert Geis, esponente dei cristiano-sociali bavaresi. «Eravamo certi che almeno una parte di quei traditori, con le loro azioni, avessero messo in pericolo la vita dei loro commilitoni». Ora, convinti da una ricerca storica approfondita che ha dimostrato il contrario, i conservatori hanno dato il via libera all’iniziativa.

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Festa della Resistenza dell’Anpi provinciale

VARESE, 08 settembre 2009 - Domenica 6 Settembre si è conclusa la 2^ edizione della Festa della Resistenza dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, promossa, organizzata e diretta dal Comitato Provinciale Anpi Varese, ed in particolare dal suo presidente, il partigiano Angelo Chiesa. Si è trattato di un successo straordinario, andato oltre le più rosee previsioni ed aspettative, che ha coinvolto nella “tre giorni” migliaia di visitatori, in grande maggioranza giovani, che hanno confermato il tema dominante della Festa stessa: “Una nuova stagione dell’ Anpi”. La presenza e frequentazione di un pubblico giovane ci ha inorgoglito ed ha conferito alla Festa quei colori vivaci di cui solo i giovani sanno essere gioiosi portatori: senza però dimenticare il nesso con coloro che, sessantacinque anni orsono anch’essi giovani, dedicarono la loro giovane vita ai valori e principi della Resistenza, costantemente rammentati durante lo svolgimento della Festa, con la presenza nelle tre giornate (in ovvia successione) di “Renato Franchi e l’ Orchestrina del suonatore Jones”, dei ragazzi de “I Re della Cantina”, e della “Settegrani band”. Quest’ultima ha inoltre presentato un dvd autoprodotto e girato nei luoghi degli stermini nazisti, molto ben fatto ed applaudito dal pubblico presente. Così come è stato applaudito un altro dvd autoprodotto dalla sezione Anpi di Cardano al Campo e relativo ai sentieri partigiani, ripercorsi da un folto gruppo di giovani antifascisti per commemorare e ricordare gli eventi della Resistenza sulle nostre montagne. Si è inoltre riproposto – in apertura della Festa - un lavoro di Ierina Dabalà, già presentato a Gallarate in occasione dei festeggiamenti del 25 aprile 2009: “Gli scioperi del 44” , con la partecipazione del Sen. Giuseppe Gatti, testimone e protagonista delle lotte operaie dell’epoca. Sabato sera ha suonato il gruppo de “I Re della Cantina”, una formazione di giovani musicisti che ha intrattenuto gli ospiti della Festa con canzoni dei Cantautori Italiani, riscuotendo notevole apprezzamento. Domenica mattina è stata dedicata ad un incontro pubblico tra l’Anpi e partiti, associazioni varie e sindacati: la relazione di Angelo Chiesa ha aperto il dibattito al quale hanno partecipato i diversi rappresentanti politici, sindacali, d’associazione, che qui ringraziamo per il loro impegno e la loro attiva partecipazione. Ha chiuso la parentesi politica la ponderata riflessione del Prof. Carlo Smuraglia, vice presidente vicario dell’Anpi Milano. Alla straordinaria riuscita della festa hanno contribuito con il loro appassionato impegno e lavoro decine di volontari ed amici delle varie sezioni Anpi della provincia, in particolare Cassano Magnago, Gallarate, Cardano Al Campo, Samarate, ai quali va il plauso ed i ringraziamenti del Comitato Provinciale dell’Anpi Varese.

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Resistenza e nuova coscienza civile. Fatti e protagonisti nel Monferrato casalese

Valenza, 08 settembre 2009 -   Venerdì 11 settembre alle ore 21 a Palazzo Pellizzari avrà luogo la presentazione del libro “Resistenza e nuova coscienza civile. Fatti e protagonisti nel Monferrato casalese” (Ed. falsopiano) a cura dell’autore, Sergio Favretto, introdotto da Luciana Ziruolo, direttrice dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Alessandria. L’opera è ambientata nel cuore del Piemonte, a cavallo di quattro province, all'interno del perimetro fra Casale Monferrato, Trino, Chivasso, Asti, Alessandria e Valenza: “In questo saggio – commentano i promotori della serata, che rientra nelle celebrazioni del 65° anniversario dell’eccidio della Banda Lenti - da un osservatorio locale e circoscritto, l'autore coglie ed elabora la tesi di fondo: la lotta di Liberazione fu la palestra di una nuova coscienza civile che seppellì il buio del passato Regime. Ci viene consegnata una puntuale ricognizione dei fatti e dei protagonisti; vengono proposte testimonianze e documenti inediti”. Attraverso una rigorosa scansione temporale, si ricostruisce la genesi dell'antifascismo monferrino, l'esordio delle prime formazioni partigiane (Garibaldi, Matteotti, Monferrato, Patria, Giustizia e Libertà), il sacrificio delle bande Lenti e Tom, il crudele eccidio di Villadeati, i contributi dei caduti in una battaglia senza pietà. “L'autore ci offre pagine nuove – proseguono dal Centro di cultura di Valenza - come il contributo determinante degli ex militari, dei Carabinieri; la fitta rete di sostegno creata da più di trenta parroci e dal laicato cattolico; il crescente coinvolgimento delle popolazioni rurali; il dissenso del mondo della scuola; gli aspetti violenti dell'occupazione tedesca, dalla negazione delle libertà alle sanzioni ai Comuni; il ruolo della comunità ebraica”. L’autore, Sergio Favretto, avvocato nativo di Casale, ha pubblicato anche il saggio “I nuovi centri per l'impiego fra sviluppo locale e occupazione” nel 2000 per Franco Angeli e il volume “Il diritto a braccetto con l'arte” per Edizioni Falsopiano, nel 2007. Accanto ai temi giuridici, da sempre coltiva interessi di storia contemporanea: nel 1975 pubblicò le prime interviste ai partigiani nel Monferrato e nel 1977, scrisse il saggio “Casale partigiana”; ha collaborato con la rivista “Quaderno di Storia Contemporanea”, edita dall'Isral di Alessandria. Ingresso libero. Nel corso della serata saranno eseguite letture e racconti, con immagini e musica dal vivo, tratti e ispirati dal libro e a cura del Collettivo Teatrale di Casale.

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MORTO ENRICO MASSARA, "PATRIOTA DELL'OSSOLA"

Novara, 07 settembre 2009 - Si e' spento nella sua casa di Novara, a quasi 91 anni di eta', Enrico Massara, ex-comandante partigiano e per oltre un decennio presidente dell'Istituto storico della Resistenza e della societa' contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola. Fino a pochi giorni fa era stato attivo nella difesa della memoria della Resistenza e nella diffusione dei suoi valori.
Nato a Novara il 24 novembre 1918, Massara era stato socio fondatore e fu presidente dell'Istituto novarese dal 1986 al 1998. Maestro elementare, nel 1941 fu richiamato alle armi e dopo l'8 settembre 1943 raggiunse, sulle montagne del Verbano, il capitano Filippo Maria Beltrami, diventando comandante di distaccamento della "Brigata Patrioti Valstrona". Coinvolto, il 13 febbraio 1944, nella battaglia di Megolo in cui morirono Beltrami, Antonio Di Dio, Gaspare Pajetta e altri nove partigiani, fu arrestato e picchiato, ma riusci' a fuggire, tornando in montagna e fondando, con Alfredo Di Dio, il gruppo "Patrioti Ossola", divenuto in seguito divisione "Valtoce".
Dopo avere partecipato alla liberazione dell'Ossola, nel settembre 1944, fu internato in Svizzera, da dove rientro' solo a liberazione avvenuta. Nel dopoguerra aderi' al Partito socialista e fu sempre convinto assertore dell'unita' della Resistenza. "Lo avevamo incontrato a fine giugno scorso durante le riprese del film 'Novara 1922' - ricorda il direttore dell'Istituto storico novarese, Mauro Begozzi - e poi ancora il 16 agosto, al sentiero Beltrami e il 30 agosto alla commemorazione dei martiri di Vignale. Ancora a far progetti, ancora a dare suggerimenti, ancora a difendere la memoria della Resistenza. Sempre presente, pacato e saggio. Per noi rimarra' sempre il nostro indimenticabile 'Presidente'". I funerali si svolgeranno mercoledi' 9 settembre, alle 15,30, nella chiesa di S. Andrea, a Novara. 

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S. Bernardo di Conio: commemorazione battaglia Montegrande

San Bernardo di Conio

S. BERNARDO DI CONIO, 06 settembre 2009 - L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione di Sanremo – comunica che domani, domenica 6 settembre, a San Bernardo di Conio, verrà commemorata la battaglia di Montegrande e verrà reso onore a tutti i Partigiani e Civili caduti per la libertà.
"L’alba del 5 settembre 1944 - si legge nel comunicato - vide lo spiegamento di circa 8000 Tedeschi e fascisti a completare l’operazione di accerchiamento delle divisioni garibaldine per stroncare definitivamente la Resistenza imperiese: sfondata la difesa partigiana i tedeschi alle ore 10 occupano la vetta del monte Grande, piazzandovi i mitragliatori, potendo così controllare e travolgere i raggruppamenti partigiani che si trovavano a San Bernardo di Conio, disorganizzarne la resistenza e ogni tentativo di sganciamento o di difesa.
I comandanti 'Curto', 'Simon', 'Giulio' e 'Cion', per uscire da una situazione così disperata, prendono la decisione di attaccare Monte Grande per conquistarlo e poter aprire così un varco ai partigiani circondati o, eventualmente, per bloccare il nemico su quelle posizioni e dare tempo ai garibaldini di disperdersi nei boschi prima di restare agganciati in un combattimento mortale.
Alle 11 il comandante 'Cion' (Silvio Bonfante) concorda con 'Mancen' l’attacco al monte: la squadra d’assalto, composta da dodici compagni, protetta dal fuoco di due mortai, inizia quindi a salire verso la vetta in mezzo ai noccioli e alla vegetazione, tutti sono consci del rischio terribile che stanno correndo ma anche del fatto che da loro dipende la salvezza di centinaia di uomini. Oltre la metà il monte non offre più alcun riparo, così la squadra decide di risalire verso la parte a mare del monte, la più difficile per un assalto, ma la più sicura per sorprendere il nemico alle spalle. Mentre i mortai dei mortaisti della San Marco passati nelle formazioni garibaldine centrano la vetta con alcuni colpi di precisione, il manipolo scatena sul nemico una pioggia di fuoco che lo disorienta e lo costringe alla fuga. Monte Grande diventa così un baluardo dal quale proteggere lo sganciamento dei distaccamenti che possono disperdersi nei boschi verso basi più sicure. Missione compiuta. Sulla lapide posta in memoria sul luogo della commemorazione rende omaggio ai caduti sono incise poche scarne parole,dedicate al Comandante 'Curtu': 'con te, quassù, fermammo anche il vento'.

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Interpellanza per celebrare la figura di Flavio Walter Bertone

La Spezia 06 settembre 2009 -  Il Consigliere Comunale Antonio Marcobello e la collega Tiziana Cattani del Gruppo Consiliare Partito Democratico hanno scritto e inviato un'interpallanza per ricordare che fra circa un mese ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Flavio Bertone: "Flavio Bertone fu un valoroso combattente per la libertà, la democrazia del nostro Paese, fu protagonista della liberazione del nostro paese occupato dal nemico nazista e oppresso dalla dittatura fascista. Bertone fu Comandante Partigiano,dirigente Polititico del PCI prima, e convinto dirigente del PDS. Fu per parecchie legislature Senatore della Repubblica e portatore in Parlamento dei bisogni e interessi dei Lavoratori e della città, fu Sindaco e Amministratore della nostra Città. A lui, ad alcune sue intuizioni si devono parecchie delle opere che si vanno realizzando oggi nella nostra città. Oggi a 10 anni dalla sua scomparsa, la sua figura e il ricordo di Walter è ancora presente e vivo in tanti nostri concittadini. Chiediamo pertanto al Comune della Spezia con quali inziative intende ricordare questa figura importante per la Città ,e propone l'intitolazione di uno spazio pubblico per ricordare il Partigiano, il Senatore, il Sindaco Flavio Bertone (Walter)".

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Giuseppe Gregori rilegge le pagine degli avvenimenti che precedettero la cattura e l’uccisione di 29 partigiani

Nessuna spia, l’attacco fu solo un caso

Dal memoriale di Renato Pozzi indicazioni per ricostruire i fatti del 6 settembre 1944

Figline , 06 settembre 2009 - Sessantacinque anni fa, all’alba del 6 settembre 1944, la formazione partigiana “Buricchi”, partita dai Faggi di Iavello dov’era acquartierata per raggiungere Prato e anticipare l’arrivo degli Alleati, già attestati a Campi Bisenzio, fu intercettata da un reparto di militari tedeschi nei pressi di Pacciana. Ci furono morti, feriti e una trentina di prigionieri, che i nazisti impiccarono nel centro di Figline (gli impiccati furono in realtà ventinove, perché Santino Grassi e Romano Villani si salvarono miracolosamente).
Il grosso della formazione, che era composta da circa duecentocinquanta uomini, in maggioranza giovani e inesperti, riuscì a salvarsi, fuggendo in varie direzioni, in maggioranza risalendo verso Schignano, trascinando i feriti meno gravi, rifugiandosi nei nascondigli più disparati. Mentre a Figline i nazisti eseguivano la loro macabra cerimonia, i carri armati alleati entravano in città ed erano bloccati in via Bologna, all’altezza del Fabbricone, da una postazione d’armi pesanti tedesca, piazzata a San Martino. Si combatte anche il giorno 7 settembre e trovano la morte due giovani partigiani. Ma l’esercito tedesco era ormai in ritirata e andava attestandosi sulla “Linea Gotica”, lungo l’Appennino, dalla Versilia alla Romagna, linea che sarebbe stata sfondata dagli Alleati solo nell’aprile del 1945; dunque Prato fu liberata ed ebbero fine per i suoi cittadini sia la guerra sia la resistenza.
Figline fu pertanto la tragedia dell’ultimo minuto (il suo scarso significato strategico per i Tedeschi ormai in fuga, segnala tuttavia ancora una volta l’efferatezza del nazismo), ma resta l’episodio di gran lunga più tragico della resistenza nel territorio pratese. In tutti gli anni che sono trascorsi da allora si è ragionato spesso su due interrogativi: perché la formazione “Buricchi” scese verso la città?; perché fu intercettata dai tedeschi: ci fu una spia che li avvertì?
 Cercheremo di rispondere a entrambe le domande con argomenti il più possibile convincenti, mettendo in campo, sopra tutto per quanto riguarda la seconda, argomenti nuovi.
Anche se non è mai stato trovato alcun documento del CLN della Toscana che chiede ai dirigenti pratesi di effettuare l’occupazione della città e dunque si discute su chi abbia indicato a Loris Cantini, commissario politico mandamentale, di ordinare a Carlo Ferri, commissario politico della brigata “Buricchi”, la discesa a Prato (se sia stato il maggiore Mario Martini, comandante della formazione e delle squadre partigiane della pianura, oppure il CLN pratese, nascosto in San Niccolò), appare chiaro che la discesa della “Buricchi” si inquadra nelle scelte strategiche della direzione nazionale della guerra di liberazione in quel preciso momento.
Per rispondere alla seconda domanda, invece, il ragionamento diventa assai più complesso. Diciamo che la pubblicistica ha fino ad ora avvalorato la tesi della spia. Michele di Sabato, che ha studiato a lungo, con passione, serietà e competenza, documenti e testimonianze sui vari episodi della resistenza pratese sembra non avere dubbi, infatti afferma: «I tedeschi dunque sapevano tutto sullo spostamento della Buricchi. Erano in attesa, e forse non sapremo mai con esattezza come la cosa fu possibile». E ancora: «Soccorsi da svariati elementi, dunque, il 5 settembre i tedeschi sapevano con esattezza che quella notte i partigiani avrebbero abbandonato i Faggi, seguendo però un itinerario soltanto prevedibile, altrimenti dovremmo senz’altro ammettere l’esistenza della soffiata di qualcuno venuto a conoscenza della cosa perfino nei minimi dettagli» (M. Di Sabato, Ricerche e documenti sulla resistenza pratese, Prato, Pentalinea, 1995, pagg. 35-36).
Nel 2007 un antico partigiano della “Buricchi”, Renato Pozzi, classe 1924, scrive, con la collaborazione del figlio David, un memoriale sulla propria esperienza durante la resistenza (Renato Pozzi, Quando presi la via dei faggi, diario e testimonianza, Prato, Per il Lavoro e la Democrazia , 2007), in esso racconta anche l’episodio di Pacciana, da lui stesso vissuto in prima persona, e ne propone una spiegazione diversa da tutte le precedenti.
Il racconto di Pozzi coincide largamente con gli altri per un buon tratto: la formazione scende da Schignano, giunge in una località denominata Pesciola, dove è stato fissato l’appuntamento con una guida pratica del luogo che deve condurla a Prato. La guida non arriva, i capi decidono di andare comunque avanti, guidati da alcuni partigiani di Figline che conoscono i luoghi. Poi avviene l’attacco da parte dei tedeschi che si erano appostati lungo la via di Cantagallo con tre mitragliatrici e una batteria di mortai.
Proviamo dunque a ragionare con logica sui fatti constatati e raccontati da Pozzi: le postazioni tedesche di Pacciana non erano state realizzate per la lotta antipartigiana, ma dovevano servire a proteggere la ritirata dei reparti tedeschi verso la Linea Gotica. Infatti la strada Prato-Vaiano, essendo minata, non era percorribile e solo quella che passava per Schignano era utilizzabile (M. Di Sabato, Op. cit., pag. 29). La notte tra il 5 e il 6 settembre 1944 solo due delle tre postazioni di mitragliatrici erano presidiate, gli altri reparti dormivano a Villa Monsanti; la formazione “Buricchi”, inconsapevolmente, attraversa la linea di fuoco, viene avvistata e posta sotto tiro dai reparti in postazione. Gli altri, che Pozzi vede correre verso il fondovalle di Vainella, arriveranno quando il grosso della formazione si sarà sganciato.
Se davvero ci fosse stata una delazione, tutti i reparti tedeschi sarebbero stati in postazione e non ci sarebbe stato scampo per nessuno, sotto il tiro incrociato delle mitragliatrici. Resta da spendere qualche parola sul mancato incontro con la guida che avrebbe dovuto condurre la formazione a Prato. Di Sabato (M. Di Sabato, Op. cit., pag. 58, n. 18) sostiene che l’uomo che doveva fare da guida affermò di essere stato trattenuto da motivi familiari gravi, ma che la cosa suscita dubbi. In ogni caso, sembra improbabile che qualcuno conoscesse l’esatta postazione delle forze tedesche: il fronte era in continuo movimento e le postazioni venivano predisposte e spostate nel giro di pochi giorni, a volte di ore. Dunque, anche con la guida, sarebbero state identiche le possibilità di incappare nel nemico.
Se i ragionamenti esposti hanno una logica, e mi sembra fuori di ogni dubbio, il racconto di Pozzi, dopo oltre mezzo secolo, dice una parola definitiva sullo scontro di Pacciana, escludendo qualsiasi delazione e qualsiasi agguato, bensì affidando al caso la responsabilità dell’accaduto. Naturalmente, nello studio della storia, nulla è mai definitivo, ma allo stato l’intuizione di Pozzi appare largamente la soluzione più probabile.
(*) ex sindacalista ed ex assessore comunale studioso della storia pratese

Un “Ardito del Popolo” il primo sindaco di Prato

All’indomani della liberazione della città dai tedeschi Dino Saccenti venne nominato dal Comitato di liberazione nazionale

Sessantacinque anni fa, la città di Prato fu liberata dall’occupazione tedesca e dal giogo fascista. Ben poche persone oggi ricordano la figura del primo sindaco di Prato nominato dal C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale). Questi era Dino Saccenti, nato a Prato 20/6/1901 figlio di Martino e Giovanna Moradei. Il padre operaio lavorava in una piccola fonderia e la madre era casalinga. Di carattere spavaldo, inizialmente di idee anarchiche, nel 1921 con l’aiuto di Rodolfo Sarti e Anchise Ciulli per opporsi alle squadre fasciste organizzò a Prato una sezione degli «Arditi del popolo». Il gruppo era composto da una ottantina di giovani pratesi armati di bastoni. La cosa fu ben vista dal segretario della sezione comunista Assuero Vanni, che nonostante gli intralci di partito gli impedissero di appoggiarla apertamente ne favorì la sua formazione. Dino Saccenti fu arrestato insieme allo stesso Assuero Vanni e altri per l’omicidio del fascista Tenente Florio avvenuto a causa dello scontro con l’antifascista Cafiero Lucchesi. Il processo fu fatto 2 febbraio 1921 e si concluse con la condanna a otto anni e quattro mesi di reclusione. Nell’agosto del 1925 a seguito di amnistia fu liberato. Trasferitosi a Milano si impegnò con l’organizzazione soccorso rosso, formando un comitato di aiuto ai compagni perseguitati dal fascismo. Arrestato nuovamente nell’aprile 1928 per l’attentato contro il re effettuato alla fiera campionaria, fu condannato a cinque anni di reclusione, tornato libero per amnistia nel 1932, dopo un breve ritorno a Prato nel dicembre 1934 fu assunto alla delegazione commerciale sovietica di Milano. Sottoposto a stretta sorveglianza espatriò in Svizzera, Francia e Unione Sovietica, nel 1938 partecipò alla guerra di Spagna in cui venne ferito. Internato nei campi di concentramento francesi, fu rimpatriato in Italia e il 10 aprile 1941 e assegnato al comando di Ventotene per cinque anni. Con la caduta del fascismo fu liberato nell’agosto 1943. Dopo l’otto settembre nella zona di Quarrata diresse un gruppo di sabotatori, nel marzo 1944 operò nelle montagne del Mugello. Per la sua attività partigiana nel 1954 fu insignito della croce al merito di guerra. Su designazione del Comitato di liberazione di Prato fu da esso nominato come primo sindaco della città e il 6 settembre 1944 subito dopo la liberazione della città si insediò con la nuova giunta.
La giunta comunale presieduta da Dino Saccenti però nonostante le difficoltà rimane in carica fino alle prime elezioni amministrative svoltesi il 24 marzo 1946 risultando con 5.391 preferenze il primo degli eletti. Nominato anche alla Costituente fu poi deputato alla camera dei deputati. Ricoprì inoltre anche varie cariche, tra le quali presidente dell’associazione dei partigiani e dei combattenti e reduci (Ancr). Morirà a Firenze il 16 aprile 1981. I funerali si svolsero a Prato il giorno successivo, dalla camera ardente allestita nella sala consiliare del comune la salma fu portata al cimitero comunale.

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Proposte per non dimenticare

Una strada intitolata a Maria Tasselli uccisa in San Lorenzo

PISTOIA, 06 settembre 2009 - Dopo oltre sessant’anni sono ancora vive nei suoi occhi le scene di quell’orrore, quando i nazi-fascisti uccisero sua mamma e il fratellino di appena 13 mesi.
Lui aveva sette anni; adesso Mario Polletti ne ha più di settanta e dopo anni di riservatezza e «forse - ammette - un po’ di pudore», ha voluto condividere la sua tragica vicenda con quella che da ormai 50 anni è diventata la sua città. Lui infatti è originario della provincia di Arezzo.
Lo farà giovedì sera alla Casa del popolo di Bonelle partecipando alla presentazione del libro su sua madre “Quel giorno di inizio estate” di Mauro Meschini, che narra della morte di Modesta Rossi, madre di Polletti, partigiana e medaglia d’oro al valore militare: nata a Bucine (Arezzo) nel 1914 è stata uccisa a Solaia di Monte San Savino, il 26 giugno 1944. Faceva da staffetta tra le formazioni partigiane della Val di Chiana, in una delle quali militava suo marito, Dario Polletti.
Giovedì sera a partire dalle 21 la presentazione del libro (in anteprima nazionale), a cui parteciperà l’autore, sarà accompagnata dalla proiezione di un video-documentario sulle numerose stragi nazi-fasciste nella Val di Chiana e nelle zone limitrofe e dalle canzoni della Resistenza a cura del gruppo “D’Altro Canto”.
La serata è stata organizzata dal circolo Arci di Bonelle, dalla sezione Anpi “Silvano Fedi”, dal club culturale “ La Viaccia ” e gode del patrocinio della Regione, della Provincia e del Comune.
Ma le iniziative in memoria della Resistenza, coordinate dal Cudir, continuano: la mattina di sabato 12 settembre si svolgerà la cerimonia di intitolazione di una nuova strada nei pressi della caserma dei carabinieri di Pistoia a Maria Tasselli, una dei sei civili uccisi nel quartiere di San Lorenzo dai tedeschi il 12 settembre 1943.
La sera a partire dalle 21 in piazza San Lorenzo, andrà in scena un recital in due tempi dal titolo “Accadde in San Lorenzo”, reso possibile grazie al contributo dell’Arci Provinciale e della Circoscrizione 1. Lo spettacolo verrà messo in scena dal Gruppo teatro Circolo Garibaldi e dalla Compagnia teatrale di Pontelungo, con la partecipazione dell’Anpi Pistoia e l’Istituto storico della Resistenza.
«L’Arci provinciale - spiega il vice presidente Federico Tasselli - offre la sua piena collaborazione nella consapevolezza del valore di tali iniziative. I nostri circoli sono presidi di democrazia e luoghi della memoria, dove la cultura e la solidarietà sociale trovano quotidianamente porte aperte e spazi da riempire. Bonelle, Pontelungo e il “Garibaldi” dimostrano che di contenuti il nostro volontariato è ancora ricchissimo. Nostro dovere è fare rete e rinnovarne la forma, grazie anche all’entusiasmo dei molti giovani soci e all’utilizzo dei nuovi media».

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Una via dedicata alla Divisione Buffalo

A Sommocolonia si ricorda la battaglia del 1944 di partigiani e militari Usa contro i nazisti

BARGA, 06 settembre 2009 - La cittadina ha intitolato una strada della frazione di Sommocolonia alla 92ª divisione Buffalo dell’esercito statunitense.
A Sommocolonia, il 26 dicembre del 1944, i soldati americani della divisione Buffalo e i partigiani affrontarono i nazisti in una drammatica battaglia alla fine della quale morirono 135 persone, fra civili, partigiani, tedeschi e americani.
Alla cerimonia di intitolazione della strada ha preso parte anche Joseph Hairston, veterano della 92ª divisione Buffalo.
Classe 1924 nato in Virginia, Hairson vive a Washington ed ha fatto parte degli artiglieri della divisione che fu impegnata a Barga e a Sommocolonia.
Prima di scoprire la targa con il nuovo nome della strada, Hairston, che fu anche il primo elicotterista afroamericano dell’esercito degli Stati Uniti, è stato ricevuto nel palazzo municipale dove il tenente colonnello dei paracadutisti Lino Biondi ha presentato una ricostruzione storica della battaglia del 26 dicembre 1944.

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Gaetano Lamberti e il sacrificio per la Manifattura

LUCCA, 06 settembre 2009 - Il 7 settembre 1944 moriva, all’ospedale Galli Tassi, l’appuntato della Reale Guardia di Finanza Gaetano Lamberti, ferito gravemente due giorni prima - alla spalla e al collo - da una scheggia di granata tedesca sotto il ponte di porta S. Anna. Lamberti apparteneva a una formazione partigiana in collegamento con il C.L.N. locale.


Era una formazione composta, in buona parte, da militari e che operava sul territorio fino dal marzo del 1944 con compiti di pattugliamento all’interno della città. Un pugno di volontari tra sottufficiali, appuntati e finanzieri che, fra la sera del 4 e la mattina del 5 settembre (lo stesso giorno della liberazione di Lucca), era stato mobilitato per proteggere Porta S. Anna e la Manifattura Tabacchi dalle ultime aggressioni nemiche. Lo scontro tra i tedeschi e la formazione partigiana si rivelò particolarmente duro. Le fucilate arrivavano da tutte le parti (così scriveva in una sua memoria Vitangelo Dindona, uno dei componenti del gruppo assieme all’allievo finanziere Cesare Giuntoli, anche lui ferito), perfino dal campanile di S. Anna. Gli obiettivi da difendere erano di primaria importanza. Soprattutto la manifattura che, nonostante il saccheggio subito fra il 2 e il 3 settembre da parte delle SS, rappresentava l’unica fabbrica in grado di riprendere immediatamente la produzione. Era stata, fino ad allora, preservata dalla distruzione grazie anche al coraggio di un nutrito gruppo di operai che non l’aveva mai abbandonata e a quello di un picchetto armato della Regia Guardia di Finanza rimasto, dal 29 luglio, al suo interno per impedire ai tedeschi la distruzione degli impianti.
Il sacrificio del Lamberti sottolinea l’importanza del contributo “militare” alla guerra di Liberazione e, in particolare, di quello della Guardia di Finanza. Gaetano Lamberti non era lucchese ma i tanti anni trascorsi in città lo facevano sentire come a casa. Nato il 31 gennaio 1907 a Fornicola (Napoli) aveva trascorso la propria vita all’interno delle Fiamme Gialle. Entrato volontario nell’aprile del 1925, era stato inviato a Trento e in alcune stazioni di confine dove era rimasto fino al 1927. Nel 1928 venne trasferito ad Ascoli Piceno e quindi a Formia da cui fu presto allontanato a causa di una “relazione amorosa”. Dopo alcuni anni di servizio a Littoria era, infine, arrivato a Lucca agli inizi di settembre del 1939. Pochi mesi prima, il 6 luglio, si era sposato con Augusta Trasatti probabilmente conosciuta durante il periodo di servizio ad Ascoli Piceno. Nel giugno del 1941 era nata Bianca Maria, la sua unica figlia e, nello stesso anno gli fu concessa la croce d’argento al merito di servizio. Una vita e una carriera, quindi, senza grandi eventi, dedicata alla famiglia e al lavoro, fino a quella terribile primavera del 1944 quando aveva deciso di cambiare il corso della propria vita senza clamori, coerente agli impegni assunti entrando nella R. Guardia di Finanza. Nel libro “I nostri morti della guerra 1940- 1945” di Michele Poveromo poche frasi ma significative ricordano le motivazioni per la concessione a Lamberti della medaglia di bronzo al valor militare (25 agosto 1945): «Volontariamente aderisce al movimento partigiano, aggregandosi a una formazione, con la quale partecipa a numerose e rischiose azioni contro i tedeschi. In un combattimento, dimostrando elevato senso di responsabilità, mantiene nonostante l’intenso fuoco d’artiglieria, il suo posto fino a che una granata non gli tronca la vita. Bell’esempio di elevate virtù militari».

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«Salvate la Vaccareccia»

Lorenzoni: è una testimonianza dell’Eccidio

SANT’ANNA 06 settembre 2009 -  Salvare l’ultima testimonianza tangibile della strage di Sant’Anna. È il motivo che ha spinto Gian Piero Lorenzoni, consigliere di opposizione al comune di Stazzema, a presentare un’osservazione al regolamento urbanistico. «Contro i muri della casa della Vaccareccia furono fucilate molte persone - spiega Lorenzoni -: è un luogo emblematico. Come ricostruito nelle fasi del processo di La Spezia i nazi-fascisti utilizzarono la casa per scendere a valle e dare inizio alla strage».
A sessantacinque anni dalla tragedia del 12 agosto 1944 tutti gli edifici-simbolo sono stati ristrutturati. I ruderi della casa della Vaccareccia sono gli unici a conservare elementi originari, anche se quel giorno il fabbricato venne incendiato e poi lasciato in stato di abbandono. «Lo spazio esterno è privo della pavimentazione originaria e le murature sono degradate - continua il consigliere -. Questa struttura aveva sempre goduto di una particolare tutela da parte del comune, ma nel nuovo regolamento urbanistico perde il suo status speciale».
Per la rilevanza «valoriale, memoriale e storica» della casa della Vaccareccia, Lorenzoni chiede al sindaco che ne sia garantita la tutela, riqualificando e valorizzando l’area che la circonda e inserendola nel perimetro del Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema.
Inoltre invita l’amministrazione a vincolare gli interventi di restauro esclusivamente a fini conservativi e ad acquistare l’area di circa 500 metri quadrati sulla quale sorge l’edificio.

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Il sindacato alla Malga Lunga

GANDINO, 05 settembre 2009 - In tempi di ristrutturazione del rifugio partigiano della Malga Lunga, tra le montagne bergamasche sopra Gandino e Valpiana, la Cgil e lo Spi-Cgil tornano qui, come ogni anno dal 1999, per la loro festa, che si terrà l’11 settembre. Quest’anno il raduno di funzionari e dirigenti sindacali avrà una motivazione in più: dalla fine di giugno è in corso la vendita dei biglietti della sottoscrizione “Custodiamo la memoria, tuteliamo la libertà”, lanciata dal sindacato dei pensionati Spi-Cgil di Bergamo e della Val Camonica per contribuire alla ristrutturazione della rifugio partigiano.
La festa di quest’anno si svolgerà fra musica, cabaret e buon cibo: si comincia attorno alle ore 10.30 con un intervento del segretario generale provinciale della Cgil Luigi Bresciani, a cui seguirà un’informativa sull’andamento della ristrutturazione del rifugio partigiano da parte del presidente provinciale dell’Anpi, l’ingegner Salvo Parigi.
Poi, sarà il turno dello spettacolo musicale di Roby Zonca, uno dei bluesman più significativi del panorama musicale nazionale (ha suonato con Andy J. Forest, Ronnie Jones, Terry Cooper, Arthur Miles e, alla fine degli anni Ottanta, è stato in tournée con Mia Martini) e di Osvaldo Ardenghi, cabarettista con un passato da operaio metalmeccanico, poi cresciuto nella scuola milanese del cabaret del Bolgia Umana, il locale di Enzo Jannacci.
La Malga Lunga si trova ad oltre 1.200 metri , nel territorio del Comune di Sovere, che ne detiene la proprietà, mentre la gestione è affidata all’Anpi di Bergamo. La Malga è in ristrutturazione da 16 mesi: da oltre un anno e mezzo i volontari dello SPI e dell’Anpi danno una mano concreta e seguono i lavori. Ora, con la conclusione del primo lotto, a diventare necessari sono nuovi fondi, almeno 200mila euro. Ormai messa in sicurezza e completamente a norma tutta la struttura, i nuovi fondi serviranno per i lavori di rafforzamento del primo piano, dove verrà allestito un “museo virtuale” e dove troverà posto l’area didattica.
La storia del Rifugio Partigiano della Malga Lunga è legata alla tragedia del 17 novembre del 1944, quando alcuni reparti fascisti della “Tagliamento” riuscirono a catturare parte della squadra di Giorgio Paglia, ufficiale della 53a Brigata Garibaldi. A causa dell’agguato fascista, avvenuto verso mezzogiorno alla Malga Lunga, Paglia e compagni furono costretti alla resa. Due di loro vennero uccisi a pugnalate sul posto. Gli altri furono fucilati il 21 novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino. Giorgio Paglia, che pure poteva aver salva la vita perché figlio di una medaglia d’oro al valor militare, rifiutò la grazia e morì coi compagni.
“Torniamo ancora una volta in questo luogo che ospiterà il museo della Resistenza bergamasca, tra queste montagne ricche di simboli” ha detto Luigi Bresciani, segretario Cgil. “Rispetto alla modalità di organizzare un seminario di riflessione come negli anni passati, questa volta abbiamo scelto di ritrovarci per un momento di aggregazione più “leggero”, con musica e cabaret. Quella dell’aggregazione sarà una delle funzioni che, ultimata la ristrutturazione, la Malga Lunga acquisterà: che il rifugio partigiano resti isolato, come inghiottito nella storia, non serve a nessuno. Può invece essere un’ottima prospettiva che i visitatori arrivino qui per una passeggiata e per godersi questo luogo e trovino aperto il museo della Resistenza che è già stato progettato. Più gente arriverà qui, meglio sarà, anche per il perpetuarsi della memoria”.
La Cgil è da sempre impegnata al sostegno della Malga” dice Gianni Peracchi, segretario generale provinciale dello Spi-Cgil di Bergamo. “Siamo sempre stati convinti che gli eventi accaduti in questo luogo rappresentassero davvero il momento più alto della Resistenza bergamasca al nazifascismo. Mantenere la Malga viva è una maniera per ricordare. Facciamo la nostra parte anche con la sottoscrizione. L’estrazione dei premi avverrà l’8 ottobre al Palasettembre di Chiuduno, durante la Festa provinciale dello Spi”.

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L’accusa: «Concesso uno spazio a pochi chilometri dall’eccidio nazifascista del 1944»

«Galligani deve dimettersi»

Prc e Anpi contro il sindaco Pd per la Festa de La Destra

PONTE BUGGIANESE, 05 settembre 2009 - Siluri politici contro il sindaco e il Comune per la Festa Tricolore de La Destra in corso a Ponte Buggianese. Un evento che per l’estrema sinistra non avrebbe dovuto svolgersi in quel territorio per la strage nazifascita del 1944 che viene commemorata ogni anno.
Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti di Pistoia chiedono le dimissioni di Pier Luigi Galligani dalla presidenza del comitato per le onoranze ai Martiri del Padule di Fucecchio.
Ferma condanna all’evento anche da parte dell’Anpi di Lucca che in una nota scrive: «A pochi chilometri da dove si è consumata una delle stragi più sanguinose, quella del Padule di Fucecchio (che il 23 agosto 1944 costò la vita, è bene ricordarlo, a 175 civili), e a poco tempo dalla commemorazione dell’eccidio, si tiene per ben tre giorni un raduno che vedrà partecipare personaggi come Roberto Fiore e Adriano Tilgher, mentre il programma annuncia tra gli oratori anche i sindaci di Chiesina Uzzanese e di Prato, oltre alla partecipazione dei dirigenti de La Destra - scrive l’Anpi -. Non possiamo nascondere neppure di sentirci profondamente addolorati dal fatto che a concedere lo spazio (e non è la prima volta) per questa inaccettabile manifestazione sia stata un’amministrazione guidata dal Pd. Come Anpi, che oltre alla conservazione della memoria ha tra i suoi obiettivi anche la promozione e il richiamo al rispetto della nostra Costituzione nata dalla Resistenza, ricordiamo che questi movimenti infrangono sistematicamente diverse leggi e che si pongono in netto contrasto con i principi della Carta fondamentale. Questo vogliamo rammentare agli amministratori che con tanta leggerezza hanno messo a disposizione una piazza, auspicando contemporaneamente un intervento di più livelli istituzionali in merito a questo fatto gravissimo».
Affermano Prc e Giovani Comunisti: «Purtroppo, per il secondo anno consecutivo, avete tacitamente accolto l’iniziativa de “ La Destra ” che porterà al Ponte, tra gli altri, i più noti rappresentanti di quella politica in pesante odore di fascismo. Due elementi saltano all’occhio: il primo è che la festa cade dopo pochi giorni dall’anniversario dell’eccidio del Padule di Fucecchio, dove vennero trucidate 175 persone da fascisti e nazisti; il secondo è che l’anno scorso, oltre a non far niente, non avete detto una parola in merito a questa inopportuna iniziativa politica. State dimostrando quanto poco forti siano le vostre radici “democratiche”, quanto poco avete capito della storia della nostra Costituzione Repubblicana».
Intanto, il programma prevede per oggi alle 18,30 il dibattito “I rossi e i neri: miti e leggende sugli anni ’70” con la partecipazione fra gli altri di Giampaolo Mattei, Luca Lorenzi, segretario nazionale di Gioventù Italiana e i parlamentari Roberto Ulivi e Riccardo Mazzoni.

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Vinci celebra la Liberazione dal nazifascismo

Oggi cerimonia a Sovigliana, domani camminata commemorativa sul Montalbano

VINCI, 05 settembre 2009 Come ogni anno a Vinci, si celebra la Liberazione. Per il borgo del Genio la fatidica data è il 2 settembre 1944, quando le truppe alleate neozelandesi, scozzesi e sudafricane, sotto il comando americano, varcarono la linea dell’Arno, e liberarono, dopo oltre 4 anni di guerra, Montelupo, Empoli, Vinci e Cerreto Guidi.
Il 65º anniversario della Liberazione di Vinci prevede quest’anno due iniziative. Oggi alle 12 presso il cippo situato nella pinetina di Via Empolese a Sovigliana, saranno commemorati i caduti nei giorni della Liberazione. Per domani, con partenza alle 15,30 dal Passo Le Croci sul Montalbano, poco sopra Sant’Amato, è prevista la sesta manifestazione commemorativa intitolata “Sui sentieri della Resistenza - Camminata sul Montalbano per commemorare la Liberazione di Vinci”. Il percorso, accessibile a tutti, si snoderà dal Passo Le Croci, scendendo verso la Fonte del Romito, per risalire poi a La Casa fino alla quota massima, sul crinale del monte, costituita dalla Torre di S. Alluccio a quota 540 metri . Alle 18, alla Torre di S. Alluccio, l’associazione Sant’Amato a Tavola offrirà una merenda cena.
Il segno più datato che celebra la Liberazione di Vinci è una lapide, sulla facciata del Municipio il 2 settembre 1945. Significativa l’epigrafe: “La liberazione d’Italia dal tedesco invasore e dall’onta di un regime suo complice toccò questo comune il 2 settembre 1944 quando le truppe anglo americane unite agli italiani migliori vi giunsero a renderci partecipi d’una rinnovata civiltà”. Sulla lapide torna ogni tanto, sempre più di rado invero, qualche dichiarazione polemica, temporalucci estivi destinati a passare in un baleno, ma tant’é. Qualche anno fa fu al centro di un acceso dibattito, fra chi avrebbe voluto cambiare la parola “tedesco” (che per alcuni criminalizzava un intero popolo) correggendola in “nazista”, e chi invece avrebbe preferito lasciarla così com’era; la decisione, confortata dal parere della Soprintendenza competente, fu di lasciarla così.

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Il veterano Hairston nei luoghi della battaglia di Sommocolonia

BARGA, 05 settembre 2009 - Oggi sarà a Barga Joseph Hairston, veterano dalla 92ª Divisione Buffalo, uno degli artiglieri della Divisione Buffalo impegnata nella nostra zona in quel dicembre del 1944.
Dalle 9 saranno esposti sul piazzale del Fosso alcuni mezzi militari della Seconda Guerra Mondiale; alle 9,30 l’incontro ufficiale a Palazzo Pancrazi fra l’amministrazione comunale e Joseph Hairston; il tenente colonnello Vittorio Lino Biondi terrà in questa occasione una ricostruzione storica di quanto accaduto il 26 dicembre del 1944.
Alle 11,30 le celebrazioni si sposteranno a Sommocolonia dove verrà deposta una corona d’alloro al Monumento Monticino e alla Rocca della Pace. Seguirà l’intitolazione di “Via 92ª Divisione Buffalo”, la strada che sessanta anni fa collegava Barga a Sommocolonia.

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Farneta, ricordo della strage

LUCCA, 05 settembre 2009 Domani Comune e Provincia, insieme alla Parrocchia di Farneta e l’Istituto Storico Lucchese della Resistenza e dell’Età Contemporanea, commemoreranno il 65º anniversario dell’eccidio della Certosa di Farneta. Il programma della manifestazione inizierà alle 10,30 con la celebrazione di una Messa a suffragio delle vittime nella chiesa parrocchiale di Farneta.
Al termine della Messa, all’esterno della chiesa, seguiranno gli interventi del presidente della provincia Stefano Baccelli, del sindaco Mauro Favilla e l’orazione ufficiale del presidente o del direttore dell’Istituto Storico della Resistenza. Quindi le autorità deporranno una corona di alloro al Monumento ai caduti e alle due lapidi presso la Certosa di Farneta.
Nella notte del 2 settembre 1944, alla vigilia della Liberazione di Lucca, un gruppo di SS entrò nel convento. Vennero rastrellate circa 100 persone tra religiosi e civili, e il giorno successivo furono fatti incamminare verso la strada che conduce in Versilia. Cominciò così un’odissea del terrore protrattasi fino al 10 settembre con le esecuzioni (soprattutto dei più anziani, perché gli abili furono inviati nei campi di lavoro in Germania) in tre distinte località: Orbicciano, Pioppeti e il torrente Frigido.
Furono trucidati circa 60 civili inermi, tra cui un vescovo e numerosi frati portati via dal convento. Anche su questa strage si è celebrato pochi anni fa il processo contro le SS (un solo l’imputato, in realtà) ritenute colpevoli.

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Comunicato Stampa dell' A.N.P.I. contro manifestazione nazifascista di Ponte Buggianese

COMUNICATO STAMPA

La Sezione di Fucecchio dell’A.N.P.I. – Ente Morale della Repubblica -  esprime preoccupazione e condanna per il raduno nazi-fascista  del 4-5-6- settembre  a Ponte Buggianese,  comune capoluogo della strage nazifascista del 23 agosto 1944.
Vedere  “festeggiare”  i seguaci di quei funesti figuri con parole e simboli di morte che 65 anni fa distrussero le nostre genti dopo vent’anni di martirio, di inenarrabili sofferenze e di libertà negate e che causarono la distruzione dei nostri paesi, è un affronto intollerabile ai nostri morti, a quanti si batterono per la Dignità e la Libertà della Patria, alle nostre popolazioni.
Il nostro ordinamento Costituzionale  e Giuridico vieta la ricostituzione del Partito Fascista  sotto qualsiasi forma e  ne vieta i simboli e l’apologia.
Il Sindaco di Ponte Buggianese non può non conoscere  le “bravate” dei vari TILGHER, FIORE, ROMAGNOLI,  BONTEMPO  nel richiamarsi al nazifascismo: basta visionare il documentario “nazi-rock”.
Siamo quindi stupiti ed increduli nell’apprendere che  una Amm/ne Comunale, democratica e popolare,  possa  avere autorizzato la  concessione di spazi pubblici per una manifestazione  di quel tipo, in palese violazione dell’Ordinamento Costituzionale del nostro Stato,  reso libero e democratico della Gloriosa  Lotta  Armata di Liberazione Nazionale Antifascista,  ed in violazione della legge Scelba.
Il Sindaco deve ritirare  l’autorizzazione e  adoperarsi per l’annullamento di quella  manifestazione fascista che appare sempre più come inaudita provocazione contro le nostre popolazioni.
Ciò anche per il Suo ruolo di rappresentante dei Comuni martiri dell’Eccidio delle nostre popolazioni civili quel 23 agosto 1944 da parte di quella soldataglia nazista  e dei loro servi  fascisti  precursori dei promotori del raduno nazifascista in questione.
Riteniamo quindi il ritiro dell’autorizzazione un dovere  al quale il Sindaco non debba sottrarsi.

Fucecchio

A.N.P.I. Sezione di Fucecchio

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Bolzano, aperta inchiesta su 16 neonazisti italiani

Bolzano, aperta inchiesta su 16 neonazisti italiani

Su un sito da loro gestito foto di Hitler e insulti razzisti

Roma, 04 settembre 2009 - La divisione anti-terroristica della polizia di Bolzano ha aperto un'inchiesta su 16 giovani dell'Alto Adige che gestiscono una pagina internet con contenuti neonazisti, secondo quanto scrive oggi il quotidiano in lingua tedesca Neue Suedtiroler Tageszeitung. "Sul sito gestito da questi giovani ci sono insulti razzisti, foto di Hitler e un video che mostra due persone mentre preparano una bomba Molotov", ha spiegato all'Afp Christoph Franceschini, giornalista e autore dell'inchiesta. I giovani, di età compresa tra i 16 e i 28 anni (sette dei quali minorenni) sono originari di Naturno, nel Meranese, a nord-ovest di Bolzano. Usavano il sito di social networking Netlog per discutere sui forum, accessibili solo su invito. Messaggi ispirati alla Neue Hitlerjugend, movimento erede della Gioventù hitleriana, organizzazione creata dal Fuehrer per indottrinare i giovani tedeschi. In un anno il gruppo ha inoltre aggredito diversi ragazzi di sinistra nella regione, tra cui un giovane di origine polacca, al quale sono stati riservati insulti anti-semiti. La vittima - racconta Franceschini - non li ha denunciati per paura di rappresaglie. Il leader del gruppo, già arrestato per aggressione un anno fa, ha tatuato sulla nuca "Sturm 18", dove il 18 sta per la prima e l'ottava lettera dell'alfabeto (A e H), iniziali di Adolf Hitler.

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Palermo, ricorre anniversario dell'omicidio Dalla Chiesa

 

PALERMO, 03 settembre 2009 - Oggi alle ore 08.00 nella caserma intitolata al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa sede del Comando Legione Carabinieri Sicilia, in occasione della ricorrenza dell’eccidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, si svolgerà una cerimonia militare, durante la quale il Generale di Brigata Vincenzo Coppola, Comandante della Legione Carabinieri Sicilia deporrà una corona d’alloro al busto dedicato al Generale caduto.
Alle ore 09.30, in via Isidoro Carini all’altezza dei civici nr.34/38, luogo dell’agguato mafioso, sarà commemorato l’eccidio con la deposizione di corone d’alloro, interverranno alte cariche istituzionali nazionali ed autorità politiche, militari e religiose locali.
Sempre nella caserma Dalla Chiesa, alle 10.00 sarà celebrata la Santa Messa nella Chiesa di S. Giacomo dei Militari, officiata da Mons. Salvatore Grimaldi.

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PARTIGIANO PER SEMPRE

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VIAREGGIO, 03 settembre 2009 - Luciano Biancalana (nella foto), classe 1922, due sere fa era li alla festa, quella che i partigiani hanno allestito da venerdi scorso accanto alla Torre Matilde, insieme alla nipote. Era giovanissimo quando iniziò la consegna clandestina di materiale di propaganda antifascista. Iscritto al Partito Comunista, riformato dal servizio di leva per debolezza di costituzione, partigiano, con decorazione al valor militare, per profonda e radicata scelta, è ancora in gamba nonostante i suoi ottantasette anni suonati. Ama definirsi uno dei “puri”: “mi sono unito alla Resistenza Versiliese a soli 21 anni – era l’inizio del 1944 - da uomo libero, lasciando la sicurezza dell’impiego in Comune a Viareggio per andare nel Lucese a combattere per la libertà della mia patria”. Non ha mai avuto un nome di “battaglia” perchè tutta la sua famiglia era sfollata a Firenze e non c’era pericolo di rappresaglie. Ha militato dapprima nella formazione del tenente Vignali dalla quale si è poi staccato per incompatibilità di vedute per unirsi poi alla formazione di Marcello Garosi, con la quale dopo mesi di scontri e combattimenti, il 15 settembre del 1944, ha liberato il paese di Stiava: “ L’arrivo trionfante degli inglesi accolti dalla popolazione come i veri liberatori…”, ricorda di aver pianto dalla rabbia. Sei mesi li ha vissuti sulle colline di Camaiore; “i compagni persi, gli spostamenti dal Gabberi e dalla foce di San Rocchino al monte Matanna, con i tedeschi che li mitragliavano mentre loro si dirigevano verso la località “Casa Bianca” ‘vicino a Lucese”. I suoi ricordi sono nitidi, parla come un libro di storia.E’ la storia ancora vivente e ha conosciuto anche Didala Ghilarducci, poi sua collega in Comune a Viareggio nel dopoguerra. Ha sempre desiderato scrivere un libro su quanto ha vissuto e chissà forse un giorno… Sua nipote Serena Sechi che lo accompagna è orgogliosa di avere un nonno così: “gli sono profondamente riconoscente perchè se oggi noi siamo liberi lo dobbiamo anche a lui, e a chi come lui ha lottato perchè ciò avvenisse, ma il nostro è un popolo che dimentica in fretta”.

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Bologna: “Viva il Duce”, sfregiata targa dell’Associazione Partigiani

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BOLOGNA, 03 settembre 2009 - “Viva il duce”. È questa la scritta che i partigiani bolognesi hanno trovato incisa questa mattina sulla targa di ottone che indica la sede provinciale dell’Anpi in via della Zecca. “ I nostalgici fascisti hanno nuovamente oltraggiato la Resistenza ” ha scritto in una nota il presidente William Michelini che ha segnalato il fatto alle autorità.
All’associazione dei partigiani è arrivata la solidarietà del sindaco di Bologna, Flavio Delbono che ha parlato di “un atto vile che tutti i cittadini democratici condannano”.

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Omaggio alle eroine della Resistenza

Il presidente del consiglio regionale Nencini a Fucecchio ricorda il contributo delle donne alla lotta di Liberazione di 65 anni fa

FUCECCHIO, 03 settembre 2009 Fucecchio ha celebrato l’anniversario della liberazione e lo ha fatto con tre toccanti testimonianze - lette da Cristina Ferniani - di cittadini fucecchiesi che il primo settembre di sessantacinque anni fa lo hanno vissuto in prima persona, mentre sullo sfondo scorrevano le immagini delle devastazioni belliche e della conseguente ricostruzione della città di Fucecchio. Alla serata è intervenuto anche il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini il quale, tra i tanti temi toccati, ha voluto ricordare le numerose donne - tra le quali una giovanissima Oriana Fallaci - che hanno offerto il proprio contributo alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo.
Un contributo troppe volte ignorato dai libri di storia, ma indubbiamente significativo.
La serata - che si è svolta all’auditorium “ La Tinaia ” di Parco Corsini - è stata introdotta dal vicesindaco di Fucecchio Sara Matteoli, si è aperta con un discorso del sindaco di Fucecchio Claudio Toni il quale ha ripercorso le tappe fondamentali della Liberazione di Fucecchio e quelle che hanno condotto alla formazione della Repubblica italiana ricordando il tributo di uomini e donne che hanno pagato anche con la propria vita il desiderio di libertà e democrazia contro il giogo dell’occupazione nazifascista.
« La Costituzione repubblicana con i suoi principi è ancora attuale - ha detto il sindaco Toni - lo è quando ci indica di non tapparci occhi e orecchie, di non sottovalutare i fenomeni di razzismo, di violenza contro persone perché diverse per colore della pelle, religione, sesso».
Con queste parole Toni ha in qualche modo costruito un ponte fatto di ideali e valori che celebra il sacrificio di coloro che per quei principi hanno lottato e lo unisce con le tematiche dell’attuale contesto sociale e istituzionale.
L’auspicio - espresso da parte di tutti i relatori intervenuti all’incontro - è stato quello della prosecuzione dell’impegno a favore della libertà e dell’unità nazionale a partire da una riproposizione dell’educazione civica nelle scuole, in modo da insegnare alle nuove generazioni non soltanto la storia del ventesimo secolo del nostro paese ma anche l’importanza di quei principi contenuti nella costituzione della repubblicana italiana che sono tanto fondamentali quanto possono sempre essere rimessi in discussione o abbandonati da chi - per ignoranza o stupidità - non ne comprende il valore.

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Cascina celebra la Liberazione

CASCINA, 03 settembre 2009 - Due giorni di celebrazioni per la festa della Liberazione di Cascina. Oggi e domani le giornate della memoria locale, a chiusura delle commemorazioni dei rastrellamenti nazifascisti dell’estate 1944 una cerimonia che porterà a Cascina alcune delegazioni di città martiri d’Italia e il presidente del consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini.
Quest’anno le celebrazioni per il 65º anniversario assumono un significato particolare. L’amministrazione comunale, infatti, ha organizzato due giornate per ricordare oltre ai caduti i sindaci che si sono succeduti al governo del Palazzo di Corso Matteotti.
Oggi, a partire dalle 9, ci sarà la deposizione delle corone presso il cimitero comunale per ricordare i defunti sindaci di Cascina. Domani, invece, l’anniversario della Liberazione di Cascina sarà celebrato a partire dalle 9. Ritrovo presso la sala consiliare “Enzo Bertini” delle autorità, delle associazioni della resistenza ed ex combattentistiche, delle forze politiche e dei cittadini; è previsto anche l’incontro con le delegazioni delle città martiri d’Italia. Alle 9.30 il corteo per la deposizione delle corone di alloro ai cippi e alle lapidi in memoria dei caduti. Alle 10.15 presso la sala consiliare il saluto del sindaco Moreno Franceschini, a cui seguiranno gli interventi del sindaco di Stazzema, Romano Franchi, sindaco di Marzabotto, Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale, con il coordinamento di Claudio Betti, consigliere nazionale Anpi.

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303° anniversario della liberazione di Torino dall'assedio francese

TORINO, 03 settembre 2009 - Sono molte le iniziative organizzate dalla nostra città nel prossimo fine settimana per celebrare il 303° anniversario della Liberazione di Torino dall’assedio francese del 1706. Sfilate con i costumi storici dell’esercito sabaudo, benedizione delle bandiere, vespro solenne e onori ai monumenti che ricordano il sacrificio dei numerosi soldati e cittadini sabaudi caduti nei 117 giorni in cui si opposero con successo alle truppe del Duca de la Feuillade.
Si
comincia sabato alle 15,30 al Museo Pietro Micca, in via Guicciardini 7, dove si renderà onore ai caduti ducali e francesi. La giornata proseguirà alle 16,15 con la sfilata del Gruppo Storico Pietro Micca dal Museo Pietro Micca al Santuario della Consolata per via Valfrè, corso Siccardi e via della Consolata e, alle 16,45, nel Santuario della Consolata, saranno benedette le bandiere e celebrato un solenne Vespro in ricordo dell’assedio e della battaglia di Torino 1706.

Alle 17,30 seguirà una sfilata lungo via della Consolata che si concluderà in Piazza Palazzo di Città con gli onori al monumento al Principe Eugenio. Domenica, invece, si inizierà alle 15 con una sfilata storica che si muoverà da via Guicciardini per raggiungere i Giardini reali.
I figuranti percorreranno le vie Grandis e Valfrè, corso Galileo Ferraris, via Cernaia, via Pietro Micca, piazza Castello e viale dei Partigiani. Qui, sotto i bastioni antistanti via Rossini, si svolgeranno scontri a salve.
Alle 16,30 il corteo risalirà per viale dei Partigiani e, alle 16,45, in piazza Castello, si svolgerà il cambio della guardia davanti alla cancellata di Palazzo Reale, a fianco delle statue equestri dei Dioscuri Castore e Pollice. Gli spettatori assisteranno a caroselli militari.
Alle 17,45 il corteo percorrerà le vie Pietro Micca e Cernaia per poi giungere al Mastio della Cittadella dove, alle 18,15, si concluderà la rievocazione storica con gli onori al celebre patriota Pietro Micca.

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Tante iniziative da giovedì a Figline per ricordare l’eccidio dei 29 partigiani

La lapide che i ricorda i nomi dei martiri

FIGLINE, 03 settembre 2009 - In occasione della commemorazione della strage dei 29 partigiani uccisi a Figline il 6 settembre 1944 la Circoscrizione Nord , il Museo della Deportazione e della Resistenza e l’Anpi organizzano una serie di iniziative: “Aspettando il 6 settembre”.
Gli eventi inizieranno  il 3 settembre, alle ore 21, con lo spettacolo “Vita restante di carnefice – Vita immaginaria e reale di Karl Laqua, il boia di Figline”, scritto e interpretato da Maila Ermini del teatro La Baracca. Lo spettacolo sarà preceduto dai saluti del vice Sindaco Goffredo Borchi, del presidente della Circoscrizione Nord Alberto Manzan, del presidente della Fondazione Museo e Centro di documentazione della Deportazione e della Resistenza Marco Romagnoli e del presidente dell’Anpi provinciale Ennio Saccenti. Venerdì 4, sempre alle ore 21, verrà presentato il volume di Massimo Storchi “Il sangue dei vincitori. Saggio sui crimini fascisti e i processi del dopoguerra (1945-46)”. Parteciperanno l’autore e Alessandro Cintelli del Centro di documentazione storico etnografica della Val di Bisenzio. Sabato 5 settembre alle ore 18 verrà  inaugurata la mostra fotografica “I ragazzi delle scuole nei luoghi della Resistenza” e alle ore 21 verrà proiettato il film “La legge di chi non vede. Il caso Danesin”, diretto da Massimo Smuraglia. Tutte le iniziative si terranno in piazza 29 Martiri a Figline, ma in caso di maltempo si svolgeranno nella sala conferenze della Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza in via di Cantagallo n. 250.

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SPETTACOLO TRATTO DAL LIBRO "RESISTENZA E NUOVA COSCIENZA CIVILE"

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VALENZA, 03 settembre 2009 - Il Collettivo Teatrale di Casale Monferrato venerdì 12 settembre, alle ore 21,00 a Palazzo Pellizzari, proporrà uno spettacolo di letture e musiche, tratto dal libro "Resistenza e nuova coscienza civile" di Sergio Favretto, presentato la sera stessa. Quest'iniziativa si colloca tra celebrazioni per il 65° Anniversario dell'Eccidio della Banda Lenti.

“Resistenza e nuova coscienza civile” non vuole essere solo un’inconsueta presentazione di un saggio (che narra attraverso le parole e i documenti storici la graduale presa di coscienza di una società), ma un momento d'intensa partecipazione ad un’atmosfera che riporta alla luce e rende vivi fatti e personaggi  emblematici durante gli  anni della Resistenza nel Monferrato casalese.
Viene assicurato uno sguardo particolare ai fatti di Valenza, attraverso le parole dei protagonisti, la musica, le immagini.
Parole: gli attori si alternano nel racconto di episodi e momenti chiave che ben descrivono il cambiamento di rotta di una società e il risveglio delle coscienze di molti, nel mondo della scuola, del lavoro, della religione, nella vita quotidiana.
Episodi di coraggio e di amore per l’umanità, di solidarietà, di condivisione, narrati anche attraverso le parole di chi li ha vissuti.
Musica: eseguita dal vivo da sei elementi, si alterna al racconto rendendolo più coinvolgente e emozionante. Sono state scelte e riarrangiate canzoni e musiche che raccontano storie di uomini e di impegno in prima linea.
 Immagini: Fotografie, spesso inedite, tratte dal saggio e dagli archivi dei Licei casalesi, accompagnano tutto lo spettacolo ne costituiscono la scenografia e allo stesso tempo raccontano una storia a sé, creando suggestioni e atmosfere impossibili da rendere con le parole.
Un momento di ricordo per alcuni, di approfondimento sul periodo storico vissuto nelle nostre terre, di scoperta per le nuove generazioni.
Un lavoro intenso ed inteso per dare vita a ciò che è stato, per provare a  costruire ciò che sarà con una “una nuova coscienza  civile”.
Il Collettivo Teatrale Il Collettivo Teatrale di Casale Monferrato con il coordinamento artistico di Graziano Menegazzo, porta sulle scene spettacoli sempre improntati alla ricerca, appartenenti al genere del “teatro della terza cosa”.
 Un teatro inteso come occasione di ricerca, di sperimentazione e veicolo di progettualità per una cultura dello spettacolo giovanile. Il teatro come luogo di incontro, socializzazione e valorizzazione della pluralità dei linguaggi e delle forme di comunicazione.
Le competenze e specificità che il gruppo ha maturato al suo interno, a partire dalla sua formazione nel 1987, sono frutto di un percorso continuo di formazione e crescita, che pone la ricerca e la sperimentazione come elementi necessari per la realizzazione di ogni progetto.
La capacità di questo gruppo di confrontarsi con il territorio e nello stesso tempo valorizzarlo costituisce la chiave del suo progetto artistico.
Arrangiamenti musicali di Mario Saldì. Montaggio del materiale fotografico di Enrico Opezzo. Regia e adattamento teatrale di Graziano Menegazzo.

 

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Cerimonia dell'Eccidio in Padule, è polemica. Risaliti (ANPI): "Poca gente e sufficienza nei preparativi"

La lettera: "Un deserto organizzativo e culturale ha caratterizzato questo evento. 
Dobbiamo invece riappropiarci del passato"

Le celebrazioni del 22 agosto scorso

FUCECCHIO, 01 settembre 2009 - Ero presente alle celebrazioni del 22 agosto in quanto membro della delegazione dell’ ANPI di Fucecchio. Le osservazioni del PSI sono state giuste. Se alle celebrazioni hanno partecipato solo pochi intimi non è stata colpa solo della data o del caldo, ma della troppa sufficienza con la quale il tutto è stato organizzato. I luoghi di aggregazione sociale come il circolo di Stabbia che pur si chiama circolo 23 agosto era chiuso, al Giardino della Meditazione non era reperibile neanche una bottiglia d’acqua, solo a Massarella abbiamo potuto bere qualcosa, al bar (perché anche il circolo di Massarella era chiuso). Insomma, intorno a questa celebrazione c’era soltanto il deserto, un deserto organizzativo che si è aggiunto al deserto culturale che da anni è stato creato intorno al passato recente della storia del nostro Paese, che, invece di essere studiato nelle scuole, da qualche anno viene addirittura negato, o comunque sminuito. Sapere chi eravamo ieri è importante anche per capire chi siamo oggi e chi vorremmo essere domani, la nostra storia e la nostra cultura non possono finire nel dimenticatoio. Al Partito Socialista vanno i più sentiti ringraziamenti per le dichiarazioni rilasciate sui giornali (cartacei e on-line), dichiarazioni sulle quali ci troviamo in perfetta sintonia. Solo una cosa mi chiedo: perché solo un partito si è sentito in dovere di emettere un comunicato stampa su quella giornata? Penso che in futuro tutti I partiti e tutte le associazioni che si riconoscono nei valori della resistenza e dell’antifascismo debbano riappropriarsi del loro ruolo e lavorare a più stretto contatto, per fare sì che certe iniziative abbiano la risonanza storica e culturale che meritano, altrimenti sarebbe come far morire un altra volta  tutte quelle persone che si sono sacrificate per dare al nostro paese un futuro di democrazia e di libertà".

Membro del Direttivo ANPI Fucecchio

Mario Risaliti

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65° Anniversario della Liberazione di Sesto Fiorentino

lapide liberazione

SESTO FIORENTINO, 01 settembre 2009  L’amministrazione comunale di Sesto Fiorentino - Firenze - ricorda solennemente il 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo del 1 settembre 1944.

Martedì 1 settembre 2009 sono in programma una serie di iniziative che inizieranno alle 9 con la deposizione di corone ai Cippi e al Cimitero Maggiore, alla quale seguirà una messa in memoria dei Caduti presso la Pieve di San Martino. Alle 10,30 partirà poi da piazza Vittorio Veneto il corteo per le vie cittadine con la deposizione di corone ai monumenti ai Caduti e al Partigiano. A seguire, presso la saletta “Cinque Maggio” di via Cavallotti, si terranno gli interventi del sindaco Gianni Gianassi, del vicepresidente della Regione Federico Gelli e del vicepresidente del comitato provinciale dell’Anpi di Firenze Luigi Remaschi. Il programma della mattinata prevede infine, alle 12, la cerimonia d’inaugurazione della targa per il 25° anniversario del gemellaggio tra Sesto Fiorentino e Mahbes, alla presenza di Zahra Ramdam, responsabile europea dell’Unione delle donne Saharawi. La giornata di celebrazioni si concluderà con il tradizionale concerto gratuito in piazza Vittorio Veneto.

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CERIMONIE PER IL 65° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

FIESOLE, 01 settembre 2009 - Fiesole ricorderà domani, martedì 1° settembre, il 65° anniversario della sua Liberazione, con un cospicuo programma di iniziative organizzate dal Comune di Fiesole.
Le cerimonie della giornata iniziano la mattina, alle ore 10.00, con la Messa in ricordo dei caduti in guerra e nella lotta di liberazione, nella Chiesa di Santa Maria Primerana. Alle 10.30 seguirà la partenza del corteo dal Municipio (p.zza Mino) che si dirigerà verso il parco della Rimembranza, dove ci sarà l’apposizione della corona.
A Montebeni, alle 11, verrà reso omaggio ai caduti con la deposizione della corona al Monumento e poi a Compiobbi alla Lapide dei Caduti.
La giornata del ricordo prosegue nel pomeriggio a Casa Marchini Carrozza con il ciclo di lettura “La memoria le storie”: qui emergono i volti, le storie e le scelte di chi ha vissuto il passaggio della guerra a Fiesole. Verrà, poi, distribuito gratuitamente un piccolo quaderno dal titolo “EX Archivio – Memorie Ritrovate”, giunto quest’anno alla 2° serie e realizzato grazie alle ricerche compiute dagli Amici dell’Archivio di Fiesole e dall’Amministrazione Comunale. Nel volume è ripercorsa la storia dello scontro di San Clemente, dove morirono il giovane partigiano Ronaldo Lonari e il carabiniere Sebastiano Pandolfo, che furono intercettati, catturati e uccisi dai tedeschi, mentre consegnavano dei messaggi ad un’altra staffetta. La serie “EX Archivio – Memorie Ritrovate” vuole dare un volto e mettere in luce le imprese compiute da tanti ragazzi durante la guerra e diventare un appuntamento annuale con i cittadini. Nel Quaderno è pubblicata anche una seconda ricerca che riguarda la Scuola per sminatori che fu istituita a Fiesole.
Gli appuntamenti proseguono con la proiezione del video “I giovani e i testimoni”: un’esperienza didattica intorno alla memoria, curata dall’Associazione “Amici dell’Archivio di Fiesole”.
A conclusione della giornata, alle 19.30, l’ultimo omaggio è reso dalla Filarmonica di Fiesole con un concerto al Teatro Romano.
Durante la giornata interverranno il Sindaco di Fiesole, Fabio Incatasciato; l’Assessore alla Formazione, Maria Luisa Moretti; lo storico Matteo Mazzoni, lo scrittore e archivista Carlo Bagnoli e, per gli “Amici dell’Archivio, Mario Cantini e Maria Venturini.

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Manifestazione per ricordare il sacrificio dei sette partigiani trucidati la notte del 1° settembre 1944

PARMA, 01 settembre 2009 - I corpi martoriati di Giuseppe Barbieri, Vincenzo Ferrari, Gedeone Ferrarini, Afro Fanfoni, Eleuterio Massari, Ottavio Pattacini e Bruno Vescovi furono lasciati in Piazza come barbaro monito di ciò che poteva accadere agli oppositori del regime. La cerimonia sarà preceduta da un corteo che partirà dai Portici del Grano alle ore 10.15.
Interverranno: il delegato all’associazionismo e la cooperazione internazionale del Comune di Parma Ferdinando Sandroni e l’assessore provinciale Roberto Zannoni, oltre ai rappresentanti delle Associazioni partigiane e ai famigliari delle vittime. La commemorazione si concluderà come sempre con i rintocchi del campanone civico, intervallati dalla lettura dei nomi dei caduti.

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È morto Vincenzo Tonelli, comandante "Remo" della Resistenza friulana

Vincenzo Tonelli in una foto d'epoca (da internet)

UDINE, 01 settembre 2009 - È morto la scorsa settimana a Tolosa, a 93 anni, il partigiano friulano Vincenzo Tonelli già comandante “Remo” di un reparto della Brigata Garibaldi-Sud Arzino. Lo rende noto oggi l'Anpi regionale. Nato a Castelnuovo del Friuli (Pordenone), dopo la Liberazione emigrò in Francia dove fu imprenditore nel settore edilizio. Nel 1937 Tonelli accorse in difesa della Repubblica Spagnola aggredita dai franchisti e fece parte della 12. Brigata Internazionale, combattè e venne ferito sul fronte dell'Ebro.
Dopo la vittoria dei golpisti riparò in Francia e durante l'invasione nazista operò con i maquis; il 26 novembre 1942 la polizia collaborazionista di Vichy lo consegnò alla polizia italiana poiché ricercato quale noto antifascista. Dopo l'8 settembre 1943 Tonelli venne liberato e ritornò in Friuli dove organizzò la resistenza nella Valle dell'Arzino. All'indomani della liberazione fece ritorno a Tolosa, dove operò per la realizzazione di un busto bronzeo a Giuseppe Garibaldi.

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COMMEMORAZIONE dell'eccidio nazista dei 9 martiri di Crescentino

CRESCENTINO, 01 settembre 2009 - Pubblichiamo il manifesto che il comune ha fatto affiggere in città per annunciare che domenica 6 settembre verranno, come ogni anno commemorati i nove martiri uccisi nel settembre 1944 davanti alla stazione ferroviaria.
Preservato dalla mia età dall'aver vissuto questa tragedia, ma essendo vivi ancora tantissimi testimoni che all'epoca assistettero ai fatti che mi hanno raccontato quella tremenda giornata a Crescentino e tutto cio' che segui' e lasciando da parte ogni revisionismo storico ( a cui non credo, il torto stette solo da una parte checchè qualcuno oggi di diverta a decantare le virtu' dei combattenti di Salo'...)ma anche qualunque polemica, voglio ricordare qui su questo mezzo moderno quei morti di tanti anni fa;
Tanti dicono che la morte rende tutti uguali, è vero, ma è il modo di morire che è differente, e il modo in cui morirono questi 9 uomini, padri di famiglia, giovani ancor da sposare, gente che lavorava e non faceva male a nessuno fu il modo piu' tragico, presi di sorpresa, portati via alle loro famiglie, alle loro madri, ai loro affetti, uccisi per una bieca rappresaglia, in un momento in cui la vita umana non valeva nulla.
Il comune ha chiesto che domenica venga esposta alle finestre delle case la bandiera italiana, in segno di rispetto e di solennità della ricorrenza.

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