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Giugno 2009

 

30 giugno 2009 - Una sottoscrizione per la Malga Lunga

30 giugno 2009 - 65° eccidi di Chigiano e Valdiola

30 giugno 2009 - Si dimentica il sacrificio dei martiri

29 giugno 2009 - Una lapide per le vittime del nazismo

29 giugno 2009 - Partigiano liberò Parma

29 giugno 2009 - Anniversario dell'eccidio di Riparbella

28 giugno 2009 - 64° anniversario eccidio di Randazzo

28 giugno 2009 - Musica per ricordare Amos Paoli

28 giugno 2009 - Liberazione di Montepulciano

28 giugno 2009 - Vinta la prima di tante battaglie

27 giugno 2009 - Ergastolo per 9 ex Ss

27 giugno 2009 - La memoria della guerra

26 giugno 2009 - Anpi in festa a Monza

26 giugno 2009 - Si racconta il processo a Danesin

26 giugno 2009 - Strage di S.Terenzo verità vicina

26 giugno 2009 - Tra storia e ricordi

26 giugno 2009 - L'Ambasciatore tedesco a Civitella

25 giugno 2009 - Mancano ancora i dati ufficiali

25 giugno 2009 - Sassuolo in prima pagina

25 giugno 2009 - Riunito il direttivo di Ventimiglia

24 giugno 2009 - Una lapide in ricordo di Pertini

23 giugno 2009 - Nuova sezione Anpi a Rieti

23 giugno 2009 - Marcia della pace

20 giugno 2009 - Si ricorda l'eccidio di Montecappone

20 giugno 2009 - Auguri al nuovo presidente nazionale

19 giugno 2009 - Chiesto ergastolo per ex nazista

19 giugno 2009 - L'Anpi lancia un appello

19 giugno 2009 - Nuovo statuto

19 giugno 2009 - E' morto Bettiol

17 giugno 2009 - Quel prete giusto amico dei partigiani

17 giugno 2009 - I ragazzi non dimenticano la strage

16 giugno 2009 - Smurano la targa di Mussolini

15 giugno 2009 - Strage nazista di Casalecchio

15 giugno 2009 - Eccidio di Casalecchio

15 giugno 2009 - Anniversario eccidio di Niccioleta

14 giugno 2009 - La svastica sulla Torre Eiffel

14 giugno 2009 - Me lo ricordo mangiava con Reder

13 giugno 2009 - Terni celebra la Liberazione

13 giugno 2009 - La Liberazione a Teramo

12 giugno 2009 - Ultima udienza per la strage 

12 giugno 2009 - In visita a Distomo

12 giugno 2009 - A Perlasca il giardino dei giusti di Varese

12 giugno 2009 - Intitolata strada al martire Martinetto

12 giugno 2009 - Commemorazioni del 16.06.1944

12 giugno 2009 - Massa Marittima ricorda le sue vittime

11 giugno 2009 - Piazza Capitone intitolata a Partigiani

11 giugno 2009 - 65° eccidio della Pievecchia

11 giugno 2009 - Un francobollo per il 7 luglio

10 giugno 2009 - La Germania riscopre il neo-nazismo

09 giugno 2009 - Commemorazione deportati fabbriche

07 giugno 2009 - La nostra libertà dalla resistenza

07 giugno 2009 - Resistenza le radici della Ue

07 giugno 2009 - Ruolo delle partigiane venete

06 giugno 2009 - Nuovi dati su orrore nazista

06 giugno 2009 - Caso Ludwig torna in libertà Abel

06 giugno 2009 - Scritte nazifasciste sulla lapide dei caduti

06 giugno 2009 - Sbarco in Normandia

05 giugno 2009 - Obama a Buchenwald

04 giugno 2009 - Anniversario della Liberazione di Roma

04 giugno 2009 - Roma rende omaggio a Gabor Adler

04 giugno 2009 - Medaglia d'argento a Vimercate

04 giugno 2009 - Guerra partigiana a Mazzafame

04 giugno 2009 - Si festeggia la Repubblica

04 giugno 2009 - Convegno su Resistenza e Comunità Europea

03 giugno 2009 - I bambini aiutano i partigiani

03 giugno 2009 - Eccidio di Capistrello

02 giugno 2009 - Napolitano serve equilibrio

02 giugno 2009 - I valori della Costituzione come guida

02 giugno 2009 - Votare partiti anti-fascisti

02 giugno 2009 - Marzabotto non solo Reder

02 giugno 2009 - Errani promuovo il sentiero della Costituzione

02 giugno 2009 - La beffa al regime

02 giugno 2009 - Napolitano al Vittoriano

 


Una sottoscrizione per la Malga Lunga

SOVERE, 30 giugno 2009 - Salviamo la Malga Lunga : è questo l'obiettivo della sottoscrizione, che proseguirà fino all'autunno, lanciata dal sindacato dei pensionati della Cgil (lo Spi) di Bergamo e della Valle Camonica. Si comincia questa settimana con la vendita dei biglietti della sottoscrizione «Custodiamo la memoria, tuteliamo la libertà».
Il rifugio partigiano si trova a oltre 1.200 metri , nel territorio del Comune di Sovere, che ne detiene la proprietà, mentre la gestione è affidata all’Anpi di Bergamo. La Malga è in ristrutturazione da 15 mesi: da un anno e mezzo i volontari dello Spi e dell’Anpi danno una mano concreta e seguono i lavori.
Ora però, con la conclusione del primo lotto, a diventare necessari sono nuovi fondi: almeno 200 mila euro. Ormai messa in sicurezza e completamente a norma tutta la struttura, i fondi serviranno per i lavori di rafforzamento del primo piano, dove verrà allestito un museo virtuale e dove troverà posto l’area didattica. Il rifugio-museo, grazie alla gestione dell’Anpi, è aperto tutto l’anno nei giorni di sabato e domenica.
Il sindacato ha così deciso di fare la sua parte, anche economicamente, lanciando la sottoscrizione. Da questa settimana 30.000 biglietti saranno in vendita in tutte le sedi Spi Cgil della provincia ed anche alla Malga: con un euro si contribuirà alla ristrutturazione di un luogo simbolo, che fu punto di riferimento per la Resistenza nell’Alto Sebino e, più in generale, di tutta la provincia.
La storia del Rifugio Partigiano della Malga Lunga è legata alla tragedia del 17 novembre del 1944, quando alcuni reparti della Tagliamento riuscirono a catturare parte della squadra di Giorgio Paglia, ufficiale della 53ª Brigata Garibaldi. A causa dell’agguato, avvenuto verso mezzogiorno alla Malga Lunga, Paglia e compagni furono costretti alla resa. Due di loro vennero uccisi a pugnalate sul posto. Gli altri furono fucilati il 21 novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino. Giorgio Paglia, che pure poteva aver salva la vita perché figlio di una medaglia d’oro al valor militare, rifiutò la grazia e morì coi compagni.

 

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65° anniversario eccidi di Chigiano e Valdiola

San Severino, 30 giugno 2009 - Domenica prossima (5 luglio) alle ore 18,30 presso il ponte di Chigiano, il Comune di San Severino Marche, in collaborazione con la sezione “Salvatore Valerio” dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, celebrerà il 65esimo anniversario degli eccidi di Chigiano e Valdiola. Questo il programma ufficiale della cerimonia: alle ore 17 concentrazione delle rappresentanze e Santa Messa al monumento di Chigiano. Alle 17,45 saluto del sindaco, Cesare Martini, dei rappresentanti Anpi di San Severino Marche e discorso celebrativo “Viva la Costituzione ” del presidente provinciale Anpi di Macerata, Giulio Pantanetti. A seguire concerto di canti popolari per la libertà con i “Vincanto” e merenda sui prati.

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Salvi, il neopresidente dimentica il sacrificio dei martiri di Montaldo

Tolentino, 30 giugno 2009 -  "La seconda edizione della Festa della Repubblica e della Costitituzione, che si è tenuta quest'anno a Tolentino domenica 28 giugno si è confermata, come già accaduto nella prima edizione dello scorso anno a San Severino Marche, un momento significativo -rivolto in particolare ai giovani- di celebrazione e riscoperta del valore della nostra carta costituzionale, nonchè dell'attualità dei valori e principi in essa contenuti". La presenza un anno fa del senatore a vita Emilio Colombo e quest'anno del presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick hanno reso ancora più prestigiosa una manifestazione che tra l'altro quest'anno ha coinciso con l'insediamento di 44 nuovi sindaci, a seguito della tornata amministrativa ordinaria, e della nuova amministrazione provinciale. E proprio qui viene il punto dolens. La prima uscita ufficiale del nuovo Presidente Franco Capponi ha coinciso con un discorso a dir poco reticente.  Nella città insignita di ben due medaglie d'argento al valor militare e al valor civile per la lotta di Liberazione e per la Resistenza , nella città che ha conosciuto la rappresaglia nazifascista e i Martiri di Montaldo, il nuovo presidente della Provincia non ha mai citato nel suo discorso una sola di queste cose. Anzi, si è fatto riferimento al referendum monarchia-repubblica come primo atto di autodeterminazione del popolo italiano, senza dire che quell'autodeterminazione e quel suffragio universale per la prima volta vi furono perchè ci fu chi lottò per la libertà di tutti e di ciascuno contro la dittatura fascista. E' toccato a Sua Eccellenza il Prefetto Vittorio Piscitelli e, addirittura al presidente Flick, i quali hanno citato il sacrificio dei Martiri di Montaldo, rimediare alla gigantesca omissione del neopresidente. Prolegomeni di un revisionismo che vuol riscrivere anche la storia del nostro territorio o, più prosaicamente, il risultato di alleanze compromettenti?

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Una lapide per le vittime del nazismo

  Pompei. Una lapide per le vittime del nazismoPOMPEI, 29 giugno 2009 - Una lapide all’ ingresso degli Scavi in Viale delle Ginestre “per non dimenticare le vittime innocenti dei lager nazisti”. Ad Aniello Cicalese e Domenico Paduano, i due compianti pompeiani, l’Amministrazione Comunale della città mariana pone una lapide in loro memoria. La neo riconfermata compagine governativa, diretta dal sindaco Claudio D’Alessio, in una solenne cerimonia inaugurerà lunedì 29 giugno prossimo alle ore 18,00, la lastra marmorea in memoria delle due “Medaglia d’onore” conferite dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Durante l’ultimo conflitto mondiale, il Cicalese e il Paduano, “fulgido esempio per tutti” – come li definisce il primo cittadino - furono prigionieri rispettivamente nei campi di concentramento nazisti di Lubecca e di Amburgo, e “come gli Apostoli Pietro e Paolo che con il martirio a Roma, sigillarono la loro testimonianza al Maestro - ha sussurrato un anonimo ex reduce della seconda guerra mondiale, - i nostri Aniello e Domenico, con il loro immane sacrificio, hanno voluto sigillare la loro testimonianza alla libertà e all’amore della nostro amata Patria”.

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Partigiano, liberò Parma

PARMA, 29 giugno 2009 - Chiunque l’abbia incontrato non dimentichera’ facilmente  Piero Boni, una delle figure di spicco del mondo del lavoro e del sindacato per moltidecenni. Ma soprattutto, come amava ricordare, era un partigiano. Col nome di battaglia ”Piero Coletti” liberò Parma. Boni, nato a Reggio Emilia 89 anni fa, e’ stato un eroe della Resistenza, capo partigiano e Medaglia d’argento al Valor militare: partecipo’ alla liberazione di Parma (rpt Parma) dopo aver passato dieci mesi nelle Brigate Matteotti. E a Parma, il 25 aprile del 2003, è tornato per parlare della sua Resistenza come ospite d’onore. Membro dell’Ufficio sindacale del PSI, nel primo dopoguerra entra a far parte dell’Ufficio Segreteria della Cgil. Nel 1957 diventa segretario nazionale della Fiom. Nominato membro del  Cnel come rappresentante Cgil nel 1958, verra’ confermato in quel ruolo fino al 1995. Nella primavera del 1960 viene eletto Segretario generale aggiunto della Fiom, a fianco di Luciano Lama, e membro dell’esecutivo della CGIL; carica che gli verra’ confermata nel 1962 e nel 1964, a fianco di Bruno Trentin.Nel 1973 viene eletto segretario generale aggiunto del sindacato, anizzazione, carica che manterra’ fino al 1977, anno in cui si dimettera’ dalla segreteria. Nello stesso anno assume la Presidenza della Fondazione Giacomo Brodolini, un incarico mantenuto per moltissimi anni. Piero Boni e’ stato anche Presidente della Commissione Lavoro del Cnel tra il 1977 e il 1988 e, per alcuni anni, membro del Comitato Economico della Ue.

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Commemorato l’anniversario dell’eccidio

RIPARBELLA, 29 giugno 2009 - Commemorato il 65º anniversario dell’eccidio di Riparbella. La cerimonia è iniziata in Comune con il saluto del sindaco Ghero Fontanelli ed è proseguita in piazza. Molto significativo l’intervento del professor Gianluca Fulvetti (dell’Università di Pisa) che ha tracciato un quadro storico relativo ai fatti della Seconda guerra mondiale e alle stragi di Riparbella, Guardistallo e altre località toscane.

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64mo anniversario dell'eccidio di Randazzo

RANDAZZO, 28 giugno 2009 - Il mese di giugno del 2009 è stato dedicato dall'FNS alla " riscoperta" delle circostanze storico-politiche, dei valori e delle ragioni che - , nel drammatico dopoguerra del secolo scorso, costrinsero il Popolo Siciliano ad intraprendere la lotta armata,che tante vittime avrebbe provocato dall'una e dall'altra parte.
Il tutto avvenne, - come molti ben sanno,- dopo che il Comitato per l'Indipendenza della Sicilia, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile e da altri Patrioti, saggi e dotati di alto senso di responsabilità, avevano inutilmente tentato la via del dialogo sull'applicazione in Sicilia del Diritto all'AUTODETERMINAZIONE dei POPOLI, sancito dalla Società delle Nazioni e dalla successiva Carta Atlantica.
Diritto, quello all'AUTODETERMINAZIONE), ribadito sostanzialmente ed autorevolmente soprattutto nella Sede anche dell'ONU, unitamente agli altri Diritti fondamentali dell'Umanità , sul finire della Seconda Guerra Mondiale.
Con alcune iniziative culturali, mirate e partecipate, l' FNS ha potuto svolgere un lavoro approfondito che ha consentito di portare alla luce aspetti, pressochè sconosciuti ma molto importanti e più significativi di quanto si potesse immaginare, delle varie fasi e delle varie vicende dell' EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia).
Ivi compreso il "FATTO", che apparve miracoloso, delle diverse migliaia di giovani incensurati, in armi e disposti a morire, che nella prima metà dell'anno 1946 "pullulavano" (com'è stato giustamente scritto) sui monti, nelle campagne e nelle Città della Sicilia..
Certamente non poteva mancare un omaggio alla Tomba Monumentale dove , nel Cimitero di Catania, riposano i resti mortali di CANEPA, di LO GIUDICE, di ROSANO e di ILARDI. Ai QUALI abbiamo offerto, in spirito di raccoglimento, alcuni FIORI GIALLI ,simbolo da oltre due secoli dell'INDIPENDENTISMO FORTE E PURO.
E ai QUALI ( perchè non ammetterlo? ) abbiamo lasciato fraternamente qualche lacrima e qualche preghiera...Nonchè la silenziosa manifestazione dei nostri sinceri sentimenti di gratitudine, di affetto , di solidarietà . E di FEDELTA' agli Ideali che ci accomunano.
In proposito ci siamo permessi di ricordare a Tutti gli Indipendentisti ed a Tutti i Siciliani consapevoli, che via via abbiamo incontrato, di fare,a loro volta, ogni tanto, una visita a quel Sepolcro. Quando possono, - ovviamente,-ma senza bisogno di aspettare le ricorrenze. Andandovi capiranno il motivo della nostra umile ed affettuosa raccomandazione.
A Randazzo in contrada Murazzu Ruttu, Domenica 28 giugno alle ore 17 , tutti assieme questa volta, ci incontreremo in un altro LUOGO SACRO dell'Indipendentismo Siciliano .
Ci ritroveremo cioè presso il Cippo dedicato ai CADUTI dell'EVIS e nel posto esatto nel quale, il 17 giugno del 1945, trovarono la morte tre Eroi e Martiri Siciliani:
ANTONIO CANEPA ( MARIO TURRI ) che fu il PRIMO COMANDANTE DELL'EVIS
CARMELO ROSANO, Vice Comandante,Studente Universitario
GIUSEPPE LO GIUDICE, giovanissimo Volontario,Studente Ginnasiale.
Ricorderemo gli altri Combattenti dell'EVIS e Coloro che, in ogni tempo ed in ogni altro luogo, hanno sacrificato la loro esistenza al trionfo della CAUSA DELLA LIBERTA' E DEL PROGRESSO DEL POPOLO SICILIANO.
Con LORO E grazie a LORO parleremo del PASSATO, del PRESENTE E DEL FUTURO del POPOLO SICILIANO,DELLA NAZIONE SICILIANA.
La cerimonia commemorativa sarà coordinata dal Prof. CORRADO MIRTO, Presidente di lu Frunti Nazziunali Sicilianu.
Di Corrado MIRTO mi permetto di ricordare che il 17 Giugno del 1945 era un ragazzo studiava nello stesso Istituto di CALTAGIRONE,nel quale aveva studiato fino a poco tempo prima - ed era ancora iscritto- Peppino Lo Giudice . Il Preside di quell' Istituto era il Papà di Corrado Mirto.
Non aggiungo altro.

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Musica e convegni per ricordare Amos Paoli

 

 

SERAVEZZA, 28 giugno 2009 -  Tornano le commemorazioni per il partigiano Amos Paoli, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, organizzate dal comune di Seravezza, dal comitato Amos Paoli e e dall’Anpi di Pietrasanta. Quest’anno ricorre il 65º anno dalla scomparsa.
Amos Paoli nacque a Barga nel 1917 e morì a Massarosa il 27 giugno 1944. Costretto a vivere su una carrozzella dai postumi della poliomielite, Amos Paoli non si sottrasse ai suoi doveri di patriota e di antifascista. Nonostante fosse gravemente menomato, dopo l’8 settembre 1943 fu un attivissimo organizzatore della resistenza armata. Fino al 25 giugno 1944, quando dopo una delazione, venne catturato dai fascisti. Perché parlasse e denunciasse i suoi compagni di lotta, i fascisti non esitarono a torturarlo: ma egli si rifiutò di rivelare quanto sapeva. Trasportato dai suoi aguzzini a Massarosa, fu seviziato vanamente per tre giorni e quindi trucidato.
Oggi, alle 17,45 a Riomagno, ritrovo dei partecipanti presso la sede della filarmonica, dove partirà il corteo per le vie cittadine con la deposizione di una corona al busto di Amos Paoli. Giovedì prossimo, alle 18 alle scuderie granducali di Seravezza, presentazione del libro di Gianluca Fulvetti “Uccidete i civili. Le stragi naziste in Toscana”. Per finire, venerdì 3 luglio, alle 21,30 a Riomagno in piazza San Giovanni concerto dello Yo Yo Mundi.

 

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MONTEPULCIANO commemora l'anniversario della Liberazione

Il 29 giugno 1944 le forze alleate vinsero la resistenza dei tedeschi

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MONTEPULCIANO, 28 giugno 2009 - Lunedì 29 giugno l’Amministrazione Comunale, con la collaborazione delle associazioni combattentistiche e d’arma, celebrerà la Liberazione di Montepulciano, avvenuta nel 1944.
Come si legge nella ricostruzione dello studioso Leopoldo Boscherini, pubblicata nel 2004 da Le Balze, “alle prime luci dell’alba i reparti inglesi (…)  giunsero alle porte della città costringendo il contingente tedesco ad attestarsi nella parte settentrionale, all’altezza della Chiesa delle Grazie. L’avanguardia inglese entrò a Montepulciano alle 4 del pomeriggio del 29 giugno. Per tutta la giornata e per quella successiva la battaglia infuriò nei dintorni di Montepulciano; il 1 luglio il giornale dell’VIII Armata inglese poté annunciare che, dopo la conquista di Montepulciano, la strada verso Arezzo era aperta”.
Per ricordare l’evento, il Comune di Montepulciano ha organizzato un corteo che partirà alle 10.00 da Piazza Grande, con il gonfalone dell’Amministrazione ed i labari delle associazioni, accompagnato dalla Banda dell’Istituto di Musica. La sfilata si fermerà a Borgo Buio, dove sarà reso omaggio al sacrificio del giovane partigiano Giovanni Marino, e poi al Giardino di Poggiofanti, dove sarà deposta una corona d’alloro.


Il Comune di Montepulciano così ricostruisce gli eventi di quel giorno:
Il 29 giugno del 1944 era un giovedì.

Montepulciano, la Val d’Orcia, l’intera Val di Chiana attendevano di essere liberate dalle forze alleate che ormai premevano da alcuni giorni ma la città dovette subire ancora gravi danni.
Come riporta il diario del Vescovo mons. Emilio Giorgi “questa mattina prestissimo è crollato il ponte delle Fontacce (…) era stato minato con dieci quintali di dinamite. Verso le dieci sono stati fatti saltare i Ponti Secchi, (…) durante la mattina sono entrati i primi inglesi e francesi”.
“Montepulciano fu liberata il 29 giugno 1944. Alle prime luci dell’alba i reparti inglesi che si erano mossi dalla zona sud occidentale di Pienza e di Chianciano, da occidente e dalle pendici del colle, giunsero alle porte della città costringendo il contingente tedesco ad attestarsi nella parte settentrionale, all’altezza della Chiesa delle Grazie”. Così Leopoldo Boscherini, ne “La sulla è fiorita” (Le Balze 2004) inizia la ricostruzione della fasi della liberazione di Montepulciano.
“L’avanguardia inglese entrò a Montepulciano alle 4 del pomeriggio del 29 giugno” prosegue Boscherini. “Per tutta la giornata e per quella successiva la battaglia infuriò nei dintorni di Montepulciano; il 1 luglio il giornale dell’VIII Armata inglese potè annunciare che, dopo la conquista di Castiglione del Lago e Montepulciano, la strada verso Arezzo era aperta”.
Ad Abbadia di Montepulciano, in loc. Ascianello, un cippo ricorda il sacrificio dei partigiani Bernardini e Montani, impiccati dagli invasori forse solo per aver espresso apprezzamenti non favorevoli sull’esercito tedesco.
Il giovane Giuseppe Marino, nativo di Catania, fu catturato dai tedeschi il 21 giugno e, dopo due giorni di torture, fu impiccato per la sua attività di partigiano, il 23 giugno 1944, alle 4 del pomeriggio, nel Borgo Buio, ad un lampione di Palazzo del Corto, a pochi passi dalla Chiesa di S.Agostino.
I poliziani Mario Mencattelli e Marino Cappelli morirono il 6 aprile ’44, nella battaglia di Monticchiello, all’età di appena 20 anni.
I tre martiri della Resistenza sono ricordati con un piccolo mausoleo nel cimitero di S.Chiara. Un recente accordo tra il Comune e le associazioni degli ex – combattenti ha consentito di restaurare il monumento. In particolare le associazioni hanno acquistato tre nuove lastre di marmo che coprono le tombe dei partigiani mentre l’Amministrazione ha provveduto alla posa in opera delle lapidi e ad un ulteriore intervento di restauro.
Lungo la strada per Chianciano, in uno dei punti più panoramici del percorso, un cippo ricorda un soldato neozelandese che perse la vita il 29 giugno 1944 in uno degli scontri a fuoco che segnò la Liberazione di Montepulciano.
Anche quest’anno Montepulciano celebrerà l’anniversario della liberazione insieme a Castiglione del Lago dove gli alleati entrarono ugualmente il 29 giugno del ’44.

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Dopo la sentenza, il commento di Roberto Oligeri, del comitato vittime stragi di S. Terenzo e Vinca

Vinta la prima di tante battaglie

Moderata soddisfazione per la condanna delle ex SS e della Germania

FIVIZZANO, 28 giugno 2009 - Grande soddisfazione tra i famigliari delle vittime delle stragi di San Terenzo Monti e Vinca, le due frazioni che hanno versato il maggiore tributo di sangue nel Fivizzanese, all’indomani della sentenza emessa dal Tribunale militare di Roma.

Ergastolo per i 9 ex soldati delle SS e attribuzione della responsabilità civile alla Repubblica Federale di Germania, che dovrà quindi, assieme ai 9 condannati, risarcire i famigliari delle vittime.
Sull’argomento interviene Roberto Oligeri, che nella strage di San Terenzo (180 vittime) perse tre fratelli e due sorelle in età dai tre ai 19 anni e che è stato uno degli artifici dell’esito positivo del processo rendendo in aula una lucida e precisa ricostruzione degli avvenimenti avvenuti nell’estate del 1944.
«Questo è solo l’inizio di una battaglia che si farà sempre più aspra - sostiene Oligeri - perché sicuramente la Germania farà dura opposizione nel pagare i danni, come ha già fatto a seguito di una analoga sentenza per la strage di Civitella Val di Chiana che si rivolse alla Corte internazionale dell’Aia chiedendo l’immunità. Però secondo i nostri legali ben poco potranno ottenere in quanto sulla questione si è già espressa nel 2004 la nostra Cassazione sostenendo che l’immunità non è ammissibile per crimini commessi contro l’umanità».
Tornando sull’esito della sentenza «sono stati davvero bravi i nostri avvocati Marianna Terenzoni ed Enrico Rossi, così come grande merito va ai nostri testimoni che sono stati fondamentali al fine della condanna».
Per gli abitanti di Vinca (144 vittime), interviene l’ex assessore comunale con delega alla stragi naziste, Mimmo Colonnata: «È stato un risultato soddisfacente, anche se la sentenza è arrivata dopo 65 anni. Importante è il fatto che finalmente la Germania sia stata ritenuta responsabile civile delle atrocità commesse dai suoi militari e questo grazie agli avvocati del Comune, Franco Perfetti, Davide Cariola ed Emilio Bonfigli. E grande merito va al procuratore militare Marco De Paolis che ha istruito e iniziato il processo che si è svolto inizialmente nel Tribunale militare di La Spezia così come il tributo dato dal consulente della Procura, Paolo Pezzino. E lascia l’amaro in bocca il fatto che si sia arrivati a questa sentenza dopo 65 anni e che i media nazionali abbiano dato poco risalto a questa vicenda.

FIVIZZANO. Si deve a questo pull investigativo l’avvio del processo a carico degli undici ex militari nazisti ritenuti i presunti responsabili delle stragi avvenute nel territorio fivizzanese nell’agosto 1944 che in totale costarono la vita a oltre 350 persone.
La squadra guidata da Marco De Paolis (nella foto), sostituto procuratore militare era composta dal maresciallo capo dei carabinieri, Michele Ferlauto, maresciallo capo della Guardia di finanza, Giuseppe Giannoni; brigadiere capo dei carabinieri, Franz Stuppner, brigadiere dei carabinieri, Marco Cesqui, maresciallo capo dei carabinieri, Giuseppe Trisolini, vice Brigadiere dei carabinieri, Michele Menegolo. Tutti con impegno, professionalità e minuziosità, hanno sviscerato i tragici fatti storici avvenuti nel territorio comunale, riuscendo a individuare i presunti responsabili che prima venero rinviati a giudizio e poi condannati.

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Stragi, ergastolo per nove ex Ss

La Germania condannata al risarcimento dei parenti delle 350 vittime

FIVIZZANO, 27 giugno 2009 Dopo 65 anni giustizia è stata fatta: il Tribunale militare di Roma ha emesso ieri la sentenza di condanna all’ergastolo per nove degli undici ex militari nazisti responsabili delle stragi avvenute nel territorio fivizzanese, così come ha ritenuto responsabile civile la Repubblica Federale di Germania dei fatti commessi dai suoi soldati nella seconda guerra mondiale.

Sia gli ex militari condannati che la Germania quindi sono chiamati a risarcire i danni morali e materiali subiti dai famigliari delle vittime e indennizzare anche i Comuni di Fivizzano e Fosdinovo, costituitisi parti civili.
Degli undici imputati, tutti ultra 80enni, nove, che non erano presenti in aula, sono stati riconosciuti colpevoli per le stragi avvenute a San Terenzo Monti, Vinca, Tenerano e Gragnola, mentre uno Max Roithmeier 86 anni, ex sergente delle SS, è morto recentemente e un altro, Walter Waage, è stato assolto per non aver commesso il fatto in quanto era stato ferito precedentemente ai fatti contestati.
Erano accusati dei terribili avvenimenti accaduti tra il 19 e il 27 agosto del 1944. Questa l’imputazione «concorso in violenza con omicidio contro privati nemici e per aver causato la morte di circa 350 cittadini, tra cui donne, anziani e bambini inermi, agendo con crudeltà e premeditazione».
E tra i primi a esultare a seguito della notizia della sentenza, l’ex sindaco di Fivizzano, Loris Rossetti, che aveva intrapreso questa battaglia nei confronti dei responsabili delle stragi: «Abbiamo vinto - ha detto - e questo grazie soprattutto al lavoro svolto dagli avvocati incaricati dal Comune: Franco Perfetti, Davide Cariola ed Emilio Bonfigli. L’intuizione è stata subito dall’inizio finalizzata oltre al riconoscimento della colpevolezza degli imputati di intentare anche una causa civile abbinata al processo in corso tanto è vero che a suo tempo notificammo alla Repubblica Federale di Germania, come Comune di Fivizzano, la chiamata in causa per riconoscimento dei danni morali e materiali, l’atto fu inviato all’ambasciata tedesca in Italia».
Roberto Oligeri, del comitato vittime civili San Terenzo, commenta: «Molto bravi gli avvocati Marianna Terenzoni e Franco Perfetti, questo è un riconoscimento di una verità che per tanti anni abbiamo portato avanti con tenacia e fatica, naturalmente ringrazio i testimoni di San Terenzo le cui dichiarazioni sono state fondamentali per il risultato positivo del processo. Riconosco con piacere anche la sensibilità mostrata dal nuovo sindaco Paolo Grassi cosa che altri non hanno avuto, Non c’è comunque da cantare vittoria: il mio pensiero va a mio padre Mario che nella strage perse la moglie e cinque figli di età dai 3 ai 19 anni. In una certa maniera gli viene riconosciuto il dolore patito».
Per il sindaco Paolo Grassi «è stata resa giustizia ai famigliari delle vittime dopo sessantacinque anni. Resta da comprendere come mai l’armadio della vergogna sia rimasto chiuso per cinquant’anni, a tutto questo ci si doveva arrivare prima».

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La memoria della guerra

La Liberazione di Castagneto raccontata da sei superstiti

CASTAGNETO, 27 giugno 2009 Particolarmente significativa quest’anno la ricorrenza dell’anniversario della Liberazione di Castagneto Carducci (27 giugno 1944) in programma stasera a partire dalle ore 20,30. Il clou della manifestazione è rappresentato infatti dalle memorie raccontate da alcuni testimoni castagnetani, protagonisti loro malgrado della guerra.

La cerimonia si apre alle 20,30 con l’omaggio al cippo posto nel cortile delle scuole del capoluogo, alle lapidi nel Parco della Rimembranza e davanti al Palazzo comunale. Accompagnato dalla Filarmonica comunale il corteo guidato dal sindaco Tinti e dagli assessori Salvadori e Orsini arriverà in piazza del Popolo, dove sono previste altre iniziative.
In particolare la proiezione del documentario “ La Storia e la Memoria ”, testimonianze raccontate dai protagonisti realizzato dall’amministrazione comunale in collaborazione con la cooperativa Microstoria e con il contributo della sezione soci Coop di Donoratico.
Vuole essere questa la conclusione di un percorso che ha visto come protagonisti alcuni ex combattenti della Seconda Guerra Mondiale che con i loro racconti fissati nel dvd realizzato da Toscana Tv srl Cribari Film, rappresentano la memoria indispensabile per costruire un nuovo futuro. Le interviste sono state rilasciate da Ivano Tani, Mario Moretti, Sante Zangarelli, Brunetto Brunetti, Primo Lorenzini e Natale Socci.
Alla serata parteciperanno anche gli alunni della classe 3ª C della scuola media di Donoratico», autori del cortometraggio “Una corsa ad ostacoli”, premiato nell’ambito del progetto del Ministero dell’Interno “Per crescere sicuri abbiamo diritto a....” selezionato dalla “Nave della legalità”, la manifestazione svoltasi a Palermo a fine maggio.
Da Donoratico a Castagneto funzionerà un bus navetta per agevolare i trasferimenti.

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Anpi in festa a Monza. La prima, tra antifascismo, musica e film

A un anno dalla sua costituzione l’Anpi di Monza e Brianza ha organizzato dal 3 al 5 luglio, la sua prima Festa provinciale al Circolo Libertà, in via Libertà 33. Tra gli eventi musicali, la partecipazione di Lorenzo Monguzzi e Piergiorgio Micillo dei "Mercanti di liquore"

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

Monza, 27 giugno 2009 - A un anno dalla sua costituzione l’Anpi di Monza e Brianza ha organizzato dal 3 al 5 luglio, la sua prima Festa provinciale al Circolo Libertà, in via Libertà 33. Il programma prevede, tra gli eventi musicali, la partecipazione di Lorenzo Monguzzi e Piergiorgio Micillo dei Mercanti di liquore, nella serata di venerdì 3. Tra le iniziative sui temi dell’antifascismo, la proiezione di due filmati: quello con “Interviste ai protagonisti della Resistenza di Monza e Brianza” e domenica, sempre alle 20 quello sulla “Biciclettata alle lapidi dei partigiani di Monza”, svoltasi il 3 maggio scorso. Temi analoghi per il dibattito di domenica mattina su “Antifascismo e Resistenza in Brianza” con Pietro Arienti autore di più libri sulla Resistenza in brianza, Zelindo Giannoni Presidente dell’Anpi Provinciale e Ermes Riva Segretario generale della Camera del Lavoro di Monza e Brianza. A seguito della scomparsa della Staffetta partigiana Bambina Villa, domenica mattina, prima del dibattito Egeo Mantovani, presidente onorario dell’ANPI e Emanuela Manco ricorderanno la sua esemplare figura di partigiana e donna impegnata, nella sua lunga vita, nelle lotte a difesa della democrazia e dei diritti dei lavoratori. L’inaugurazione, venerdì alle 19, quando parleranno Loris Maconi, vice presidente vicario dell’Anpi Provinciale e Franco Forlani vice presidente Anpi Regionale

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Partigiano sotto tiro Smuraglia racconta il processo a Danesin

CASTIGLIONCELLO, 26 giugno 2009 - Nel 1953 si celebra il processo alla formazione partigiana guidata da Sante Danesin, il capo carismatico che dieci anni prima si è dato alla macchia per difendere dai nazifascisti le colline tra Rosignano, Santa Luce e Castellina. Temuto dai tedeschi e celebre per la sua capacità di resistenza, è accusato coi suoi uomini di aver commesso reati come omicidi e rapine, non legati alla guerra, che ne avrebbero garantito l’assoluzione. Dall’8 settembre sono passati dieci anni, De Gasperi, che è primo ministro, sostiene la necessità di uno stato forte contro l’estrema sinistra.

I diritti civili e politici sono messi in discussione, lo sciopero bollato come “disfattismo” e il dissenso represso con le cariche della polizia. La resistenza, da cui è uscita la costituzione e la democrazia, è un capitolo di storia da riscrivere: i partigiani avrebbero usato la guerra per saldare conti personali, non combattuto per difendere il paese.
Questo racconta il film di Massimo Smuraglia “La legge di chi non vede: il caso Danesin”, che viene proiettato in anteprima al cinema di Castiglioncello domenica prossima alle 21, a chiusura del festival “Parlare di cinema a Castiglioncello”. Il regista è figlio di Carlo Smuraglia, uno degli avvocati di “Solidarietà Democratica”, l’associazione che difendeva volontariamente i partigiani portati alla sbarra, poi senatore della repubblica dal 1996 al 2001.
“Per mio padre fu il primo processo importante - racconta - non dimenticherà mai Lelio Basso , l’avvocato che pronunciò un’arringa straordinaria, di cui ricorda a mente l’incipit, come figura di riferimento per tutta la sua formazione giuridica”. Da quella frase del Vangelo con cui Basso aprì la sua difesa nel tribunale di Pisa, inizia il film.
“La pellicola si compone di tre parti - spiega Smuraglia - inizia con l’arringa di Basso davanti ad un’aula gremita, mostra le azioni di guerra e le rappresaglie dei fascisti come la fucilazione di Oberdan Chiesa sulla spiaggia del Lillatro nel ‘44, infine l’assoluzione di tutti gli imputati, con la giuria che si batte per i partigiani e contro i giudici”. Per questo il regista, direttore della Scuola di Cinema “Anna Magnani” di Prato, ha studiato gli atti del processo, girato nei luoghi dove ha operato Danesin (come location anche la Tenuta Castello del Terriccio e la sala consiliare del Comune), raccogliendo le testimonianze delle associazioni partigiane e dei reduci, di persone del posto, della famiglia di Sante (il figlio Giuseppe è stato sindaco di Rosignano per dieci anni).
Ha voluto attori del posto come il cecinese Giovanni Rindi, proveniente dalla scuola comunale Artimbanco, nel ruolo di Danesin, e la costumista Adele Bargilli per realizzare gli abiti popolari dei partigiani e le uniformi, i vestiti anni Cinquanta. “L’apporto di attori e “consulenti” come Giacomo Luppichini e Giorgio Vecchiani è stato fondamentale - spiega Smuraglia - infatti il processo a Danesin divenne un caso tra le centinaia in cui si accusarono i partigiani di reati comuni”.
E chiude: “Si voleva delegittimare la resistenza grazie alla quale l’Italia aveva avuto una costituzione avanzata. Questi attacchi alla costituzione tornano periodicamente, perché è un baluardo della Repubblica. La memoria ha un valore e un’importanza tale per il nostro futuro che dobbiamo ricordarci sempre di che lacrime e di che sangue gronda la costituzione”.

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Stragi naziste di S. Terenzo e Vinca, sentenza vicina

FIVIZZANO, 26 giugno 2009 - Battute finali al processo che si sta tenendo a Roma contro i presunti responsabili delle stragi nazifasciste. Ieri una una folta delegazione di famigliari delle vittime di San Terenzo Monti e Vinca, accompagnata dagli avvocati di parte civile e dal sindaco Paolo Grassi, ha assistito alle arringhe finali degli avvocati difensori dei soldati tedeschi.
Non sono mancati attimi di tensione con i famigliari delle vittime che hanno contestato gli avvocati dei tedeschi. Quello di ieri è stato uno degli ultimi atti di questo processo che ha preso avvio grazie alla tenacia della Procura militare della Spezia.
La sentenza potrebbe essere emessa nel tardo pomeriggio di oggi. In questo procedimento oltre alle ex SS ancora in vita accusate di aver compiuto materialmente i massacri di civili compare anche la Repubblica Federale tedesca tirata in ballo per responsabilità civile.

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Tra storia e ricordi. Una tre giorni per celebrare il partigiano Paoli

  SERAVEZZA, 26 giugno 2009 - TRE GIORNI di celebrazioni per ricordare il partigiano Amos Paoli, medaglia d’oroal valor militare, a 65 annidalla sua scomparsa. Anche quest’anno l’amministrazione di Seravezza, il comitato Amos Paoli e A.N.P.I. sezione “Gino Lombardi” offriranno infatti un tributo ad una delle figure indimenticate: Paoli mai si è sottratto ai suoi doveri di patriota e di antifascista facendosi torturare fino alla morte, seppur invalido, pur di non rivelare i nomi dei suoi compagni di lotta. Le celebrazioni si apriranno domenica alle 17.45 a Riomagno con il ritrovo dei partecipanti alla sede della Filarmonica per poi dar vita al corteo per le vie cittadine che si concluderà con la deposizione di una corona al busto di Amos Paoli. La ‘tre giorni’ dedicata alla memoria proseguirà giovedì 2 luglio alle 18 alle Scuderie Granducali di Seravezza con la presentazione del libro di Gianluca Fulvetti dal titolo «Uccidete i civili. Le stragi naziste in Toscana 1943-1945» con introduzione di Giovanni Cipollini e l’intervento, oltre che dell’autore, di Massimo Michelucci vice presidente dell’Istituto Storico Resistenza Apuana. Il programma si concluderà venerdì 3 luglio alle 21.30 in piazza San Giovanni a Riomagno con il concerto finale di Yo Yo Mundi «Resistenza - La banda Tom e altre storie partigiane».

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L'Ambasciatore di Germania a Civitella 65 anni dopo la strage

 

L'Ambasciatore di Germania a Civitella 65 anni dopo la strage

 

CIVITELLA VAL DI CHIANA, 26 giugno 2009 - Interventi congiunti del Sindaco di Civitella e dell’Ambasciatore di Germania. E prima il concerto della Banda musicale dell’Esercito italiano.
“E’ un gesto importante quello dell’Ambasciatore di Germania che il 28 giugno sarà a Civitella – commenta il Sindaco Massimiliano Dindalini. Le stragi del 1944 non solo portarono alla morte di centinaia di persone ed alla distruzione di intere famiglie, ma lasciarono anche una ferita nel “cuore sociale” della nostra comunità e nella sensibilità di tutti i cittadini. Solo con enorme ritardo siamo arrivati ad una sentenza che ha indicato i colpevoli di quella strage. Se l’Italia deve riflettere sull’esistenza degli “armadi della vergogna” che non sono stati aperti per decenni impedendo l’accertamento della verità, anche la Germania deve riflettere sull’assenza, per un periodo altrettanto lungo, di un benché minimo segnale di riconciliazione verso le nostre comunità, atrocemente colpite nel 1944” .
E nel 2009, nell’ambito della tradizionale marcia della pace che unisce Civitella a San Pancrazio, teatri insieme alla Cornia, del massacri del giugno di 65 anni fa, ecco la presenza dell’Ambasciatore di Germania proprio a Civitella. Ad un’iniziativa pubblica in piazza Alcide Lazzeri, il 28 giugno alle ore 19 con la deposizione di corone al monumento ai caduti. E una corona sarà proprio della Germania.
“Dobbiamo un grande ringraziamento all’Ambasciatore Michael Steiner che ha accettato il nostro invito – dichiara Dindalini. La sua visita è non solo un onore per il nostro paese ma rappresenta quel gesto di attenzione alla nostra comune storia che ritenevamo necessario. Con lui avremo modo anche di affrontare i temi legati alla sentenza di condanna che ha coinvolto anche lo Stato Tedesco. Ma quello che più ci preme oggi è il riconoscimento di quanto è accaduto e la reciproca volontà di sanare le ferite che sono rimaste ancora aperte. In questi anni moltissimi cittadini tedeschi sono venuti a Civitella ed hanno visitato i nostri luoghi della memoria, lasciando commenti e valutazioni che esprimono il sentimento di conciliazione di un intero popolo. La visita dell’Ambasciatore Michael Steiner potrà essere il coronamento ufficiale di questo percorso”.
La memoria, quindi, come strumento di pace e di riconciliazione. Con le parole di Steiner e di Dindalini ma anche con la musica della Banda dell’Esercito italiano che suonerà nella stessa piazza dopo gli interventi dell’Ambasciatore di Germania e del Sindaco di Civitella. “Un concerto – afferma Massimiliano Dindalini – che conferma il moderno ruolo del nostro esercito e cioè un fondamentale strumento al servizio dei cittadini e della pace”.

 

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A 68 ANNI DALLA SECONDA GUERRA MANCANO ANCORA I DATI UFFICIALI DELLE PERDITE .

MOSCA, 25 giugno 2009 - A 68 anni dall'aggressione nazista all'Unione Sovietica, a Mosca non è ancora stato ufficializzato a livello statale il numero delle perdite subite dall'Urss nella Grande Guerra Patriottica, come i russi chiamano la Seconda guerra mondiale. Per questo, il ministero della difesa - in occasione dell'anniversario dello scoppio della guerra, il 22 giugno 1941 - ha annunciato la creazione di una commissione statale incaricata di definire con precisione le perdite sovietiche. "Uno dei compiti principali della commissione, costituita su iniziativa del ministero della difesa, è quello di fissare dati ufficiali sulle perdite umane, relativi ai militari, alla popolazione civile e ai dipersi", ha detto oggi all'agenzia Interfax il generale Makhmut Garieev, presidente dell'Accademia militare russa. A suo avviso, la mancanza di dati ufficiali sulle perdite nel secondo conflitto mondiale è una delle cause della sistematica apparizione di dati falsificati e di insinuazioni che vengono utilizzati per screditare la vittoria e il ruolo che in essa ebbe l'Unione Sovietica.

Il generale Garieev ha ricordato come i dati sulle perdite sovietiche presentati nel 1988 dal ministero della difesa dell'Urss al comitato centrale del Pcus avessero un carattere ministeriale e settoriale, e non statale ufficiale. "Questo lo so bene poiché partecipai ai lavori di quella commissione", ha osservato il generale. Sulla base di tali dati - ha ricordato Garieev - le perdite sovietiche sarebbero state in totale circa 27 milioni di persone, di cui oltre 18 milioni tra la popolazione civile, e 8,6 milioni fra le Forze armate (compresi i dispersi). Per il generale russo, è necessario precisare sopratutto le perdite civili del conflitto, che venne vissuto dai sovietici come un supremo sforzo patriottico contro l'aggressione nazista. Nei giorni scorsi il ministero degli esteri di Mosca aveva criticato il modo in cui alcuni leader occidentali, in occasione delle recenti celebrazioni per il 65/mo anniversario dello sbarco alleato in Normandia, avevano riferito dell'andamento della seconda guerra mondiale, tacendo sul contributo determinante dei sovietici nella sconfitta del nazismo. Solo il presidente americano Barack Obama - aveva detto il portavoce del ministero degli esteri Andrei Nesterenko - non ha minimizzato il ruolo e il grande sacrificio delle truppe sovietiche. Chiaro il riferimento critico al presidente francese Nicolas Sarkozy e al premier britannico Gordon Brown.

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Sassuolo in prima pagina

 

SASSUOLO, 25 GIUGNO 2009 - Sassuolo finisce sulle prime pagine dei principali quotidiani nazionali e a dire la verità non ci fa proprio una bella figura. Repubblica riprende le foto già pubblicate da un sito online locale in cui durante il confronto tra l’ex sindaco Pattuzzi e il suo avversario Caselli alcuni esponenti della destra (il neo-sindaco è un ex alleato nazionale) fanno il saluto fascista. Fascisti in piazza che fanno il saluto fascista. Niente di straordinario, ma almeno è un po’ più chiaro in che mani è finito il governo della capitale del distretto ceramico modenese. Tra l’altro il poeta romano Trilussa, che visse tutta la dittatura con il massimo distacco possibile, disse una volta che in fondo il saluto fascista non era poi così male. Infatti la mano alzata a distanza di un passo poteva in fondo voler dire: ti saluto, ma stammi lontano. Meglio comunque del bacio in bocca tra i dittatori sovietici.
Il Corriere della sera impegna una delle firme più autorevoli, Dario Di Vico, per spiegare la disaffezione degli artigiani verso il centrosinistra. E parla anche di Sassuolo, citando il senatore Pd Nicola Rossi (professore di economia a Tor Vergata e strenuo difensore della privatizzazione dell’università): “È inutile imbarcare i Colaninno e i Calearo quando tutti ricordano le scelte del ministro Visco, la rappresentazione di un fisco totalmente sordo. Ha abbassato l’aliquota dell’Ires e l’ha finanziata riducendo la deducibilità degli interessi passivi. Una mazzata per le piccole imprese che si erano indebitate per fare investimenti. Al momento del voto non si dimentica”. E poi aggiunge Rossi: “Non promuovo il governo, tutt’altro. Ma se un artigiano deve scegliere tra Sacconi e Damiano, tra Brunetta e Nicolais che pensate che faccia? Sacconi ha comunque semplificato il regime di assunzioni e licenziamenti e Brunetta a modo suo sta lottando contro la pubblica amministrazione inefficiente. Il Nord a queste cose è attento”.

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Si è riunito il comitato direttivo della sezione ventimigliese dell'ANPI

Ventimiglia, 25 giugno 2009 - Eletta la segreteria composta da Carlo Gallinella, Dantilio Bruno e Verdiana Miseria. Varato un piano di iniziative al fine di tener vivi i valori della Resistenza e di diffonderli tra i giovani

Martedì 23 giugno si è riunito a Ventimiglia il comitato direttivo della sezione di Ventimiglia dell'Anpi, composto da: Carlo Gallinella, Dantilio Bruno, Claudio Morano, Verdiana Miseria, Renata Rebaudo, Franco Molinari ed Enzo Barnabà. E' stata eletta la segreteria che risulta composta da Carlo Gallinella, Dantilio Bruno e Verdiana Miseria. E' stato varato un piano di iniziative al fine di tener vivi i valori della Resistenza e di diffonderli tra i giovani. 

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UNA LAPIDE A FIRENZE IN RICORDO DI SANDRO PERTINI
La targa è stata posta stamani in via Ghibellina 109 dove il Capo di Stato si rifugiò nel 1944

Sandro Pertini

FIRENZE, 24 giugno 2009 - Un lapide in memoria di Sandro Pertini in via Ghibellina 109. Fu lì infatti che il futuro Presidente della Repubblica clandestino e condannato a morte abitò negli ultimi giorni dell’occupazione nazifascista, fraternamente accolto dalla famiglia Bertoletti.
La lapide è stata scoperta stamani dall’assessore uscente alla toponomastica Eugenio Giani che ha ricordato il valore politico di Sandro Pertini e “la capacità di accoglienza di Firenze e l’amore per la libertà di questa città”.
Nella lapide apposta questa mattina si legge: “Clandestino, condannato a morte, nell’agosto del 1944 negli ultimi giorni dell’occupazione nazifascista Sandro Pertini futuro Presidente della Repubblica qui dimorò, fraternamente accolto dalla famiglia Bertoletti, partecipando alla liberazione della città fino al giorno in cui udì il suono della Montanina del Bargello”.

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Avrà il nome di Elettra Pollastrini

L'Associazione partigiani intende creare una sezione anche a Rieti

RIETI, 23 giugno 2009 - La principale associazione nazionale, che ricorda la Resistenza e il controverso periodo di lotte intestine per la liberazione d'Italia dal nemico nazifascista, ha costituito il circolo «Città di Rieti–Elettra Pollastrini» dal nome di una delle madri della Costituzione e della Repubblica. «Abbiamo deciso di aprire un circolo Anpi anche a Rieti per sostenere i valori della Costituzione e della Repubblica nata dalla Resistenza – ha detto la neo segretaria provinciale, Maria Francesca Bottari – Vogliamo promuovere lo spirito, la memoria e i valori della Resistenza nella nostra città, e soprattutto tra i più giovani che spesso non conoscono le storie di coloro che decisero di rischiare vita e affetti pur di combattere la tirannia nazifascista».

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Dalla memoria della guerra all’impegno per la pace: marcia Civitella – San Pancrazio

Dalla memoria della guerra all’impegno per la pace: marcia Civitella – San Pancrazio

BUCINE, 23 giugno 2009 - Domenica 28 giugno: per ricordare gli eccidi e la Liberazione. Il concerto della Banda musicale del’esercito e la presenza dell’Ambasciatore di Germania

Tradizionale appuntamento con la marcia per la pace con la quale i Comuni di Civitella e Bucine, insieme alla Provincia di Arezzo, alla Regione Toscana, all’Anci e all’Aiccre, ricordano le stragi di San Pancrazio e di Civitella. Un eccidio al termine del quale si contarono 244 morti: 115 a Civitella, 58 a Cornia e 71 a San Pancrazio. E per il quale si è recentemente arrivati alla condanna definitiva nei confronti del militare tedesco Max Josef Milde.
Domenica 28 giugno il percorso sarà dalla Valdichiana al Valdarno. Alle 7.45 i pullman partiranno da San Pancrazio per portare i partecipanti in piazza Alcide De Gasperi a Civitella e da qui, dopo la deposizione delle corone d’alloro al monumento ai martiri, partirà la marcia, con una tappa alla Cornia per la  deposizione di corone ai caduti. La manifestazione si chiuderà alle 12 con  l’arrivo al Centro Interculturale “Don Giuseppe Torelli” di San Pancrazio. Qui accoglienza dei “Tamburini Imperiali” di Ambra e deposizione della corona di alloro presso il Sacrario di San Pancrazio. Interverranno i Sindaci di Bucine e Civitella in Val di Chiana, Sauro Testi e Massimiliano Dindalini. E’ prevista anche l’assegnazione della nuova sede alla Sezione San Pancrazio dell’ A.N.F.I.M.. Alle 12.15, presso il Circolo A.R.C.I., sarà presentata la “Carta storica degli eccidi del territorio comunale” a cura di Romano Moretti. A partire dalle 13 rientro in pullman da San Pancrazio a Civitella in Val di Chiana
Nella giornata di domenica 28 giugno sono previste altre due iniziative. La prima, alle 18, a San Pancrazio: il  Centro Interculturale “Don Giuseppe Torelli”  presenterà la pièce teatrale “MemoriaAttiva” realizzata durante il laboratorio per la pace Visione del corto “ 72800” realizzato dal  laboratorio per la pace. La seconda, alle ore 19, a Civitella, in piazza Alcide De Gasperi dove si terrà il concerto della Banda Musicale dell’Esercito. L'evento sarà preceduto da un saluto dell’Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania Michael Steiner.
“In cammino per la pace” non si esaurirà, comunque, il 28 giugno. Anzi: due anticipazioni sono rappresentate dal Laboratorio per la pace che si è aperto il 22 giugno a San Pancrazio e dalla fiaccolata programmata a Civitella per sabato 27. Lunedì 29 giugno cerimonie religiose e deposizioni di corone a Civitella prima della fiaccolata per la pace delle 21.30. Domenica 5 luglio, alle ore 11.30, deposizione di corone in memoria dei caduti di Tugliano ed infine, giovedì 9 luglio a San Leolino presentazione della “Carta storica degli eccidi del territorio comunale”.

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Jesi ricorda l'eccidio dei partigiani a Montecappone

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JESI, 20 giugno 2009 - Vengono ricordati come i “Martiri XX Giugno” e i loro nomi sono riportati nel cippo eretto nel luogo dove vennero fucilati: Armando e Luigi Angeloni, rispettivamente di 25 e 18 anni, Francesco Cecchi e Alfredo Santinelli anch'essi di 18, Mario Saveri di 23 anni, Enzo Carboni e Calogero Grasceffo entrambi ventenni. Per commemorare una delle pagine più tristi della nostra storia, l’Amministrazione comunale e il Comitato cittadino per la difesa delle istituzioni democratiche invitano i cittadini a partecipare alle iniziative organizzate a partire dal tardo pomeriggio di sabato 20 secondo il seguente programma: alle 19, formazione del corteo al bivio “Bellavista” di Montecappone; alle 19.15 commemorazione ufficiale presso il cippo dei Martiri XX Giugno ad opera del presidente del Consiglio comunale Paolo Cingolani. Un pulmino verrà messo a disposizione dal Comune per accompagnare quanti vorranno intervenire. Effettuerà le seguenti fermate: 18.15 in piazza della Repubblica, 18.30 presso l'arco Clementino, 18.45 in via Roma. Quello che accadde il 20 giugno 1944 è rievocato nel volume “L’anno più lungo” dello storico locale Giuseppe Luconi. “Sono all'incirca le sette di sera: in via Roma, all'altezza dell'edicola del Crocefisso, una trentina di giovani sono seduti avanti casa e discutono sui fatti del giorno. Improvvisamente arrivano tedeschi e fascisti, i quali, dopo aver bloccato gli accessi della via, obbligano i giovani a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone. Giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette, che una spia di Fabriano (una donna?) qualifica come partigiani. Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista.  Vengono seviziati e torturati a lungo: da lontano si odono le loro grida di dolore e di implorazione. Riconosciuti come partigiani, vengono condannati a morte, senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata!. Quando i sette vengono spinti in un vallone a circa duecento metri dalla villa, sono irriconoscibili per le violenze subìte. Poi il tragico epilogo: una scarica di mitraglia ed i corpi cadono dalla ripa, rotolando. Qualcuno si contorce, tra gli spasimi estremi chiama la mamma, invoca Iddio. Allora vengono finiti coi pugnali, coi calci dei fucili: negli orecchi, negli occhi, sui petti”. 

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Anpi, gli auguri dell'Anpi di Pietrasanta al nuovo presidente

PIETRASANTA, 20 giugno 2009 - Raimondo Ricci è il nuovo presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. E a lui sono andati oggi gli auguri dell'Anpi di Pietrasanta sezione "G.Lomardi".
"Caro Presidente a nome mio e dell'intero direttivo della sezione "G.Lomardi" di Pietrasanta (LU), ringraziando Tino Casali per il grande lavoro svolto in questi anni, voglio formulare a lei e, per suo tramite, alla neoeletta Presidenza, i più sinceri auguri di buon lavoro per i prossimi impegni che l'Anpi dovrà affrontare, in nome della democrazia e in difesa dei principi consegnatici dalla Resistenza e dalla Costituzione".

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STRAGE FALZANO DI CORTONA, CHIESTO ERGASTOLO PER EX NAZISTA

Monaco di Baviera, 19 giugno 2009 - La procura di Monaco di Baviera ha chiesto l'ergastolo per un ex ufficiale nazista di 90 anni sotto processo in Germania per un massacro di civili in Toscana nel 1944, crimine che gli e' costato una condanna simile in contumacia in Italia.
''La procura ha chiesto la reclusione a vita'', ha detto all'Afp uno dei tre difensori di Joseg Scheungraber, Christian Stunkel.
Il novantenne, processato davanti a un tribunale di Monaco di Baviera, e' accusato di aver ordinato delle rappresaglie dopo uno scontro con dei partigiani, mentre comandava una compagnia di alpini. Quattordici civili furono uccisi il 26 giugno 1944 a Falzano di Cortona.
Quattordici omicidi e un tentato omicidio sono ricordati nell'atto d'accusa, che sottolinea la crudelta' del massacro.
All'apertura del suo processo lo scorso settembre, l'imputato aveva dichiarato, tramite Stunkel, che respingeva ''nella loro totalita' le accuse'' nei suoi confronti.
Secondo l'avvocato, il suo cliente non si trovava sul luogo del massacro.
Scheungraber era gia' stato condannato in contumacia all'ergastolo il 28 settembre 2006 dal tribunale militare di La Spezia. Ma la Germania , che non estrada i propri cittadini contro la loro volonta', non ha mai fatto applicare la condanna. Cosi' l'ex nazista ha proseguito tranquillamente la sua vita in Baviera, nella sua citta' natale di Ottobrunn, dove e' diventato dopo la guerra un personaggio locale rispettato, gestore di una falegnameria e consigliere municipale, partecipando regolarmente a commemorazioni con i suoi compagni d'armi.
Il suo caso non e' isolato. Come lui, altri ex ufficiali nazisti passano giorni tranquilli in Germania nonostante condanne pronunciate a La Spezia per massacri di centinaia di civili italiani, a Sant'Anna di Stazzema (560 morti), Falzano di Cortona o ancora Marzabotto (955 morti).

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L'Anpi Cuneo lancia un appello prima del convegno nazionale

CUNEO, 19 giugno 2009 - Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell'ANPI di Cuneo, nel quale l'associazione si dichiara preoccupata per il clima di revisionismo storico e per alcune scelte dell'attuale Governo. La richiesta ricolta alle autorità competenti è quella di prendere una pozione chiara in merito.
"Dal 26 al 28 Giugno 2009 si svolgerà a Chianciano la Conferenza nazionale di organizzazione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Per l’ANPI si è aperta una nuova stagione. Il nostro Paese è colpito da una grave crisi economica e sociale, ma non solo, la destra al governo, forte della maggioranza elettorale, spesso
alimenta una intollerabile revisione della storia con iniziative
provocatorie quali la proposta di legge, poi ritirata, che pretendeva di equiparare i partigiani ai repubblichini di Salò. In questo clima vergognoso è maturata l’ipotesi di istituire sul territorio una sorta di guardia nazionale costituita da cosiddette 'ronde nere' che si richiamano evidentemente ai simboli del nazi-fascismo di tragica memoria per cui l’ANPI di Cuneo esprime forte preoccupazione e profonda indignazione e confida nella presa di posizione, ferma e decisa, da parte della autorità competenti
dello Stato affinché simili proposte anti-democratiche non prendano spazio nella società civile del nostro Paese. In questa situazione difficile l’ANPI, con la sua limpida storia, per la sue idealità e le sue battaglie, può costituire sempre più un punto di riferimento per il democratici di ogni fede e ceto.
Con questa missione l’ANPI non può e non intende sostituirsi ai partiti ma vuole stimolare un processo unitario tra le forze politiche e sociali che si riconoscono e si ispirano ai valori di pace, giustizia e libertà che la Costituzione ha posto a base della convivenza. L’imperativo è lavorare insieme affinché sulla memoria dell’antifascismo e della Resistenza, si fondi il futuro della democrazia italiana".

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Nuovo statuto dell'Istituto della Resistenza, polemica del Pdci

RAVENNA, 19 giugno 2009 - La Provincia di Ravenna dice si' alla possibilita' di pubblicare e vendere le ricerche dell'Istituto storico della Resistenza, che d'ora in poi potra' anche accettare donazioni e acquisire beni mobili e immobili. Ma sulle modifiche incluse nel nuovo statuto (che proroga la scadenza dell'associazione al 2030 e aggiunge la possibilita' di trasformazione in 'persona giuridica'), il Pdci si schiera col centrodestra nelle critiche. Manca la chiara individuazione di chi decide nomine e compensi, obietta il capogruppo Guido Mondini, inoltre "tutti i soci dovrebbero essere uguali e la quota associativa dev'essere la stessa per tutti", per permettere all'istituto di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla legge per leassociazioni di promozione sociale. D'accordo con Mondini i capogruppo del Pdl Vincenzo Galassini (Fi) e Massimo Mazzolani (An), mentre l'Udc Francesco Morini motiva la sua astensione con le perplessita' sull'attivita' commerciale editoriale (che "snatura" l'intervento della Provincia, "che per definizione non puo' assumere alcun ruolo attivo nel mercato") e sulla mancata trasformazione dell'associazione in fondazione.

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E’ morto Bettiol, testimone della Resistenza

Il presidente dell'Istituto storico era ricoverato da alcuni giorni. Il cordoglio della politica

Tullio Bettiol, figura di spicco della cultura bellunese (archivio)

Tullio Bettiol, figura di spicco della cultura bellunese (archivio)

BELLUNO, 19 giugno 2009 - E' morto dopo il ricovero in ospedale Tullio Bet­tiol, figura di spicco nel mondo sociale, politico e culturale bellu­nese e la città si è stretta attorno alla famiglia, alla moglie Ilda e ai sei figli. Presidente dell'Isbrec, l'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea, scritto­re, partecipe della vita pubblica cittadina, Bettiol, 82 anni, militò nella resistenza e fu deportato, te­stimone di vicende riportate nel libro da lui scritto «Un ragazzo nel Lager». Padre della vicepresidente del­ la Provincia Claudia Bettiol e del­l'avvocato Stefano Bettiol, era sta­to ricoverato in rianimazione per l'acuirsi di un'infezione. «Profon­damente colpito dalla ferale noti­zia della scomparsa di Tullio Bet­tiol - ha sottolineato l'assessore regionale Oscar De Bona - espri­mo le mie più sentite condoglian­ze alla moglie e ai figli. Di lui con­serverò il ricordo di una persona rigorosa nei principi, capace nel­la professione, illuminata nella politica, seria nella vita. Forte di una tradizione di famiglia, Tullio l'ha coltivata impegnandosi atti­vamente nella politica fino al con­siglio regionale, passione che ha trasmesso ai figli». «La nostra co­munità perde una delle figure più rappresentative della propria storia recente - gli fa eco il presi­dente uscente della Provincia di Belluno Sergio Reolon - le quali­tà umane, culturali, politiche e ci­vili di Tullio Bettiol si sono mani­festate in tutto l'arco della sua lunga e feconda esistenza, pubbli­ca e privata». Parole di cordoglio arrivano anche dal candidato del centrodestra alla presidenza del­ la Provincia Gianpaolo Bottacin: «Se ne va una delle grandi perso­nalità della nostra provincia». Anche il Partito democratico, nelle parole del coordinatore pro­vinciale Valerio Tabacchi, parteci­pa al lutto: «Partecipiamo profon­damente commossi per la scom­parsa di Tullio Bettiol, testimone della Resistenza, punto di riferi­mento per le istanze di libertà e democrazia della nostra terra».

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Quel «prete giusto» amico dei partigiani

BORGO SAN DALMAZZO, 18 giugno 2009 - «La resistenza che è una dote dell’uomo maturo, dell’uomo che rifiuta tutto ciò che è ingiusto, e si ribella, si ribella… La Bibbia è piena di resistenza. La resistenza è una cosa sacra, è un elemento di vita che conserva la vita, e respinge tutto quello che è contrario alla dignità umana e alla vita stessa » : era il 1982 quando Nuto Revelli, intenzionato a realizzare una ricerca sul clero della campagna povera, incontrò don Raimondo Viale, il parroco di Borgo San Dalmazzo. Un prete libero e scomodo. Antifascista e anticomunista. Un rompiscatole, un bastian contrari.
Uno spirito ribelle che sin dagli anni del seminario mal sopporta soprusi e ingiustizie, tanto da subire la sospensione a divinis negli anni Settanta. Don Raimondo Viale è una di quelle figure rimaste nascoste nelle pieghe della storia, un po’ come Schindler o Perlasca. Come loro, anche don Viale è stato dichiarato ' Giusto d’Israele' per la sua azione a favore degli ebrei che a centinaia, dopo l’ 8 settembre, arrivavano dalla Francia. Da quell’incontro tra Revelli e don Raimondo nascerà Il prete giusto. Un testo breve scritto in una lingua asciutta ed essenziale, così come essenziale era il mondo di don Viale, ' il mondo dei vinti' della montagna cuneese di Limone, dove nasce nel 1917. Figlio di un padre contadino e spaccapietre. Una vita stentata, di patate e polenta. « Forse è stato un dono di Dio la povertà in cui sono cresciuto. E’ nell’infanzia che ho imparato a resistere » .
A distanza di 15 anni Il prete giusto diventa uno spettacolo teatrale grazie al lavoro del Progetto Cantoregi. Domani, 19 e 20 giugno sarà in scena nell’ambito de ' La Fabbrica delle Idee', rassegna davvero particolare per il luogo che la ospita, l’ex- ospedale psichiatrico di Racconigi ( Cuneo), come per la tipologia degli spettacoli, che trattano temi come la memoria, il disagio, la solitudine. Spiega Marco Pautasso, che insieme a Vincenzo Gamna e a Koji Miyazaki, ha lavorato alla trasposizione del libro di Revelli: « Il Prete giusto è la testimonianza di un sacerdote che della giustizia ha fatto la propria ragione di vita. Resistere è stata sempre la sua parola d’ordine. Vogliamo riproporre, anche e soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, la figura esemplare di un uomo che ha difeso senza indugi il valore della democrazia, ma anche stimolare una riflessione approfondita su questioni come il senso della vocazione sacerdotale, i dubbi e le scelte di fronte alla Resistenza, il rapporto tra fede e storia, tra fedeltà ad una missione e debolezza umana, il revisionismo, l’atteggiamento dei cattolici, gli ideali traditi » .
Don Raimondo Viale viene ordinato sacerdote nel ’ 30 e assegnato alla parrocchia di Borgo San Dalmazzo, a pochi chilometri da Cuneo. Da subito iniziano i problemi con i fascisti. « Ero già un po’ sulle corna dei fascisti che strappavano i distintivi dell’Azione Cattolica ai miei giovani. Il fascismo, tramite le sue organizzazioni giovanili e i suoi Dopolavori, pretendeva di realizzare un controllo assoluto sui giovani » . L’intolleranza nei confronti dei circoli cattolici cresce d’intensità fino ad arrivare al divieto di pubblicare il bollettino parrocchiale in quanto ' propaganda antinazionale'. I fascisti tentano di far tacere per sempre don Raimondo. Il 31 marzo 1939, mentre torna a Borgo in bicicletta, un’auto lo investe. In due lo picchiano, a bastonate e calci. Non è finita: il 2 giugno del 1940 durante l’omelia si augura che la guerra si faccia solo a parole ' perché se si facesse sul serio, noi dovremmo condannarla senza condizioni'. Viene arrestato e condotto al carcere di Cuneo. « Mi assegnarono alla cella Numero Zero. Ah, com’erano squallide le prigioni di allora. Orrende. Cimici a centinaia, ogni genere di insetti. Una puzza. Rabbrividisco ancora oggi se penso a quell’ambiente degradato, indegno » . Processato, è condannato al confino, ad Agnone nel Molise. Riprende il suo posto di parroco a Borgo dopo l’ 8 settembre e diventa testimone delle atrocità nazi- fasciste. Il 19 settembre ’ 43, la strage di Boves. Venti assassinati e tra loro due preti. Il 2 maggio ’ 44 la fucilazione di 13 partigiani. Li assiste, li confessa. « Dopo due ore, tanto è durato il massacro, non rimangono che pali sforacchiati dalle pallottole, e le tredici bare » .
Aiuta i partigiani, aiuta le famiglie ebree a nascondersi, ma non può far nulla per i trecento ebrei caricati sui carri bestiame alla stazione di Borgo con destinazione Auschwitz. Un prete scomodo, ma non un prete rosso. Se il fascismo è « una dittatura tragico- buffonesca » , non nutre indulgenze verso il comunismo: « Non mi andava, ero fortemente polemico. Il comunismo è una dittatura, una dittatura militaresca. Il comunismo ha compiuto una scelta giusta quando ha assunto la difesa del popolo da chi lo sfruttava. Ma poi è diventato una dittatura, e come tale ha fatto tutto quello che può esserci di male»

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Forno, i ragazzi non dimenticano

Ecco i premi “Ciro Siciliano” dedicati alla memoria dell’eccidio

In concorso temi poesie, elaborati multimediali e d’arte racconti, realizzati dagli alunni delle medie di tutta la provincia

MASSA, 17 giugno 2009 -  Successo per la 2ª edizione del premio “Maresciallo Ciro Siciliano - Pace, giustizia, libertà democrazia”, promosso dall’associazione Eventi sul Frigido con il sostegno del Comune. Il concorso sulla memoria, rivolto alle scuole, è nato da un’idea della vice presidente dell’associazione, Angela Maria Fruzzetti; l’obiettivo è di non far cadere l’oblio sull’eccidio nazi fascista del 13 giugno 1944 a Forno.
Primo premio ex aequo di 250 euro alla scuola Alfieri Bertagnini, classe III F (insegnante Gabriella Fanfani), con il racconto “Il lago sul fiume” di Irene Iacopetti. All’alunna, è stata consegnata da Angela Maria Fruzzetti, la medaglia del Presidente della Repubblica. L’altro primo premio è andato alla media Staffetti classe III C (insegnante Concetta Ferlisi) per il lavoro multimediale “Una giornata per ricordare”. Questi gli alunni premiati: Diego Alibani, Giulia Antonioli, Roberta Culletta, Diego Di Burra, Michele Donadel, Federico Francini, Andrea Gassani, Lorenzetti Filippo, Roberto Marcuccetti, Arianna Martini, Alice meschini, Davide Novani, Elisabetta Pennoni, Martina Ricci, Nicolò Tardelli, Francesca Tonelli, Michael Zini e Matteo Zurlini.
Primo premio di 250 euro alla scuola elementare Marcello Garosi di Forno, classi IV e V (insegnante Eufemia Balloni). Questi gli alunni premiati per le poesie: Alessandro Grossi, Violetta Lazzarotti, Camilla Michelucci, Andrea Sparavelli, Margherita Tonarelli, Giulia Savorè, Elena Alberti.
La targa Siciliano è stata consegnata dalla nipote Francesca agli alunni della 3ª A della media Dazzi di Bonascola (insegnante Giovanna Ballerini) con gli alunni: Irene Biselli, Stella Dalle Lucche, Sabrina Giannazzini, Catalina Goaga, Sara Muraglia, Alessia Pennucci, Beatrice Russo, Matteo Spadoni, Nicolò Squassoni, Francesca Ugolini.
Premiati con coppa della Provincia, targa dell’Apt e libri del Parco Apuane, rappresentato dal consigliere Emanuele Bertocchi, la classe II D Malaspina, gli alunni Mattia Cherubini e Giaia Esu (insegnante Paola Biagioni).
Nella sezione manifesti il primo premio di 250 euro è andato all’istituto comprensivo Giorgini di Montignoso, insegnante Maria Riccarda Grassi. Per le scuole elementari ha vinto il primo premio di 250 euro la classe V della scuola di Santa Lucia, insegnante Adriana Razzolini. Coppe della Provincia e libri del Parco anche a Irene Fruzzetti, I B, e Michael Fruzzetti, III A, della scuola media Alfieri Bertagnini, insegnante Mariangela Andreotti. Targhe dell’Apt, libri e manifesti del Parco delle Apuane alle classi IV B e V B dell’Istituto d’Arte Palma (insegnante Francesca Perozzi) e alle classi III, IV e V della elementare di Forno (insegnante Eufemia Balloni).

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Smurano la targa in onore di Mussolini

MOCRONE, 16 giugno 2009 -  Hanno smurato e portato via la targa che fu collocata in onore di Mussolini a Mocrone dall’ex sindaco Barani, e poi, simbolicamente, l’hanno portata - ormai ridotta a pezzi - in uno dei luoghi simboli delle barbarie nazifasciste della seconda guerra mondiale, ovvero le ex scuole elementari di Bergiola, dove furono trucidati 72 civili il 16 settembre del 1944. I protagonisti del gesto eclatante si autodefiniscono “I Nuovi Arditi del Popolo”.
I portavoce di questa nuova sigla hanno consegnato la loro rivendicazione nella cassetta delle lettere della nostra redazione di Carrara del “Tirreno”, in via Roma; verso le 13,25 di ieri, la telefonata per avvisare di quanto era accaduto. «Abbiamo portato via la targa in onore di Mussolini - ha detto al telefono una voce maschile, giovanile, senza particolari accenti - troverete la descrizione in un foglio che abbiamo messo nella cassetta delle lettere; se volete ritrovare i pezzi della targa, andate a Bergiola Foscalina, dove le scuole elementari. Non posso trattenermi di più». La telefonata è stata fatta utilizzando il numero verde, sul display dell’apparecchio non è apparso alcun numero del chiamante.
 In effetti, nella cassetta c’era un foglio dattiloscritto nel quale si spiegava che avevano asportato la targa che fu installata dal parlamentare della Pdl Lucio Barani - ed all’epoca dei fatti ancora sindaco di Villafranca - il 20 dicembre, con tanto di visita della nipote del Duce, Alessandra Mussolini, definita “nostalgica”.
Nella loro rivendicazione, i “Nuovi Arditi del Popolo” parlano di «atto di civiltà e di giustizia» che - aggiungono - «vuole essere prima di tutto una risposta a chi nella nostra terra continua a pensare che sia lecito propagandare il fascismo e il razzismo, avvalendosi della protezione delle forze repressive dello stato borghese». E aggiungono: «Il fascismo non passerà, porteremo a termine la gloriosa opera dei nostri Martiri della Libertà! È giunta l’ora di parteggiare, l’ora di schierarsi senza se e senza ma, tutti i democratici sono chiamati a difendere la Libertà , gli ideali e i valori della Resistenza, è giunta l’ora di ribellarsi alla riabilitazione del fascismo, al governo Berlusconi, ai lager dove vengono rinchiusi gli emigrati, alle nuove ronde nere, agli effetti devastanti che la crisi dei padroni comporta sulla pelle dei lavoratori e delle masse popolari del nostro paese». Una dedica: «Dedichiamo questo atto di civiltà a tutti i martiri della libertà e a tutte le vittime della guerra e della violenza fascista, in particolare modo a Marcello Garosi e a tutte le vittime della strage di Forno del 12 giugno 1944, della quale è stato celebrato l’anniversario proprio in questi giorni».
«Cacciamo i fascisti dai nostri quartieri, combattiamo la riabilitazione del fascismo e delle squadracce nere!», e infine, «W il Nuovo Partito Comunista Italiano!», firmato “I Nuovi Arditi del Popolo”.
 Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta, di cui si stanno occupando i carabinieri, che sono andati a Bergiola a recuperare i resti della lapide distrutta.

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Strage nazista di Casalecchio, nessuna condanna

Il Tribunale militare di Verona ha ritenuto di non procedere nei confronti dell'unico imputato, il capitano delle SS Manfred Schmidt. Nell'ottobre del '44 sedici persone furono trucidate in quella che viene ricordata come la Strage del cavalcavia

BOLOGNA, 15 GIUGNO 2009 - Indignazione e rabbia: questi i sentimenti dei familiari delle vittime delle stragi naziste al pronunciamento della sentenza sul caso della Strage del cavalcavia di Casalecchio. Il giudice ha deciso per il non luogo a procedere nei confronti di Manfred Schmidt, il capitano della 16° Panzergrenadierdivision delle SS, ritenuto responsabile, insieme ad alcuni SS italiani, dell'eccidio. La sentenza è stata motivata con la morte dell'imputato, che tuttavia non è stata mai verificata. Schmidt, infatti, ha fatto perdere le sue tracce circa 60 anni fa, quando si consegnò alle autorità Alleate e accettò di collaborare, ricevendo in cambio una nuova identità. "Quella del non luogo a procedere è una decisione di compromesso, un'uscita di comodo che suscita meraviglia" ha spiegato Giuseppe Giampaolo, rappresentante del Comune di Casalecchio, della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna, costituitesi parti civili al processo. "Non c'é mai stata in Germania la dichiarazione di morte presunta di Schmidt. Suo figlio si è sempre rifiutato di rispondere e non ha mai detto che suo padre era morto". In ogni caso, sembra probabile che le istituzioni ricorrano in appello. Schmidt, che oggi avrebbe quasi 97 anni, è ritenuto di fatto uno degli autori della strage: in caso contrario, il giudice avrebbe disposto l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Assieme a lui avrebbero dovuto essere processati anche il comandante Max Simon, ufficialmente deceduto nel 1961 e già processato anche in Gran Bretagna per fatti simili. Deceduto è anche Helmut Wilhelm Loos, responsabile del controspionaggio della 16ma divisione SS e seppellito nel 1999, dopo aver finto due volte la morte. Infine risultano defunti anche i due italiani ritenuti coinvolti nei rastrellamenti, Tommaso Jezzi e Guerrino Lollo. Il ritardo dei procedimenti giudiziari, che giungono a conclusione dopo 65 anni dai fatti, è inaccettabile ma non deve meravigliare. Solo nel 1994, infatti, cioè a 50 anni dalle stragi, fu aperto il cosiddetto "armadio della vergogna": un archivio segreto, riposto nei sotterranei del Ministero dell'Interno, che conteneva la descrizione dettagliata degli eccidi nazisti sul territorio italiano durante la resistenza. Uno scandalo le cui conseguenze continuano a pagare i familiari delle vittime, che dopo aver perduto in maniera atroce i propri cari, vedono svanire la possibilità di ottenere giustizia. La strage del cavalcavia è una delle pagine orrende della storia dell'occupazione nazista. Il 10 ottobre del 1944, 13 partigiani della 63a Brigata Garibaldi, tra i quali sei russi e il medico costaricano Carlo Martinez Collado, fatti prigionieri dopo la battaglia di Rasiglio, furono condotti dai tedeschi nel giardinetto presso il cavalcavia ferroviario di Casalecchio di Reno. Uno ad uno vennero legati alla gola e alle mani con filo spinato, appesi a pali e cancellate, falciati alle gambe e lasciati morire dopo lunga agonia. Due giorni prima, altri tre civili erano stati rastrellati e fucilati dopo uno scontro a fuoco tra i tedeschi e i partigiani.

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L'ARMADIO DELLA VERGOGNA SI E' APERTO TROPPO TARDI

Eccidio di Casalecchio, le conseguenze dell'oscurantismo

CASALECCHIO DI RENO, 15 giugno 2009 – Il giudice ha deciso per il non luogo a procedere nei confronti di Manfred Schmidt, il capitano della 16esima Panzergrenadierdivision delle SS, responsabile insieme ad alcuni SS italiani della Strage del cavalcavia di Casalecchio. La sentenza è stata motivata con la morte dell'imputato, una morte che non è mai stata verificata ufficialmente. Schmidt ha fatto perdere infatti le sue tracce circa 60 anni fa, dopo essersi consegnato alle autorità Alleate ricevendo una nuova identità in cambio della sua collaborazione. Giuseppe Giampaolo, rappresentante del Comune di Casalecchio, della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna, costituitesi parti civili al processo, ha spiegato che “quella del non luogo a procedere è una decisione di compromesso, un'uscita di comodo che suscita meraviglia […], non c'è mai stata in Germania la dichiarazione di morte presunta di Schmidt. Suo figlio si è sempre rifiutato di rispondere e non ha mai detto che suo padre era morto”. Schmidt, che oggi avrebbe circa 97 anni è ritenuto uno degli autori della strage ed assieme a lui sarebbero dovuti essere sottoposti a processo anche il comandante Max Simon, ufficialmente deceduto nel 1961 e già processato in Gran Bretagna per avvenimenti simili. Deceduto è anche Helmut Wilhelm Loos, responsabile del controspionaggio della 16esima divisione e seppellito nel 1999, dopo aver finto due volte la morte. Risultano defunti anche i due italiani coinvolti negli agghiaccianti rastrellamenti: Tommaso Jezzi e Guerrino Lollo. 
L'archivio segreto aperto nel 1994, il cosiddetto “armadio della vergogna”, riposto e nascosto nei sotterranei del Ministero dell'Interno, conteneva una descrizione dettagliata degli eccidi nazisti sul territorio italiano durante la resistenza. L'apertura dell'armadio è però avvenuta a 50 anni dalle stragi, rendendo il ritardo nei procedimenti giudiziari inaccettabile ma sicuramente non inaspettato. Ma chi paga le conseguenze dello scandalo sono come al solito i familiari delle vittime che, dopo aver perduto i propri cari, vedono svanire anche la possibilità di ottenere giustizia.
Ed in questo modo una delle pagine più orrende della storia dell'occupazione nazista, viene cancellata dalla volontà di chi non vuole far sapere, da chi preferisce un popolo disinformato e senza possibilità di reagire e farsi sentire. Intanto però non ci sarà giustizia per i 13 partigiani della 63esima Brigata Garibaldi, tra cui sei russi ed un costaricano, che nel 10 ottobre dell'anno 1944 vennero fatti prigionieri dopo la battaglia di Rasiglio e lasciati morire per dissanguamento dopo essere stati appesi a pali e cancellate con gola e mani legate con il filo spinato ed, infine, sparati alle gambe. Uomini che hanno dato la propria vita per permettere a tutti noi di vivere in un paese libero e di cui nessun provvedimento o sentenza potrà far perdere le tracce nei cuori di chiunque dichiari di essere italiano o, molto più semplicemente, di essere un uomo libero.

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Anniversario dell’eccidio di Niccioleta

Marras: “Ricordare sì, ma soprattutto testimoniare nei propri comportamenti il rispetto per i valori dell’antifascismo e per la Costituzione

Massa Marittima, 15 giugno 2009 - Nella mattinata di ieri Leonardo Marras ha preso parte alla commemorazione dei martiri di Niccioleta, gli 83 minatori della frazione di Massa Marittima che nel giugno del ’44 vennero fucilati per aver protetto un nucleo partigiano rifugiatosi in paese nei giorni precedenti. “Niccioleta, come Frassine, San Leopoldo (Marina di Grosseto), Maiano Lavacchio (Magliano) o altri nomi ancora. Luoghi simbolici della storia di questo territorio – dice Leonardo Marras - dove si sono consumati eccidi da parte di bande nazifasciste, che ancora oggi ci ricordano quanto sia preziosa la democrazia lasciataci in eredità da tanti che pagarono con la propria vita. L’Italia terribile del periodo che va dall’armistizio dell’8 settembre 1943 alla fine della guerra, è oggi fortunatamente solo un ricordo. Anche la Maremma fino alla primavera del 1944 pagò il proprio tributo di sangue ai colpi di coda della Repubblica sociale e del Nazismo. A Niccioleta, oltretutto, pagarono in 83 anche per aver difeso la prospettiva del proprio lavoro in miniera, senza aver partecipato ad azioni di guerriglia partigiana.” “A noi tutti, oggi, - va avanti Marras - spetta il compito di ricordare quelle persone, ma soprattutto di testimoniare nella vita e nella nostra azione quotidiana il rispetto per i valori della Resistenza che stanno alla base della Costituzione repubblicana, che ci ha regalato democrazia e prosperità. Lo dico senza alcuna enfasi retorica, ma con la determinazione e la consapevolezza di chi, come la stragrande maggioranza degli Italiani, sa di aver ricevuto un’eredità che non può essere dilapidata o sminuita.” “Per questo hanno un grande valore le parole del sindaco di Massa Marittima , Lidia Bai , - conclude infine - che stamani ha esaltato il ruolo delle Istituzioni nel trasmettere la memoria dei fatti alle giovani generazioni, perché comprendano fino in fondo il valore della democrazia e della lotta di liberazione dalla quale è germogliata”.

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14 giugno 1940: la svastica sulla Tour Eiffel

Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Hitler e il suo staff in visita a Parigi dopo la firma all'atto di capitolazione della Francia (atto di Compiègne). Alla sua destra, lo scultore Arno Breker, alla sua sinistra, l'architetto Albert Speer / Bilderwelt 23/06/1940 (Roger-Viollet/Alinari/Bilderwelt)

PARIGI, 14 giugno 2009 - Maggio 1940, la Seconda guerra mondiale è cominciata da otto mesi.Potrebbe essere una primavera senza sussulti se, nella notte fra il 9 e il 10, Hitler non scatenasse la Wehrmacht a occidente. Il 14 capitola l'Olanda, il 17 cade Bruxelles. I panzer tedeschi, dopo avere attraversato le Ardenne sorprendendo il mondo, dilagano verso il cuore della Francia, la "douce France" che si riteneva invulnerabile dietro la Maginot. Bella e ricca è la campagna francese e dove crescono le ciliege domani sarà battaglia. Il 12 la Wehrmacht attraversa la Mosa. il 14 l 'esercito considerato il più forte d'Europa è al collasso. Il 15 il premier Reynaud telefona stravolto a Churchill: "La strada per Parigi è aperta, la guerra è perduta". "Impossibile", ribatte Churchill, che il 16 vola nella capitale: "Dove sono le riserve strategiche?" "Non ce ne sono", risponde il generale Gamelin. La partita, dopo poche mani, è già finita. I cieli appartengono alla Luftwaffe. Invano monsignor Beaussart, arcivescovo di Parigi, prega con il calore della fede: "Abbiamo il diritto di chiedere la vittoria a Dio perché siamo il Bene contro il Male". In cinque giorni l'orgogliosa Francia è stata travolta, il resto sono solo spiccioli. L'esercito al cui rispetto è stata educata un'intera generazione di europei è a pezzi. Sulle bocche di tutti gira una parola nuova: Blitzkrieg, guerra lampo. Per i tedeschi significa vittoria, per i francesi lo strazio della sconfitta.

Una "passeggiata"
Nei ministeri della capitale si bruciano gli archivi: i diplomatici, in quei giorni, svolgono un lavoro manuale. Le colonne motorizzate della Wehrmacht sollevano nuvole di polvere nelle pianure. La Francia è in ginocchio, smarrita: una bambina sta seduta, sola, sulle macerie e tiene in mano una gabbia con un uccellino. "Hitler - si dice - non lo fermerà nessuno". Gli Stuka, con il loro raggelante urlo in picchiata, fanno impazzire gli uomini e demoliscono le cose. La Francia è fatta di milioni di profughi, uomini esausti, bambini spauriti, masserizie stipate nei carri bestiame, povere cose abbandonate. La guerra è guerra per tutti. Una donna scrive al marito che è al fronte: "Butta via il quadrifoglio che ti ho dato perché ci ha portato sfortuna". Il 10 giugno l'Italia dichiara guerra alla Francia per una fetta di bottino. Commenta Reynaud: "Il mondo giudicherà". Il 12 il governo dichiara Parigi città aperta e si trasferisce a Bordeaux. Reynaud si dimette; al suo posto il maresciallo Pétain, l'eroe di Verdun, il simbolo della Prima guerra mondiale. La Francia torna indietro per andare avanti.

I tedeschi entrano a Parigi
La mattina del 14 i primi reparti tedeschi entrano nella capitale. Sono fanti della Quarta armata. Nonostante l'esodo la capitale non è completamente vuota. Alcuni caffè e un paio di cinema degli Champs-Elisyées sono aperti, ma molte persiane sono serrate. I carriaggi trainati dai cavalli rumoreggiano lungo le strade. L'orologio di rue Saint-Lazare è stato fermato da una mano ignota alle 7.10, sulla Tour Eiffel sventola una bandiera tricolore. I soldati tedeschi salgono, la staccano e la svastica fa la sua inquietante apparizione sul tetto di Parigi. Ci resterà per quattro lunghi anni.

La gioia di Hitler
Il 17 Pétain chiede l'armistizio. Il 21, nella foresta di Compiègne, nella stessa carrozza ferroviaria in cui erano state dettate le condizioni di resa ai tedeschi sconfitti nel 1918, la Francia capitola. L'odio di Hitler è vendicativo e trionfante. Rapito dalla gioia, fa larghi sorrisi e saltella. Il suo goffo spettacolo pone la parola fine a una tappa chiave di una guerra che sembra già vinta. Non sarà così. Lo showman di Compiègne pagherà caro un peccato di presunzione: quello di credere che la svastica possa sventolare arrogante su tutte le torri d'Europa.

 

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Me lo ricordo: mangiava con Reder

Emma Tonelli ha riconosciuto uno degli imputati delle stragi

SAN TERENZO MONTI, 14 giugno 2009 -  Uno degli ex militari delle SS imputati nel processo per le stragi naziste compiute nel territorio fivizzanese, è stato riconosciuto dalla testimone Emma Tonelli, 85 anni di San Terenzo, che all’epoca dei fatti era la cameriera dell’osteria di Mario Oligeri, dove il maggiore Walter Reder ha pranzato e assieme ai suoi ufficiali avrebbe pianificato la strage di civili.


Emma Tonelli è donna lucidissima ma con qualche acciacco, classico dell’età, come un problema all’anca.
La donna ha fatto presente che sarebbe stata una fatica imporba per lei arrivare fino al Tribunale militare di Roma, dove si svolgono le udienze.
Così venerdi mattina era collegata coi magistrati di Roma in videoconferenza dalla caserma dei carabinieri Plava di Massa.
Al pubblico ministero Giovanni Leotta, che le ha mostrato in video alcune vecchie foto che ritraevano un gruppo di militari del Reich in divisa, Emma Tonelli senza alcuna esitazione ha indicato Paul Albert come colui che «il 19 agosto del 1944 mi minacciava con la pistola all’interno della trattoria di Mario Oligeri mentre servivo in tavola. Aveva un’età attorno ai 25 anni, e sedeva al fianco del comandante Reder».
Una memoria fotografica. Emma Tonelli ricorda tutto perchè aveva 20 anni ed era una ragazza sveglia.
L’ex ufficiale del 16º Battaglione Esploratori SS è stato riconosciuto anche dal teste Duilio Piccioli sempre di San Terenzo, che all’epoca aveva 7 anni, il quale ha raccontato «questa persona nel tardo pomeriggio del 19 agosto ’44 è entrato armi alla mano in casa mia con alcuni soldati in tuta mimetica; erano armati sino ai denti hanno preteso di bere e mangiare con la violenza; in casa c’erano i miei genitori e le mie sorelline; mio padre l’ha abbracciato al collo offrendo da bere; una SS con uno schiaffo ha gettato via bicchiere e fiasco; quelli non erano uomini,ma autentiche belve».
Particolarmente toccante poi la testimonianza di Silvio Tonelli, 89 anni di San Terenzo, a lui è toccato l’ingrato compito di ricordare le violenze sessuali subite da un gruppo di giovani donne prima d’essere uccise.
L’anziano, molto emozionato, ha descritto il ritrovamento nella piana sottostante il massacro di Valla degli indumenti intimi delle ragazze durante l’opera di sepoltura delle vittime.
Nell’udienza hanno inoltre testimoniato Padre Martino Conti, Silvana Paradisi ed altri.
Dopo la deposizione dei testimoni il processo contro i presunti responsabili delle stragi avvenute nel territorio fivizzanese, che costarono la vita a 350 vittime civili, si sta avviando alle battute finali.
Le udienze presso il Tribunale Militare di Roma, riprenderanno il 19 giugno con la requisitoria del pm Alotta e a seguire le parti civili, tra le quali si ricorda vi sono il Comune di Fivizzano, il Comune di Fosdinovo, la Regione Toscana , la Presidenza del Consiglio dei ministri e numerosi cittadini di Vinca e San Terenzo, rappresentati dagli avvocati Franco Perfetti, Davide Cariola, Emilio Bonfigli e Marianna Terenzoni.
Il giorno 20 giugno, sabato, sono previste le arringhe degli avvocati difensori degli imputati e a seguire nel volgere di pochi giorni è prevista la sentenza della corte presieduta dal dottor Augusto Quistelli presidente del Tribunale Militare di Roma sezione prima.
Da ricordare che il processo per le stragi fivizzanesi è stato spostato a Roma dopo la chiusura della procura e del tribunale militare di La Spezia.
Da
ricordare anche che gli eredi delle vittime hanno intrapreso anche una causa civile per danni contro La Repubblica Federale tedesca considerato legittimo successore del Terzo Reich hitleriano.

 

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TERNI CELEBRA LA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

Il 13 giugno 1944 i partigiani della Brigata Garibaldina “A. Gramsci” e reparti dell’esercito alleato entrarono in città.

Terni fu così liberata dai nazifascisti e dall’orrore della guerra.

TERNI, 13 giugno 2009 - Rricorre il 65° anniversario di questo evento e l’occasione sarà ricordata con una cerimonia che avrà inizio alle ore 10,30 in Via Lanzi, davanti alla lapide in memoria delle vittime civili dei bombardamenti.
Alle ore 11.00, in Piazza della Repubblica, dove è previsto il raduno dei rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’arma, delle Autorità civili, militari e religiose, il Sindaco Paolo Raffaelli terrà il discorso ufficiale. Si formerà quindi il corteo per la deposizione delle corone a Ponte Garibaldi, in Piazza Briccialdi ed al Cimitero civico, con una sosta alla fossa comune delle vittime dei raid aerei. Il corteo farà tappa anche all’incrocio tra Via Garibaldi, Lungonera Cimarelli e Viale Guglielmi, dove sorge il monumento ai Resistenti realizzato dallo scultore Fernando Dominioni, incrocio che da domani sarà denominato “Rotonda dei Partigiani” in base ad una decisione assunta dalla Commissione Toponomastica del Comune di Terni.
“Il 13 giugno – commenta il Sindaco Raffaelli – è più che mai una data fondante dell’identità di Terni democratica, I 65 anni trascorsi da quella data di libertà non hanno appannato il suo significato: Terni fu una delle poche città d’Italia in cui i patrioti, i partigiani, non attesero dagli Alleati la Liberazione ma la conquistarono combattendo, come testimoniano i sacrifici di sangue di Germinal Cimarelli e di Aspromonte Luzzi. Il revisionismo di chi, oggi e ieri, insiste nel minimizzare il valore di questi sacrifici e di questo generoso impegno fa un torto alla città ed alla sua identità profonda. Perciò l’ultimo atto solenne di questa Amministrazione municipale vuole essere, a dieci anni esatti dall’inizio del nostro primo mandato amministrativo, il 13 giugno 1999, e a cinque anni dalla riconferma di quel mandato, il 13 giugno del 2004, l’intitolazione ai partigiani della rotonda su cui si affacciano viale Guglielmi, via Garibaldi, lungonera Cimarelli e ponte Garibaldi, per difendere il quale dalla distruzione, proprio nel giorno della Liberazione, si sacrificò Aspromonte Luzzi e su cui già decidemmo di collocare il monumento ai resistenti dello scultore ternano Fernando Dominioni”.

 

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La Festa della Liberazione della Città di Teramo: 15 giugno 1944

 

Gli eroi teramani della battaglia di Bosco Martese


TERAMO, 13 giugno 2009 - Per non dimenticare il sangue versato dagli Alleati anglo-americani e dalla Resistenza teramana, rendiamo onore ai Martiri della Libertà, nel 64° anniversario della Liberazione della Città di Teramo dal regime fascista e dalle truppe naziste. Giovedì 15 giugno 1944, gli Alleati dell’VIII Armata e vari nuclei partigiani costringevano alla fuga le forze di occupazione germaniche che opprimevano da anni la città. Teramo era finalmente libera! Venerdì 16 giugno 1944 i primi nuclei partigiani entrarono da trionfatori a Teramo, lungo corso San Giorgio, e trovarono la città finalmente libera dagli oppressori dopo la ritirata generale delle truppe tedesche e dei fascisti della Repubblica Sociale. Una data indelebile scolpita nei nostri cuori e nelle nostre menti, che deve essere vissuta e partecipata da tutti e non soltanto da uno schieramento politico. La Provincia e i Comuni del Teramano si mobilitano per la ricorrenza per celebrare la Resistenza teramana, Medaglia d’oro al valor militare: in molti sperano che l’evento possa essere un giorno istituzionalizzato in una festa civile. Vanno ascoltati i continui richiami del Capo dello Stato al rispetto della memoria storica, della responsabilità istituzionale e del senso comune della Patria rinata sull’isola di Cefalonia, ove perirono, in nome della Civiltà e della suprema Difesa nazionale, migliaia di nostri soldati all’indomani dell’Armistizio dell’8 settembre 1943. Primo atto eroico di Resistenza delle nostre Forze Armate. Vanno ascoltati i nostri Partigiani sul territorio, il cui memore messaggio è immortale. Le nuove generazioni conoscono poco la Storia della Liberazione di Teramo, della quale fu testimone oculare, tra gli altri, don Giovanni Saverioni che abbiamo intervistato. In tanti, tuttavia, anche adulti, hanno dimenticato sia il ruolo svolto dai partigiani teramani nella Resistenza aprutina (attiva e passiva) sia il ruolo determinante svolto dall’Ottava Armata per liberare la città di Teramo dai nazi-fascisti. I giovani nelle scuole incontrano i nostri Eroi? La festa della Liberazione della Città di  Teramo, vuole essere il richiamo ai valori della Libertà e della Resistenza, attiva e silenziosa, ai valori della Patria, della Nazione e della Democrazia che si incarnano nel percorso democratico deciso, voluto e difeso dagli Italiani nelle tre date storiche del 25 Aprile 1945, del 2 Giugno 1946 e del 18 Aprile 1948. Abbiamo sconfitto insieme i misfatti del nazismo e del fascismo in Italia e nel mondo, ristabilendo definitivamente la realtà-verità storica, a cominciare dall’influenza decisiva delle truppe angloamericane, dalla presenza attiva e costante della Chiesa Cattolica Romana (con i suoi sacerdoti martiri nel Teramano) che diede aiuto e rifugio ai nostri Patrioti Partigiani, ai perseguitati di tutte le fedi politiche, esercitando un ruolo umanitario essenziale per la pacificazione. Non possiamo negare ed affossare la verità storica: la guerra fu vinta da coloro che sconfissero la brutalità dell’oppressione nazi-fascista ed affermarono con il sacrificio della propria vita la conseguente necessità e urgenza di combattere il male per la Liberazione ; ma è altrettanto necessario ricordare che accanto alle vittime del nazifascismo ci furono molte vittime della violenza civile (molti sacerdoti cattolici vennero uccisi dai partigiani, anche in provincia di Teramo, con accuse infamanti di collaborazionismo), sulle quali c’è un colpevole silenzio, durato anche troppo, che finalmente deve portare alla comprensione del sacrificio di tutti. Soprattutto quando si tratta di vittime come quelle cadute tra il ’45-’48, a guerra finita. Fatti sui quali la storiografia ufficiale della “retorica resistenziale” ha preferito glissare con colpevole dimenticanza ed appoggio politico trasversale. Occorre riflettere sul ruolo e sulle motivazioni di alcuni partigiani comunisti che combatterono il nazifascismo non certo per instaurare la libertà in Italia ma un regime “internazionalista” analogo a quello fascista. Il 25 Aprile è la data di nascita della democrazia della nuova Italia, che con la Repubblica e la Costituzione gettò le basi del proprio radicale cambiamento istituzionale e civile. Dal collasso dello Stato nel 1943 prese l’avvio un complesso movimento di opposizione al nazifascismo: i partigiani della Resistenza armata, i militari combattenti delle risorte Forze Armate, i militari internati della “resistenza senz’armi” e la popolazione civile. Questo vasto schieramento, con il determinante apporto degli alleati anglo-americani, riuscì ad abbattere gli oppressori, a cacciare gli occupanti dall’Italia, a ricostruire nel Dopoguerra la convivenza civile. Furono la Patria ed il Patriottismo ad animare gli Italiani che si batterono per il riscatto nazionale e la rinascita dell’Italia nella libertà e nella democrazia, preservate nel Patto Atlantico ( la NATO , di cui celebriamo l’anniversario) anche durante gli anni della cosiddetta “Guerra fredda” Usa-Urss nel timore di un imminente olocausto termonucleare. Resta intatto nel nostro cuore il debito di riconoscenza verso tutti gli artefici della nostra salvezza. Il nostro memore pensiero va ai caduti ed alle vittime, combattenti e civili, della guerra di liberazione, ai Martiri ed agli eroi che pagarono con la vita la fedeltà alla causa e al giuramento militare. Il 25 Aprile 1945 restituì agli Italiani la dignità e la capacità di decidere per il proprio futuro. L’anniversario che celebriamo non è una semplice festa ma costituisce una tappa fondamentale della nostra storia ed un monito severo a preservare a qualsiasi costo i valori fondamentali dell’uomo, della persona e della società occidentale. Una data che per i Teramani tutti, assume un significato particolare insieme a quella dell’anniversario della gloriosa battaglia di Bosco Martese del 25 Settembre 1943. Le iniziative previste dalle celebrazioni del 25 Aprile assumono un significato molto importante in quanto nel 2005 la Provincia di Teramo è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per la Resistenza e, nelle motivazioni ufficiali del riconoscimento, è espressamente citata la battaglia di Bosco Martese. La località di Bosco Martese è posta a 1.134 metri sul livello del mare e si trova in località Ceppo di Santa Maria, nel punto terminale della strada che unisce Teramo alla Valle Castellana. Tantissimi furono i giovani che, sprezzanti del pericolo, offrirono la vita per liberare Teramo dalle truppe d’occupazione nazi-fasciste. Tanti furono gli uomini e le donne a cui le generazioni successive alla guerra di liberazione devono la loro attuale libertà e la possibilità di vivere in una nazione libera. L’Europa deve eterna riconoscenza alle truppe alleate, ai giovani soldati americani, inglesi, indiani, canadesi, russi e australiani, morti per una giusta causa: la sconfitta militare e politica dei nazisti con l’eliminazione della macabra ideologia che ha portato al tentativo di sterminio totale di esseri umani ritenuti “non puri”: oltre sei milioni di donne e uomini, giovani e vecchi, bambini uccisi anche nei campi di concentramento, colpevoli solo di essere Ebrei, e altrettanti milioni di non ebrei. Il comando delle operazioni militari  partigiane di massa di Bosco Martese, venne affidato ad uno Stato Maggiore composto dal capitano Lorenzini, dal tenente Gelasio Adamoli, dal tenente colonnello Guido Taraschi, dal tenente Arnaldo Di Antonio, dal tenente di vascello Ciro Romualdi, dal tenente Francesco Di Marco. Il responsabile diviene Ettore Bianco, capitano dei carabinieri regi della Stazione di Teramo. Tra il 9 e il 14 Settembre 1943 furono disposte le tende dell’accampamento, vennero inquadrate le formazioni, si installarono le mitraglie Saint Etienne, i pezzi di artiglieria pesante…Bosco Martese è sicuramente il simbolo della Resistenza Teramana ma anche e soprattutto la prima tappa gloriosa della Resistenza Italiana. Dopo Cefalonia e l’episodio di Porta San Paolo che furono Resistenza attiva del Regio Esercito Italiano, il 25 Settembre del 1943 ad Ara Martese, successivamente denominato Bosco Martese, fu vinta la prima battaglia campale della Resistenza Italiana, grazie anche all’esercito italiano ed ai Carabinieri di Teramo, nei confronti di una colonna motocorazzata dell'esercito tedesco che da Foggia cominciava a risalire il territorio per occuparlo. A Bosco Martese ci fu una grande unità d’intenti tra persone di fede politica diversa. Esso ebbe un carattere “nazionale” in quanto si unirono uomini e donne il cui unico intento era quello di combattere gli occupanti nazisti per riconquistare la libertà e difendere l’interesse nazionale dell’Italia. Una città intera, Teramo, che decide di passare alla lotta contro l’invasore tedesco diventando un laboratorio che contiene in embrione quelle caratteristiche che faranno forte e matura la Resistenza dell'Italia del nord. Il 25 Aprile ricordiamo anche l’eccidio della Divisione Acqui: migliaia di soldati italiani uccisi a sangue freddo per essersi rifiutati, dopo l’8 Settembre, di consegnare le armi alla Wehrmacht.  Commemoriamo i nostri connazionali barbaramente trucidati a Cefalonia, per difendere con orgoglio l’onorabilità fino in fondo dei nostri soldati che, ieri come oggi, hanno tenuto fede al giuramento prestato, e hanno sacrificato la loro stessa vita per la Patria. Come hanno sempre fatto. E come fanno oggi, sempre nel solco dei valori resistenziali, sotto l’egida delle Nazioni Unite e della NATO, in missioni in tutto il mondo a difesa della civiltà, della libertà e della democrazia dei popoli oppressi. Tra il 14 e il 16 giugno 1944 si insediò a Teramo il Comitato di Liberazione Nazionale che affidò al partigiano Armando Ammazzalorso il “comando per il mantenimento dell’ordine pubblico”: il 23 giugno 1944, a suggello della rinnovata libertà e in rappresentanza dei Partiti ricostituiti, fu eletto sindaco Antonino Ciaccio, decano dell’antifascismo teramano e “vecchio garibaldino”.

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Ultima udienza per la strage

Superstiti di S. Terenzo e Vinca in Tribunale a Roma

FIVIZZANO, 12 giugno 2009 - Si svolgerà oggi al Tribunale militare di Roma in via delle Milizie 7, quella che probabilmente sarà l’ultima udienza nel processo in cui sono imputati gli ex appartenenti alle SS Tedesche, tutt’ora viventi, accusati delle stragi nazi-fasciste di Bardine, San Terenzo Monti e Vinca (nella foto i martiri uccisi). Processo passato a Roma dopo la chiusura della Procura di La Spezia.

Durante quest’udienza saranno in aula ed ascoltati quali testimoni Silvio Tonelli, Silvana Paradisi e Duilio Piccioli.
Saranno presenti altresì dei rappresentanti dei familiari delle vittime dell’eccidio di San Terenzo e Vinca, tra cui l’ ex assessore del Comune di Fivizzano Mimmo Colonnata.
Il Comune di Fivizzano, insieme a numerosi familiari delle vittime delle vittime degli eccidi Nazi-Fascisti di Vinca Bardine e San Terenzio Monti, si è costituito parte civili, tramite gli avv. Franco Perfetti, Davide Cariola ed Emilio Bonfigli nel processo a carico delle ex SS tedesche.
In nuovo Sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi, è fortemente impegnato a portare avanti con determinazione la linea intrapresa dall’ amministrazione Rossetti, al fine di poter giungere alla verità storica e giuridica, anche se dopo 65 anni, rispetto ai tragici fatti della primavera-estate del 1944 che tanto hanno insanguinato il territorio del Comune di Fivizzano.
In quest’occasione il Comune di Fivizzano, in collaborazione con l’Avis di Fivizzano, ha messo a disposizione i mezzi di trasporto per consentire ai testimoni e ai rappresentanti dei familiari delle vittime, di poter presenziare all’ udienza del 12 giugno.
Da non dimenticare che i parenti delle vittima dei nazisti hanno anche intrapreso un’azione civile per il risarcimento danni da parte delle Repubblica Federale tedesca, giuridicamente erede - nel bene e nel male - del Terzo Reich nazista.
Se la condanna in sede penale avrebbe soprattutto un valore simbolico (gli imputati sono tutti vecchissimi), quella in sede civile potrebbe aprire spiragli imprevedibili anche per gli eredi delle vittime di altre stragi. Comprese molte di quelle avvenute a Massa ed in Lunigiana nei duri anni della Linea Gotica.
In ogni caso, la Germania , di fronte alla condanna di pagamento dei danni, ha sempre fatto ricorso, rivolgendosi alla Corte europea.
Insomma per avere giustizia la strada da percorrere è sempre lunga.

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Il sindaco di Trani in visita al Comune di Distomo, in Grecia

 

TRANI, 12 giugno 2009 - Una delegazione composta dal Sindaco di Trani Giuseppe Tarantini e dai suoi collaboratori, a cui si è unito il Vicario Generale Mons. Savino Giannotti, si è recata presso il Comune di Distomo, in Grecia, che comprende anche il villaggio di Stiri ove nacque il Santo Patrono San Nicola Pellegrino.
«Il Sindaco era stato invitato dal collega greco Athanassios Panourghias per la ricorrenza di commemorazione dell’eccidio di 210 tra donne, anziani e bambini trucidati dalle SS durante l’ultimo conflitto mondiale. Una medaglia che ricorda l’eccidio di Distomo è stata consegnata dal Sindaco
Panourghias al Sindaco Tarantini perché fosse affidata attraverso quest’ultimo all’intera cittadinanza tranese come segno di un ponte ideale che congiunga le due sponde della Grecia e dall’Italia. Questo è stato il momento culminante di una cerimonia svoltasi la sera del 9 giugno in piazza, di fronte alla cittadinanza che ha ascoltato i discorsi dei due Sindaci in un clima di commozione e gioia. Il Sindaco Tarantini ha pronunciato parole di fratellanza e di comunità nel nome di San Nicola il Pellegrino ed ha pubblicamente invitato il Sindaco di Distomo a Trani per la prossima festa Patronale. Il giorno 10 giugno si è svolta la cerimonia di commemorazione ufficiale presso il Mausoleo di Distomo alla presenza, fra gli altri, del leader del Partito Socialista greco Papandreu e del parlamentare europeo del gruppo del PPE Mavrommatis, i quali hanno ringraziato il Sindaco Tarantini per la presenza della delegazione di Trani. Il Sindaco Tarantini ha in questa occasione deposto una corona di alloro a nome della Città di Trani – Italia, circostanza questa molto applaudita dai presenti. Nei momenti successivi alla cerimonia il Sindaco Tarantini è stato avvicinato da numerosi Sindaci di Comuni della regione della Beozia i quali, avendo compiuto gli studi universitari in Italia, parlavano l’italiano ed hanno chiesto di poter avviare gemellaggi con Trani o con altre città vicine. Oltre all’aspetto istituzionale vi è stato quello dedicato all’approfondimento della conoscenza dei luoghi ove era nato e cresciuto San Nicola il Pellegrino. La delegazione tranese ha alloggiato proprio in quel Monastero di Oisos Lucas ove il giovanetto Nicola fu avviato dalla madre; il Monastero si trova proprio di fronte alle colline ove San Nicola pascolava le sue pecore e visse da eremita. Il Sindaco ha poi salutato gli abitanti di Stiri, molto entusiasti del Santo loro illustre concittadino e orgogliosi di stringere la mano al Primo Cittadino della Città di cui è Patrono. Molto interessante anche l’incontro che Mons. Giannotti e il Sindaco hanno avuto con il Patriarca della Chiesa Greco-Ortodossa Hieronimos per continuare l’opera di fraternizzazione fra le due chiese e i due popoli e per favorire una sempre migliore conoscenza di S. Nicola il Pellegrino presso il mondo religioso orientale greco-orodosso».  

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È dedicato a Perlasca il Giardino dei giusti di Varese

Il 14 giugno sarà inaugurato il parco in memoria di chi rischiò la vita per salvare i perseguitati dal nazismo. Una stele ricorderà l'uomo che durante la seconda guerra mondiale strappo migliaia di ebrei alla deportazione

VARESE, 12 giugno 2009 - "Chi salva una vita salva il mondo intero" così recita la scritta, tratta dal Talmud, che sarà incisa sulla targa dedicata a Giorgio Perlasca. Il prossimo 14 giugno si celebrerà a Varese l'inaugurazione del parco a lui dedicato "Il giardino dei giusti" situato in viale Aguggiari, di fronte alla Chiesa Massimiliano Kolbe. L'iniziativa è rivolta alla memoria di quanti sacrificarono o rischiarono la propria vita per aiutare non solo il popolo ebraico ma anche tutti coloro che furono vittime e perseguitati dal nazismo. «È molto importante ricordare a tutti e soprattutto ai giovani di quali atrocità è capace l'essere umano - ha spiegato Bruno Paolillo, capogruppo di Forza Italia nella circoscrizione 3 del Comune di Varese -. Varese è stata sfondo di numerosi episodi legati al nazifascismo. Quegli eventi hanno macchiato la nostra reputazione, dobbiamo ora impegnarci per mettere una pietra su quel passato indegno». «Quella di Giorgio Perlasca è la straordinaria vicenda di un uomo che nell'inverno del 1944 riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ebrei spacciandosi per console spagnolo - ha ricordato Vitaliano Segna, uno dei promotori di questa iniziativa -. Perlasca scrisse: "Voglio che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi eventualmente, a violenze del genere". Questo è il suo testamento».
Alla cerimonia che inizierà alle 11 interverrà, anche l'on. Enrico Pianetta (Pdl - presidente Comitato interparlamentare d'amicizia Italia Israele) e il consigliere del governo israeliano Leora Hadar. Interverranno inoltre esponenti delle comunità israelitiche di Milano ed è invitata a partecipare anche il ministro Mariastella Gelmini. La stele con la targa commemorativa sarà scoperta da una reduce di Dachau e dal figlio di Perlasca, Franco.

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Intitolata la strada al martire Attilio Martinetto

CUNEO, 12 giugno 2009 - Per iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Cuneo ieri è stata intitolata una strada della Città al martire Attilio Martinetto, già sottufficiale della Finanza a Lubiana fino all’8 settembre 1943, poi Combattente per la Libertà nel Gruppo Divisioni del Comandante Piero Cosa, Reparto Servizio X, imprigionato dalla Gestapo Nazista, condannato a morte e fucilato il 25 aprile 1945 nelle ultime ore della presenza dei Brigatisti Neri dell’UPI (Ufficio Politico Investigativo).
Ieri alle 18 vi è stato anche lo scoprimento della targa toponomastica in Borgo San Giuseppe alla presenza di numerose autorità comunali, militari e civili. Alle 21 al Cinema Monviso si è svolto poi un momento di confronto e dibattito sul tema 'Libertà d'un Popolo: i costi, la memoria, la difesa' con il Prof. Giovanni Oliva, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte e Docente universitario all’Ateneo di Torino e il Prof. Mimmo Candito, giornalista e docente all’Università di Torino. Nella serata sono stati è stato letto anche l’ultimo scritto di Attilio Martinetto alla moglie diciassettenne dal carcere.
Il 31 ottobre 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano concesse a Martinetto la Medaglia d’oro al Valore della Guardia di Finanza ‘alla memoria’. Eroe sconosciuto, Martinetto fu protagonista di azioni coraggiose se non temerarie durante il 2° conflitto mondiale. Arruolatosi nella Guardia di Finanza nel dicembre 1940, fu assegnato al X battaglione impegnato in Slovenia. Impressionato dalle azioni condotte dai partigiani e dai movimenti di liberazione locali, Martinetto scelse di aderire alla Resistenza quando fece ritorno in Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43. Già nel mese di ottobre passò alla clandestinità entrando a far parte della 6^ Divisione partigiana Alpi, comandata dal colonnello G. Battista Toselli. Dal Monferrato Martinetto si portò nelle valli cuneesi dove, con una coraggiosa azione, si impossessò di un mezzo tedesco carico di armi e munizioni. Incappato in un posto di blocco delle Brigate Nere, per salvarsi si finse fascista chiedendo di entrare a far parte delle forze della RSI. Messo in libertà in attesa di essere arruolato nella polizia fascista non perse tempo prendendo contatto con il colonnello Toselli che gli fece presente l’importanza di un infiltrato nelle file nemiche. Grazie alle sua intelligenza e cultura, Martinetto divenne così segretario personale del federale di Cuneo Dino Ronza. Approfittò della sua posizione per fornire utilissime informazioni ai partigiani essendo informato in anticipo delle attività repressive che le autorità fasciste avrebbero svolto.
Nel marzo del 1944 si trasferì in valle Pesio con la 3^ divisione partigiana comandata dall’avvocato Dino Giacosa dichiarando di essere stato inviato in missione spionistica dall’ufficio politico investigativo della questura di Cuneo, ma di essere in realtà al servizio della Resistenza. La parte più difficile fu passare il brusco esame cui i partigiani lo sottoposero finendo poi per convincersi della sua buona fede. Innumerevoli e determinanti furono le sue azioni per la causa della Resistenza, portate avanti spesso sotto mentite spoglie. Incarcerato nell’autunno del 1944 riuscì a fuggire e tentò di raggiungere con la giovane moglie le formazioni partigiane in montagna. Per salvare la vita della consorte appena 17enne che era stata arrestata finì per rivelare i suoi compiti nell’ambito della Resistenza. Imprigionato venne fucilato sul retro del cimitero di Cuneo il 25 aprile 1945 alle 8 di mattina. Quando il regime nazifascista viveva le sue ultime ore.

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Presentato il programma della commemorazione del 16 giugno 1944

GENOVA, 12 giugno 2009 - Questa mattina presso il salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi si è svolta la conferenza stampa organizzata da Comune di Genova VI Municipio Medio Ponente, Cgil Cisl Uil genovesi, ANPI Genova e Associazione “16 giugno” per illustrare i contenuti e il programma dell’iniziativa di commemorazione dedicata alla deportazione di millecinquecento operai dalle fabbriche del ponente genovese nel giugno del 1944.
Sono passati 65 anni da uno dei momenti più tragici della Resistenza genovese, uno dei più efferati crimini dell'occupazione nazifascista della nostra Città e di tutto il Nord Italia. Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi del dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. Fu una delle rappresaglie più gravi e più vaste tra tutte quelle nel Nord e Centro Italia dell'intero periodo di occupazione nazifascista.
Martedì 16 giugno 2009, nella zona di Genova Campi si terrà la cerimonia di commemorazione con la scopertura di un monumento celebrativo. L’iniziativa gode del patrocinio di Provincia di Genova e Regione Liguria. In allegato il
programma completo dell’iniziativa.

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Massa Marittima ricorda le vittime dell'eccidio nazifascista di Niccioleta

Massa Marittima, 12 giugno 2009 - Il Comune di Massa Marittima si prepara a celebrare il sessantacinquesimo anniversario dell'eccidio di Niccioleta. Per non dimenticare il sangue innocente versato dai Martiri di Niccioleta nel 1944 il Comune ha predisposto un programma di iniziative che si svolgerà domenica 14 giugno.

Alle ore 9.30 la partenza con autobus da Piazza XXIV Maggio a Massa Marittima per Niccioleta. Alle ore 10 a Niccioleta ci sarà la Santa Messa celebrata da S.E. Mons Giovanni Santucci.
Alle 11 la deposizione di una corona  al monumento dei martiri dell'eccidio e l'intervento commemorativo del Sindaco Lidia Bai. Alle 16.00 partenza con autobus da Piazza XXIV Maggio a Massa Marittima per Castelnuovo Val di Cecina via Niccioleta.
Alle ore 18 a Castelnuovo Val di Cecina ci sarà il ritrovo e la cerimonia commemorativa presso il Sacrario "al Vallino", il luogo dell'eccidio.

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INTITOLATA A PARTIGIANI PIAZZA A CAPITONE

NARNI, 11 giugno 2009 - Il Comune di Narni celebrerà il 65esimo anniversario della Liberazione dall'occupazione nazifascista intitolando una piazza nella frazione di Capitone a Ernesto Rotini e Giuseppe Marivittori. Il sindaco Stefano Bigaroni ha così accolto una richiesta della sezione di Narni dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia. Rotini e Marivittori erano due partigiani della brigata garibaldina Antonio Gramsci, morti il 13 giugno 1944, lungo la strada di Capitone, mentre toglievano le mine lasciate dai tedeschi in ritirata, per permettere l'avanzata verso il nord delle truppe alleate.

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65° ECCIDIO DELLA PIEVECCHIA

PONTASSIEVE, 11 giugno 2009 - Domenica 14 GIUGNO l’Amministrazione Comunale di Pontassieve invita la cittadinanza alla cerimonia di commemorazione del 65° anniversario dell’Eccidio della Pievecchia, quando, l’8 giugno del 1944, 14 persone furono uccise per rappresaglia a colpi di mitra dai tedeschi. La manifestazione sarà aperta alle ore 10.10 con il concerto del Coro Novecento della Scuola di Musica, seguiranno poi, gli interventi delle autorità presenti e di rappresentanti dell’ANPI e la deposizione della corona sul muro di Pievecchia. “A 65 anni dal tragico evento – spiega il Sindaco di Pontassieve Marco Mairaghi – questo luogo rappresenta un patrimonio storico-culturale di grande rilevanza per la nostra comunità che con grande partecipazione ancora mantiene un sincero e profondo ricordo per tutto ciò che rappresenta”
Per questi tragici eventi al Gonfalone del Comune di Pontassieve è stata conferita la Medaglia di Bronzo al Merito Civile con decreto del 23 dicembre 2005 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e consegnata ufficialmente dall’allora onorevole Ministro Vannino Chiti.
L’onorificenza al Gonfalone rappresenta il riconoscimento alla comunità di Pontassieve, da sempre impegnata in progetti ed iniziative legate al tema della Resistenza e del recupero della memoria storica.“Un riconoscimento – conclude il Sindaco Marco Mairaghi – relativo non soltanto all’eccidio della Pievecchia dove 14 innocenti furono fucilati dai soldati nazisti, ma per tutta la comunità di Pontassieve, per l’impegno ed il ruolo che Pontassieve ha avuto in tutta la lotta di liberazione, per i tanti perseguitati politici e ancora per il sacrificio subito dal paese quando quasi l’80% della città fu bombardata e distrutta e che, nonostante questo, ha saputo rialzare la testa e iniziare un lungo percorso di ricostruzione che ancora oggi la nostra Amministrazione porta avanti”.
Nel rinnovare l’invito alla partecipazione a tutta la cittadinanza l’amministrazione ricorda come questo appuntamento è stato inserito come ricorrente appuntamento istituzionale.

Per informazioni: 055/8360206 – 202 -310 – info@comune.pontassieve.fi.it

Il fatto: Eccidio Pievecchia 8 giugno 1944

Un gruppo di partigiani proveniente da Monte Giovi, penetrato nella caserma della guardia nazionale repubblichina di Pontassieve, s'impossessa di armi e munizioni e si ritira a bordo di un camion. Alcuni carabinieri colgono l'occasione per disertare e si uniscono alla pattuglia partigiana.
Lungo la strada del ritorno i partigiani si fermano alla Pievecchia. In una delle case vi trovano due soldati tedeschi e ne segue uno scontro in cui un soldato muore, mentre l'altro riesce a fuggire.
Nella rappresaglia che segue i tedeschi rastrellano tutti gli uomini che possono trovare a Pievecchia e li uccidono a colpi di mitra nel giardino della villa del paese. 14 persone perdono la vita.

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Un francobollo per il 7 luglio

Le Poste ricordano la storica insurrezione delle donne carraresi

CARRARA, 11 giugno 2009 - Le Poste Italiane hanno annunciato l’emissione di un francobollo da 1,50 euro per celebrare i sessantacinque anni dell’insurrezione delle donne carraresi, un episodio di Resistenza al femminile del 1944.
Il 7 luglio 1944, infatti, a Carrara era prevista l’esecuzione dell’ordine di evacuazione della città, impartito dal locale Comando tedesco, e lo sfollamento della popolazione; ma a questi ordini si opposero con coraggio le donne carraresi, radunandosi sotto la sede del Comando e rifiutando di disperdersi nonostante la minaccia delle armi. Alla fine il comando tedesco rinunciò all’operazione.
Il francobollo, che sarà messo in vendita dagli sportelli postali appunto il 7 luglio prossimo, raffigura un gruppo di donne che sfilano in corteo e la medaglia d’oro al merito civile conferita alla città di Carrara nel 2007. Il bollettino illustrativo dell’emissione recherà un articolo del sindaco Angelo Zubbani.
Erano tempi duri, c’era la guerra, e proprio sulle donne si era scaricato il peso del quotidiano. Donne forti, coraggiose, risolute. Carrara, in quell’estate del 1944, era diventata una «megalopoli»: il nucleo cittadino, che oggi non arriva a quindicimila abitanti, ospitava più di centomila persone. Gli sfollati erano arrivati dai centri vicini, ogni fondo, ogni camera disponibile era sovraffollata. La voce si era già sparsa in città il giorno precedente, il 6, ma il 7 apparvero i manifesti: ordine di evacuazione, due giorni dopo tutti i cittadini si sarebbero dovuti trovare al parco della rimembranza per essere riuniti e trasportati a Sala Baganza, nel Parmense. Un gruppetto di donne, tra le quali Ilva Babboni, Nella Bedini, Renata Baccioli, Lina Boldi, Lina Del Papa, Cesarina e Mercede Menconi, Odilia Brucellaria, Renata Brizzi ed Elena Pensierini, fin dalle otto del mattino passarono di casa in casa, per invitare le donne carraresi ad andare tutte assieme al comando tedesco per opporsi con forza. Passarono dal mercato, dalla «piazzetta» (piazza delle Erbe). «Noi non ce ne andremo», c’era scritto su alcuni cartelli. Centinaia si ammassarono davanti al comando, in via Garibaldi (poi ribattezzata via VII Luglio, in ricordo dell’episodio). Una delegazione fu ricevuta dal comandante, ebbe la promessa che l’ordine sarebbe stato revocato. Ma il mattino dopo, nuovi manifesti insistevano nell’ordine di evacuazione. I tedeschi piazzarono delle mitragliatrici agli angoli di ogni strada, dispersero le donne e ne arrestarono quattro o cinque. Ma questo anziché spaventarle le scatenò: incuranti delle mitragliatrici, una fiumana di donne si riversò in via Garibaldi. I tedeschi, sbalorditi, non potevano fare una carneficina: alla fine, il comando capitolò, e fu revocato l’ordine. Le donne avevano vinto.

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LA GERMANIA RISCOPRE IL NEO-NAZISMO

BERLINO, 10 giugno 2009 - n Germania est i neo-nazisti alzano la testa dopo le elezioni amministrative: grazie all’eliminazione della sogli di sbarramento hanno piazzato almeno un consigliere in quasi tutti i comuni. Vetta del 21,4% in un comune del Mecleburgo. La Germania dell’est patria dei neo-nazisti. Il partito di ispirazione hitleriana NPD si è aggiudicato consiglieri comunali in quasi tutte le loclità del Magdeburgo, della Sassonia, della Sassonia Anhalt e della Turingia. Fra le città dove i neo-nazi hanno ottenuto almeno un seggio Dresda, Lipsia, Magdeburgo, Rostock e Weimar. Ad aiutare l’ascesa delle camicie brune d’oggi giorno l’eliminazione delle soglie di sbarramento da parte della Corte Costituzionale tedesca, che l’ha giudicata lesiva delle realtà minori.  La NPD si è aggiudicata mediamente il 3%, con vette del 21,4% a Bargischow, nel Mecleburgo, e a Postlow, in Cispomerania, con il 17%. Per capire l’entità della vittoria, basti pensare che in Sassonia i neo-nazisti hanno preso 73 seggi, triplicando quelli ottenuti alla precedente tornata del 2004. Si sarà rivoltato nella tomba Karl Marx dopo che nella sua città natale, Treviri, la NPD ha ottenuto un consigliere comunale.

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Genova, 16 giugno commemorazione deportati fabbriche

  GENOVA, 09 giugno 2009 - Giovedì 11 giugno 2009, alle ore 10.30 per radio e tv e alle ore 11.00 per gli altri media, è convocata la conferenza stampa organizzata da Comune di Genova VI Municipio Medio Ponente, Cgil, Cisl e Uil genovesi, Anpi Genova e Associazione “16 giugno” per illustrare i contenuti e il programma dell’iniziativa di commemorazione dedicata alla deportazione di millecinquecento operai dalle fabbriche del ponente genovese nel giugno del 1944.
"Sono passati 65 anni da uno dei momenti più tragici della Resistenza genovese - si legge in una nota dei promotori - uno dei più efferati crimini dell'occupazione nazifascista della nostra Città e di tutto il Nord Italia. Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi del dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. Fu una delle rappresaglie più gravi e più vaste tra tutte quelle nel Nord e Centro Italia dell'intero periodo di occupazione nazifascista".
Martedì 16 giugno 2009, nella zona di Genova Campi si terrà la cerimonia di commemorazione con la scopertura di un monumento celebrativo. L’iniziativa gode del patrocinio di Provincia di Genova e Regione Liguria. Durante la conferenza stampa sarà fornito il programma completo dell’iniziativa.

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Napolitano: la nostra libertà viene dalla resistenza

"La nostra liberta' viene dai quei lunghi 20 mesi di lotta partigiana e di movimento di liberazione, da quelle giornate di aprile 1945 che segnarono il ritorno dell'Italia sulla linea della pace, dell'indipendenza e della democrazia", ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

VENEZIA, 07 giugno 2009 - "La nostra liberta' viene dai quei lunghi 20 mesi di lotta partigiana e di movimento di liberazione, da quelle giornate di aprile 1945 che segnarono il ritorno dell'Italia sulla linea della pace, dell'indipendenza e della democrazia", ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, davanti al monumento restaurato alla Partigiana, sulle acque della laguna, davanti ai Giardini di Castello che ospitano i padiglioni della Biennale d'arte. Dopo l'inaugurazione ufficiale della Biennale, Napolitano si e' recato davanti al monumento dove erano schierati i vecchi partigiani con le bandiere di guerra e le insegne delle varie associazioni. Ha preso la parola prima del Capo dello Stato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che ha dato la parola in nome collettivo a Franca Trentin, che si e' definita "una delle piu' anziane partigiane sopravvissute, una delle poche che restano e che avrebbe bisogno di un po' di restauro". "Cara Franca - ha detto Napolitano - voglio salutare tutte le combattenti per la liberta' che sono riunite qui oggi, che sono numerose e sono in gamba. Anche tu fai la tua parte in modo eccellente". Napolitano ha ricordato che quest'anno il 25 aprile e' stato celebrato "in un clima di ampia condivisione e nello spirito di un comune, semplice riconoscimento: che la liberta' su cui poggiano le nostre istituzioni, la liberta' di cui gode nel nostro paese ogni forza politica, sociale, culturale e ogni cittadino, viene da li"'. Di quella stagione, ha aggiunto, "furono protagoniste le donne che combatterono sulle montagne e nelle citta'. A loro oggi rendiamo omaggio con questo splendido monumento. Pochi mesi dopo la liberazione si decreto' il riconoscimento alle donne del diritto a votare e ad essere elette. Io penso - ha concluso - che fu deciso avendo negli occhi l'immagine di tante partigiane cadute alle quali vogliamo ancora una volta e piu' che mai rendere onore".

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Resistenza, le radici della Ue

ROMA, 07 giugno 2009 - La Resistenza italiana ed europea come chiave di volta dell'identità politica dei nostri paesi. A pochi giorni dalle elezioni europee, la Regione Lazio e l'Anpi hanno organizzato a Roma un convegno internazionale, «Resistenza e Comunità europea». Rappresentanti delle istituzioni e protagonisti della Resistenza italiana e europea hanno ripercorso ieri il cammino che, dopo l'orrore della Seconda guerra mondiale, ha portato all'affermazione dei valori e dei principi che oggi reggono le nostre società: democrazia, libertà, solidarietà, partecipazione alla vita collettiva. «Il cammino, dagli ideali della Resistenza alla realizzazione dell'Europa unita - spiegano gli organizzatori - deve adesso proseguire con l'obiettivo di rafforzare le istituzioni europee, indispensabili per affrontare le sfide sempre più insidiose della globalizzazione». Dopo le relazioni dei professori Carlo Vallauri, Mariano Gabriele ed Edmondo Paolini, sono intervenuti tra gli altri il presidente Piero Marrazzo e l'assessore Giulia Rodano.

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CACCIARI, IMPORTANTE RUOLO DELLE PARTIGIANE VENETE

Venezia, 6 giugno 2009 - L'importante ruolo che le donne del Veneto hanno svolto nella lotta di Resistenza, una lotta sulla quale si fondano la Repubblica e la Costituzione , e' stato ricordato dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, nel breve intervento introduttivo tenuto oggi pomeriggio in occasione della semplice cerimonia per la restituzione alla citta' del restaurato monumento alla Partigiana, opera di Carlo Scarpa, con statua di Augusto Murer, sulla Riva dei Giardini di Castello. Cerimonia proseguita con un intervento di Franca Trentin, a nome delle 34 partigiane venete presenti e degli enti e delle associazioni che tengono viva la memoria della Resistenza, e che si e' conclusa con il saluto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che poco prima aveva presenziato alla inaugurazione della 53ma Biennale d'Arte. Il sindaco ha espresso il ringraziamento personale e della citta' al presidente Napolitano per aver voluto accogliere l'invito alla re-inaugurazione del monumento, che Venezia deve a due grandi artisti veneti, appunto Carlo Scarpa e Augusto Murer, e che ricorda il ruolo determinante che le donne del Veneto hanno svolto nella lotta di Resistenza.

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Shoah: nuovi dati su orrore nazista

 

NEW YORK, 06 GIUGNO 2009 - Ventimila tra campi di prigionia, ghetti e centri di detenzione. Il numero e' citato dalla Encyclopedia of camps and ghettos. L'opera e' il risultato di uno studio sulla Shoah realizzato in dieci anni di lavoro dai ricercatori dello US Holocaust Memorial Museum di Washington. Il dato mostra la vastita' del piano di sterminio: finora si pensava che i campi di concentramento del nazismo fossero stati tra 5.000 e 7.000. Il primo volume uscira' il 12 giugno.

 

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"Sono innocente, non ho niente di cui pentirmi". Ha passato
in cella 23 anni. Il suo complice, Furlan, già scarcerato a gennaio

Caso Ludwig, torna in libertà Abel la "mente" del gruppo neonazista

Caso Ludwig, torna in libertà Abel la "mente" del gruppo neonazista

VERONA, 06 giugno 2009 - Ludwig torna in libertà. Wolfgang Abel, ritenuto dai magistrati la mente del gruppo neonazista che nel nome di una folle "crociata purificatrice" uccise 15 persone tra il 1977 e il 1984, domani terminerà la sua pena. Condannato a 27 anni di carcere insieme al suo complice Marco Furlan, tornato libero dal 9 gennaio, ha passato in galera 23 anni. Quando fu arrestato, il 3 marzo 1984, mentre insieme a Furlan stava tentando di incendiare la discoteca "Melamara" di Castiglione delle Stiviere, vicino a Mantova, aveva 25 anni. Oggi ne ha 50. Sta finendo di scontare gli ultimi due anni di arresti domiciliari, decisi dal tribunale di sorveglianza dell'Aquila, nella villa dei genitori ultraottantenni a Montericco di Negrar, sulle colline del veronese. E come Furlan, con cui ha rotto i rapporti da vent'anni ("Non abbiamo litigato, ma le nostre strade si sono divise"), continua a proclamarsi innocente, "vittima di una persecuzione".
Tedesco di Monaco di Baviera, cresciuto a Verona, laureato in matematica, figlio dell'amministratore delegato di un'importante compagnia di assicurazioni, aveva creato un gruppo che si definiva come "gli ultimi eredi del nazismo" nei volantini di rivendicazione siglati dal motto delle SS "Gott mit Uns", Dio è con noi. "Il fine della nostra vita - scriveva - è la morte di quelli che tradiscono il vero Dio". Per sette anni Abel e Furlan, ricchi e colti rampolli della Verona bene, hanno ferocemente massacrato a colpi di spranghe e di martello, da soli o con altri complici, peraltro mai individuati, zingari, balordi, tossicodipendenti, prostitute, omosessuali, preti, frati, frequentatori di sexy club e porno cinema. A Verona, Padova, Venezia, Vicenza, Trento, Milano, Monaco di Baviera.
Cinque tentativi di suicidio alle spalle in carcere, oggi Wolfgang Abel appare molto diverso da quel bel ragazzo alto, magro e tenebroso, il ciuffo di capelli neri alla Delon dei giorni dell'arresto. I capelli sono brizzolati, corti, il volto tirato, intorno agli occhi un reticolo di rughe. Ma nessun tentennamento. Nessuna ammissione di colpa. "Mi sono sempre proclamato innocente, non ho niente di cui pentirmi". Neanche il carcere lo ha cambiato: "Questi anni non mi hanno scalfito. È come se non fosse successo nulla. Sono rimasto congelato". Ora dice che vuole solo lavorare. L'azienda di un amico di famiglia gli ha promesso un posto. Carattere duro, forte, dominante, lucido e freddo e "di intelligenza elevata", come scrissero i periti. Ma anche pervaso da un "vero delirio a struttura paranoicale". Neanche adesso che è tutto finito, che torna libero, salvo ripensamenti dell'ultima ora da parte dei giudici, ammette qualche colpa.
Anzi. A febbraio, quando pensava di uscire, e invece gli prorogarono i domiciliari, era sbottato: "Le prove se le sono inventate. Non hanno mai fatto una perizia seria. Io sono vittima di una persecuzione. I giudici hanno voluto trovare dei colpevoli e ci hanno incastrato". Stessa linea tenuta da Furlan, che al processo aveva sostenuto che le prove gliele avevano costruite addosso. Quarantanove anni, veronese, figlio di un noto chirurgo, laureato in fisica e ingegneria, Furlan, libero da gennaio, adesso vive a Milano, dove lavora in un'azienda come progettista di sistemi informatici. Si sta occupando della messa a punto di un dispositivo elettronico "capace di eliminare il male dal cervello".
A chi gli sta vicino, Abel racconta che non ha mai pensato di fare del male a qualcuno, e che non ha mai fatto parte di alcuna organizzazione neonazista perché non ha "mai condiviso quelle idee" professate da gente che gli fa "solo pena" perché "sono degli ignoranti". Si definisce "una persona liberale" che non si sarebbe mai sognata di dare fuoco a un cinema a luci rosse. Sul fatto di aver tentato di incendiare una discoteca, quando l'hanno arrestato, minimizza: "Un atto di vandalismo giovanile, solo una vendetta per passate rivalità tra discoteche. Ludwig non c'entra nulla".

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Scritte nazifasciste sulla lapide dei caduti

Imbrattata la lapide dei caduti di piazza Nettuno

BOLOGNA, 06 giugno 2009 - Nella notte è stata imbrattata la lapide di piazza Nettuno che ricorda i caduti della Seconda guerra mondiale: scritte con vernice nera che inneggiano a Benito Mussolini, a Licio Gelli e alla Loggia P2 e accompagnate dal simbolo di Ordine Nuovo.
Dura condanna dell'Anpi, l'associazione dei partigiani: "Un miserabile gesto oltraggioso ai danni del patrimonio civile e democratico di Bologna". Episodio che si aggiunge a quelli registrati nei giorni scorsi, scrive William Michelini presidente dell'Anpi, al cippo al quartiere Reno che ricorda la staffetta partigiana Delcisa Gallerani, a quello della Croce del Biacco e alle tre bacheche del quotidiano "L'Unità" in zona Fossolo.
L'informativa delle forze dell'ordine deve ancora arrivare, ma la Procura a Bologna si mette avanti coi lavori e apre subito un'inchiesta sulle scritte tracciate questa notte sul sacrario dei partigiani in piazza Maggiore. Il fascicolo e' stato aperto dal pm Luigi Persico contro ignoti e i reati ipotizzati sono imbrattamento aggravato in centro storico (piu' grave dell'imbrattamento semplice) e vilipendio delle forze armate della Repubblica. Questo perche', spiegano in piazzaTrento Trieste, il legislatore a suo tempo equiparo' le forze armate della Resistenza alle forze armate della Repubblica: i reparti organizzati dei partigiani, dunque, vanno considerati esattamente come le forze armate. Ad occuparsi dell'inchiesta sara' il pm Luca Tampieri, del pool che si occupa di terrorismo e ordine pubblico.

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6 GIUGNO 1944. Con lo sbarco in Normandia gli alleati decisero le sorti della Guerra

65° anniversario dell’apertura di un nuovo fronte in Occidente. L’attacco più conosciuto di una guerra feroce, combattuta per liberare l’Europa dal terrore nazi-fascista.

Normandia, 06 giugno 2009 - C’è un’immagine e una storia da raccontare, che connotano uno degli avvenimenti cruciali della seconda guerra mondiale: lo sbarco in Normandia. L’immagine è quella, non perfettamente a fuoco e con del micromosso, di un soldato americano, Houston S. Riley, che avanza con molta difficoltà nell’acqua bassa di Omaha Beach sotto il fuoco micidiale delle casematte tedesche. Davanti a lui il più grande fotografo di tutti i tempi, l’ungherese Endre Ernő Friedmann, meglio conosciuto come Robert (Bob) Capa, scelto in omaggio al regista più famoso di quei tempi, l’americano Frank Capra. Capa pensa che se una foto non è venuta bene “è perché non eri abbastanza vicino”. E lui scende con le prime truppe americane da sbarco, quelle che saranno letteralmente decimate dalla mitraglia tedesca, cerca di accucciarsi nell’acqua e trovare riparo dietro un thank che avanza male sulla sabbia. Al collo ha tre macchine, due Contax e una Rollei. All’alba del giorno del D-day si imbarca e riesce a scattare la prima foto poco prima che un soldato gli dia un calcio per buttarlo in acqua. Poi ne scatta altre 105, spesso con le mani che gli tremano per la paura. Lo sbarco è un inferno di proiettili lanciati dappertutto, la spiaggia e la riva del mare sono letteralmente coperti di cadaveri, la luce è ancora scarsa ma si può fotografare. Dopo più di un’ora vede a pochi metri da lui una nuvola di piume scaraventate nell’aria. Sono quelle di due giubbotti indossati da soldati americani letteralmente esplosi, insieme ai loro possessori, per le granate. Allora capisce che è il caso di lasciare il campo. Affida i rullini ad un motociclista ma i tempi per sviluppare e stampare sono strettissimi. “Life” è già pronto e manca soltanto, nel numero del 19 giugno, il fenomenale servizio di Bob Capa. Tanto stretti che in laboratorio fanno il pasticcio: per asciugare i negativi usano un phone, con aria troppo calda, che brucia l’emulsione. Di 106 immagini, il reportage fotografico più straordinario mai prodotto, ne rimangono nove (che comunque rimarranno nella storia del reportage di guerra). Quando Bob saprà dell’incidente, da uomo di sinistra, si limiterà a dire: “Se licenziano il ragazzo del laboratorio, me ne vado anche io”. Non lo licenzieranno.

L’apertura del fronte in Occidente L’operazione Overlord (così fu chiamato dall’inizio il progetto dell’apertura di un secondo fronte in Occidente, dopo quello in Russia) fu messa in cantiere dai comandi alleati sul finire del 1943. Hitler ne era perfettamente consapevole, tanto che ebbe a scrivere già in una direttiva del 3 aprile 1943: “(…) Ora si profila un pericolo più grave ad ovest: quello di uno sbarco degli anglosassoni. Qualora il nemico riuscisse a sfondare le nostre difese su un vasto fronte, le conseguenze immediate potrebbero essere imprevedibili”. Da quel momento, con il picco nei mesi immediatamente precedenti il giugno del 1944, si sviluppò, fra Germania e Alleati, quella che può definirsi la più grande guerra delle informazioni riservate, con protagonisti assoluti i servizi segreti. Infatti, uno dei punti strategici del piano alleato fu quello di diffondere notizie false sul luogo esatto della costa normanna dove sarebbero sbarcati i mezzi. Soltanto in questo modo sarebbe stato possibile evitare il concentramento delle forze tedesche o, perlomeno, diradarlo in un tratto di costa assai più esteso. Così, inglesi e americani riuscirono, almeno in parte, a convogliare l’interesse dei tedeschi verso lo stretto di Calais, il punto più vicino alla penisola britannica ed anche il più diretto per la penetrazione delle truppe in Germania. I molti agenti tedeschi presenti sul territorio britannico furono convinti a fare il doppio gioco e a passare al comando tedesco informazioni errate.

La guerra dei nervi Il comando alleato puntava a far sì che, nel giorno dello sbarco, non ci fossero più di tre divisioni ad attendere i corpi di spedizione. Nello stesso tempo, già qualche mese prima, gli aerei inglesi e americani avrebbero fatto piazza pulita delle principali infrastrutture viarie, per impedire che le truppe tedesche potessero raggiungere in poco tempo il punto dello sbarco e aggiungersi a quelle già presenti nella zona, nonostante il fatto che la distruzione delle infrastrutture di comunicazione si sarebbe poi ritorto contro gli alleati stessi nel loro cammino verso Berlino Per questo motivo, per i tedeschi, era essenziale conoscere il più possibile nei dettagli i particolari dell’operazione. Sostanzialmente, può dirsi che la riuscita dell’invasione – anche se con un costo di vite enorme per gli anglo-americani – fu soprattutto merito di una preparazione assai accurata e del buon lavoro svolto dagli agenti segreti.

Il D-day Tutto era pronto per il 4 giugno, che era stato scelto come giorno dell’invasione. Ma le condizioni meteorologiche avevano tradito le aspettative del comando alleato. Onde altissime spazzavano il mare della Manica. Non fu possibile partire e si decise di attendere. Nella notte fra il 5 e il 6 giugno, il mare si calmò, insieme al vento. Alle prime luci dell’alba, lo spettacolo che si presentava sulle coste della Normandia, in un lungo tratto di acqua che aveva al suo centro Omaha Beach, era incredibile: migliaia e migliaia di navi letteralmente coprivano il mare e l’orizzonte, solcato da centinaia di aerei. Un qualcosa di mai visto anche per i veterani che parteciparono a quell’evento. Il capitano Henry Bruce, della “Royal Artillery”, ricordando quei primi momenti dell’invasione, scrisse che i villaggi di La Breche e di Lion-sur-Mer “sono soffocati dalle esplosioni, ed enormi nuvole sporche di fumo e di polvere di mattoni si sollevano dalla zona dei bersagli e rotolano verso il mare, oscurando completamente per qualche tempo gli obiettivi”. Un’altra testimonianza diretta, quella  dell’artigliere Charles Wilson, disegna assai bene la tragicità di quei momenti drammatici: “La spiaggia era cosparsa di rottami, un carro armato in fiamme, mucchi di coperte ed equipaggiamenti, cadaveri e pezzi di cadaveri. Un soldato accanto a me fu tagliato in due da una granata e il torso ricadde a terra informe e sanguinante”. I soldati scendono a frotte in acqua e cercano di avanzare schivando il fitto fuoco nemico ma sono decimati. Praticamente nelle prime ondate, non rimane in piedi quasi nessuno. Gli strateghi dell’invasione avevano perfettamente previsto l’alto costo di vite umane e i pesantissimi cannoneggiamenti e bombardamenti delle postazioni tedesche non avrebbero potuto evitare la carneficina. Un’ottima rappresentazione dell’inferno che si scatenò su Omaha Beach l’ha fornita il regista americano Steven Spielberg in “Salvate il soldato Ryan”; una fonte cinematografica molto attendibile. Comunque l’attacco alleato, giunto non del tutto previsto in quel punto e nelle spiagge limitrofe, creò ancora più danni nell’esercito tedesco. Alcune delle loro divisioni si trovarono praticamente al centro di un attacco concentrico, ad esempio ad Utah beach: dal mare avanzarono possentemente i fanti, mentre alle spalle oramai erano atterrati migliaia di paracadutisti che avevano proprio il compito di accerchiare le divisioni di Hitler. Complessivamente, le truppe americane persero 4649 soldati ma, alla fine della giornata, tutte le cinque spiagge erano saldamente nelle loro mani. Entro il 13 giugno, cioè ad una settimana dallo sbarco, varie divisioni britanniche, americane e canadesi erano riuscite a riunirsi e a conquistare ampi tratti della terraferma, senza che i tedeschi potessero impedirlo. A metà giugno la crisi militare per Hitler era gravissima, sicuramente la peggiore dai tempi della resa di Stalingrado, avvenuta diciassette mesi prima. I caduti per gli alleati, dopo una ventina di giorni dallo sbarco, erano diventati più di diecimila. Morti eroicamente per liberare l’Europa dal terrore nazista.

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Usa, la visita di Obama a Buchenwald

Usa, la visita di Obama a Buchenwald

Roma, 05 giugno 2009 - Il presidente americano Barack Obama è volato questa mattina a Dresda, dove ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel. All’indomani dello storico discorso sulle relazioni con il mondo islamico, pronunciato all’università del Cairo, Obama si è recato in Germania per una visita di 24 ore. Insieme alla Merkel, Obama ha visitato il museo di Gruenes Gewoelbe, che contiene la più grande di collezione di tesori d’Europa. A seguire, poi, una visita alla chiesa di Frauenkirche, distrutta durante i bombardamenti nella Seconda guerra mondiale e ricostruita grazie a donazioni da parte di tutto il mondo. Insieme, Obama e Merkel hanno pregato insieme per la pace, nel corso di una funzione officiata dal vescovo Jochen Bohl. Il presidente americano e la cancelliera tedesca si sono poi recati in visita al campo di concentramento nazista di Buchenwald, simbolo della furia nazista contro il popolo ebraico. Una visita certamente densa di significati e valenze politiche, dopo le aperture all’Islam mostrate dal presidente al Cairo. In un’intervista concessa all’emittente britannica Nbc, Obama ha invitato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a recarsi a Buchenwald per rendersi conto di persona della sofferenza subita dagli ebrei. “Ahmadinejad dovrebbe fare una visita – ha osservato il presidente – Non ho pazienza con chi nega la storia. E la storia dell’Olocausto non ha nulla di ipotetico”. Una presa di posizione netta contro il negazionismo ostentato da Ahmadinejad, che appena qualche giorno si è riferito alla Shoah, parlando di “grande inganno”. Nel corso della sua visita, Obama ha incontrato alcuni sopravvissuti all’eccidio nazista e lo scrittore premio Nobel Elie Wiesel.  Tra le questioni al centro dei colloqui tra Obama e la Merkel c'è soprattutto la ripresa dei negoziati di pace in Medio Oriente, dossier di cui Obama ha discusso ieri al Cairo anche con il presidente egiziano Hosni Mubarak. E su cui il presidente è tornato durante il suo storico discorso all'università, individuando nella soluzione dei due stati la via da seguire per comporre il conflitto israelo-palestinese e per la stabilità alla regione. Con la Merkel , Obama ha discusso anche del dossier nucleare iraniano, sottolineando come gli Stati Uniti siano pronti ad avviare "un dialogo serio" con Teheran, che dovrà essere condotto in collegamento con il cosiddetto 5+1, il gruppo di mediatori costituito dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, più la Germania. "Dobbiamo evitare una corsa agli armamenti in Medio Oriente", ha osservato Obama, nel corso dei colloqui con la cancelliera. Un accenno poi alla prigione di Guantanamo, che l'amministrazione americana intende chiudere entro gennaio del prossimo anno. Obama ha in particolare chiesto alla Germania, così come ad altri Paesi europei, l'impegno ad accogliere un certo numero di detenuti.  Un accenno, infine, all'economia mondiale, più stabile rispetto al passato secondo il presidente americano, "anche se c'è ancora lavoro da fare". I due leader hanno ribadito la necessità "di non accettare il protezionismo", nella convinzione che occorre "garantirci che manterremo aperte le frontiere", come ha sottolineato Obama, dicendosi in particolare "felice di vedere la risoluzione in Germania" per il settore automobilistico. "Non è facile aiutare la ristrutturazione del settore - ha osservato -, ma spero che vedremo stabilizzarsi e tornare forti" le industrie interessate. Al termine della sua breve visita in Germania, il presidente partirà poi alla volta della Francia, in particolare in Normandia, dove parteciperà alle cerimonie per il 65esimo anniversario dello sbarco degli alleati durante la Seconda guerra mondiale.

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Oggi ricorre il 65esimo anniversario della Liberazione di Roma
Celebrazioni nella Capitale

Oggi ricorre il 65esimo anniversario della Liberazione di Roma

ROMA, 04 giugno 2009 -Oggi, 4 giugno, si festeggia il 65esimo anniversario della liberazione di Roma dall'occupazione nazifascista. Tutte le istituzioni hanno celebrato la ricorrenza con differenti iniziative. Alle 9, il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha ricordato la liberazione di Roma deponendo una corona d'alloro a Porta San Paolo. Alle 10 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, l’assessore provinciale Claudio Cecchini ha partecipato alla Tavola Rotonda per una giornata di riflessione e dialogo dal titolo: "Educazione alla cittadinanza e alla Costituzione" .
Quattro, invece, le tappe per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che dalle 9.30 del mattino ha iniziato una maratona di celebrazioni. Ha deposto una corona d'allora sul monumento ai caduti di San Pietro in Carcere, ai piedi del Campidoglio e del Vittoriano. Poi si è recato a Forte Bravetta, dove tra l'ottobre 1943 e il luglio 1944 furono uccisi 73 partigiani e dove - ha promesso il primo cittadino -  sorgerà un luogo dedicato alla memoria.
Alemanno è andato poi a La Storta , dove è stata scoperta una nuova lapide commemorativa, con inciso il nome del quattordicesimo martire della strage, l'ufficiale dell'esercito britannico Gabor Adler, rimasto sconosciuto per 64 anni. Infine, il primo cittadino, a La Storta , ha ricordato la riapertura del Tempio Maggiore di Roma. "L'atto con cui un soldato della brigata ebraica ruppe i sigilli della Sinagoga- ha concluso Alemanno- fu l'evento più significativo della liberazione di Roma". 
La Regione Lazio , alle 11.30, ha chiuso le celebrazioni con il convegno 'Resistenza e comunità europea, in collaborazione con l'Anpi: "Siamo figli della Resistenza- ha dichiarato il presidente Marrazzo- figli del Comitato di liberazione nazionale, figli di un ideale universale: la Resistenza ".

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La sua storia è stata raccontata dal nostro giornale
il suo nome fra quello dei Martiri della Storta

Roma rende onore a Gabor Adler
la spia inglese uccisa dai nazisti

ROMA, 04 giugno 2009 - Il giorno di Gabor è finalmente arrivato. Dopo 65 anni di oblio, il giovane agente dei servizi militari inglesi, ucciso dai nazisti con gli altri tredici Martiri della Storta, è entrato ufficialmente nella storia e nella memoria di Roma. Il nome di Gabor, alias John Armstrong, da oggi è inciso sulla lapide che ricorda l'eccidio avvenuto lungo la via Cassia il 4 giugno 1944, mentre i tedeschi fuggivano dalla capitale e gli Alleati la liberavano. Era rimasto "L'inglese sconosciuto" fino a due anni fa.

I documenti sull'agente inglese fucilato nel ' 44 a La Storta (Roma)
e rimasto sconosciuto per 60 anni. Doppiogioco per coprire lo sbarco alleato in Sicilia

I segreti di John Armstrong
la spia venuta dal nulla

 

<B>I segreti di John Armstrong</B><br><B>la spia venuta dal nulla  </B>

ROMA, 04 giugno 2009 - Nel gennaio del 1943 lo sbarco da un sommergibile sulla costa della Sardegna orientale. Diciassette mesi dopo, in un boschetto a nord di Roma, la vita di John Armstrong che finisce con il colpo di un'arma nazista alla nuca. Nel mezzo, carceri, misteri, messaggi cifrati e trattative tra il Vaticano e i fascisti.
Dopo più di sessanta anni di oblio emergono un nome e tracce di biografia del quattordicesimo martire della Storta,
l'inglese citato sulla lapide che ricorda l'eccidio compiuto il 4 giugno del 1944 dai tedeschi in fuga da Roma mentre gli americani, nelle stesse ore, entravano nella città da sud: un gruppo di prigionieri prelevati dal carcere di via Tasso - tra di loro Bruno Buozzi, sindacalista ed ex deputato socialista - caricati su un camion e poi trucidati in un boschetto al quattordicesimo chilometro della via Cassia.
Frammenti di vita svelati da documenti britannici e italiani, dalle memorie di chi era a Roma nei mesi dell'occupazione nazista e dalle ricerche condotte con certosina pazienza dall'avvocato Domenico Mannironi. Un primo ritratto che l'Ambasciata inglese a Roma - come spiegano due reduci della Seconda Guerra Mondiale, Thomas Huggan e Harry Shindler, consiglieri della legazione - spera di celebrare con picchetto d'onore e Union Jack.
Sappiamo, grazie alle carte consultate nel National Archives di Kew e nell'Archivio dello Stato Maggiore dell'Esercito italiano, che il 10 gennaio del 1943 un sommergibile britannico, il P228 partito da Algeri, sbarca a Capo Sferracavallo, sulla costa sarda della provincia di Nuoro, due agenti del Soe (Special Operation Executive), il braccio operativo dei servizi segreti ideato da Churchill per coordinare le azioni di sabotaggio e di sovversione oltre le linee nemiche. Sono un ex carabiniere italiano, Salvatore Serra, ingaggiato e addestrato dal Soe, e John Armstrong, nome di copertura di Gabor Adler: "Gabriel (altra falsa identità di Adler, che nelle carte risulta figlio di una donna inglese e di un italiano naturalizzato britannico, ndr) era non solo un uomo coraggioso e di stupefacente intelligenza - si legge in un documento del Soe - ma diventò velocemente un operatore radio di prima classe". Muniti, appunto, di una radiotrasmittente e con la missione di contattare antifascisti per organizzare la reazione al regime di Mussolini, Serra e Armstrong, però, vengono subito catturati dai soldati italiani che trovano nelle loro tasche la lista delle persone da incontrare in Sardegna per le quali, così, si aprono le porte del carcere. Alcuni di questi nomi li ha forniti agli inglesi del Soe Emilio Lussu, antifascista esule a Londra e futuro membro della Costituente. A chi lo interroga, Armstrong dichiara inizialmente - lo si desume dal diario storico del Sim, il servizio di controspionaggio italiano - di essere un marinaio del sommergibile, sceso a terra per un incidente al posto dell'ufficiale capo-missione rimasto a bordo. A questo punto le testimonianze e i documenti raccontano che Serra e Armstrong, anche per evitare la fucilazione, scelgono di collaborare con il controspionaggio. Gli inglesi, che nel frattempo hanno appreso della cattura del commando, hanno la sensazione che Armstrong invii messaggi sotto costrizione, ipotizzando dunque un doppio o un triplo gioco. "Mentre in Nord Africa si completavano i preparativi delle nostre truppe di invasione - si legge in un rapporto del Soe - i messaggi e le domande mandate a Gabriel furono realizzati per far credere che l'obiettivo dello sbarco era la Sardegna ". Cosa che gli italiani pensarono fino a qualche giorno prima dello sbarco degli Alleati in Sicilia. Nel maggio del '45 i servizi britannici svolgeranno indagini per conoscere la sorte dei due agenti del Soe e interrogheranno Serra che, passato nel frattempo con le formazioni partigiane piemontesi, ammette di aver collaborato sotto costrizione con il controspionaggio italiano dopo l'arresto in Sardegna e di aver rivisto Armstrong, in buona salute, nel carcere romano di Regina Coeli nel marzo del 1943. Come si evince da un telegramma cifrato, nell'agosto 1944 gli inglesi ritenevano che Armstrong fosse vivo, nelle mani dei tedeschi, durante i giorni precedenti la liberazione di Roma. Poi, nel maggio del 1945, lo considereranno disperso.
La presenza di Armstrong a Regina Coeli sembrerebbe confermata dalle memorie di chi, dopo l'8 settembre del 1943, era nella Roma occupata dai nazisti. In particolare Sam Derry e William Simpson, due ufficiali inglesi fuggiti dai campi di prigionia e diventati collaboratori di monsignor Hug O'Flaherty, il sacerdote irlandese che dal Vaticano organizzava la rete di protezione dei militari alleati sbandati. Gli scritti di Derry e Simpson riferiscono di in un certo "capitano inglese John Armstrong", detenuto da vari mesi a Regina Coeli e che le notizie in possesso della Legazione svizzera danno per condannato a morte: per lui e per lo stesso Simpson, arrestato dai tedeschi poco prima della liberazione di Roma, O'Flaherty prefigura il rilascio nell'ambito di un accordo con Pietro Koch, il comandante dell'omonima banda fascista. Koch, che si prepara ad abbandonare la città al seguito dei nazisti, ha infatti chiesto al sacerdote irlandese di proteggere la moglie e la madre quando gli Alleati saranno a Roma e, in cambio, si è impegnato a non trasferire al nord i prigionieri di Regina Coeli.
O'Flaherty ha accettato lo scambio, chiedendo come prova di affidabilità l'immediato rilascio di Simpson e di Armstrong. La scarcerazione, però, non si realizza e Simpson, che lascerà Regina Coeli all'arrivo degli Alleati, nelle proprie memorie racconta che Armstrong verrà trasferito nel carcere di via Tasso e, poi, ucciso dai tedeschi in fuga insieme ad altri tredici prigionieri il 4 giugno del 1944. Il nome di Armstrong, peraltro, viene accennato anche da Fulvia Ripa di Meana in "Roma clandestina", diario dell'occupazione nazista pubblicato nell'autunno del '44.
L'"inglese sconosciuto", dunque, sembra avere finalmente un'identità anche se nel puzzle delle ricerche mancano i frammenti che possano svelare la sua vita prima della missione italiana e, soprattutto, il passaggio nelle mani dei nazisti. Il Freedom of Information Act 2000 vieta l'accesso per 84 anni a documenti relativi a persone per le quali non è stata certificata la morte: questo è il caso di Armstrong la cui esistenza è stata ricostruita indirettamente utilizzando le carte riguardanti Serra, e del quale non si conosce nemmeno il luogo di sepoltura. Solo queste carte potranno far coincidere il profilo biografico dell'agente segreto con quello dell'eroe prigioniero dei nazisti nel carcere di via Tasso, venerato simbolo della Resistenza.


Ecco la foto di Gabor Adler, il volontario inviato in Italia dagli inglesi
E' il "soldato inglese sconosciuto" trucidato a Roma con Bruno Buozzi

Ora ha anche un volto
la spia uccisa dai nazisti

<B>Ora ha anche un volto<br>la spia uccisa dai nazisti</B>

Ora ha anche un volto l'agente segreto dell'esercito inglese ucciso dai nazisti in fuga da Roma il 4 giugno del '44.
Dopo gli articoli di Repubblica che hanno svelato nome e biografia di quello che per oltre 60 anni è stato solo il "soldato inglese sconosciuto", dagli archivi britannici spunta anche la fotografia di Gabor Adler, il volontario ugherese di origine ebraica, inviato in Italia dagli inglesi (con i nomi di copertura John Armstrong e Gabriele Bianchi) per una missione nel gennaio del '43.
Catturato dagli italiani, detenuto poi a Regina Coeli e a via Tasso, secondo le ricostruzioni dei documenti scoperti in questi mesi fu trucidato dai nazisti insieme e Bruno Buozzi e altri dodici prigionieri alla Storta, lungo la via Cassia.

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Consegnata la medaglia d’argento al valor civile: commozione a Vimercate

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VIMERCATE, 04 giugno 2009 - Un momento solenne. Una grande emozione si leggeva sui visi del sindaco di Vimercate, Paolo Brambilla, e del vice sindaco, Roberto Rampi, quando il Prefetto di Milano ha consegnato nelle loro mani la medaglia d’argento al merito civile per la città di Vimercate. Un’onorificenza consegnata per fatti che risalgono al periodo della resistenza quando a Vimercate si costituì un gruppo di giovani di diverse aree politiche pronti a sacrificare la propria vita pur di cacciare l’oppressore. L’unicità dell’evento sta anche nel fatto che in genere queste medaglie, questi importanti riconoscimenti, sono consegnate a singole persone che si sono distinte nel passato, molto raro che vengano attribuite a un’intera città. “Ho spesso dichiarato – dice il Sindaco Paolo Brambilla - che è per me un autentico onore amministrare una città come Vimercate, da sempre all’avanguardia sia dal punto di vista culturale, sia dal punto di vista dell’attività industriale e commerciale, sia per lo spirito di accoglienza e di solidarietà sociale che anima i suoi cittadini. Oggi più che mai sono orgoglioso di amministrare una Città il cui coraggio e senso di giustizia, portati avanti fino all’estremo sacrificio in occasione della lotta al nazifascismo, sono celebrati e riconosciuti a livello nazionale” “Prima la consegna della costituzione ai diciottenni e ai nuovi cittadini italiani residenti a Vimercate (avvenuta nella mattinata presso Palazzo Trotti, con grande affluenza di pubblico – NDR), poi il concerto del Civico Corpo Musicale di Vimercate, e infine lo storico momento della consegna della medaglia – ha affermato con una certa emozione Roberto Rampi, vice sindaco e assessore alle Politiche giovanili - Ci sono occasioni nelle quali mi rendo conto di quanto, senza giri di parole, sia semplicemente bello svolgere il mio ruolo di Assessore a Vimercate”.

 Partigiani vimercatesi: la storia e l'orgoglio

È a Vimercate che si costituì uno dei centri più attivi della resistenza antifascista, è a Vimercate che fu arrestato il 27 aprile 1945 Roberto Farinacci, uno degli irruducibili gerarchi fascista, e ancora, fu da Vimercate che partirono importanti azioni di rappresaglia contro i Tedeschi.
Durante il secondo attacco al campo di aviazione di Arcore, compiuto la sera del 29 dicembre 1944, il comandante Iginio Rota fu ucciso a seguito dell'inceppamento dell'arma. I partigiani ripiegarono, ma in seguito furono catturati e giudicati dal tribunale fascista di Milano: il giorno 29 gennaio 1945 furono accusati di rapine, sequestri di persona e reati vari, nel tentativo di presentarli all'opinione pubblica come delinquenti comuni. Il tribunale emise quindi le seguenti condanne: a morte, mediante fucilazione, dei partigiani Pierino Colombo, Emilio Cereda, Renato Pellegatta, Aldo Motta, Luigi Ronchi; a morte in contumacia del partigiano Carlo Levati; a 30 anni di carcere (data la minore età) dei partigiani Enrico Assi, Angelo Nava, Felice Carzaniga, Carlo Verderio. Il gruppo, che si era consolidato ufficialmente come I distaccamento della 103° Brigata Garibaldi, e che agì in collaborazione con i gruppi della zona con l'assistenza e la compartecipazione anche del clero locale, in particolare con l’appoggio di Don Enrico Assi, di Don Attilio Bassi e di Don Luigi Sala, fu sciolto, ma non lo spirito combattivo dei brianzoli. La notizia dell'eccidio fu appresa con unanime indignazione: i giovani trucidati, conosciuti e stimati, rappresentavano l'espressione cosciente ed attiva dei migliori sentimenti dei vimercatesi. La protesta assunse forma inaspettata e clamorosa sotto forma di un pubblico pellegrinaggio: da Vimercate al cimitero di Arcore, per 4 chilometri , in segno di aperta sfida, si recavano a piedi, uomini e donne, giovani e ragazze per render omaggio sulla tomba dei caduti, di fronte all'ira impotente dei fascisti. Durante la notte dell'8 marzo 1945, malgrado la sorveglianza, venne deposta una corona con la scritta "Gloria ai caduti per la libertà - i gruppi di difesa della donna". Il 13 maggio 1945 venivano traslate le salme dei partigiani vimercatesi dal cimitero di Arcore a quello di Vimercate. Fu una manifestazione unitaria di tutte le forze e l'onoranza funebre fu pronunciata da Don Enrico Assi, partecipe della resistenza, e testimone della loro fierezza di fronte agli inquirenti fascisti, nelle giornate di prigionia che precedettero il loro sacrificio. Il CNL di Vimercate deliberò l'erezione di un cippo alla memoria dei Partigiani sul piazzale delle scuole - che assunse il nome di piazza Martiri vimercatesi - e del monumento al cimitero. Sul luogo dell'eccidio, in Arcore, fu eretta una stele ricordo, circondata da sempreverdi, come perenne testimonianza del sacrificio e ammonimento alle generazioni future.

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Guerra partigiana a Mazzafame: commemorazione con l'Anpi

Legnano, Guerra partigiana a Mazzafame: commemorazione con l'Anpi

Legnano, 04 giugno 2009 -  L'Amministrazione Comunale e la sezione legnanese dell'Anpi organizzano per domenica 14 giugno la cerimonia di Commemorazione degli episodi della guerra partigiana avvenuti nel giugno 1944 alla Cascina Mazzafame.
Dopo la Santa Messa delle ore 10 e il saluto dell'Amministrazione Comunale, la commemorazione sarà tenuta dal Presidente di Anpi Legnano Luigi Botta. Per l'occasione gli alunni delle classi quinte della scuola primaria Rodari di Legnano interpreteranno canti partigiani. Si svolgerà anche la consegna della Targa di Benemerenza dell'Anpi alla staffetta partigiana Piera Pattani.
Alle ore 11.00 è invece in programma Concerto del Corpo Bandistico Città di Legnano, con l'inaugurazione della mostra "Le lapidi che non guardiamo narrano storie di uomini liberi".

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“Il Museo della Resistenza festeggia la Repubblica

FIVIZZANO, 04 giugno 2009 - Si conclude Giovedì 4 giugno alle ore 9.00 con la premiazione del concorso “A scuola di Costituzione” le ricca settimana di appuntamenti che il Museo Audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo ha dedicato dal 29 Maggio al 4 Giugno alla Festa della Repubblica. “A scuola di Costituzione”, manifestazione ideata e realizzata dalla cooperativa Earth grazie al contributo della provincia della Spezia ed al patrocinio della provincia di Massa Carrara, dei comuni della Spezia, di Fosdinovo, Castelnuovo Magra, Ortonovo e Sarzana premierà i migliori elaborati sul tema della Costituzione. Dopo i saluti delle autorità previsti per le ore 9.30, avrà luogo la premiazione del concorso che quest'anno incoronerà la Scuola secondaria di I° grado Giorgini di Montignoso - classi III a-b-c – con “ La Costituzione dei ragazzi” e le classi terze della Scuola secondaria dell'Istituto Comprensivo di Lerici con “ La Costituzione raccontata dai ragazzi di Lerici”. Momento centrale della giornata la proiezione degli elaborati, prevista per le ore 11.00. “A scuola di Costituzione” ha come obiettivo invitare gli studenti ad un'attenta riflessione su articoli scelti della Costituzione, progettando elaborati di carattere fotografico-multimediale ispirati a relativi eventi, personaggi, fenomeni di oggi e di ieri, al fine di sollecitare nell'ambito della didattica un rapporto diretto, di carattere creativo, con piccoli e grandi aspetti della nostra Storia, con particolare attenzione alla Resistenza e ai valori ad essa connessi, ponendo l'attenzione sulla sperimentazione di nuovi mezzi di trasmissione della Memoria, principio su cui il Museo Audiovisivo stesso vive ed opera. “A scuola di Costituzione” conclude dunque la settimana dedicata alla Repubblica, iniziata Venerdì 29 Maggio con l'incontro “Museo A/R - Andata e Ritorno” promosso dal Comitato Unitario della Resistenza e ATC in collaborazione con la Provincia della Spezia, la Provincia di Massa Carrara, il Comune della Spezia ed il Comune di Sarzana. L'iniziativa a cui hanno partecipato gli attenti alunni degli istituti primari “Giosuè Carducci” della Spezia e “A. Genova” di Pitelli ha rinnovato l'importante impegno dell'Azienda Trasporti Cittadina che anche quest'anno porterà gratuitamente a Fosdinovo migliaia di studenti con i numerosi autobus messi a disposizione delle scuole della provincia. “Museo A/R - Andata e Ritorno” è stato coordinato da Manlio Castellini, segretario del Comitato Unitario della Resistenza, e ha visto la partecipazione di numerosi ospiti. Renzo Bellettato, Presidente Associazione Museo della Resistenza e Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Sarzana, ha individuato le linee guida dello sviluppo futuro del Museo Audiovisivo della Resistenza sia attraverso lavori di ampliamento strutturali che attraverso l'allargamento dei progetti didattici esistenti. Paolino Ranieri, presidente dell'ANPI di Sarzana ha sottolineato il ruolo chiave della Provincia della Spezia e della Provincia di Massa Carrara nella guerra di resistenza proprio per la loro vicinanza alla Linea Gotica, ricordando la funzione sociale già nel primo dopoguerra come colonia dell'area in cui sorge il Museo della Resistenza. L'assessore comunale della Spezia Cristiano Ruggia ha ricordato i tentativi di revisionismo in atto nei confronti della lotta partigiana rinnovando la necessità di un impegno comune che si contrapponga in maniera decisa a queste operazioni. Enrico Sassi, Presidente di Atc, ha ringraziato tutti gli Enti coinvolti nel progetto “Museo A/R - Andata e Ritorno” presentando gli importanti risultati ottenuti. Giovanni Destri, Presidente del Consiglio Provinciale della Spezia ha puntato l'attenzione sulla necessità di strutture come il Museo della Resistenza, in grado di coinvolgere attraverso la didattica e le iniziative migliaia di studenti, affermando valori positivi in contrapposizione ai modelli illusori e negativi proposti da televisione e media in generale. Il consigliere provinciale di Massa Carrara Nino Ianni ha concluso gli interventi ricordando il gemellaggio del Museo della Resistenza con il Museo Alcide Cervi di Gattatico e la costruzione di una rete di “Luoghi della Resistenza” come itinerario fisico e culturale in grado creare un legame forte tra le aree chiave della Resistenza. Durante la mattinata gli alunni presenti hanno poi visitato la struttura con il supporto delle guide del Museo Audiovisivo della Resistenza.

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REGIONE E ANPI, CONVEGNO INTERNAZIONALE SU 'RESISTENZA E COMUNITA' EUROPEA'

Roma, 04 giugno 2009 - 'Resistenza e Comunita' europea', un convegno internazionale organizzato dalla Regione Lazio in collaborazione con Anpi Roma e Lazio, voluto dal presidente Piero Marrazzo per sottolineare con forza il legame fra la lotta di Liberazione dal nazi-fascismo e la costruzione, ancora in corso, di un'Europa unita e democratica. L'evento si terra' domani, giovedi' 4, alle 9.30 presso la Sala Tirreno della Regione Lazio in Via Rosa Raimondi Garibaldi 7, a Roma.Il programma prevede numerosi interventi e testimonianze. Rappresentanti delle istituzioni e molti protagonisti della Resistenza italiana e europea - si legge nella nota degli organizzatori - ripercorreranno il cammino che, dopo l'orrore della Seconda guerra mondiale, ha portato all'affermazione dei valori e dei principi che oggi reggono le nostre societa': democrazia, liberta', solidarieta', partecipazione alla vita collettiva. Il cammino, dagli ideali della Resistenza alla realizzazione dell'Europa unita, deve adesso proseguire -continua la nota - con l'obiettivo di rafforzare le istituzioni europee, indispensabili per affrontare le sfide sempre piu' insidiose della globalizzazione.I lavori saranno aperti dal saluto di Raimondo Ricci, vicepresidente nazionale dell'Anpi l'Associazione nazionale partigiani d'Italia e da Massimo Rendina, presidente dell'Anpi di Roma e Lazio. Nel corso della mattinata sono previste le relazioni dei professori Carlo Vallauri, Mariano Gabriele, Edmondo Paolini. Interverranno il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e l'assessore alla Cultura, spettacolo e sport Giulia Rodano. Moderera' il convegno Fabrizio Berruti, direttore della Comunicazione di Sviluppo Lazio. Nel pomeriggio si susseguiranno numerose testimonianze degli eroi della Resistenza, medaglie al Valor militare, comandanti delle gloriose Brigate che furono impegnate nella dura lotta di Liberazione in Italia e in Europa.

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Quando i bambini aiutano i partigiani

PRATO, 03 giugno 2009 - Oltre 40 bambini hanno ricevuto ieri una targa ricordo e una tessera personale che conferisce loro il titolo di 'amici dei partigiani'. Ma cosa hanno fatto questi piccoli studenti per meritarsi tante attenzioni dai nostri eroi nazionali? Un gesto semplice, ma carico di significato perche' e' stato compiuto spontaneamente senza consultare neanche gli insegnanti in occasione di un incontro dedicato alla Resistenza. Un gesto che fa a pezzi l'immagine di nuove generazioni indifferenti e poco interessate alla nostra storia. ' Il 22 aprile abbiamo fatto il consueto raduno con le scuole a Poggio alla Malva - spiega Ennio Saccenti, presidente Anpi Prato - e gli alunni della San Ippolito, senza dire niente alle loro maestre , si sono riuniti e hanno fatto un ragionamento di questo tipo: i partigiani ci hanno ospitato, ci hanno raccontato episodi della Resistenza che non conoscevamo e ci hanno offerto anche il pranzo. Avranno quindi sostenuto delle spese per cui ognuno di noi porti qualcosa ai faggi di Javello per fare una sottoscrizione a favore dell'Anpi. E cosi' il 24 aprile ai faggi di Javello le insegnanti ci hanno consegnato ben 140 euro raccolte dai loro studenti. E' stata per noi una grande soddisfazione e e la dimostrazione che quello che abbiamo fatto ha ancora un valore'.

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Festa della Repubblica e commemorazione dei trentatre martiri a Capistrello

Capistrello, 03 giugno 2009 - Sono stati ricordati con le parole di Ciampi e del poeta Romolo Liberale i trentatre martiri uccisi a Capistrello dalle truppe tedesche il 4 giugno 1944. Il commissario prefettizio Franca Ferraro, in servizio nel paese dal dicembre scorso, ha voluto ricordare il tragico eccidio e la festa per il 63° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana in una solo manifestazione che si è svolta ieri mattina. Commozione tra i parenti delle vittime quando il commissario ad acta ha letto tutti i nomi dei martiri, l'età e il luogo di provenienza. Come simbolo di speranza e rinascita un'alunna della scuola media del paese ha letto un messaggio di pace. "Provo un grande imbarazzo nello stare qui a ricordare quel tragico eccidio davanti ai parenti delle vittime e a tutti voi" ha spiegato la Ferraro nel suo intervento. "Ho letto, mi sono documentata ma non sono in grado di poter dire qualcosa e per questo mi affido alle parole di persone autorevoli che hanno trattato magistralmente l'argomento". Per ricordare quel tragico 4 giugno 1944 così il commissario ad acta ha letto il messaggio che l'allora presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi scrisse quando consegnò la medaglia d'oro al Merito Civile al paese. "Piccolo centro della Marsica, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale fu oggetto della cieca ed efferata rappresaglia delle truppe tedesche in ritirata che trucidarono trentatre suoi concittadini inermi e fucilarono, dopo una straziante tortura, un giovane diciannovenne. Fulgido esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio". Successivamente la Ferraro si è affidata alle parole di Romolo Liberale per ripercorrere insieme ai presenti quell'evento brutale. In onore della festa della Repubblica la Ferraro ha poi letto il messaggio del Presidente Giorgio Napolitano e spiegato agli alunni presenti il significato del simbolo della Repubblica. Un pensiero poi è stato rivolto alle popolazioni colpite dal sisma. "Ciascuno di noi ha qualcosa da ricostruire con impegno, forza e volontà" ha concluso il commissario rivolgendosi ai parenti delle vittime "Vi capisco e vi sono vicino perché come voi neanche io pensavo di poter perdere amici, parenti, casa e lavoro eppure il terremoto mi ha portato via tutto questo". È stata Eleonora, un'alunna della scuola media del paese, ha concludere la manifestazione con un messaggio di pace e di speranza.

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NAPOLITANO, SERVE EQUILIBRIO TRA SOSTEGNO IMPRESE E TUTELA LAVORO

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Infophoto)

Roma, 3 giugno 2009 - Il superamento della crisi economica richiede un ''difficile equilibrio tra azioni volte al sostegno delle imprese e del sistema del credito da un lato, con particolare attenzione alle aree meno sviluppate del paese, la tutela dell'occupazione e la difesa del reddito dei lavoratori e delle famiglie dall'altro''. Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato agli organizzatori del convegno ''Bruno Buozzi: il Riformista'', organizzato dalla Regione Lazio nel 65* anniversario dell'eccidio de La Storta , dove il sindacalista e dirigente politico perse la vita per mano dei nazisti.

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Napolitano: «I valori della Costituzione come guida per un'Italia più coesa»

La cerimonia all'Altare della Patria. Giorgio Napolitano (Infophoto)      Il passaggio delle Frecce Tricolori sull'Altare della Patria (Infophoto)   

La cerimonia all'Altare della Patria. Giorgio Napolitano (Infophoto)

ROMA, 02 giugno 2009 - Napolitano: «i valori della Costituzione come guida per un'Italia più coesa». Napolitano, in occasione della festa nazionale della Repubblica, ha inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, un messaggio. «In questa giornata, il nostro deferente omaggio e la nostra riconoscenza vanno a tutti gli italiani che persero la vita in spirito di fedeltà alla Patria nella guerra voluta dal fascismo e a coloro che, animati da un nuovo senso dell'interesse nazionale, caddero successivamente per far sì che l'Italia riconquistasse libertà, indipendenza e unità». Napolitano ha ricordato che sono trascorsi 63 anni da quel 2 giugno 1946, «ma quei valori, divenuti principi della Costituzione repubblicana, sono oggi ancora e più che mai condizione e guida per la costruzione di un'Italia coesa, prospera, solidale; per un'Italia che sia sempre più elemento propulsivo di un'Europa finalmente unita, ancora una volta protagonista dello sviluppo economico e del progresso sociale, civile e culturale della comunità internazionale».
Forze armate, custodi e garanti della sicurezza del Paese. Napolitano ha sottolineato che le Forze Armate italiane sono da anni in prima linea nei teatri di crisi, in luoghi dove viene minacciato il progresso civile ed economico dell'umanità e sono offesi i più elementari diritti dell'uomo. «Oggi, custodi e garanti della Costituzione e della sicurezza del Paese, in prima linea anche al fianco delle genti d'Abruzzo colpite da un disastroso sisma, raccolgono, in questa giornata di festa, l'affetto e la riconoscenza dei cittadini e delle istituzioni democratiche. A esse, a nome di tutti gli italiani, esprimo la mia gratitudine e formulo il più fervido augurio».

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Votare partiti anti-fascisti

Pietrasanta, 02 giugno 2009 - Il Direttivo della sezione ANPI " G.Lombardi" di Pietrasanta invita i propri associati e con essi le donne, i giovani e tutti gli antifascisti ad orientare il proprio voto, alle prossime elezioni del 6-7 giugno, a favore di quei partiti per i quali l'Antifascismo e la Resistenza costituiscono un patrimonio irrinunciabile per attuare i valori e i principi sanciti nella Costituzione e che svolgono la loro azione politica ed ispirano i loro programmi al rinnovamento politico e sociale del Paese, in vista di un futuro desiderabile per le nuove generazioni. L'Anpi invita anche a contrastare l'astensionismo, esercitando massivamente il diritto di voto, affinché esso si confermi come un'essenziale conquista democratica.

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Marzabotto: non solo Reder 

 

 

MARZABOTTO, 02 giugno 2009 - Anzitutto non chiamiamola più «stra­ge di Marzabotto», bensì «eccidio di Monte Sole». Per chi si addentri nel­la geografia dell’Appennino bolognese, po­trà sembrare una quisquilia: il comune di Marzabotto sta giusto all’ombra del Monte Sole... Ma per quanti invece sanno di storia dell’ultima guerra, la distinzione suonerà quasi una provocazione: si tratta infatti dei luoghi consacrati alla memoria della peg­gior strage nazista in Italia, anzi addirittura la maggiore in tutta l’Europa occidentale.
Eppure la proposta viene da un libro nient’affatto «revisionista», una ricostruzio­ne storica che si offre anzi come la prima (a 65 anni di distanza!) davvero «scientifica» sui fatti avvenuti tra il 29 settembre e il 5 ot­tobre 1944 in una ventina di borgate intor­no a Marzabotto. E in effetti almeno per mo­le (614 pagine, 33 euro) e per l’autorevolez­za accademica degli autori (Luca Baldissa­ra e Paolo Pezzino, ambedue docenti di sto­ria contemporanea all’Università di Pisa) Il massacro.
Guerra ai civili a Monte Sole (Il Mulino) ha certamente i crismi per candi­darsi a proporre una luce più definitiva su un episodio del quale – peraltro – gli autori me­desimi precisano che ormai «una narrazio­ne esaustiva appare quasi impossibile». «Massacro di Monte Sole», dunque: per u­scire finalmente dall’«eccesso di retorica» che, sempre secondo Pezzino e Baldissara, ha finora sommerso la « strage di Marza­botto».
Con effetti perniciosi sulla cono­scenza storica, come dimostra il fatto che abbiamo dovuto attendere il 1995 solo per conoscere il numero esatto delle vittime: non le 1830 accreditate all’inizio, bensì 770, tra cui 216 minori di 12 anni. Ma c’è di peg­gio: secondo gli autori, infatti, la storia di Marzabotto ha subìto i rimpalli di opposte interpretazioni ideologiche, da quella «e­roica » e santificatrice della Resistenza (con conseguente demonizzazione del nazista, in questo caso personificato nel maggiore Walter Reder), alla più recente che colpe­volizza invece i partigiani, responsabili di aver aizzato la belva hitleriana lasciando che si sfogasse sui civili.
Questo lavoro vuole sganciarsi da ambedue le tendenze e per farlo segue la stessa linea che Paolo Pezzino da solo aveva già indivi­duato in un recente lavoro dedicato a un’al­tra (di poco precedente) celebre strage na­zista: quella di Sant’Anna di Stazzema, in Versilia. I due massacri non sarebbero pura espressione di ferocia gratuita, e nemmeno frutto dell’irresponsabilità delle bande resi­stenziali; costituiscono bensì pianificati ca­pitoli «della guerra partigiana in Italia, stra­tegicamente condotta dagli alti comandi te­deschi » con «un coerente sistema di ordini teso alla devastazione del territorio e del­l’habitat della guerriglia». Insomma, dopo un ordine emanato il 17 giugno 1944 dal feld­maresciallo Kesserling, capo supremo dei nazisti in Italia, si può dire che esistesse un piano preciso dei tedeschi per fare «terra bruciata» nelle zone partigiane, anche ucci­dendo i civili, in modo da impedire del tut­to la sussistenza in loco dei ribelli. In questo quadro, vari altri «miti» o comun­que vulgate storiche intorno a Marzabotto sono sottoposti a revisione dal nuovo saggio.
Ad esempio la circostanza che, almeno il pri­mo giorno del rastrellamento su Monte So­le, i partigiani della brigata locale «Stella Ros­sa » abbiano opposto strenua resistenza: u­na versione che i gerarchi nazisti sostenne­ro in tutte le deposizioni post-belliche, an­che amplificando a dismisura le perdite subì­te, per «giustificare» la loro reazione sui ci­vili. Baldissara e Pezzino sostengono infatti che solo per caso i tedeschi si imbatterono fin dal primo mattino nel comandante par­tigiano Mario Musolesi «Lupo», che infatti ri­mase ucciso nello scontro, ma che «è diffi­cile credere che in quei due giorni si siano svolti accaniti combattimenti», anche per­ché – contrariamente a quanto si crede – le truppe di Reder «non cercavano mai lo scon­tro diretto», anzi «si limitarono a risponde­re al fuoco partigiano, senza cercare in al­cun modo di conquistare le postazioni» av­versarie. Infatti la brigata ribelle ebbe una ventina di perdite sol­tanto, forse meno, per­ché quasi subito riuscì a sganciarsi e ad allonta­narsi dal luogo.
Spuntano peraltro re­sponsabilità diverse a fianco di quella di Reder, sorta di «capro espiato­rio » dell’eccidio; spicca­no i nomi del tenente co­lonnello Ekkehard Albert «personaggio chiave di queste vicende, che incredibilmente è riuscito a passare inden­ne attraverso i processi del dopoguerra», e del maggiore Helmut Loos, la cui figura fu stranamente occultata dai suoi colleghi du­rante i vari interrogatori giudiziari successi­vi; il primo fu l’autore di dettagliate cartine su cui condurre l’assalto, il secondo era il re­sponsabile dell’intelligence che coordinava la lotta ai partigiani e dunque il coordinato­re dell’intera operazione. Reder invece – ben­ché «ovunque fosse passato, la popolazione civile era stata investita da un’ondata di ter­rore » – comandava 'soltanto' un battaglio­ne di SS, molto autonomo e spietato sì ma tuttavia sottoposto al comando di divisione e quindi al tenente generale Max Simon (tra l’altro, non si è ancora stabilito se a Marza­botto Reder fosse responsabile solo dei suoi uomini, oppure di tutte le forze in campo).
Novità di non poco conto, come si vede; ma tutto lo svolgersi dell’azione viene sistema­ticamente riveduto nel corposo saggio, so­prattutto in riferimento al più importante lavoro finora disponibile: Marzabotto e din­torni 1944 del parroco di Sasso Marconi don Dario Zanini (Ponte Nuovo editrice 1996, pp. 720). Ancora qualche particolare: ad esem­pio il ruolo delle truppe russe – prigionieri aggregati all’esercito tedesco –, che sarebbe da ridimensionare, così come «la leggenda della presunta uccisione del comandante Lupo da parte di alcuni partigiani» comuni­sti. Si vorrebbe sapere di più invece sui mo­tivi – che gli autori non documentano oltre – per cui «si possono avanzare fondati dub­bi » sul fatto che don Giovanni Fornasini, u­no dei 5 sacerdoti trucidati a Marzabotto, «sia stato effettivamente ucciso da tedeschi».
Baldissara e Pezzino non accettano soprat­tutto l’impianto «anti-partigiano» di don Za­nini, incline ad attribuire ai ribelli – prima – la responsabilità di aver attirato la rappresaglia e – poi – un mancato in­tervento a difesa delle popolazioni civili; «I par­tigiani si possono giudi­care impreparati a misu­rarsi con la strategia di­struttiva dei tedeschi – scrivono i due storici pi­sani –, e certamente mo­strarono di esserlo. Ma che la stessa inadeguatezza riguardasse i ci­vili (infatti solo gli uomini si nascosero, don­ne e bambini restarono invece ad attendere il rastrellamento, convinti di non correre ri­schi, ndr) rappresenta il sintomo evidente che il massacro di Monte Sole fino al 29 set­tembre 1944 era ancora un evento inimma­ginabile. Di fronte al quale, dunque, in nes­sun caso era facile stabilire quale fosse il giu­sto comportamento umano e individuale, prima ancora che militare e collettivo». 

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Errani promuove il "Sentiero della Costituzione"

Vasco Errani BOLOGNA, 02 giugno 2009 - "Un’iniziativa di grande valore e significato. Un bel modo per celebrare la Festa della Repubblica Italiana". Così inizia il messaggio che il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha inviato agli organizzatori del Sentiero della Costituzione "Monte Sole - Barbiana", il cui primo tratto, con i 12 cartelli relativi ai primi dodici articoli, verrà inaugurato domani alle 9,30 nella piazza di Vado, nel comune di Monzuno (Bologna). L'iniziativa rientra nel programma promosso dal Comitato Regionale delle celebrazioni del 60^ anniversario della Costituzione e vede insieme Pax Christi, il Club alpino italiano, la Provincia di Bologna, gli Enti locali, il Parco Storico di Monte Sole. "Con la collaborazione di tanti, a cominciare dalle scuole– scrive ancora Errani- questo cammino diventerà un luogo di esperienza, di riflessione, di raccoglimento per moltissimi giovani: recuperando il significato profondo della Carta costituzionale per la nostra vita di oggi, motivando una volta di più le ragioni sostanziali della nostra convivenza civile e democratica”. E’ un itinerario, aggiunge Errani, "legato alla storia della nostra terra, dell’Appennino, alla storia d’Italia, che va visto come un passaggio di testimone fra epoche e generazioni. Un modo per ricordare Monte Sole, la barbarie nazifascista e i valori della Resistenza per la libertà, ma anche il messaggio senza tempo di don Milani contro l’emarginazione e l’esclusione sociale, razziale, di pensiero, di credo. Per la scuola di tutti". Il presidente rivolge infine un ringraziamento "agli ideatori e agli organizzatori di questo progetto, con l’auspicio che il Sentiero della Costituzione presto giunga a Barbiana".

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La beffa al regime

ROMA, 02 giugno 2009 - “Nella notte dal 27 luglio al 28 luglio sono evasi da Lipari i confinati ex deputato Emilio Lussu, prof. Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti”. Dietro questa scarna notizia pubblicata da Il Popolo d’Italia con imbarazzato ritardo l’8 settembre 1929, c’è una delle più grande beffe ai danni del regime fascista. Tre uomini, tre delle centinaia deportati da Mussolini in Sicilia, riescono a scappare. Lo fanno attraverso una serie di stratagemmi e soprattutto su una rete di comunicazioni che l’elefantiaco, burocratico, ottuso e spesso corrotto apparato di sicurezza fascista non poteva intercettare. Lo fanno in una notte senza luna, a nuoto per raggiungere il motoscafo mandato dallo “Zio”, Gaetano Salvemini, già rifugiato a Parigi. A Parigi fonderanno insieme Giustizia e libertà. Un libro messo insieme come un collage a più voci racconta i preparativi, le lunghe giornate di confino, le informative dei carabinieri, le censure, gli stratagemmi per continuare a parlare di politica. E l’unica cosa che in realtà faceva tirare avanti questi uomini: la speranza che il regime cadesse, il popolo si svegliasse, l’oscurantismo finisse. Si ha da sempre un rapporto ambivalente con le espressioni “padri fondatori”, “padri della patria”. Come se fosse roba vecchia, impolverata, retorica. Sarebbe ora che il Paese risolvesse una volta per tutte questo immenso complesso edipico.

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Napolitano al Vittoriano

 

 

ROMA, 2 GIUGNO 2009 - Omaggio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla tomba del Milite Ignoto, al Vittoriano. E' il primo atto della cerimonia per il 63.mo anniversario della Repubblica che avra' il suo momento centrale con la parata militare. Napolitano e' stato ricevuto all'Altare della Patria dal presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

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